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domenica 11 gennaio 2026

AGI0302 3 EST 0 R01 / Groenlandia: premier Danimarca, siamo a un bivio decisivo


AGI0302 3 EST 0 R01 / Groenlandia: premier Danimarca, siamo a un bivio decisivo = (AGI) - Roma, 11 gen. - La Danimarca si trova ad affrontare un "momento fatidico, in un bivio decisivo", ha dichiarato domenica la premier Mette Frederiksen, in risposta alle pressioni degli Stati Uniti per l'annessione della Groenlandia. "Siamo a un bivio, e questo e' un momento fatidico", ha detto Frederiksen. "La posta in gioco e' piu' grande di quanto si possa vedere, perche' se cio' che sperimentiamo dagli americani e' che stanno effettivamente voltando le spalle all'alleanza occidentale, che stanno voltando le spalle alla nostra cooperazione con la Nato minacciando un alleato, cosa che non abbiamo mai sperimentato prima, allora tutto si fermera'", ha affermato a un incontro con altri leader di partito danesi. Secondo Frederiksen, "la Danimarca e' un alleato leale e solido. Siamo impegnati in un importante programma di riarmo e siamo pronti a difendere i nostri valori, ovunque necessario, anche nell'Artico". "Crediamo nel diritto internazionale e nel diritto dei popoli all'autodeterminazione; ecco perche' difendiamo i principi di sovranita', autodeterminazione e integrita' territoriale", ha aggiunto. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, insiste sul fatto che Washington debba avere il controllo della Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale. La prossima settimana e' previsto un incontro dei ministri degli esteri di Danimarca e Groenlandia, Lars Lokke Rasmussen e Vivian Motzfeldt, con il segretario di Stato americano, Marco Rubio. (AGI)Bra 111901 GEN 26  



== Zagrebelsky, l'aggressività di Trump nasconde le sue fragilità 'Non possiamo avere cieca fiducia nel diritto internazionale' (ANSA) - ROMA, 11 GEN - "A dare retta a chi sostiene che l'Impero americano è in crisi, si potrebbe dedurre che Trump tenda ad esagerare per nascondere le sue fragilità. Rilanciare continuamente. Succede spesso che chi è insicuro diventi aggressivo". A dirlo in un'intervista a La Stampa è l'ex presidente della Consulta, Gustavo Zagrebelsky, secondo cui il presidente Usa è insicuro: "la megalomania è una debolezza - osserva - il "sé", da solo, è un sostegno troppo piccolo. Dietro, però c'è un sistema di interessi che si è fatto ideologia. Questo è il sostegno". Il giurista, nel corso dell'intervista, sottolinea che bisogna "fare uno sforzo collettivo per creare movimenti pro-pace, pro-giustizia, pro-libertà, pro-Europa. Difendere e creare spazi territoriali e spirituali e credere che omne bonum diffusivum sui, ogni cosa buona tende a espandersi". Se sia realistico o meno, "è ciò che spetta ad ognuno di noi. Il mero realismo è una tentazione luciferina se corrisponde a disarmo etico". A una domanda poi su quale sia "l'orma della nostra democrazia", Zagrebelsky risponde che "non è solo un'orma. Chi dice che la democrazia è morta sbaglia". Per quanto riguarda ancora la geopolitica, se gli americani fanno ancora parte del mondo Occidentale, "Sì e no. L'Occidente è fatto di molte cose - sottolinea - Non tutte belle". Tra quelle che non gli piacciono: "l'imperialismo, il colonialismo in nome della nostra civiltà (ricorda ad esempio il discorso di Mussolini sull'Etiopia?) - chiede - l'idea della superiorità del nostro modo di vivere, il suprematismo in ogni sua versione". E su Trump, "adesso il presidente americano ci sembra una novità, un fungo avvelenato, ma non è vero". E ricorda quando è stato "violato il principio di non intervento dal 1948 al 2026": "Kosovo, Libano, Iraq, Libia, Corea, Vietnam, eccetera". Per Zagrebelsky "non possiamo avere fiducia cieca nel diritto internazionale - osserva - Se non è sostenuto da un equilibrio tra le forze in campo, vale solo come richiamo ad una moralità disarmata". Interpellato sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere, l'ex giudice della corte costituzionale fa sapere di non essere favorevole perché "è una riforma classista. Dividendo la magistratura, l'indebolisce e, indebolendola, l'espone all'influenza dei più forti". (ANSA).

🇨🇺 Replica del presidente cubano Miguel Díaz-Canel che afferma che il suo Paese è stato oggetto di attacchi da parte degli Stati Uniti per 66 anni e che è pronto a difendersi fino all'ultima goccia di sangue.

