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mercoledì 11 marzo 2026

Ambiente: barriera corallina Moorea morta dopo ondata calore =

AGI0174 3 SST 0 R01 / Ambiente: barriera corallina Moorea morta dopo ondata calore = (AGI) - Roma, 11 mar. - (EMBARGO ORE 20:00) - Dopo una devastante ondata di calore marina che nel 2019 ha causato lo sbiancamento dei coralli nell'isola di Moorea, nella Polinesia francese, la barriera corallina non sta recuperando come previsto. Un nuovo studio pubblicato su PLOS One mostra che i coralli morti rimasti sul fondale stanno ostacolando la ricrescita dell'ecosistema, creando una barriera fisica alla colonizzazione di nuovi coralli. La ricerca, condotta da un team guidato da Kathryn Scafidi e Peter Edmunds della California State University Northridge, insieme a Bruce Fouke dell'Universita' dell'Illinois Urbana-Champaign, suggerisce che il sistema di recupero naturale delle barriere coralline potrebbe essere piu' complesso e fragile di quanto si pensasse. Nel 2019 un'ondata di calore marina ha provocato un massiccio evento di sbiancamento che ha ridotto la copertura di corallo vivo nella barriera esterna di Moorea dal 75% a meno del 17% nel giro di un anno. Lo sbiancamento si verifica quando l'aumento delle temperature costringe i coralli a espellere le alghe simbiotiche che vivono nei loro tessuti e forniscono gran parte dell'energia necessaria alla loro sopravvivenza. In condizioni normali, dopo eventi distruttivi, tempeste e cicloni tendono a spezzare e rimuovere i coralli morti, liberando spazio sul fondale per l'insediamento di nuovi coralli giovani. In questo caso pero' qualcosa di diverso e' accaduto. Durante immersioni nel 2022, i ricercatori hanno notato che molti scheletri di coralli morti erano ancora in piedi ma risultavano completamente vuoti all'interno. L'analisi microscopica ha rivelato che l'interno delle strutture era stato scavato da una comunita' di piccoli organismi, tra cui molluschi e funghi. Allo stesso tempo, la superficie esterna dei coralli morti era ricoperta da alghe incrostanti, in particolare la specie Lobophora variegata. Questa copertura algale ha stabilizzato le strutture morte, impedendo che si spezzassero e venissero rimosse dalle tempeste. Il risultato e' una sorta di "scheletro fantasma" della barriera: coralli morti che rimangono in posizione ma con l'interno scavato da organismi che cercano rifugio. Secondo i ricercatori, questa combinazione di fattori impedisce ai nuovi coralli di trovare spazio libero per crescere e rallenta cosi' il recupero dell'ecosistema. "Normalmente le tempeste eliminano il corallo morto e aprono spazio per la ricrescita", spiega Scafidi. "Ma in questo caso le alghe stanno stabilizzando gli scheletri mentre l'interno viene svuotato, e cio' sembra ritardare la ripresa della comunita' corallina". Le immagini ad alta risoluzione hanno mostrato che le superfici esterne degli scheletri sono ricoperte da sedimenti, alghe e altri organismi incrostanti, mentre all'interno si sviluppa un vero e proprio micro-ecosistema di organismi perforatori. Secondo Bruce Fouke, questo dimostra quanto le barriere coralline siano sistemi estremamente complessi, in cui processi biologici e geologici si intrecciano continuamente. Gli scienziati sottolineano che l'evento del 2019 e' stato causato da una "marine heat wave", una ondata di calore oceanica intensa che si sovrappone al graduale aumento delle temperature marine dovuto al cambiamento climatico. Questi eventi estremi stanno diventando sempre piu' frequenti e potrebbero alterare l'equilibrio tra le diverse specie che competono negli ecosistemi corallini. "Questo lavoro offre una nuova prospettiva sul ritmo con cui i coralli si degradano in un mondo influenzato dall'attivita' umana", afferma Edmunds. "Capire questi processi e' fondamentale per prevedere se e quando le barriere coralline potranno davvero recuperare". Lo studio evidenzia come il recupero delle barriere coralline non dipenda solo dalla mortalita' dei coralli, ma anche da come gli organismi che colonizzano i resti influenzano la struttura fisica del reef. Secondo gli autori, comprendere questi processi sara' cruciale per valutare la resilienza degli ecosistemi corallini in un oceano sempre piu' caldo.(AGI)Sci/Mld 110950 MAR 26  

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