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mercoledì 11 marzo 2026

Ambiente: barriera corallina Moorea morta dopo ondata calore =

AGI0174 3 SST 0 R01 / Ambiente: barriera corallina Moorea morta dopo ondata calore = (AGI) - Roma, 11 mar. - (EMBARGO ORE 20:00) - Dopo una devastante ondata di calore marina che nel 2019 ha causato lo sbiancamento dei coralli nell'isola di Moorea, nella Polinesia francese, la barriera corallina non sta recuperando come previsto. Un nuovo studio pubblicato su PLOS One mostra che i coralli morti rimasti sul fondale stanno ostacolando la ricrescita dell'ecosistema, creando una barriera fisica alla colonizzazione di nuovi coralli. La ricerca, condotta da un team guidato da Kathryn Scafidi e Peter Edmunds della California State University Northridge, insieme a Bruce Fouke dell'Universita' dell'Illinois Urbana-Champaign, suggerisce che il sistema di recupero naturale delle barriere coralline potrebbe essere piu' complesso e fragile di quanto si pensasse. Nel 2019 un'ondata di calore marina ha provocato un massiccio evento di sbiancamento che ha ridotto la copertura di corallo vivo nella barriera esterna di Moorea dal 75% a meno del 17% nel giro di un anno. Lo sbiancamento si verifica quando l'aumento delle temperature costringe i coralli a espellere le alghe simbiotiche che vivono nei loro tessuti e forniscono gran parte dell'energia necessaria alla loro sopravvivenza. In condizioni normali, dopo eventi distruttivi, tempeste e cicloni tendono a spezzare e rimuovere i coralli morti, liberando spazio sul fondale per l'insediamento di nuovi coralli giovani. In questo caso pero' qualcosa di diverso e' accaduto. Durante immersioni nel 2022, i ricercatori hanno notato che molti scheletri di coralli morti erano ancora in piedi ma risultavano completamente vuoti all'interno. L'analisi microscopica ha rivelato che l'interno delle strutture era stato scavato da una comunita' di piccoli organismi, tra cui molluschi e funghi. Allo stesso tempo, la superficie esterna dei coralli morti era ricoperta da alghe incrostanti, in particolare la specie Lobophora variegata. Questa copertura algale ha stabilizzato le strutture morte, impedendo che si spezzassero e venissero rimosse dalle tempeste. Il risultato e' una sorta di "scheletro fantasma" della barriera: coralli morti che rimangono in posizione ma con l'interno scavato da organismi che cercano rifugio. Secondo i ricercatori, questa combinazione di fattori impedisce ai nuovi coralli di trovare spazio libero per crescere e rallenta cosi' il recupero dell'ecosistema. "Normalmente le tempeste eliminano il corallo morto e aprono spazio per la ricrescita", spiega Scafidi. "Ma in questo caso le alghe stanno stabilizzando gli scheletri mentre l'interno viene svuotato, e cio' sembra ritardare la ripresa della comunita' corallina". Le immagini ad alta risoluzione hanno mostrato che le superfici esterne degli scheletri sono ricoperte da sedimenti, alghe e altri organismi incrostanti, mentre all'interno si sviluppa un vero e proprio micro-ecosistema di organismi perforatori. Secondo Bruce Fouke, questo dimostra quanto le barriere coralline siano sistemi estremamente complessi, in cui processi biologici e geologici si intrecciano continuamente. Gli scienziati sottolineano che l'evento del 2019 e' stato causato da una "marine heat wave", una ondata di calore oceanica intensa che si sovrappone al graduale aumento delle temperature marine dovuto al cambiamento climatico. Questi eventi estremi stanno diventando sempre piu' frequenti e potrebbero alterare l'equilibrio tra le diverse specie che competono negli ecosistemi corallini. "Questo lavoro offre una nuova prospettiva sul ritmo con cui i coralli si degradano in un mondo influenzato dall'attivita' umana", afferma Edmunds. "Capire questi processi e' fondamentale per prevedere se e quando le barriere coralline potranno davvero recuperare". Lo studio evidenzia come il recupero delle barriere coralline non dipenda solo dalla mortalita' dei coralli, ma anche da come gli organismi che colonizzano i resti influenzano la struttura fisica del reef. Secondo gli autori, comprendere questi processi sara' cruciale per valutare la resilienza degli ecosistemi corallini in un oceano sempre piu' caldo.(AGI)Sci/Mld 110950 MAR 26  

