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lunedì 20 aprile 2020

Coronavirus, rischio anche da mari e laghi se acque non depurate

LUNEDÌ 20 APRILE 2020 15.52.47


##Coronavirus, rischio anche da mari e laghi se acque non depurate

##Coronavirus, rischio anche da mari e laghi se acque non depurate In Italia non adeguato servizio depurazione per 25% popolazione Roma, 20 apr. (askanews) - Anche le acque reflue non adeguatamente depurate possono essere un pericoloso veicolo di contagio da coronavirus? E' una eventualità che gli scienziati non escludono e che stanno studiando. In un documento diffuso dall'Epicentro Iss in piena emergenza coronavirus, e diretto ai gestori del servizio idrico integrato e alle autorità ambientali e sanitarie, viene illustrato che "i virus escreti con feci, urine, vomito, saliva o secrezioni respiratorie entrano nel sistema fognario. Gli scarichi idrici interni agli edifici possono generare aerosol carico di virus determinando un rischio di esposizione. I virus vengono trasportati attraverso il sistema fognario verso l'impianto di trattamento delle acque reflue, dove l'esposizione attraverso aerosol è limitata a operatori professionali adeguatamente protetti attraverso dispositivi di protezione individuale (DPI). I virus che entrano nell'impianto di depurazione vengono generalmente inattivati dai processi di trattamento fisici, biologici e chimici", e che "scarichi illeciti possono far confluire acque reflue potenzialmente contaminate direttamente nel corpo idrico recettore", inoltre "le fosse biologiche convenzionali, usate nel caso di edifici non allacciati a una rete fognaria, possono contenere patogeni virali con conseguenti rischi di esposizione per gli operatori al servizio di spurgo e eventuali soggetti presenti in prossimità dei luoghi di operazione". In particolare, sottolinea il Rapporto dell'Iss, "negli ultimi decenni, l'attenzione si è rivolta anche ai virus non enterici, responsabili prevalentemente di malattie respiratorie. I due gruppi principali di questi virus che potrebbero rappresentare motivo di preoccupazione per il ciclo idrico integrato appartengono alle famiglie Orthomyxoviridae (virus dell'influenza) e Coronaviridae (SARS e MERS coronavirus). Questi virus sono noti per essere stati responsabili di epidemie e pandemie come l'influenza H1N1 "spagnola" (1918-1920), l'influenza aviaria H5N1 (1997-oggi), l'influenza H1N1 (2009-2010), la SARS-CoV (2002-2003), la MERS-CoV (2012), l'influenza aviariaH7N9 (2013-oggi) e, per ultima, la pandemia in corso SARS-CoV-2 (2020). Per questi gruppi di virus, non vi sono ad oggi evidenze di trasmissione idrica, tuttavia, ne è dimostrata la presenza nelle feci, urine ed escreti dei pazienti con infezione; ne consegue che i virus possono entrare nel ciclo idrico attraverso le acque reflue", chiarisce il documento. In Italia, secondo gli ultimi dati di Goletta Verde Legambiente, il 25% della popolazione non è servita da un adeguato servizio di depurazione e gli scarichi non depurati finiscono nei nostri mari. Se dunque la tanto agognata fase 2 consentirà uno scorcio di vacanza, bisognerà tener conto non solo delle distanze in spiaggia, ma anche della salute delle acque di mari e laghi. Dei 262 punti campionati nelle 15 regioni costiere italiane dalla Goletta Verde, infatti, più del 36% è risultato con valori di inquinanti elevati (di questi il 29% sono stati giudicati fortemente inquinati, il 7% inquinati). Il monitoraggio, i dati risalgono allo scorso anno, ha indagato Enterococchi intestinali, Escherichia coli e ha considerato come "inquinati" i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e "fortemente inquinati" quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. "Le foci di fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d'acqua, arrivano in mare e nei laghi - spiega Serena Carpentieri, vice direttrice generale di Legambiente -. Questi punti critici sono ignorati dai controlli ufficiali, etichettati come inquinati per definizione eppure spesso ci troviamo persone a fare il bagno, anche a causa dell'inesistenza di cartelli informativi o di divieto di balneazione. Anche se con il nostro monitoraggio non vogliamo rilasciare patenti di balneabilità o sostituirci alle autorità competenti, le situazioni che rileviamo destano molta preoccupazione". Nel dettaglio, dei 262 punti campionati nelle quindici regioni costiere italiane da Goletta Verde più del 36% è risultato con valori di inquinanti elevati (di questi il 29% sono stati giudicati risultati Fortemente Inquinati; il 7% Inquinati). Il restante 64% dei campionamenti è risultato entro i limiti di legge. Il 51% dei campionamenti, 135 su 262 punti, è stato eseguito presso foci di fiumi e torrenti, fossi o canali, risultando inquinato nel 62% dei casi. Il 49% presso spiagge con situazioni sospette invece hanno rilevato cariche batteriche elevate solo nell'8% dei prelievi e delle analisi eseguite. Inoltre, nel 72% dei casi monitorati da Goletta Verde rispetto ai 131 punti dove la balneazione è vietata (o per divieto temporaneo di balneazione o perchè non monitorata), non c'è nessun cartello che indichi chiaramente il divieto di balneazione; anche se spesso in questi punti si trovano molte persone a fare il bagno, ignari dei rischi per la propria salute. Un viaggio da nord a sud della penisola durante il quale sono stati presi in esame 83 punti per le analisi microbiologiche. Il 34% di questi è risultato Fortemente Inquinato (21 punti) o Inquinato (7). Degli 83 punti oggetto di analisi, 35 corrispondono a porzioni di laghi definiti balneabili dalle autorità competenti; 44 non risultano campionati; 2 sono aree con divieto temporaneo di balneazione. Dei 35 punti definiti balneabili dalle autorità competenti, 11 sono risultati con cariche batteriche oltre i limiti di legge (di questi 5 giudicati Inquinati e 6 sono Fortemente Inquinati). Dei 44 punti non campionati invece dalle autorità competenti, ben 16 presentavano cariche batteriche elevate (14 giudicati Fortemente Inquinati e 2 Inquinati). Un problema che ha interessato anche l'Unione Europea se, come più volte ricordato dal presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, "delle quattro procedure di infrazione aperte dall'Unione Europea a causa della cattiva depurazione del nostro Paese, che coinvolgono 1.122 agglomerati urbani e 32 aree sensibili, due sono già sfociate in condanna e altre potrebbero arrivare presto, creando una cabina di regia unica come già si è iniziato a fare con il commissario di Governo". Mpd 20200420T155244Z

