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venerdì 4 luglio 2025
Sicurezza: Viminale, nessun agente infiltrato in 'Potere al popolo'
Sicurezza: Viminale, nessun agente infiltrato in 'Potere al popolo' Roma, 4 lug. (LaPresse) - "Nessuna operazione sotto copertura, nessuna infiltrazione in partiti e movimenti politici, ma soltanto l'adempimento dei propri compiti istituzionali nel pieno rispetto della legge". Così il sottosegretario all'Interno Emanuele Prisco, rispondendo alla Camera all'interpellanza urgente presentata dal M5s per chiedere 'chiarimenti in merito al presunto tentativo di infiltrazione di agenti di Polizia all'interno del partito Potere al Popolo'. Nel suo intervento in Aula, Prisco ha ricordato come "le tensioni internazionali connesse ai conflitti in atto hanno determinato l'incremento delle manifestazioni di protesta che, come avvenuto in molti paesi, hanno visto tra le componenti più agguerrite alcuni collettivi studenteschi universitari con evidenti riflessi sul piano dell'ordine pubblico e un aumento del rischio di possibili derive violente". "In questo contesto - ha aggiunto - sono maturati livelli crescenti di conflittualità nelle principali città italiane e in alcune sedi universitarie. In considerazione delle dinamiche e dei connessi rischi evidenziati, la Direzioni centrale della polizia di prevenzione della Polizia di Stato ha ritenuto necessario rafforzare gli strumenti informativi per prevenire turbative per l'ordine e la sicurezza pubblica e la conseguente commissione di condotte criminose.Si tratta di attività ordinarie per le forze di polizia, che sono sempre state svolte anche in passato, perché previste dalla legge per la tutela di interessi primari della collettività". "Detto questo, si sottolinea che l'attività informativa in questione coordinata dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione - ha precisato il sottosegretario al Viminale facendo riferimento all'oggetto dell'interpellanza - è stata svolta da agenti della Polizia di Stato regolarmente iscritti all'università, dove frequentavano lezioni e sostengono esami con le proprie vere generalità. Gli agenti quindi non hanno mai operato sotto copertura, non avendo mai fatto ricorso a false identità nei loro rapporti sociali, né durante la frequentazione universitaria. È inoltre opportuno sottolineare che gli operatori di polizia non hanno mai svolto attività di infiltrazione in alcun partito e movimento politico, ma hanno semplicemente partecipato a iniziative pubbliche e organizzate studentesche con connotazioni estremistiche e che avevano manifestato una crescente aggressività, venendo in contatto quindi con molteplici realtà antagonistiche".Infine, Prisco ha concluso sottolineando che "qualsiasi agente di polizia, anche libero dal servizio, ha il preciso obbligo professionale di informare le autorità competenti delle notizie di reato comunque acquisite, e che la mancata comunicazione dei fatti attinenti ai propri compiti d'istituto può determinare per l'agente una responsabilità penale per omissione di atti d'ufficio". POL NG01 gar/scp 041052 LUG 25
Le quattro colpe di Zelensky, mentre la Russia lo accerchia
di Alessandro Orsini
L'Ucraina è sconvolta. Trump non darà all'Ucraina le armi di cui Zelensky ha un bisogno disperato. La difesa aerea ucraina è in ginocchio. I bombardamenti russi sono sempre più numerosi ed efficaci. Mentre l'Ucraina si indebolisce, la Russia si rafforza. I russi avanzano su tutti i fronti principali. E la Corea del Nord è pronta a inviare altri 30.000 soldati. L'impresa di Kursk si è risolta nell'ennesimo disastro. Il 6 agosto 2024, Zelensky ha invaso il territorio russo. I grandi media si esaltarono. Scrissi su queste colonne: "Per ogni passo avanti, l'Ucraina farà due passi indietro". Dopo avere scacciato gli ucraini da Kursk, Putin ha operato uno sfondamento a Sumy, dove ha schierato circa 50.000 soldati a 19 km dalla città. Muovendo da Sumy verso Kursk, gli ucraini avevano fatto un passo avanti. Adesso ne fanno due indietro. Trump vuole arrivare alla pace in Medio Oriente con le bombe americane sull'Iran. E vuole arrivare alla pace in Europa con le bombe russe sull'Ucraina. La "ricetta" è sempre la stessa: ottenere la pace con la guerra. A Zelensky la ricetta piace moltissimo quando è applicata contro Teheran. Ora che è applicata contro Kiev, la ricetta deliziosa diventa disgustosa. Trump crede che Zelensky sarà costretto ad arrendersi sprofondando sotto le bombe. Quindi riduce la sua difesa aerea. Lo slogan: "Pace attraverso la guerra" non è altro che la legge del più forte. Il doppio standard è il pilastro del diritto internazionale all'occidentale. Se un militante di Hamas si nasconde in un ospedale di Tel Aviv pieno di ebrei-israeliani, Netanyahu lo rade al suolo? Ovviamente no.
E, adesso, veniamo alle colpe e agli errori di Zelensky, che i media italiani nascondono. La prima colpa di Zelensky è di essere diventato presidente dell'Ucraina senza conoscere la politica internazionale. Zelensky ha avuto la colpa di credere che il sostegno degli Stati Uniti e dell'Europa all'Ucraina sarebbe stato infinito. Zelensky ha avuto la colpa di credere allo slogan di Biden e di Meloni: "Sosterremo l'Ucraina per tutto il tempo necessario". E poi le armi e i soldi son finiti. L'ingenuità è un crimine in politica internazionale perché espone milioni di persone a pericoli mortali. La seconda colpa di Zelensky è di non sapere che la politica estera degli Stati Uniti cambia spesso con i presidenti. Obama aveva firmato gli accordi sul nucleare con l'Iran; Trump li ha strappati, nonostante il rispetto degli impegni da parte di Teheran. Biden ha dato armi all'Ucraina e Trump gliele toglie. La terza colpa di Zelensky è di avere sottovalutato la forza militare della Russia che Zelensky ha sempre rappresentato come un debolissimo Stato di cartone.
La quarta colpa di Zelensky è di avere sottovalutato la rete internazionale della Russia e il suo legame con la Cina. Avendo iniziato la guerra con una conoscenza inadeguata del sistema internazionale, Zelensky ha creduto nella propaganda della Nato, secondo cui la Russia sarebbe rimasta sola e isolata. Zelensky non si è reso conto che la Russia e la Cina perseguono lo stesso obiettivo strategico: risospingere l'Occidente a Occidente. Pechino e Mosca hanno il problema comune di allontanare l'esercito americano dai propri confini. Dal punto di vista della Cina, la guerra in Ucraina è il primo tempo della guerra per Taiwan.
E poi gli errori tattici. Zelensky ha ordinato l'invasione di Kursk senza calcolare bene le ricadute in Donbass, dove i russi hanno iniziato ad avanzare più speditamente. Le politiche della Nato hanno causato la distruzione dell'Ucraina. L'idea di sconfiggere la Russia usando gli ucraini ha dato pessimi risultati. Chissà se l'uso della guerra per raggiungere la pace andrà meglio con l'Iran. Per ora, sembra di no: l'Iran ha sospeso la sua collaborazione con l'Aiea.
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