Ambiente: pecore indecise rendono piu' facile il lavoro dei cani =

AGI0166 3 SST 0 R01 / Ambiente: pecore indecise rendono piu' facile il lavoro dei cani = (AGI) - Roma, 11 mar. - (NOTIZIA CON EMBARGO ORE 20.00) - L'indecisione delle pecore puo' facilitare il lavoro dei cani da pastore, permettendo loro di guidare il gregge con un minore dispendio di energia. E' quanto emerge da uno studio condotto da Tuhin Chakrabortty e Saad Bhamla del Georgia Institute of Technology, pubblicato sulla rivista Science Advances. Analizzando il comportamento dei greggi durante gli storici sheepdog trials - competizioni in cui cani e conduttori dimostrano la propria abilita' nel guidare le pecore - i ricercatori hanno scoperto che l'esitazione e i cambi di direzione degli animali rendono piu' semplice per i cani controllare e separare il gruppo. Molte specie animali si muovono collettivamente formando gruppi organizzati. Gli uccelli, ad esempio, si radunano in stormi per confondere i predatori, mentre le pecore tendono a raggrupparsi quando vengono guidate o minacciate da un cane da pastore. Tuttavia, questi movimenti collettivi non sono perfettamente prevedibili: spesso sono influenzati da dinamiche casuali o "rumorose", che rendono difficile per gli scienziati modellare e comprendere il comportamento dei gruppi. Partendo dalle osservazioni raccolte nei sheepdog trials, i ricercatori hanno sviluppato un metodo per analizzare il comportamento di piccoli greggi e rappresentarne le dinamiche come reti dinamiche. In particolare, lo studio si e' concentrato su gruppi composti da cinque pecore o meno, osservando come questi piccoli sciami reagiscono alla presenza del cane. I risultati mostrano che, di fronte alla pressione esercitata dal cane, i piccoli gruppi di pecore possono reagire in due modi principali: rimanere uniti oppure dividersi in sottogruppi. Quando le pecore mostrano un comportamento indeciso - esitando o cambiando direzione - diventa piu' facile per il cane separarle, una fase fondamentale nel processo di conduzione del gregge. In sostanza, spiegano gli autori, i cani sfruttano proprio questa indecisione del gruppo. Favorendo la divisione del gregge in sottogruppi piu' piccoli, riescono a controllare il movimento degli animali con meno sforzo e quindi con un minore consumo energetico. A partire da queste osservazioni, i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo che incorpora il ruolo dell'indecisione nei sistemi collettivi. Il modello descrive come un agente esterno - come un cane da pastore - possa guidare un gruppo di individui sfruttando le fluttuazioni e l'incertezza nel comportamento del gruppo. Secondo gli autori, questo approccio potrebbe avere applicazioni ben oltre il mondo animale. Comprendere come controllare collettivi "rumorosi" o indecisi potrebbe infatti essere utile nello sviluppo di sistemi di robotica di sciame, in cui molti robot cooperano per svolgere un compito, ma anche nello studio delle dinamiche sociali e dei sistemi biologici, come i gruppi di cellule. Il lavoro dimostra quindi che cio' che a prima vista appare come un comportamento disordinato - l'indecisione di un gruppo - puo' in realta' rappresentare una leva utile per guidare sistemi complessi, sia in natura sia in applicazioni tecnologiche. (AGI)Sci/Mld 110948 MAR 26  

Sullo sfondo della guerra sionista contro l'Iran, non possiamo dimenticare il silenzio tombale piombato sugli Epstein Files

 


