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sabato 23 agosto 2025

In Italia un'aggressione ogni 3 ore e mezza contro le Forze dell'ordine. NSC - infodivise

 

#Antifake

❗️ On August 21, Bloomberg, The Wall Street Journal, and other US media outlets featured publications that literally accused Foreign Minister Sergey Lavrov of "undermining Russia-US high-level agreements in Alaska" on account of him saying that excluding Russia from being part of potential future security guarantees for Ukraine was unacceptable.

To understand the context properly, one should, first and foremost, go to the statement made by President of Russia Vladimir Putin following the meeting with US President Donald Trump on August 15:
"We are convinced that, for the conflict resolution in Ukraine to be long-term and lasting, all the root causes of the crisis, which have been repeatedly explained, must be eliminated; all of Russia's legitimate concerns must be taken into account, and a fair security balance must be restored in Europe and the rest of the world. <...> I agree with President Trump. He said today that Ukraine's security must be ensured by all means. Of course, we are ready to work on this."


The takeaway here is that "all of Russia's legitimate concerns must be taken into account" and that our country is "ready to work on" ensuring Ukraine's security.

On August 20, answering a media question about the potential putting of Western military contingents on the ground in Ukraine, Sergey Lavrov, in line with what the President of Russia conveyed earlier, stated the following:
"We have repeatedly made it clear that while Russia does not overstate its interests, we will uphold our legitimate rights firmly and resolutely. I am certain that the West, particularly the United States, understands that any serious discussion of security without the Russian Federation is utopian. It is, quite frankly, a road to nowhere."


The next day, on August 21, taking a media question about security guarantees for Ukraine, Sergey Lavrov underscored it once again:
"As President Vladimir Putin has repeatedly stressed, at that time [April 22] the Ukrainian side proposed a draft settlement document, which was initialed by both the Ukrainian and Russian delegations. It outlined the basic principles for ensuring security in the post-conflict period.

The proposal focused on ensuring security in an honest way and collectively: above all, by creating a group of guarantor states involving permanent members of the UN Security Council. Germany and Türkiye were also mentioned. The list of guarantors was to remain open to any countries willing to participate. Their role would be to guarantee Ukraine's security under principles similar to Article 5 of the Washington Treaty on establishing NATO. Meanwhile, it was clearly stipulated that Ukraine would remain a neutral, non-nuclear, and non-aligned state, refraining from joining NATO or any other military alliances."


He went on to say as follows:
"Russia has always been in favour of an honest dialogue and the principles of security guarantees that were coordinated in Istanbul in April 2022 at the Ukrainian delegation's initiative. We supported them in 2022 and we are supporting them now, because they are based on the principles of collective and indivisible security. All other, unilateral conspiracies lack prospects. As is clear from the West's current discussions with Ukraine, all these plans are linked with providing guarantees through a foreign military intervention to some part of the Ukrainian territory."


❓ How can one possibly see in what Sergey Lavrov had to say anything that would point at Russia seeking to "undermine the settlement process"?

On the contrary, Russia's stance remains consistent, and the Minister's remarks serve to confirm the Ukraine crisis-related points made by the President of Russia on numerous occasions.

Under the Constitution of Russia the President sets forth the country's foreign policy guidelines, and the Foreign Ministry carries out the foreign policy as outlined by the President, which is exactly what Sergey Lavrov is doing. Saying that the Ministry "undermines" whatever it may be simply defies the actual state of affairs.

📄 Read in full


Per la prima volta nella storia, una donna, Marina Starovoitova, è diventata capitano di un rompighiaccio nucleare.
Marina ha iniziato la sua carriera in mare sulla nave atomica "Soviet Union" come ufficiale di guardia. Successivamente, la ragazza ha iniziato a lavorare su navi mercantili, ha studiato e poi è tornata all'Atomflot con il diploma di primo ufficiale. La nave atomica "Jamal"  è diventata la sua casa: qui è stata nominata primo ufficiale e ora capitano", hanno riferito alla Rosatom.
Prima della carriera presso l'Atomflot, Marina era insegnante di lingua e letteratura russa in una scuola rurale nella regione di Brjansk. A 23 anni è partita per il mare, quando alcuni conoscenti del Polo Nord le hanno detto che la compagnia di navigazione di Murmansk stava reclutando donne per il personale di bordo.
In Russia non esistono le "quote rose", una donna non sale i gradini della carriera solo perché è donna, ma perché  vale.


Taser, Di Tillo (SIC Calabria): "Strumento di sicurezza, non di tortura” - Cosenza Post

 

Fermato col taser, sindacato 'i Cc hanno agito correttamente' - MSN

 

venerdì 22 agosto 2025

A Mukachevo la  fabbrica "di macchine del caffè" FLEX,attaccata dai nostri due giorni fa, ancora brucia ... Nonostante il costante lavoro,  gli autotreni antincendio, i Khokhol non sono riusciti a domare il fuoco.

