Anziani, la perdita di memoria dipende anche dall'intestino (EMBARGO ALLE 18) Suo stato di salute e microbioma influenzano l'invecchiamento mentale (ANSA) - ROMA, 11 MAR - (EMBARGO ALLE 18) Il declino della memoria connesso all'avanzare dell'età è un evento fisiologico legato soprattutto all'invecchiamento del cervello. Potrebbe però esserci un altro attore a svolgere un ruolo importante in questo processo: l'intestino. Lo rivela uno studio condotto da ricercatori dell'Arc Institute di Palo Alto, in California, e pubblicato su Nature, che suggerisce che questo processo potrebbe essere contrastato. "La nostra memoria è relativamente stabile fino all'età di circa 50 anni, ma poi mostra un declino piuttosto lineare nei decenni successivi", spiega il coordinatore dello studio Christoph A. Thaiss. Tuttavia, "esiste una grande eterogeneità tra individuo e individuo. Abbiamo quindi una grande sfida: identificare i fattori che regolano la velocità del declino cognitivo di un individuo". Il ruolo dell'intestino potrebbe fornire una prima spiegazione a questa variabilità. In esperimenti su topi i ricercatori hanno scoperto che i segnali nervosi sullo stato di salute dell'intestino che raggiungono il cervello attraverso il nervo vago possono incidere sulle funzioni connesse alla memoria. Gli esperimenti hanno, però, mostrato che alterare questi segnali stimolando alcuni centri nervosi può proteggere dal declino cognitivo. Importanti anche i batteri intestinali (il microbioma). I tipi di organismi e la loro quantità cambiano nel corso della vita e l'identikit del microbioma che si sviluppa invecchiando può dare il via a processi infiammatori che finiscono con l'avere ripercussioni sull'ippocampo, l'area del cervello maggiormente deputata alla memoria. Tuttavia, anche in questo caso i test su animali da laboratorio hanno mostrato che modulare il microbioma può avere effetti benefici. Lo studio è ai primi passi, ma i ricercatori esprimono cauto ottimismo. "Speriamo di poter contrastare il declino cognitivo attraverso molecole che stimolano la comunicazione corpo-cervello per migliorare la funzione cerebrale e preservare la salute del cervello lungo l'intero arco della vita", conclude Thaiss. (ANSA)
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