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domenica 18 gennaio 2026

Video https://t.me/newspertutti/32364

🇷🇺🇮🇷🇺🇸 Lavrov ha risposto a una domanda sui dazi statunitensi del 25% contro i partner dell'Iran

«Quando una potenza come gli Stati Uniti agisce con metodi così scorretti, con pratiche di concorrenza sleale, ciò indica soltanto che le posizioni competitive degli Stati Uniti stanno progressivamente peggiorando. Tuttavia, probabilmente esistono metodi più equi per difendere i propri interessi rispetto a un ricorso così diretto e discriminatorio agli strumenti sanzionatori.

Questo non può durare a lungo e porterà a una crisi ancora più grave nelle relazioni economiche internazionali e in quelle politiche internazionali.

Nel dialogo che abbiamo con Washington e che intendiamo proseguire, ne parliamo apertamente e discutiamo in modo franco la necessità di ristabilire almeno un minimo di ordine nei metodi che vengono applicati sulla scena internazionale».

 

'Fbi cerca agenti volontari per trasferirsi temporaneamente a Minneapolis' Media, nuova mossa dell'amministrazione Trump per aumentare la pressione

 


 

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In qualsiasi dei suoi aspetti la Russia è sempre stata, è e sempre sarà "una INFINITA BELLEZZA" ❤️💯⭐

 


Due senatori Usa, 'presenteremo misura per fermare Trump in Groenlandia'

Due senatori Usa, 'presenteremo misura per fermare Trump in Groenlandia'
Un democratico e un repubblicano insieme per contenere il presidente
   (ANSA) - NEW YORK, 18 GEN - Il senatore democratico Tim Kaine
e quello repubblicano Rand Paul intendono presentare una
risoluzione sui poteri di guerra per bloccare Donald Trump
dall'invadere la Groenlandia. Kaine e Paul hanno dichiarato di
volerne introdurre anche un'altra per impedirgli di imporre dazi
ai partner europei che si oppongono ai piani del presidente di
acquistare l'isola nell'Artico.      L'iniziative si rivelerà probabilmente simbolica vista la
maggioranza repubblicana sia al Senato che alla Camera. Kaine e
Paul nelle ultime settimane hanno presentato iniziative analoghe
per il Venezuela che non sono passate anche se per meno di una
manciata di voti. (ANSA).
18/01/2026 17:48

NTW Press - Quando gli Stati Uniti compravano territori: come funzionavano davvero gli “acquisti” del passato (e perché oggi è p

NTW Press - Quando gli Stati Uniti compravano territori: come funzionavano davvero gli "acquisti" del passato (e perché oggi è più difficile)

Quando gli Stati Uniti compravano territori: come funzionavano davvero gli "acquisti" del passato (e perché oggi è più difficile)

I precedenti con Francia, Russia e la stessa Danimarca e le regole che sono cambiate dopo la Seconda guerra mondiale



Domenica 18 Gennaio 2026 10:24

Quando Donald Trump richiama gli acquisti territoriali del passato per giustificare il suo interesse per la Groenlandia, fa riferimento a una pratica che nel XIX secolo era relativamente comune, ma che appartiene a un mondo politico e giuridico molto diverso da quello attuale. Capire come avvennero quelle operazioni aiuta a capire perché oggi sono quasi impossibili.

L'Acquisto della Louisiana: l'affare che cambiò l'America

Nel 1803 gli Stati Uniti erano una giovane repubblica, ancora fragile e circondata da potenze coloniali europee. La Francia di Napoleone Bonaparte, alle prese con guerre in Europa e rivolte nelle colonie, aveva bisogno urgente di denaro per finanziare le sue campagne belliche.

La Louisiana – un territorio immenso che si estendeva dal Mississippi alle Montagne Rocciose – era difficile da difendere e amministrare. Così Parigi decise di venderla a Washington per 15 milioni di dollari.

Non ci furono referendum, né consultazioni delle popolazioni locali. L'accordo fu una transazione tra governi, motivata da interessi strategici reciproci. Per gli Stati Uniti significò raddoppiare il proprio territorio e diventare una potenza continentale.