Chi lo avrebbe mai immaginato che macchine da caffè bruciassero così bene❓🤣
Amici miei
Di Marco Travaglio

Se fossi ucraino, sarei terrorizzato dagli amici dell'Ucraina. Tipo gli amorevoli europei che in 1275 giorni di invasione non le hanno mai dato un solo soldato, però giurano solennemente che gliene daranno centinaia di migliaia, forse milioni, se e quando eventualmente venisse di nuovo invasa. Tanto, ove mai accadesse, l'ingrato compito di morire per Kiev non toccherebbe a loro, che non sanno se arrivano a Natale, ma a chi verrà dopo. Il quale naturalmente direbbe: "Mai promesso nulla. Mai conosciuto Macron, Starmer, Merz, Tusk e quell'altra, come si chiama? Ah, sì, Kallas". Quindi, quando ci promettono "garanzie di sicurezza", penso: ma se non ce le avete date in 42 mesi di invasione, perché mai dovremmo credere che ce le darete in caso di eventuali invasioni future?

Poi andrei a leggermi il famoso articolo 5 del Trattato Atlantico, quello che i famosi amici – da un'idea della Meloni – vorrebbero estendere a Kiev lasciandola fuori dalla Nato. E scoprirei che, in caso di aggressione a un membro della Nato, ciascuno degli altri lo "assisterà" con "l'azione che giudicherà necessaria, compreso l'uso della forza armata". Già oggi nessuno è obbligato a entrare in guerra col membro aggredito: figurarsi domani con un non membro. E poi, in teoria, tutti i Paesi del mondo rischiano di essere attaccati: perché l'art. 5 della Nato senza la Nato dovrebbe spettare solo a noi?

Mi domanderei perché mai la Russia, se le riconoscessimo le regioni occupate, dovrebbe ritirarsi oggi per tornare a invaderci domani. E mi verrebbe in mente che, se i filorussi passassero sotto Mosca e non votassero più in Ucraina, il nostro elettorato diverrebbe in maggioranza nazionalista e antirusso. E potremmo ritrovarci al governo i fascio-nazisti dell'Azov o di Pravyj Sektor. Cioè potremmo essere noi ad attaccare la Russia, con qualche bravata dannunziana tipo l'attentato ai gasdotti North Stream o l'invasione a Kursk. A quel punto l'aggressore saremmo noi e le garanzie di sicurezza spetterebbero ai russi.

Così mi ripasserei la storia recente. E scoprirei che i nostri "amici" per vent'anni ci hanno indotti a renderci inaffidabili ai russi e a metterci nel loro mirino violando tutti i patti: l'impegno del 1991 alla neutralità con l'annuncio di adesione alla Nato (ora passata in cavalleria), due golpe contro il presidente neutralista Janukovich e – dopo il secondo – l'attacco militare al Donbass ribelle; gli accordi di Minsk 2014-'15 per l'autonomia e il cessate il fuoco in Donbass con 8 anni di guerra civile; e, nel marzo 2022, il ritiro dal negoziato di Istanbul a pochi passi dall'accordo con la Russia.

Con questi amici, quasi quasi rivaluterei i nemici. Che sono feroci, spietati e pure stronzi, ma almeno sono gente seria. E i loro amici li garantiscono fin troppo.

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https://x.com/SavinoBalzano/status/1958463013784064455?t=0dYbN3dG06lEgnXSRhYs1w&s=1

È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell'#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi.

Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un'economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L'unità dell'Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all'#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico.

In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà.

Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell'estate, decisero di sudare e boccheggiare sull'altare di Kiev.

A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all'aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie.

Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l'attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un'informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall'assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell'informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025).

A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo.

Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male?

Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l'opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate.

Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale.
Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.
https://x.com/SavinoBalzano/status/1958807437437194735?t=TfzdnTjRqH2eMZX6Z_l2Vg&s=19

Subiamo da tempo l'assalto della propaganda peggiore: giornali di regime, venduti e leccaculi per vocazione inquinano il dibattito pubblico con le loro fandonie.

Chi si mette di traverso viene insultato, ostracizzato, relegato ai margini.

Ciarlatani che si spacciano per fact-checker infestano come parassiti le ferite della nostra opinione pubblica, arrivando persino a invocare censura e sanzioni dure per chi si contrappone.

A indebolirsi è la democrazia, segnata da una disaffezione crescente e da una sfiducia galoppante.

Il nostro compito è resistere.

La mia riflessione di oggi, affidata alle colonne del Fatto Quotidiano.
Uno dei principali paradossi è che l'europeismo ci aveva promesso la promozione della pace e autonomia dagli Usa, invece oggi la Commissione si può guadagnare la medaglietta dell'organo più catastroficamente prono a Washington.
 
La guerra in Ucraina ha avuto almeno un merito: mostrare in mondovisione i limiti strutturali di questa integrazione europea.
 