- E' online la 'Google Earth' degli organi umani, per esplorarli in 3D

E' online la 'Google Earth' degli organi umani, per esplorarli in 3D (EMBARGO ALLE 19,00) Immagini ad altissima risoluzione, utili per addestraRe l'IA (ANSA) - MILANO, 11 MAR - (EMBARGO ALLE 19,00) E' online l'Atlante degli organi umani, un portale in 3D simile a Google Earth che consente agli utenti di esplorare organi umani intatti con un livello di dettaglio senza precedenti, quasi fino al livello delle singole cellule. Realizzato grazie al super microscopio europeo Esrf (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble, fornisce accesso a più di 50 organi (tra cui cervello, cuore, polmone, rene, fegato, colon, milza, placenta, utero, prostata e testicolo) da 25 donatori. Uno strumento interattivo unico che permetterà a scienziati, medici, educatori, studenti e al grande pubblico di comprendere meglio l'anatomia umana e le malattie. Il risultato è pubblicato su Science Advances dal consorzio Human Organ Atlas Hub, che riunisce nove istituti in Europa e negli Stati Uniti. L'Atlante si basa su un metodo di imaging avanzato chiamato tomografia a contrasto di fase gerarchica (HiP-CT) che usa la sorgente estremamente brillante dell'Esrf, una sorgente di sincrotrone di nuova generazione che è fino a 100 miliardi di volte più luminosa rispetto alla tac ospedaliera convenzionale. Ciò consente ai ricercatori di scansionare interi organi umani intatti ex vivo in modo non distruttivo e quindi di ingrandire fino a una risoluzione quasi cellulare (fino a meno di un millesimo di millimetro, 50 volte più sottile di un capello umano). La tecnica colma un divario secolare in medicina tra radiologia e istologia e rappresenta un importante progresso nell'imaging biomedico. Oltre a far progredire la ricerca anatomica e biomedica, si prevede che l'Atlante diventerà una risorsa importante per lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale avanzati da usare in medicina. (ANSA).

- Anziani, la perdita di memoria dipende anche dall'intestino

Anziani, la perdita di memoria dipende anche dall'intestino (EMBARGO ALLE 18) Suo stato di salute e microbioma influenzano l'invecchiamento mentale (ANSA) - ROMA, 11 MAR - (EMBARGO ALLE 18) Il declino della memoria connesso all'avanzare dell'età è un evento fisiologico legato soprattutto all'invecchiamento del cervello. Potrebbe però esserci un altro attore a svolgere un ruolo importante in questo processo: l'intestino. Lo rivela uno studio condotto da ricercatori dell'Arc Institute di Palo Alto, in California, e pubblicato su Nature, che suggerisce che questo processo potrebbe essere contrastato. "La nostra memoria è relativamente stabile fino all'età di circa 50 anni, ma poi mostra un declino piuttosto lineare nei decenni successivi", spiega il coordinatore dello studio Christoph A. Thaiss. Tuttavia, "esiste una grande eterogeneità tra individuo e individuo. Abbiamo quindi una grande sfida: identificare i fattori che regolano la velocità del declino cognitivo di un individuo". Il ruolo dell'intestino potrebbe fornire una prima spiegazione a questa variabilità. In esperimenti su topi i ricercatori hanno scoperto che i segnali nervosi sullo stato di salute dell'intestino che raggiungono il cervello attraverso il nervo vago possono incidere sulle funzioni connesse alla memoria. Gli esperimenti hanno, però, mostrato che alterare questi segnali stimolando alcuni centri nervosi può proteggere dal declino cognitivo. Importanti anche i batteri intestinali (il microbioma). I tipi di organismi e la loro quantità cambiano nel corso della vita e l'identikit del microbioma che si sviluppa invecchiando può dare il via a processi infiammatori che finiscono con l'avere ripercussioni sull'ippocampo, l'area del cervello maggiormente deputata alla memoria. Tuttavia, anche in questo caso i test su animali da laboratorio hanno mostrato che modulare il microbioma può avere effetti benefici. Lo studio è ai primi passi, ma i ricercatori esprimono cauto ottimismo. "Speriamo di poter contrastare il declino cognitivo attraverso molecole che stimolano la comunicazione corpo-cervello per migliorare la funzione cerebrale e preservare la salute del cervello lungo l'intero arco della vita", conclude Thaiss. (ANSA)

Covid e influenza gravi aumentano rischio tumore polmone =

AGI0151 3 SST 0 R01 / Covid e influenza gravi aumentano rischio tumore polmone = (AGI) - Roma, 11 mar. - (EMBARGO ORE 16:00) - Le infezioni respiratorie gravi, come COVID-19 e influenza, possono favorire lo sviluppo del tumore al polmone mesi o anni dopo la guarigione, mentre la vaccinazione sembra prevenire questi effetti. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell e guidato da Jie Sun della University of Virginia School of Medicine, che ha analizzato gli effetti a lungo termine delle infezioni virali sui tessuti polmonari e sul sistema immunitario. (AGI)Sci/Eiz (Segue) 110944 MAR 26  