GLI USA HANNO APPENA CATTURATO IL PRESIDENTE DELLA GROENLANDIA
Finalmente hanno messo fine alla crudele dittatura delle foche comuniste!
Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi sul messaggio del Dipartimento per la Sicurezza Interna USA:

"Solo pochi giorni fa, una giovane donna innocente negli USA - cittadina americana e madre di tre figli - è stata uccisa a distanza ravvicinata dalla polizia dell'immigrazione.

Il governo statunitense ha definito la donna una "terrorista interna", il presidente Trump ha definito il suo omicidio un atto di autodifesa della polizia e il Dipartimento per la Sicurezza Interna USA ha minacciato tutti i cittadini di quel Paese che chiunque tocchi un ufficiale o un agente federale verrà punito con la forza della legge.

Ma qui in Iran, gli agenti di polizia vengono uccisi da veri terroristi, che Pompeo ha apertamente identificato come agenti del Mossad. Abbiamo le prove.

Il filmato qui sotto sembra una protesta per la libertà? O è esattamente il tipo di scena che il governo americano non tollererebbe mai all'interno dei suoi confini?
"

🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
🇸🇦🇮🇱  "Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sta stabilendo un nuovo asse di sunniti in Medio Oriente asse ostile a Israele" 

Canale 11 israeliano
TRUMP HA CERCATO DI AMMAZZARE PUTIN?

Secondo l'ex analista militare dei servizi segreti dei Marines Scott Ritter, sarebbe stato Trump (o la CIA per lui) a dare l'ordine e la posizione di Putin poco prima dell'attacco con i 91 droni del 29 dicembre 2025.
I russi avrebbero fatto avere agli americani un pezzo di drone abbattuto contenete l'elettronica ancora intatta, di fabbricazione tedesca, dalla quale si può desumere che l'obiettivo fosse proprio il palazzo presidenziale di Valdai.
Con questa mossa i russi hanno detto agli Usa "sappiamo che siete stati voi".
Inoltre Trump era poco prima al telefono con Putin e questo avrebbe permesso di capire dove era locato il Presidente della Russia.
Che sia stato Trump o la CIA poco cambia, quello che conta è che gli Usa non sono delle controparti in alcun modo serie, affidabili e oneste.
Lo Spirito dell'incontro di Anchorage in Alaska pare evaporato come la neve.



SIC SEMPER TYRANNIS

TERZO MILLENNIO

Usa, a Minneapolis migliaia in strada contro l'ICE

Usa, a Minneapolis migliaia in strada contro l'ICE Usa, a Minneapolis migliaia in strada contro l'ICE Dopo morte Renee Good per mano di agente immigrazione Roma, 11 gen. (askanews) - Decine di migliaia di persone hanno marciato questa notte per le strade di Minneapolis per denunciare l'uccisione della 37enne Renee Good da parte di un agente dell'immigrazione statunitense (ICE), nell'ambito di oltre 1.000 manifestazioni programmate in tutto il Paese questo fine settimana contro la campagna di espulsione del governo statunitense. Guidati da un gruppo di danzatori indigeni messicani, i manifestanti di Minneapolis, che ha una popolazione metropolitana di 3,8 milioni di abitanti, hanno marciato verso la strada residenziale dove Good è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco nella sua auto. La folla, che il Dipartimento di Polizia di Minneapolis ha stimato in decine di migliaia di persone, ha scandito il nome di Good e slogan come "Abolire l'ICE" e "Senza giustizia, senza pace: togliete l'ICE dalle nostre strade". Ihr 20260111T123225Z  