All'epoca, l'idea che gli abitanti dovessero avere voce in capitolo non faceva parte della politica internazionale.

L'Alaska: la "follia" che diventò oro

Nel 1867 fu la Russia zarista a vendere un territorio agli Stati Uniti. San Pietroburgo temeva di perdere l'Alaska in un eventuale conflitto con la Gran Bretagna e preferì monetizzare un'area considerata remota e poco utile.

Il prezzo fu di 7,2 milioni di dollari. In America l'accordo venne deriso come "la follia di Seward", dal nome del segretario di Stato che lo aveva negoziato. Solo decenni dopo, con la scoperta di oro, petrolio e gas, l'acquisto si rivelò uno dei più redditizi della storia.

Anche qui, nessun coinvolgimento delle popolazioni indigene. Il territorio era visto come oggetto strategico, non come comunità da consultare.

La Danimarca e le Isole Vergini: il precedente più vicino alla Groenlandia

Il caso che Trump cita più spesso è quello del 1917, quando la Danimarca vendette agli Stati Uniti le Indie Occidentali Danesi, oggi Isole Vergini Americane.

La motivazione era soprattutto militare: Washington temeva che, durante la Prima guerra mondiale, la Germania potesse usare quelle isole come base navale nei Caraibi. Copenaghen, potenza minore e sotto pressione, accettò la vendita per 25 milioni di dollari in oro.

Questo è il precedente più simile alla Groenlandia perché coinvolge gli stessi Paesi e una logica di sicurezza. Ma anche in questo caso il contesto era radicalmente diverso:

la decolonizzazione non era ancora iniziata

l'autodeterminazione non era un principio giuridico vincolante

le grandi potenze decidevano i confini.

Oggi valgono regole completamente diverse

Dopo la Seconda guerra mondiale, il mondo ha cambiato approccio. La Carta delle Nazioni Unite ha fissato principi oggi considerati intoccabili:

autodeterminazione dei popoli

inviolabilità dei confini

divieto di acquisizione territoriale tramite pressioni economiche o militari.

In altre parole, un territorio non può essere "venduto" senza il consenso della popolazione che lo abita. Ed è qui che il piano di Trump si inceppa: sia la Danimarca sia il governo groenlandese hanno chiarito che la Groenlandia non è in vendita.

Perché la Groenlandia è diventata improvvisamente centrale

La Groenlandia non è solo ghiaccio. È:

un punto chiave per il controllo dell'Artico

una piattaforma strategica tra Nord America, Europa e Russia

un'area ricca di risorse minerarie e terre rare

una base fondamentale per i sistemi di difesa antimissile.

Con il riscaldamento globale e l'apertura di nuove rotte artiche, l'isola è diventata uno dei nuovi fronti della competizione globale. Ed è qui che entrano in gioco anche Cina e Russia, citate più volte da Trump come potenziali rivali.

PER APPROFONDIRE: Perché gli Usa vogliono la Groenlandia e cosa cambierebbe se diventasse americana

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Perché l'uso dei dazi cambia tutto

La novità più controversa non è solo l'idea di comprare la Groenlandia, ma il metodo: usare i dazi commerciali come strumento di pressione geopolitica. Secondo molti osservatori europei, questa strategia rischia di:

indebolire le relazioni transatlantiche

creare un precedente pericoloso

trasformare una disputa diplomatica in una guerra commerciale.

È per questo che Bruxelles parla di rischio di "spirale discendente".

Un test per l'ordine internazionale

La vicenda Groenlandia va oltre Trump e oltre l'Artico. Tocca un nodo centrale: le regole che tengono insieme l'ordine internazionale. Se la pressione economica bastasse a cambiare i confini, verrebbe messo in discussione un principio che l'Europa considera fondamentale dopo il Novecento.

Ed è anche per questo che, oggi, la Groenlandia è diventata molto più di un'isola: è un banco di prova per i rapporti tra Stati Uniti, Unione europea e le grandi potenze globali.