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Coronavirus: Cnr, plausibile aumento vulnerabilita' con smog =

LUNEDÌ 20 APRILE 2020 12.26.24


Coronavirus: Cnr, plausibile aumento vulnerabilita' con smog =

(AGI) - Roma, 20 apr. - Manca ancora la prova definitiva, ma "e' plausibile che la gia' avvenuta esposizione di lungo periodo all'inquinamento atmosferico possa aumentare la vulnerabilita' degli esposti al Covid-19 a contrarre, se contagiati, forme piu' importanti con prognosi gravi". Lo hanno spiegato con un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Atmosphere da un gruppo di ricercatori dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac-CNR). (AGI) red/Mld (Segue) 201226 APR 20 NNNN
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Coronavirus: Cnr, plausibile aumento vulnerabilita' con smog (2)=

(AGI) - Roma, 20 apr. - "Il lavoro affronta il problema con due distinte domande, riguardanti una l'influenza dell'esposizione pregressa a inquinamento atmosferico sulla vulnerabilita' al Covid -19 e l'altra il meccanismo di trasporto per diffusione in aria senza contatto", spiegano Daniele Contini e Francesca Costabile di Cnr-Isac. "E' plausibile che la gia' avvenuta esposizione di lungo periodo all'inquinamento atmosferico possa aumentare la vulnerabilita' degli esposti al Covid -19 a contrarre, se contagiati, forme piu' importanti con prognosi gravi. Tuttavia, deve ancora essere stimato il peso dell'inquinamento rispetto ad altri fattori concomitanti e confondenti. Peraltro, gli effetti tossicologici del particolato atmosferico dipendono in maniera rilevante dalle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, per cui non e' immediato tradurre valori elevati dei parametri convenzionalmente misurati (PM2.5 e PM10), senza ulteriori caratterizzazioni, in una spiegazione diretta dell'aumento della vulnerabilita' al Covid -19 o delle differenze di mortalita' osservate. I dati recenti mostrano focolai in aree caratterizzate da livelli di inquinamento molto diversi tra loro, ma i dati sui contagi sono viziati da rilevante incertezza, legata all'attendibilita', precisione e completezza conteggi e alla modalita' di esecuzione dei tamponi". La ricerca affronta inoltre la plausibilita' della trasmissione del virus in aria (detta "airborne"). (AGI) red/Mld (Segue) 201226 APR 20 NNNN
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Coronavirus: Cnr, plausibile aumento vulnerabilita' con smog (3)=