- == Zagrebelsky, l'aggressività di Trump nasconde le sue fragilità

== Zagrebelsky, l'aggressività di Trump nasconde le sue fragilità 'Non possiamo avere cieca fiducia nel diritto internazionale' (ANSA) - ROMA, 11 GEN - "A dare retta a chi sostiene che l'Impero americano è in crisi, si potrebbe dedurre che Trump tenda ad esagerare per nascondere le sue fragilità. Rilanciare continuamente. Succede spesso che chi è insicuro diventi aggressivo". A dirlo in un'intervista a La Stampa è l'ex presidente della Consulta, Gustavo Zagrebelsky, secondo cui il presidente Usa è insicuro: "la megalomania è una debolezza - osserva - il "sé", da solo, è un sostegno troppo piccolo. Dietro, però c'è un sistema di interessi che si è fatto ideologia. Questo è il sostegno". Il giurista, nel corso dell'intervista, sottolinea che bisogna "fare uno sforzo collettivo per creare movimenti pro-pace, pro-giustizia, pro-libertà, pro-Europa. Difendere e creare spazi territoriali e spirituali e credere che omne bonum diffusivum sui, ogni cosa buona tende a espandersi". Se sia realistico o meno, "è ciò che spetta ad ognuno di noi. Il mero realismo è una tentazione luciferina se corrisponde a disarmo etico". A una domanda poi su quale sia "l'orma della nostra democrazia", Zagrebelsky risponde che "non è solo un'orma. Chi dice che la democrazia è morta sbaglia". Per quanto riguarda ancora la geopolitica, se gli americani fanno ancora parte del mondo Occidentale, "Sì e no. L'Occidente è fatto di molte cose - sottolinea - Non tutte belle". Tra quelle che non gli piacciono: "l'imperialismo, il colonialismo in nome della nostra civiltà (ricorda ad esempio il discorso di Mussolini sull'Etiopia?) - chiede - l'idea della superiorità del nostro modo di vivere, il suprematismo in ogni sua versione". E su Trump, "adesso il presidente americano ci sembra una novità, un fungo avvelenato, ma non è vero". E ricorda quando è stato "violato il principio di non intervento dal 1948 al 2026": "Kosovo, Libano, Iraq, Libia, Corea, Vietnam, eccetera". Per Zagrebelsky "non possiamo avere fiducia cieca nel diritto internazionale - osserva - Se non è sostenuto da un equilibrio tra le forze in campo, vale solo come richiamo ad una moralità disarmata". Interpellato sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere, l'ex giudice della corte costituzionale fa sapere di non essere favorevole perché "è una riforma classista. Dividendo la magistratura, l'indebolisce e, indebolendola, l'espone all'influenza dei più forti". (ANSA).

**IRAN: TEHERAN, IN CASO DI ATTACCO USA POSSIBILE REAZIONE CONTRO ISRAELE E BASI AMERICANE** =

**IRAN: TEHERAN, IN CASO DI ATTACCO USA POSSIBILE REAZIONE CONTRO ISRAELE E BASI AMERICANE** = Teheran, 11 gen. (Adnkronos) - L'Iran avverte il presidente degli Stati Uniti Donald Trump: un attacco americano potrebbe portare Teheran a reagire contro Israele e le basi militari americane nella regione, definite "obiettivi legittimi". A dichiararlo al Parlamento è stato il presidente dell'Assemblea nazionale Mohammad Baqer Qalibaf, secondo quanto riporta il Times of Israel. (Red-Est/Adnkronos) ISSN 2465 - 1222 11-GEN-26 08:46  

Groenlandia: media, Trump chiede piano invasione. Militari cauti =

AGI0055 3 EST 0 R01 / Groenlandia: media, Trump chiede piano invasione. Militari cauti = (AGI) - Roma, 11 gen. - Il presidente americano Donald Trump ha ordinato ai comandanti delle forze speciali di elaborare un piano per l'invasione della Groenlandia, ma i militari sono cauti e stanno facendo resistenza. Lo scrive il giornale britannico The Mail on Sunday. Secondo le fonti sentite dal giornale, "i 'falchi' intorno al presidente degli Stati Uniti, guidati dal consigliere Stephen Miller, sono stati cosi' incoraggiati dal successo dell'operazione per catturare il leader del Venezuela Nicolas Maduro che vogliono muoversi rapidamente per impadronirsi dell'isola prima che la Russia o la Cina facciano loro una mossa". Per questo, hanno convinto Trump a chiedere al Joint Special Operations Command (Jsoc) di predisporre il piano. I capi di stato maggiore pero' avrebbero avvertito che si tratterebbe di un'azione illegale e che il Congresso non la sosterrebbe. E starebbero tentando di distrarre Trump con la battaglia alla flotta fantasma di petroliere russe o con un attacco all'Iran. La diplomazia britannica, spiega il Daily Mail, ritiene che si tratti di una mossa elettorale in vista del voto di medio termine a novembre, che potrebbe dare il controllo del Congresso ai democratici. Questo, si sottolinea in un cablo diplomatico, porterebbe alla distruzione della Nato. E potrebbe essere proprio il risultato sperato. "Alcuni funzionari europei sospettano che questo sia il vero obiettivo della fazione Maga intorno a Trump. Dal momento che il Congresso non permetterebbe a Trump di uscire dalla Nato, occupare la Groenlandia potrebbe costringere gli europei ad abbandonare l'Allenza. Se Trump vuole porre fine alla Nato, questo potrebbe essere il modo piu' conveniente per farlo", si legge nel tetso riportato dal Daily Mail. (AGI)Sab 110907 GEN 26  


 


 


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TUCKER CARLSON: “GLI USA STANNO PREPARANDO LA GUERRA MONDIALE”

SUL POTERE EMANCIPATIVO DELLE RIVOLUZIONI COLORATE

SUL POTERE EMANCIPATIVO DELLE RIVOLUZIONI COLORATE

-- di Andrea Zhok --

Sui giornali italiani l'opposizione armata in Iran di solito viene nominata col termine "dimostranti" o "manifestanti".

Sono gli stessi giornali che quando qualche esagitato brucia un cassonetto in Italia chiamano la Digos e l'Antiterrorismo.