Salute: Alzheimer, marcatore utile malattie cardiache e renali =

AGI0008 3 undefined 0 RSA / Salute: Alzheimer, marcatore utile malattie cardiache e renali = (AGI) - Roma, 11 mar. - (NOTIZIA CON EMBARGO ALLE 11.00) Una proteina del sangue considerata un indicatore precoce del morbo di Alzheimer potrebbe svolgere un ruolo importante anche in altri disturbi. Questo, almeno, e' quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, condotto dagli scienziati del Centro Tedesco per le Malattie Neurodegenerative (DZNE), dell'Universita' di Tubinga e dell'Hertie Institute for Clinical Brain Research (HIH). Il team, guidato da Mathias Jucker, ha considerato i dati di 280 anziani provenienti da Germania, Italia e Paesi Bassi. Gli autori hanno scoperto che livelli elevati di proteina tau fosforilata (pTau), un marcatore dell'Alzheimer, sono associati anche a due condizioni meno note che colpiscono principalmente cuore e reni. I risultati, commentano gli scienziati, aprono nuove prospettive per una diagnosi migliore. Le patologie studiate erano l'amiloidosi da transtiretina e l'amiloidosi da catene leggere delle immunoglobuline. Simili alla malattia di Alzheimer, queste condizioni sono caratterizzate dall'accumulo di proteine mal ripiegate, note come amiloidi. Tuttavia, a differenza dell'Alzheimer, i depositi non si formano nel cervello, ma principalmente nel cuore e nei reni, e sono costituiti da proteine diverse. "I nostri risultati - afferma Jucker - mostrano che livelli elevati di pTau nel sangue non sono specifici dell'Alzheimer, ma possono verificarsi anche in altre malattie amiloidi. Questo lavoro potrebbe aprire nuove possibilita' per la diagnosi dell'amiloidosi sistemica. Il marcatore ematico pTau puo' essere misurato con relativa facilita' e potrebbe facilitare la diagnosi precoce, aiutando a confermare o escludere casi sospetti". L'analisi sottolinea l'importanza di una valutazione diagnostica completa della malattia di Alzheimer. "I livelli ematici di pTau - aggiunge - non sono un marcatore specifico. Sara' pertanto necessario prendere in considerazione ulteriori dati per la valutazione della progressione dell'Alzheimer". I risultati hanno implicazioni anche per la diagnosi di polineuropatia (PNP), una condizione che spesso causa formicolio e intorpidimento a mani e piedi. "Questi dati - continua Jucker - suggeriscono che pTau potrebbe aiutare a distinguere la PNP correlata all'amiloidosi da forme di PNP con altre cause". I ricercatori ipotizzano che le cellule rilascino pTau come risposta allo stress causato dai depositi di amiloide, una reazione che puo' verificarsi in molti organi, non solo nel cervello. "In alcuni casi - conclude Jucker - questa risposta allo stress puo' essere benefica. Negli animali in letargo, aumenti temporanei di pTau sono stati descritti come un meccanismo protettivo. Nel complesso, i nostri risultati evidenziano che livelli elevati di pTau potrebbero essere una risposta abbastanza comune dell'organismo a determinate condizioni". (AGI)red/Mld 110931 MAR 26  

