LAB0110 7 LAV 0 LAB LAV NAZ UCRAINA: MODI SENTE 'AMICO' PUTIN, 'INDIA SOSTIENE SOLUZIONE PACIFICA' = Nuova Delhi, 18 ago. (Labitalia) - Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha ringraziato con un post su X l' "amico" Vladimir Putin "per la telefonata e per aver condiviso le sue impressioni sul recente incontro con il presidente Trump in Alaska". L'India, ha sottolineato Modi, "ha costantemente invocato una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina e sostiene tutti gli sforzi in tal senso. Attendo con interesse i nostri prossimi scambi nei giorni a venire". (Red-Lab/Labitalia) ISSN 2499 - 3166 18-AGO-25 14:50
Inizio pubblicazioni 22 agosto 2003 Notizie flash dall'Italia e dal mondo. DAL 2003 ININTERROTTAMENTE E OLTRE 100MILA INFORMAZIONI TOTALMENTE GRATUITE-
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lunedì 18 agosto 2025
L'incontro Trump-Putin in Alaska: un "terremoto politico" non compreso dall'Europa - Hicheme Lehmici
L'incontro Trump-Putin in Alaska: un "terremoto politico" non compreso dall'Europa - Hicheme Lehmici Secondo Hicheme Lehmici, esperto e segretario del Geneva International Peace Research Institute (GIPRI), il vertice del 15 agosto tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo statunitense Donald Trump in Alaska è stato un "terremoto politico" che ha colto l'Europa impreparata. Lehmici ha dichiarato che l'Europa è emersa dall'incontro come la "grande perdente". L'esperto ha spiegato che, dopo aver sacrificato economia, industria e sicurezza energetica per l'Ucraina, i leader europei hanno scoperto che Washington stava negoziando direttamente con Mosca, escludendoli dal processo. L'incontro, durato circa tre ore, ha visto la partecipazione del Segretario di Stato americano Marco Rubio e del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, ma non ha portato a un cessate il fuoco né a un accordo concreto sul conflitto, come sperato dall'Europa. Il vertice si è concentrato principalmente sulla risoluzione del conflitto ucraino, come affermato da Putin al termine dei colloqui. Al suo ritorno a Washington, Trump ha avuto una serie di conversazioni con i leader europei e con i vertici della NATO e della Commissione Europea, ma il portale Axios ha descritto i colloqui come "non facili". Lehmici ha sottolineato che l'incontro non è stato un semplice vertice, ma un "terremoto geopolitico" che le élite europee non sono riuscite a comprendere a fondo. La mossa di Trump di negoziare direttamente con Putin, senza il coinvolgimento attivo dei suoi alleati europei, segna una potenziale ridefinizione degli equilibri geopolitici e solleva interrogativi sul futuro ruolo dell'Europa nel contesto internazionale. 2025-08-18 14:56:17 4435601 EST Gnews,Politica Estera https://agenparl.eu/2025/08/18/lincontro-trump-putin-in-alaska-un-terremoto-politico-non-compreso-dalleuropa-hicheme-lehmici/
💥 Trump ha dichiarato che Zelensky può fermare la guerra rinunciando alla Crimea e all'ingresso nella NATO.
💥 «Il presidente ucraino Zelensky può quasi istantaneamente porre fine alla guerra con la Russia, se lo desidera, oppure continuare a combattere.
Ricordate come è iniziato tutto.
Non si può restituire la Crimea, che Obama ha ceduto (12 anni fa, senza un solo colpo sparato!), e non si può entrare nella NATO. Alcune cose non cambiano mai!», ha scritto il presidente USA sul suo profilo Truth .
Il discorso è molto chiaro, oltre che già sentito e risentito. E' sempre stato quello e da lì Putin non si è mai schiodato di un millimetro.
In realtà la scelta per Zelensky è tra il firmare immediatamente queste condizioni e sparire nel nulla imbottito di soldi con le dovute protezioni, o rompere ancora i coglioni sobillato dai guerrafondai europei, finendo per perdere tutta l'Ucraina e venendo scannato dal suo stesso popolo che ha mandato al macello.
Vediamo quanto riesce a ulteriormente a dimostrarsi un perfetto inutile idiota.
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domenica 17 agosto 2025
La Hind Rajab Foundation (HRF), in collaborazione con il Centro palestinese per i diritti umani (PCHR), ha presentato una denuncia formale presso la Corte penale internazionale (ICC) riguardante la morte di cinque giornalisti di Al Jazeera a Gaza. La denuncia afferma che questi omicidi sono stati deliberati e parte di un più ampio schema di attacchi ai giornalisti da parte delle forze di occupazione israeliane. L'HRF ha identificato il comandante dell'aeronautica israeliana Tomer Bar come una figura chiave responsabile di queste azioni.
