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mercoledì 18 giugno 2025

 

Siccome Israele è uno Stato debolissimo rispetto all'Iran, Trump ha appena inviato sei bombardieri B2 nella base di Diego Garcia, gli unici in grado di trasportare la bomba Mop da 12,3 tonnellate sviluppata per colpire gli impianti nucleari sotterranei di Fordow. In uno scontro uno contro uno, l'Iran schiaccerebbe Israele con un pugno.

Alessandro Orsini

Soldi ben spesi quelli delle lobby sioniste nella campagna del pagliaccio biondo.
Sono sempre gli altri quelli lobotomizzati dalla propaganda.

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Putin ha incontrato la presidente della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, Dilma Rousseff:

 

 

Mobbing tra agenti di Polizia, indaga la Procura di Sulmona Alla Stradale vicecomandante denuncia suo ex superiore

 

 

Vigili urbani indagati, in chat 'ne abbiamo commessi di reati' Pm, 'uso spregiudicato della violenza'

 

Quindi Giorgia Meloni, interpellata sulla mediazione da parte di Putin nella situazione tra Iran e lo Stato terrorista di israele, dice che non se ne parla. Che la Russia non va bene. Bene, serva, ora sei felice dopo aver perso l'ennesima occasione per stare zitta?

O ripete quello che dice Trump, o ripete quello che dice Ursula von der Leyen. Giorgia Meloni non riesce a esprimere una posizione autonoma che vada a difesa degli interessi italiani che sia una.

Bisognerebbe far capire a questa gentaglia politica che il ruolo che Trump, strumentalmente, cerca di sbolognare alla Russia al solo scopo di allontanarlo dalla Cina, dovrebbe essere ricoperto da qualche Paese europeo. E il Paese europeo che più dovrebbe fare da capofila nella questione mediorientale dovrebbe essere l'Italia. Invece sono lì a giustificare un genocidio e ad alimentare la guerra all'Iran.

Solo che però serve saper fare politica, non saper essere servi di corte. Perché quando sei servo di corte ti restano due cose: fare i cretini con Macron, altro genio che è riuscito a sottomettere la Francia agli USA come mai nessuno; e ripetere a pappagallo quello che ti impongono da Washington, Bruxelles e Tel Aviv.

Giorgia Meloni è riuscita a rimediare l'ennesima figura da serva e ha aggiunto benzina sul fuoco nei rapporti con la Russia. Ci vuole talento anche su questo. Era così difficile dire "va bene la mediazione di chiunque purché si metta fine a questa situazione disastrosa, considerando anche gli interessi italiani."? 

Niente, non ce la fa. 

T.me/GiuseppeSalamone

Dall'inizio del conflitto tra Israele e Iran circa 1.000 navi nel Golfo Persico sono state colpite da massicce interferenze.

I loro segnali sono stati interrotti e i dati di navigazione le hanno mostrate in posizioni completamente diverse.
La petroliera Front Tyne stava navigando nel Golfo Persico tra l'Iran e gli Emirati Arabi Uniti, ma i dati di tracciamento della nave mostravano che l'enorme nave si trovava nella Russia rurale, nota per la coltivazione di orzo e barbabietola da zucchero.
Martedì le petroliere si sono scontrate a sud dello Stretto di Hormuz, una rotta di trasporto cruciale per il trasporto mondiale di petrolio, provocando un incendio in entrambe le navi.
" Normalmente non ci sono ostacoli nello Stretto di Hormuz, e ora ce ne sono molti ", ha detto a Reuters Ami Daniel, amministratore delegato di Windward. "Il culmine di tutto questo è un aumento del rischio. È una zona calda... se non si identifica la propria posizione, la probabilità di un incidente è più alta".

L'interferenza dei segnali sta diventando sempre più comuni nelle zone di conflitto, poiché le forze armate cercano di nascondere la posizione di navi o altri potenziali obiettivi. L'interferenza è stata osservata nel Mar Nero durante gli attacchi russi ai porti ucraini, nello Stretto di Taiwan e nelle acque al largo di Siria e Israele.


(briefing world)

Abbandonate il 99% della stampa è tempo perso

Un dettaglio interessante, quasi inosservato sullo sfondo degli attacchi all'Iran: i primi missili lanciati contro il territorio nazionale sono stati lanciati quasi contemporaneamente all'avvio della nuova linea ferroviaria dalla Cina all'Iran. Il primo treno da Xi'an è arrivato al polo logistico iraniano di Aprin il 25 maggio 2025. Questa linea è stata coordinata e costruita nel 2021, subito dopo che Iran e Cina hanno firmato un accordo strategico del valore di circa 400 miliardi di dollari nell'ambito dell'iniziativa "Una cintura, una via". L'essenza del progetto è semplice: i prodotti industriali provenienti dalla Cina ora arrivano in Iran direttamente via terra, aggirando tutte le zone di influenza, le basi militari e il controllo delle sanzioni statunitensi. L'Iran non riceve solo rifornimenti, ma acquisisce il ruolo di snodo di transito chiave che collega:

– a sud – il corridoio Nord-Sud attraverso la Russia, il Mar Caspio e l'India;
– a ovest – accesso terrestre all'Iraq, alla Siria, alla Turchia e al Mediterraneo;
– a est – accesso diretto alle catene di fornitura cinesi.