- Una spia dell'Alzheimer nel sangue indica anche rischi per reni e cuore

Una spia dell'Alzheimer nel sangue indica anche rischi per reni e cuore (EMBARGO ALLE 12,00) Si aprono nuove prospettive per le diagnosi (ANSA) - ROMA, 11 MAR - (EMBARGO ALLE 12,00) Una proteina del sangue sulla quale negli ultimi tempi si va concentrando l'attenzione perché sembra predittiva dell'Alzheimer potrebbe svolgere un ruolo anche in altri disturbi. I ricercatori dell'Università di Tubinga, infatti, hanno scoperto che livelli elevati di proteina tau fosforilata (pTau) si verificano anche in due condizioni meno note che colpiscono principalmente cuore e reni. Pubblicati sulla rivista Nature Medicine, questi risultati si basano sui dati di 280 anziani provenienti da Germania, Italia e Paesi Bassi e aprono nuove prospettive per una diagnosi migliore. Le patologie studiate sono l'amiloidosi da transtiretina e l'amiloidosi da catene leggere delle immunoglobuline, le due forme più comuni di amiloidosi sistemica: simili al morbo di Alzheimer, queste malattie sono caratterizzate dall'accumulo di proteine amiloidi distorte. Tuttavia, a differenza dell'Alzheimer, i depositi non si formano nel cervello ma principalmente nel cuore e nei reni. Nonostante queste differenze, i ricercatori di Tubinga hanno osservato una risposta simile nel sangue: i livelli di pTau erano elevati negli individui con le due malattie. "I nostri risultati sottolineano che elevati livelli di pTau nel sangue non sono specifici dell'Alzheimer, ma possono verificarsi anche in altre malattie amiloidi", afferma Mathias Jucker, l'autore. "I nostri risultati potrebbero aprire nuove possibilità per la diagnosi dell'amiloidosi sistemica. Il marcatore ematico pTau può essere misurato con relativa facilità. Potrebbe facilitare la diagnosi precoce e aiutare a confermare o escludere casi sospetti". I risultati mettono anche in guardia sul fatto che i livelli ematici di pTau non sono quindi un marcatore specifico per la malattia di Alzheimer, quindi pTau non dovrebbe fungere da criterio diagnostico autonomo. Jucker sospetta che le cellule rilascino pTau come risposta allo stress dovuto ai depositi di amiloide, una reazione che può verificarsi in molti organi, non solo nel cervello. "Nel complesso - osserva - i nostri risultati suggeriscono che livelli elevati di pTau potrebbero essere una risposta abbastanza comune dell'organismo a determinate condizioni". (ANSA). 

IRAN. RISOLUZIONE M5S: NO BASI A USA, SCEGLIERE UE A FRONTE 'MINACCIA' AMERICANA

DIR0624 3 POL 0 RR1 N/POL / DIR /TXT IRAN. RISOLUZIONE M5S: NO BASI A USA, SCEGLIERE UE A FRONTE 'MINACCIA' AMERICANA (DIRE) Roma, 11 mar. - Non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle Forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran; scegliere "senza ambiguità" l'interesse europeo di fronte alla "minaccia globale" rappresentata dagli Usa; contribuire alla "reale costruzione di una difesa europea"; condannare ogni azione militare unilaterale fuori dal quadro del diritto internazionale; adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran. Sono alcuni degli impegni richiesti al Governo dalla risoluzione depositata in Senato dal Movimento Cinque Stelle sulle comunicazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. All'esecutivo si chiede inoltre, tra le altre cose, di "porre in essere tutte le misure diplomatiche e operative necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei connazionali attualmente bloccati nelle aree interessate dalla crisi", di "adoperarsi per la protezione e la sicurezza del suolo europeo" e di "sostenere e supportare in sede europea la posizione del Governo spagnolo". Infine, di "assumere urgenti iniziative per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici" e, in merito alla crisi palestinese, "a farsi promotore in seno al Consiglio europeo di predisporre uno strumento legislativo volto a vietare in modo esplicito qualsiasi rapporto economico e commerciale con gli insediamenti israeliani situati nel Territorio Palestinese Occupato (TPO)", oltre a "promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele". (Mgn/ Dire) 11:03 11-03-26  