Ora, per essere chiari, le proteste in Iran sono partite da una situazione interna oggettivamente difficile dovuta prima alla lunga siccità che ha creato gravi problemi di approvvigionamento idrico e poi alla crisi economica, innescata dalle sanzioni internazionali e culminata in una svalutazione monetaria pesante.

Rispetto a queste proteste il governo iraniano si è attivato non solo consentendo piena libertà di manifestazione (vogliamo ricordare come sono finite le ultime manifestazioni filopalestinesi in Inghilterra e Germania?), ma si è anche assunto la responsabilità dell'accaduto, pur essendo tale responsabilità solo parziale (e così deve fare un governo: ma non credo di aver mai sentito in Italia un governo ammettere una qualunque responsabilità per un qualunque problema; è sempre colpa del governo precedente o degli italiani scansafatiche o degli astri).

Su queste proteste inizialmente pacifiche si è innestata una frangia radicale armata (ci sono filmati di pattuglie di questi soggetti che ingaggiano le forze dell'ordine armati di AK-47), che ha messo letteralmente a ferro e fuoco alcune città del paese, devastato luoghi di culto, attaccato ospedali, bruciato automobili, ucciso numerosi membri della sicurezza interna, abbattuto statue. Simultaneamente Trump ha detto che se ci dovesse essere una repressione armata dei "manifestanti" lui si vedrà costretto ad intervenire (aspettiamoci l'ennesimo bombardamento umanitario).

Ora, che questo sia l'ennesimo tentativo di "rivoluzione colorata" fomentata da USA (e Israele) per ottenere un cambio di regime è del tutto evidente. Israele ha una fortissima capacità di infiltrazione in territorio iraniano, anche in ragione della forte tolleranza confessionale esistente in Iran, dove esiste la seconda maggiore comunità ebraica del Medio Oriente, dopo Israele.

Che questo tentativo di regime change non sia fatto nell'interesse del popolo iraniano è ovvio a chiunque non sia del tutto rimbecillito.

Esiste tuttavia in Occidente una folta rappresentanza di illuminati che reputano che un rovesciamento violento del regime, sostenuto dall'esterno, sia un bene in quanto l'Iran sarebbe una teocrazia misogina ed arretrata. 

Ora, sarebbe facile mostrare come le sole forme di maturazione sociale duratura e solida sono quelle che procedono per sviluppo interno, mentre quando sono prodotte da interventi esterni generano sistematicamente ibridi culturali deformi e fragili. 
Ma voglio soffermarmi su un altro aspetto, che ha a che fare con il nostro atteggiamento nei confronti delle civiltà che consideriamo sotto questo o quell'aspetto "arretrate".

Come ricordava un amico siciliano di nascita, la situazione di costume nella Sicilia del secondo dopo guerra era certamente più "arretrata" per la condizione femminile dell'odierno Iran, dove le donne hanno mediamente elevati titoli di studio e occupano posizione di responsabilità in tutti i settori dello stato. Se giriamo lo sguardo un istante con un minimo di prospettiva storica vediamo che quando nascevo io (anni '60) negli USA esisteva ancora l'apartheid e in Svizzera le donne non avevano ancora il diritto di voto. Le "leggi contro la sodomia" esistevano in molti stati americani fino al 2003. L'altro ieri.

Nelle narrazioni progressiste sembra sempre che la storia sia una gara di corsa in cui si deve arrivare il più presto possibile ad una predeterminata meta emancipativa. 
E questa meta è predeterminata da chi si autodefinisce "avanzato" rispetto a chi lui medesimo definisce "arretrato". 
Si dimentica con indecente presunzione che quella eventuale meta, laddove si sia anche convinti della sua ottimalità, è sempre solo un prodotto di ricerca interna ad una cultura: non è qualcosa di ovvio, di dato in natura, che semplicemente aspetta di essere raggiunto ed afferrato.
La storia non è una gara di corsa a chi arriva prima al progresso. Non c'è nessun premio per chi arriva primo e non è mai facile distinguere davvero cosa sia "progresso", se non proiettando i proprio pregiudizi.
A parte ciò, noi dimentichiamo con troppa rapidità quello che eravamo noi stessi ieri o l'altro ieri e ci slanciamo, con lo zelo del neofita, del neoconvertito, ad ammaestrare gli altri, violentandoli per il loro bene, alle nostre incerte e confuse "conquiste".

Tanto era dovuto a quelli che di fronte ai regime change eterodiretti pensano in buona fede di assistere ad un evento emancipativo.

Poi naturalmente ci sono quelli che vogliono semplicemente che vincano i cowboy, che rambo spazzi via i musi gialli e che le moschee siano rimpiazzate dai megastore, perché quello è il progresso. E per quelli non esiste alcun argomento.