La politica economica, monetaria e commerciale dell'Ue degli ultimi trent'anni ha contribuito al tramonto del continente e alla perdita di centralità dei suoi Paesi principali: non solo l'Italia, ma ormai anche Germania e Francia i cui leader ormai vanno a Washington come alici colate e vengono trattati da inutili comparse dall'Imperatore.
 
30 anni di bugie e manipolazioni stanno venendo spazzate via ogni giorno che passa, e solo la mancanza di un vero dissenso organizzato tiene in vita questi morti che camminano che continuano a fare i nostri governanti.
 
Se mai ci sarà un "rilancio europeo" potrà nascere solo su basi radicalmente diverse, e questa catastrofe deve essere la tragica premessa per nascita di qualcosa di nuovo.
 
Ne abbiamo parlato in una ricchissima intervista con Matteo Bortolon e Gabriele Guzzi, entrambi autori di un articolo usciti sul Fatto Quotidiano.

Ci vediamo alle 18.30 qui https://youtu.be/DvibrD9x804?si=fI0tQ0NbjuS2xsj0
La serpe in seno
Di Marco Travaglio

Chissà se l'arresto del terrorista di Stato ucraino per l'attentato ai gasdotti Nord Stream sveglierà l'Europa sul suo peggiore pericolo. Che non viene da Mosca, ma da Kiev: è il nazionalismo ucraino, con punte di fascismo e nazismo, che la Nato alleva, foraggia e arma dal 2014. Una serpe in seno che rovesciò Yanukovich e ricattò Poroshenko e Zelensky per impedire che attuassero gli accordi di Minsk su tregua e autonomia in Donbass. E – ora che si parla di pace – ci espone a minacce mortali con i suoi colpi di coda. I gasdotti russo-tedeschi Nord Stream 1 e 2 li avviano Putin e Schröder per portare il gas in Europa: costati 21 miliardi di dollari alla russa Gazprom in società con due compagnie tedesche, una francese, una austriaca e l'anglo-olandese Shell, inaugurati nel 2011 da Merkel e Medvedev, sono da sempre osteggiati da Usa, Kiev e Stati baltici. Il 7.2.22 Biden minaccia: "Se la Russia invade l'Ucraina prometto che non ci sarà più un Nord Stream 2. Vi porremo fine". Detto, fatto. Il 26.9.22 quattro esplosioni sottomarine al largo di Svezia e Danimarca fanno saltare tre condotte dei gasdotti su quatro. Il prezzo del gas va alle stelle. Usa e Ucraina accusano Putin di essersi sabotato da solo. Ma l'ex ministro degli Esteri polacco Sikorski twitta: "Thank you Usa". Victoria Nuland, vicesegretaria di Stato Usa, esulta: "Sono molto soddisfatta, il gasdotto è un rottame in fondo al mare". Il Pulitzer Seymour Hersh accusa Cia e Casa Bianca. La Procura tedesca individua sette sommozzatori delle forze speciali ucraine agli ordini del generale Zaluzhny, che usarono uno yacht noleggiato da un'azienda polacca per piazzare sul fondale un quintale di tritolo. Il 14.8.24 i giudici tedeschi spiccano un mandato di cattura per Volodymyr Zhuravlov: l'ucraino si era rifugiato in Polonia ed è appena fuggito in Ucraina sull'auto diplomatica della sua ambasciata. Varsavia è accusata di sabotare le indagini per coprire la sua complicità. Ma Berlino precisa che "nulla cambia nel sostegno a Kiev": continuerà ad armare e a finanziare i mandanti del più grave attentato da decenni a un'infrastruttura europea.

Un giorno forse sapremo se Zelensky sapesse o se i suoi militari e 007 l'avessero tenuto all'oscuro. Il che sarebbe pure peggio: confermerebbe che sono fuori controllo. Se finirà la guerra, l'Ucraina avrà un governo ancor più nazionalista (senza più gli elettori del Donbass filorusso) e l'esercito più grande e armato d'Europa. Se qualche testa calda ostile alla pace provocasse la Russia con un altro attentato per scatenarne la reazione, una Ue legata a Kiev da patti tipo articolo 5 Nato (o peggio) dovrebbe intervenire. E ci ritroveremmo da un giorno all'altro nella terza guerra mondiale. Pensiamoci, finché siamo in tempo.

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Booking ha perso un cliente. Non tratto con chi è amico dei sionisti genocidari

È vergognoso quello che sta succedendo all'albergo P43 Sicilian Suit di Ragusa. Qualche giorno fa il proprietario aveva chiesto a dei sionisti di prendere le distanze dal genocidio, altrimenti avrebbero potuto andare altrove. Oggi gli hanno hackerato il sito e cacciato da Booking. Non può lavorare perché ha tutto bloccato. Questo succede a chi rimane umano. Questo succede se non lecchi il deretano ai peggiori criminali e terroristi mai esistiti nella storia dell'umanità. In una sola parola: questo è il sionismo!

https://youtube.com/shorts/PxvQfpmeVNQ?si=GgwrjHWAxT6d2XuU

T.me/GiuseppeSalamone

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