Salute: esposizione delle madri ai microbi protegge i neonati =

AGI0321 3 SST 0 R01 / Salute: esposizione delle madri ai microbi protegge i neonati = (AGI) - Roma, 11 mar. - (NOTIZIA CON EMBARGO ALLE 17.00) Le madri esposte a determinati microbi possono trasmettere gli anticorpi ai loro piccoli e proteggerli dalle infezioni. Lo ribadisce uno studio, pubblicato sulla rivista Nature, condotto dagli scienziati del Cincinnati Children's Hospital, dell'Universita' del Queensland in Australia, dell'University of Texas Southwestern Medical Center, del Children's Mercy Kansas City e della University of Missouri Kansas City School of Medicine. Il team, guidato da Sing Sing Way e Mark Schembri, ha esaminato i campioni di sangue essiccato, raccolti per lo screening neonatale di routine, da 100 neonati che hanno poi sviluppato un'infezione da Escherichia coli. Questo microrganismo, spiegano gli esperti, e' un batterio comune che vive nell'intestino di quasi tutte le persone, e rappresenta una delle principali cause di infezioni gravi nei neonati. I risultati, riportano gli autori, mostrano che la maggior parte dei bambini e' immune al batterio grazie agli anticorpi trasmessi dalla madre. "I nostri risultati - afferma Way - forniscono un tassello mancante fondamentale a questo puzzle: gli anticorpi stimolati dalla presenza di questi batteri comuni nel nostro intestino ci proteggono dalle infezioni. In gravidanza, il trasferimento naturale di questi anticorpi anti-germi dalla madre al bambino nell'utero protegge la stragrande maggioranza dalle infezioni. Nei rari casi in cui questi anticorpi sono bassi nelle madri o non vengono trasferiti in modo efficiente, i neonati sono a rischio di infezione molto piu' elevato". Gli scienziati sanno da tempo che i neonati sono naturalmente piu' vulnerabili alle infezioni, in gran parte perche' il loro sistema immunitario non e' ancora maturato completamente. L'E. coli, al contempo, costituisce una delle cause piu' comuni di infezioni nei neonati, tuttavia la malattia grave si verifica solo in un caso su mille. Nell'ambito dell'indagine, i ricercatori hanno confrontato i livelli di anticorpi riscontrati nei campioni con quelli di centinaia di altri neonati che non avevano sviluppato l'infezione. L'analisi rivela che gli anticorpi diretti contro l'E.coli erano costantemente ridotti nei neonati infetti. Dato che il batterio puo' mostrare una notevole variabilita', gli autori hanno utilizzato dei ceppi isolati da neonati infetti per valutare i livelli degli anticorpi anti-batteri. "Combinando strategicamente campioni di screening neonatale umano del mondo reale con modelli di infezione attentamente progettati - sottolinea Schembri - possiamo iniziare a individuare quali bersagli anticorpali sono piu' importanti e come si potrebbe ottenere una protezione piu' ampia". "La sepsi neonatale - conclude Susana Chavez-Bueno, altra firma dell'articolo - puo' aggravarsi rapidamente e i medici hanno bisogno di metodi migliori per identificare i neonati a piu' alto rischio. Questi risultati suggeriscono un percorso verso un riconoscimento precoce del rischio e, in ultima analisi, strategie di prevenzione basate sul ripristino degli anticorpi materni protettivi mancanti. Ora abbiamo l'obiettivo di sviluppare test di screening per identificare i neonati a maggior rischio di infezione grave da E. coli e un probiotico che potrebbe rafforzare l'immunita' delle madri e la loro capacita' di trasferire questa 'protezione' ai figli". (AGI)Sci/Mld 111105 MAR 26  

- In una mappa genetica i cambiamenti del cervello che invecchia

In una mappa genetica i cambiamenti del cervello che invecchia (EMBARGO ALLE 16,00) Comprende 900mila cellule e fa luce sulle malattie neurodegenerative (ANSA) - ROMA, 11 MAR - (EMBARGO ALLE 16,00) I cambiamenti che avvengono nel cervello che invecchia sono presentati in una mappa genetica che comprende 900mila cellule, rappresentative di 8 regioni cerebrali e 36 tipologie cellulari differenti. La mappa, disegnata nello studio condotto su topi e pubblicato sulla rivista Cell, fornisce un quadro fondamentale per capire come l'invecchiamento rimodella il cervello a livello molecolare, e dunque per fare luce sui meccanismi alla base delle malattie neurodegenerative, dall'Alzheimer al Parkinson. I dati ottenuti dai ricercatori guidati dal Salk Institute californiano sono stati resi liberamente disponibili per l'intera comunità scientifica, con l'obiettivo di accelerare la ricerca. Gli autori dello studio coordinati da Joseph Ecker e Margarita Behrens si sono concentrati su due meccanismi fondamentali che regolano l'espressione dei geni nelle cellule. Il primo riguarda le modifiche epigenetiche del Dna, ottenute grazie a piccole etichette molecolari che si attaccano alla doppia elica e determinano se un gene viene attivato o silenziato. Il secondo, invece, riguarda la conformazione tridimensionale che assume la cromatina, la forma estremamente compatta del Dna all'interno del nucleo. I dati ottenuti mostrano innanzitutto che i cambiamenti epigenetici correlati all'età sono più pronunciati nelle cellule diverse dai neuroni, e che elementi genetici normalmente silenti diventano più attivi nel cervello che invecchia, portando a disfunzioni cellulari. Inoltre, i risultati indicano che lo stesso tipo di cellula invecchia in modo diverso a seconda della sua posizione nel cervello: "Ad esempio - dice Qiurui Zeng, prima autrice della ricerca - le cellule non neuronali nella parte posteriore del cervello mostrano più infiammazione rispetto a quelle nelle parti anteriori. Questi dati sottolineano davvero la variabilità dell'invecchiamento anche all'interno dello stesso tipo di cellula". (ANSA). 