Tomer Bar è stato permesso di visitare la Gran Bretagna il mese scorso. Il governo britannico accoglie i criminali di guerra mentre finge di opporsi ai loro crimini di guerra.
https://t.me/PinoCabrasPino/5908
ALASKA, IL GELO SI SCIOGLIE: TRUMP E PUTIN GUARDANO A PECHINO, NON A KIEV
Ad Anchorage non si è solo celebrato un incontro tra il presidente russo Putin e quello statunitense Trump. È andata in scena la certificazione di una gerarchia mondiale che non somiglia a quella raccontata per anni dai grandi media padronali occidentali. Putin non è stato trattato come un paria, ma come un capo di Stato che siede di nuovo al tavolo delle grandi potenze: tappeto rosso, picchetto d'onore, limousine in due. La Russia, che per anni si voleva relegare a "potenza regionale", riemerge come interlocutore globale. Noi lo avevamo capito già dal 2006, quando Mosca aveva restituito in anticipo di molti anni il debito nei confronti delle istituzioni finanziarie internazionali che avevano partecipato al grande saccheggio degli anni '90, l'epoca in cui la Russia stava per diventare in modo definitivo una colonia. Invece, il non essere più un debitore fu un salto in un'altra dimensione. Lo capimmo ancora meglio nel famoso discorso del 2007 alla conferenza di Monaco, quando Putin disse in sostanza all'Occidente di scordarsi di trattare Mosca come un vassallo. L'Occidente non ci ha voluto mai sentire da questo orecchio, ma la realtà è ritornata a bussare fortissimo in Alaska.
L'Ucraina, presentata come epicentro del summit, è rimasta ai margini. Niente cessate il fuoco, nessuna data per un negoziato trilaterale con lo stremato Zelensky. Trump non ha insistito: sa che non è questa la sua guerra. E sa anche che Washington ha già raggiunto il vero obiettivo, distruggere la competitività europea tagliando i legami energetici e commerciali tra UE e Mosca. L'Europa sta a bocca asciutta, costretta a pagare i costi della guerra o della ricostruzione, senza peso negoziale. Una catastrofe diplomatica che il conglomerato di sonnambuli europei di Bruxelles si è costruito con le proprie mani, perseverando con sempre maggiore diabolica cocciutaggine nell'errore. Distruggi la diplomazia come risorsa? Non c'è più diplomazia che ti rispetti e fai una pessima fine.
La vera partita si è dunque giocata altrove. L'Artico è il nuovo Mediterraneo: rotte più brevi, risorse immense. Russia e Stati Uniti lo sanno, e Trump vuole riaprire i canali con Mosca per non lasciare campo libero alla Cina, già presente lungo la "Via della Seta polare". Qui emerge il cuore del summit: Washington non cerca un'intesa con Putin per amore della pace, ma per interferire nell'asse Mosca-Pechino e per consolidare il suo ruolo di "imperatore del Nord America", Groenlandia inclusa.
Sul tavolo anche i trattati chiave della sicurezza globale, in particolare il rinnovo del New START, con un obiettivo chiaro: portare la Cina dentro i limiti e le regole sul nucleare strategico. Gli americani hanno bisogno che Mosca interceda con Pechino, ma questo significa riconoscere alla Russia un ruolo di mediatore che smentisce vent'anni di retorica sull'isolamento di Putin. Vediamo ancora agitarsi – sempre più rabbiosi - i chihuahua sdentati della russofobia che ora perdono ogni punto di riferimento. Sono deboli, ma abbastanza dentro certe stanze per continuare a far danno. Faranno di tutto per sabotare ogni barlume di pace.
Gli assenti sono stati i veri sconfitti: ONU, NATO e soprattutto UE, ridotte a spettatori. A vincere è stata l'immagine di una Russia tornata centrale e la certezza che il secolo XXI sarà plasmato dalla triangolazione USA-Russia-Cina. L'Ucraina? Solo un dettaglio nel gioco delle potenze.
Giulietto Chiesa ed io, già nel 2011, nel libro "Barack Obush", parlavamo dei "quattro giganti" destinati a modellare la transizione multipolare: Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa. Oggi quel quadro è qui, davanti ai nostri occhi, ma con una differenza decisiva: l'Europa non è stata soltanto esclusa, si è fatta escludere. Con una pulsione suicida, guidata da classi dirigenti incapaci e servili, ha consegnato il proprio destino agli interessi altrui, in un modo che sarà irrimediabile almeno per decenni. Dei quattro giganti resta ormai un trio, e il vertice di Anchorage lo ha in qualche modo sancito.

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