(AGI) - Roma, 20 apr. - "Un tema attualmente molto dibattuto e ritenuto dagli autori dello studio plausibile, anche se non e' ancora stato determinato quanto incida rispetto ad altre forme di trasmissione quali il contatto diretto e il contatto indiretto tramite superfici contaminate", prosegue Contini. "La trasmissione airborne puo' avvenire su due diverse strade: attraverso le goccioline di diametro relativamente grande () 5 m), emesse da una persona contagiata con starnuti o colpi di tosse, che sono rimosse a breve distanza (1-2 metri) dal punto di emissione; oppure attraverso il bioaerosol emesso durante la respirazione e con il parlato, o il residuo secco che rimane dopo l'evaporazione, generalmente di dimensioni piu' piccole (( 5 m), che puo' rimanere in sospensione per tempi maggiori". I margini di incertezza sono dunque ampi. "Per valutare correttamente la probabilita' di contagio attraverso quest'ultimo meccanismo, si deve inoltre distinguere tra ambienti interni (indoor) ed esterni (outdoor) ed e' necessario tenere conto di molti parametri, tra cui le concentrazioni di virus in aria e il loro tempo di vita, due parametri poco noti: per il tempo di vita si parla di circa un'ora in condizioni controllate di laboratorio, mentre in esterno il tempo potrebbero essere ridotto dall'influenza dei parametri meteorologici come temperatura, umidita' e radiazione solare, che possono degradare le capacita' infettive del virus", osservano i ricercatori Cnr-Isac. "In esterno, le concentrazioni di virus rilevate in aree pubbliche a Wuhan sono al limite della rilevabilita' (( 3 particelle virali/m3), in confronto alle tipiche concentrazioni di particolato nelle aree urbane inquinate, che possono arrivare a 100 miliardi di particelle/m3. Pertanto, la probabilita' di trasmissione con questo meccanismo in outdoor sembra essere molto bassa. Vi puo' ovviamente essere una maggiore probabilita' in specifici ambienti indoor, come ospedali e aree in cui i pazienti sono messi in quarantena, o mezzi pubblici in cui viaggino molti contagiati. In questi ambienti, la sorgente e' piu' intensa e la dispersione del virus in aria piu' limitata in termini spaziali, per cui si possono osservare concentrazioni piu' elevate e condizioni microclimatiche piu' favorevoli alla sopravvivenza del virus. In questi ambienti, e' consigliabile mitigare il rischio per le persone suscettibili mediante la ventilazione periodica, la decontaminazioni delle superfici e l'utilizzo di sistemi di condizionamento con tecnologie appropriate, per limitare la circolazione di bioaerosol nell'ambiente indoor". (AGI) red/Mld 201226 APR 20 NNNN

SOSPENSIONE DIVIETO DI CIRCOLAZIONE NEI GIORNI FESTIVI SULLE STRADE EXTRAURBANE DEI VEICOLI ADIBITI AL TRASPORTO DI COSE DI MASSA COMPLESSIVA SUPERIORE A 7,5 TONNELLATE

ART. 92, COMMA 4 E 103, COMMI 1 E 2, DECRETO LEGGE 17.03.2020, N. 18 - PROROGA E SOSPENSIONE DI TERMINI IN CONSIDERAZIONE DELL'EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVD-19. CIRCOLARI ILLUSTRATIVE DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI.

Articolo: Spostamenti limitati per chi non scarica Immuni. L'ipotesi del governo per incentivare l'uso della app

Secondo il Corriere, la misura potrebbe servire a raggiungere la soglia del 60% di adesioni, il minimo per garantire l'efficacia del sistema. L'applicazione, intanto, finisce sotto la lente del …

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