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venerdì 30 gennaio 2026

 

Zelensky: L'Ucraina non cederà il Donbass e la centrale nucleare di Zaporozhye senza combattere

 

 

ARABIA SAUDITA ED EMIRATI CHIUDONO ALLA FLOTTA DI TRUMP

 


 
I portuali non lavorano per la guerra, 6 febbraio giornata di lotta internazionale
 

30 gennaio 2026
 

Con la conferenza online del 27 gennaio, le 5 organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori portuali, l'Enedep di Grecia, il Lab dei Paesi Baschi, la Liman-Is della Turchia, l'ODT del Marocco e l'USB Lavoro Privato in Italia hanno confermato la giornata di lotta dei portuali del 6 febbraio con lo slogan "I portuali non lavorano per la guerra".       

La protesta partirà da 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia e altri ancora. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto l'adesione anche dai porti di Amburgo e di Brema ed anche negli Stati Uniti, in diverse città portuali, si stanno organizzando mobilitazioni e iniziative. Un'azione congiunta e coordinata come non si vedevano da decenni alla quale si sono uniti movimenti e associazioni di solidarietà. La prossima settimana pubblicheremo il quadro completo delle iniziative che si svolgeranno in tutto il mondo il 6 febbraio.

I portuali mandano un segnale di forte solidarietà internazionale contro la militarizzazione dei porti, il genocidio ancora in corso in Palestina, il traffico di armi e la corsa alla guerra a cui stiamo assistendo. Un segnale forte contro l'imperialismo e la rottura del diritto internazionale e in difesa dell'autodeterminazione dei popoli.

Al centro della protesta ci sono le condizioni dei lavoratori. L'economia di guerra ha già tagliato i nostri salari, eroso i nostri diritti e distrutto i servizi pubblici essenziali. Lo spostamento delle risorse economiche sugli armamenti e l'industria bellica colpisce direttamente i salari e le condizioni di lavoro, allunga i tempi di lavoro e allontana la possibilità di riconoscere il nostro come lavoro usurante a fini pensionistici.

Il 6 febbraio, inoltre, sarà il giorno dell'inaugurazione dei giochi olimpici invernali di Milano e Cortina. La presenza della milizia fascista dell'ICE è un segnale di provocazione che consideriamo inaccettabile. Per questo motivo, in solidarietà con la popolazione del Minnesota e di altri stati che stanno contestando le deportazioni e le uccisioni, saremo a Milano e grideremo ICE OUT insieme a Chris Smalls, fondatore del sindacato indipendente dentro Amazon negli USA, in piazza Gaza dalle 14.30. Chris sarà in Italia già dal 5 e lo incontreremo all'Università di Roma, facoltà di Lettere venerdì 5 alle 16.00.

Appuntamenti in Italia del 6 febbraio:

Genova - ore 18.30 - Varco San Benigno

Livorno – ore 17.30 - piazza 4 Mori

Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste

Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale)

Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso

Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti

Salerno - ore 17.00 – varco principale al porto

Bari - ore 16:00 - Terminal Porto

Crotone – ore 17.30 - Piazza marinai d'Italia presso l'entrata del porto.

Palermo – ore 16.30 - Varco Santa Lucia

Cagliari - ore 17:00 - via Roma lato porto 
Per Contatto Ufficio Stampa USB:
+39 345 671 2454 
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== TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE ==

ZCZC IPN 116 EST --/T == TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE == di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana Donald Trump ha dovuto suonare la ritirata, con Minneapolis che potrebbe diventare la città simbolo in cui la macchina della "verità alternativa" si è inceppata davanti all'unica cosa che oggi non si può controllare: un telefono acceso nelle mani di un cittadino. Sull'uccisione di Alex Pretti la reazione dell'amministrazione è stata quella ormai automatica: costruire subito una narrazione alternativa, spostare la colpa, insinuare dubbi prima ancora che emergano i fatti. Ma questa volta i video erano già online, ripresi da più angolazioni, e hanno demolito la narrazione ufficiale nel giro di poche ore. A quel punto serviva qualcuno da sacrificare. Gregory Bovino, il volto più esposto dell'operazione federale, è diventato il capro espiatorio ideale. Intanto Trump ha inviato a Minneapolis Tom Homan, lo zar dell'ICE, presentando la mossa come segnale di de-escalation. In realtà è un cambio di stile più che di sostanza: meno caos comunicativo, stessa linea dura. Homan serve a rendere l'operazione più disciplinata e meno politicamente rumorosa. (ITALPRESS) - (SEGUE). xo9/sat/red 30-Gen-26 10:14  

== TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE ==-2-

ZCZC IPN 117 EST --/T == TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE ==-2- Ma sugli avvenimenti di Minneapolis la squadra anti-immigrazione guidata dalla coppia Kristi Noem e Stephen Miller non ha semplicemente comunicato male: ha applicato la regola centrale del trumpismo, costruire una versione alternativa dei fatti prima che emergano quelli verificabili. Funziona quasi sempre. Questa volta no. Anche perché, travolti dalle proteste e dalle telefonate indignate dei propri elettori, diversi parlamentari repubblicani hanno iniziato a prendere le distanze, segno che la narrativa ufficiale non reggeva più nemmeno tra gli alleati. Mentre Minneapolis dominava i notiziari, il Dipartimento di Giustizia intensificava la pressione su diversi Stati chiedendo accesso completo ai voter rolls, gli archivi elettorali con dati sensibili degli elettori. Formalmente si parla di sicurezza del voto. Politicamente il messaggio è diverso: la legittimità dei processi elettorali statali può essere rimessa in discussione in qualsiasi momento. Ed è qui che riemerge la Georgia, epicentro delle contestazioni sul voto del 2020. Nuovi movimenti investigativi federali riportano al centro l'idea che quella partita non sia mai stata davvero chiusa. La strategia politica di Trump, annunciata già nel discorso di Davos, dove ha promesso nuove incriminazioni legate al "voto truccato" del 2020, è mantenere aperta una ferita istituzionale e poterla riattivare quando serve. In questo contesto ha colpito anche la presenza in Georgia di Tulsi Gabbard, oggi punto di contatto tra Casa Bianca e intelligence. La sua comparsa accanto a funzionari federali impegnati nel recupero di materiali elettorali rafforza l'impressione che la battaglia politica sul voto stia entrando nel terreno degli apparati. Per preparare che cosa? (ITALPRESS) - (SEGUE). xo9/sat/red 30-Gen-26 10:14  

== TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE ==-3-

ZCZC IPN 118 EST --/T == TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE ==-3- Intanto il governatore del Minnesota Tim Walz, in un'intervista a The Atlantic, ha evocato Fort Sumter, il luogo simbolico che segnò l'inizio della Guerra Civile, per descrivere una soglia psicologica pericolosa: quando forze federali entrano in uno Stato come presenza percepita come occupante e le autorità locali faticano persino a indagare, la frattura non è più solo politica. Diventa istituzionale, poi emotiva, poi difficile da ricomporre. A Washington intanto si evita lo shutdown con un accordo temporaneo che rimanda lo scontro vero: finanziamenti e limiti alle operazioni di ICE e del Dipartimento della Sicurezza Interna. È lì che si gioca la partita tra poteri federali e resistenze locali, tra enforcement e rispetto delle regole. Così, mentre l'attenzione è assorbita da Minneapolis e dalle tensioni sul voto, spariscono dai radar i file Epstein. Per mesi al centro del dibattito pubblico, ora scivolano fuori dall'attenzione, complice il susseguirsi di crisi interne ed esterne, nonostante la legge del Congresso imponesse la pubblicazione completa dei documenti. Finora ne abbiamo visto solo una minima parte. (ITALPRESS) - (SEGUE). xo9/sat/red 30-Gen-26 10:14  

== TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE ==-4-

ZCZC IPN 119 EST --/T == TRUMP ARRETRA A MINNEAPOLIS, MA LA PARTITA SI SPOSTA ALTROVE ==-4- Intanto Trump lascia filtrare opzioni militari sempre più aggressive verso l'Iran, con movimenti navali e retorica di guerra. La questione iraniana esiste e pesa, ma nel teatro trumpiano la politica estera serve anche a spostare il focus interno, a ricompattare consenso o almeno a deviare l'attenzione dalle difficoltà domestiche. Sul piano mediatico, il diversivo non funziona come previsto per Trump neanche con il documentario su Melania che, secondo i primi dati sulla vendita dei biglietti, rischia di essere un flop. Mentre spunta la "instant song" di Bruce Springsteen, Streets of Minneapolis, che si trasforma in colonna sonora delle manifestazioni contro ICE e contro l'America MAGA. Questa settimana quindi non ci racconta un'amministrazione nel caos. Racconta un'amministrazione che usa il caos come strumento politico. (ITALPRESS). xo9/sat/red 30-Gen-26 10:14