- Un vecchio farmaco migliora il quadro clinico per una grave malattia rara

Un vecchio farmaco migliora il quadro clinico per una grave malattia rara (EMBARGO ALLE 17,00) Coinvolti primi pazienti. Altri trial in corso (ANSA) - ROMA, 11 MAR - (EMBARGO ALLE 17,00) Scoperta in un farmaco già in uso per altre indicazioni, una cura per una grave malattia rara, la sindrome di Leigh. Testato sui primissimi pazienti, ne ha migliorato il quadro clinico. È il risultato di un lavoro basato sullo screening di oltre 5.600 farmaci. Secondo quanto pubblicato sulla rivista Cell, gli esperti hanno così scoperto che il sildenafil è efficace per la sindrome di Leigh, una patologia genetica neurodegenerativa, finora senza cura. Lo studio è stato coordinato da Università di Düsseldorf, Università di Verona, Statale di Milano e Istituto Neurologico Carlo Besta e apre la strada verso l'estensione del medesimo approccio ad altre malattie rare orfane di cura. L'Agenzia Europea per i Medicinali ha già riconosciuto al sildenafil la Orphan Drug Designation per la sindrome. Sono ora in corso studi clinici per valutarne sicurezza ed efficacia su un numero più ampio di pazienti. Finora incurabile, la sindrome di Leigh colpisce il sistema nervoso centrale e compromette la produzione di energia nelle cellule causando, sin dai primi anni di vita, ritardo psicomotorio, crisi metaboliche, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, un rapido peggioramento clinico con morte dei pazienti nei primi anni di vita. Lo studio parte da cellule staminali pluripotenti indotte derivate da cellule cutanee dei pazienti. Su queste cellule malate i ricercatori hanno effettuato lo screening di oltre 5.600 farmaci, identificando come candidati promettenti gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, in particolare il sildenafil, conosciuto per la disfunzione erettile. Il farmaco migliora il metabolismo energetico e la funzione delle cellule malate; i risultati sono stati successivamente confermati in modelli animali e il trattamento è stato poi somministrato a un piccolo gruppo di pazienti nell'ambito di un uso individuale, mostrando una buona tollerabilità e segnali preliminari di beneficio clinico. Dato come trattamento compassionevole a pazienti, ha portato a un miglioramento delle funzioni motorie e una maggiore resistenza alle crisi metaboliche. Secondo gli autori della ricerca, il risultato costituisce la prima evidenza di un potenziale trattamento con effetti clinici nella sindrome di Leigh e fornisce un modello metodologico replicabile per lo sviluppo rapido di terapie anche per altre malattie genetiche e mitocondriali. (ANSA). 
Come segnalato un paio di giorni fa, il presidente russo ha dichiarato che Mosca è pronta a riprendere le forniture di petrolio e gas all'Europa in questo momento di estrema crisi energetica.

E come avevamo presupposto, i mentecatti di Bruxelles rifiuteranno l'offerta.

Ecco cosa ha appena dichiarato l'imbelle Borderlyner:

😀 "Tornare ai combustibili fossili russi nell'attuale crisi sarebbe un errore strategico". 

Ovviamente lei avrà proposte migliori, più vantaggiose e alternative che non siano quelle di lasciare nel delirio energetico, e quindi anche economico, gli stati europei. Crediamoci tantissimo.

Fottuta psicopatica.


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Il livello attuale dell'informazione italiana ricalca pienamente questo del 1944, quando i tedeschi nazisti ed i fascisti loro alleati, presi a calci in culo sia in Normandia, sia in Italia, sia sul Fronte Orientale (il vero fronte), venivano descritti come trionfanti vincitori!
DUBAI, 11 marzo (Reuters) 

Gli Stati Uniti a breve non saranno in grado di controllare i prezzi del petrolio, ha detto mercoledì il ⁠portavoce per il quartier generale del comando militare di Teheran Khatam al-Anbiya.

"Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, i sionisti (Israele) e i loro ⁠partner. Qualsiasi nave o nave cisterna legata a loro sarà un obiettivo legittimo", ha detto Ebrahim Zolfaqari.
"Preparatevi a vedere il barile di petrolio raggiungere i $ 200 perché il prezzo del petrolio dipende ⁠ dalla sicurezza regionale che avete destabilizzato", ha aggiunto.

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