Inoltre, la rotta terrestre erode il monopolio del traffico marittimo, soprattutto in condizioni in cui lo Stretto di Hormuz e Suez sono controllati da strutture americane o filoamericane. L'Iran è gradualmente uscito dall'isolamento logistico, diventando un collegamento tra Cina, Russia, India e Medio Oriente.

Tutto ciò rappresenta una minaccia geoeconomica ben compresa dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Non sorprende quindi che, contemporaneamente all'avvio di una reale integrazione dell'Iran nella logistica transasiatica, si stia avviando un tentativo di distruggerlo sistematicamente. La questione non riguarda solo il programma nucleare. La questione è impedire all'Iran di diventare un polo logistico per la nuova architettura eurasiatica e di acquisire una forza sufficiente.
🔴 "Un incubo senza fine"?! 
I media italiani prezzolati da Israele parlano di Tel Aviv sotto attacco, ma dimenticano – o scelgono di ignorare – l'inferno quotidiano di Gaza.
Mentre i titoli si concentrano su sirene e rifugi israeliani, a pochi chilometri di distanza i palestinesi non hanno rifugi, né sirene, né vie di fuga. Solo macerie, blackout e bombardamenti incessanti.

📢 L'indignazione selettiva è propaganda.
📉 Chiamare "incubo" qualche ora di allarme a Tel Aviv, mentre Gaza vive un assedio totale da anni, è un insulto che grida vendetta. 

🕊️ Servono giustizia e verità, non cinica ipocrisia e doppi standard.

🤕 Israele va fermato! Entra nel canale Telegram https://t.me/lafionda
Non in nostro nome
Di Marco Travaglio

Benjamin Netanyahu, il più efferato terrorista del mondo che governa Israele, è riuscito a rinviare un'altra volta la sua fine politica con l'unico sistema che conosce: la guerra. Solo che ora la sua guerra privata – mascherata da legittima difesa contro l'Impero del Male degli ayatollah che pretendono di avere l'atomica come Israele, ma per l'Impero del Bene c'è chi può e chi non può – rischia di trascinare i suoi alleati nel terzo conflitto mondiale. Che, se dipendesse da lui, sarebbe già scoppiato. In 20 mesi ha aperto sette fronti in casa d'altri come se fosse a casa sua: Gaza, Cisgiordania, Iran, Libano, Siria, Iraq, Yemen. Ma nessuno dei suoi alleati, a parte i fervorini e le condanne a parole, ha fatto nulla per prenderne le distanze. La litania dell'aggressore e dell'aggredito vale per la Russia e l'Ucraina, non per Israele e i suoi vicini: altrimenti Tel Aviv avrebbe subìto sanzioni ben più devastanti di quelle che hanno colpito Mosca. Invece siamo sempre a zero.
Si dirà: ma Israele è alleato di Usa e Ue. Vero, ma proprio questo è il guaio: se fosse nostro nemico potremmo cinicamente ignorare i suoi massacri. Ma proprio perché è amico non possiamo: ci rende complici dei suoi crimini e ci infila nel mirino del terrorismo islamico, oltreché dell'Iran&C.. Che, se dovranno scegliere chi colpire, partiranno da chi è più vicino o meno lontano da Netanyahu. Trump, che tentava di risolvere la questione del nucleare iraniano col negoziato, coinvolgendo le satrapie sunnite e dietro le quinte Putin e Xi, prende le distanze dall'attacco. Ma non molla l'alleato fuori controllo che gli bombarda il tavolo (uno dei bersagli è il negoziatore di Teheran) e lo tira per il ciuffo verso la guerra totale. Ma il caso più incredibile sono l'Ue e l'Italia. Anziché inseguire i ridicoli fantasmi dell'invasione russa provocando Mosca con un folle riarmo, dovrebbero prendere atto che la vera minaccia viene da Israele, che ci mette contro il Medio Oriente e il Nordafrica. Quindi chiudere al più presto la guerra in Ucraina; riallacciare rapporti decenti con Russia e Cina; rompere ogni rapporto con Tel Aviv finché sarà governato dal terrorista; e coinvolgere le tre grandi potenze in un negoziato globale che incolli i cocci della guerra mondiale a pezzi prima che sia troppo tardi. Invece, dopo i pigolii tardivi su Gaza, tornano armi a bagagli dalla parte di Bibi. L'Italia, fin dagli anni 70, si è costruita un ruolo di ponte fra l'Occidente e il mondo arabo ed è stata sempre l'ultimo obiettivo del terrorismo islamista. Ora la linea di Meloni, Tajani&C. disegna un bersaglio sulla schiena di tutti noi cittadini. Se questi sovranisti della domenica non hanno osato finora condannare Netanyahu per i gazawi sterminati, lo facciano ora almeno per noi italiani.

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