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giovedì 20 novembre 2025

Guarda "PERCHÉ hanno ucciso ENRICO BERLINGUER — infarto o omicidio su commissione?" su YouTube

Spore di muschio sono sopravvissute a 9 mesi nello spazio

 

Grosso, 'frasi Nordio sulla P2 rivelano obiettivo riforma'
Vogliono giudici sotto politica. Mantovano dice vanno ricondotti
   (ANSA) - ROMA, 20 NOV - "Non voglio tornare sulle
dichiarazioni davvero incredibili del ministro Nordio, ma
affermare che forse la P2 ha fatto anche qualcosa di buono, al
di là dell'evidente gaffe che non è passata inosservata, denota
qual è il vero obiettivo di chi ha voluto questa riforma. Si
tratta dello stesso obiettivo che è stato più volte confermato
da chi, come il sottosegretario Mantovano, ha detto che i
giudici vanno ricondotti. Il disegno è quello di sottoporre i
giudici al controllo o comunque all'influenza della politica, a
partire dall'aperta contestazione della loro indipendenza.
Questo è inaccettabile". Così il presidente del Comitato per il
No alla riforma della Giustizia, Enrico Grosso, intervistato a
Radio Anch'io in riferimento alle ultime dichiarazioni del
ministro Nordio sulla riforma.    Grosso ha sottolineato che "la riforma interviene su un punto
molto delicato della Costituzione, ove si disciplina
l'equilibrio tra i poteri. Tale intervento ha lo specifico scopo
di alterare l'equilibrio tra i poteri, indebolendo l'autonomia e
l'indipendenza della magistratura dalla politica, quella del 
giudice in primo luogo. Perché viene toccato l'organo che la
Costituzione chiama espressamente a difendere quel principio.
Questa riforma viene spesso presentata come la riforma della
separazione delle carriere, ma la separazione delle carriere
c'entra davvero poco. Si tratta in realtà della riforma del
Consiglio superiore della magistratura, al quale si vuole
togliere il fondamentale ruolo costituzionale che gli è stato 
affidato  dai costituenti, di difesa attiva dell'indipendenza
della magistratura dalla politica". (ANSA).
20/11/2025 14:53

- Nuovo sensore mostra la riparazione del Dna in diretta

Nuovo sensore mostra la riparazione del Dna in diretta (EMBARGO ORE 11) Utile per la ricerca su cancro e invecchiamento (ANSA) - MILANO, 20 NOV - (EMBARGO ALLE ORE 11,00) Sviluppato un nuovo sensore fluorescente che permette di osservare il danno e la riparazione del Dna in tempo reale all'interno delle cellule viventi. Il risultato, pubblicato su Nature Communications dai ricercatori dell'Università di Utrecht nei Paesi Bassi, potrà dare nuovo impulso alla ricerca sulla sicurezza dei farmaci, sulla biologia dei tumori e sull'invecchiamento.    In questi casi, infatti, la riparazione del Dna viene solitamente studiata attraverso tecniche di fissazione che determinano la morte della cellula e la conservazione della sua struttura per poterla esaminarla come un'istantanea di un preciso momento. A volte vengono usati strumenti come gli anticorpi che però tendono a legarsi in modo troppo forte al Dna, interferendo con la macchina della riparazione molecolare. "Il nostro sensore è diverso", afferma il ricercatore Tuncay Baubec. "È costruito con parti di una proteina naturale che la cellula già utilizza. Si lega e si stacca autonomamente dal sito del danno, quindi ciò che vediamo è il comportamento autentico della cellula". L'interazione è infatti delicata e reversibile, tanto da permettere di evidenziare il danno al Dna senza bloccare il processo di riparazione.    Il vantaggio rispetto ai metodi precedenti è notevole: invece di dover affrontare dieci esperimenti separati per immortalare la cellula in dieci momenti diversi, ora i ricercatori possono seguire l'intero processo di riparazione del Dna in un unico filmato continuo. Possono vedere quando si manifesta il danno, con quale rapidità arrivano le proteine ??di riparazione e quando la cellula risolve il problema. "Si ottengono più dati, una risoluzione più elevata e, soprattutto, un'immagine più realistica di ciò che accade all'interno di una cellula vivente", afferma il biologo Richard Cardoso Da Silva, che ha progettato e testato lo strumento.    L'efficacia del sensore è stata dimostrata sia sulle cellule coltivate in laboratorio che su un verme C. elegans vivente. (ANSA). 

NTW Press - Una nuova possibile strategia terapeutica per i pazienti con neoplasie del sangue

NTW Press - Una nuova possibile strategia terapeutica per i pazienti con neoplasie del sangue

Una nuova possibile strategia terapeutica per i pazienti con neoplasie del sangue

Ricercatrici e ricercatori del Centro Interdipartimentale di Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa (CIDSTEM) dell'Università di Modena e Reggio Emilia hanno identificato una nuova possibile strategia terapeutica per inibire la fibrosi del midollo osseo



Giovedì 20 Novembre 2025 14:00

REGGIO EMILIA – La mielofibrosi è un tumore che colpisce le cellule staminali del sangue, per la quale a oggi non esiste una cura del tutto efficace. La malattia è caratterizzata dallo sviluppo di tessuto fibroso a livello del midollo osseo, con una compromissione progressiva della produzione delle cellule del sangue e delle condizioni cliniche dei pazienti.

Fibrosi del midollo osseo

Una nuova possibile terapia per inibire precocemente la trasformazione fibrotica del midollo osseo arriva dai ricercatori e dalle ricercatrici del Centro Interdipartimentale di Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa (CIDSTEM) di Unimore, grazie al sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. I risultati sono stati ottenuti nell'ambito del programma "5 per mille" dal titolo "MYeloid NEoplasms Research Venture AIRC" (MYNERVA), coordinato dal professor Alessandro Vannucchi, oncoematologo dell'Università di Firenze.

E' possibile interferire

I dati raccolti dal gruppo della professoressa Rossella Manfredini e colleghi mostrano che colpendo in maniera mirata la proteina osteopontina è possibile interferire con l'evoluzione della fibrosi del midollo osseo. I risultati sono stati pubblicati sul Blood Cancer Journal, un'importante rivista ematologica a livello internazionale, appartenente al gruppo Nature.

Bisogno clinico

"Anche le terapie più avanzate per i pazienti con mielofibrosi non sono in grado di interferire in modo significativo con lo sviluppo di fibrosi midollare, il che porta a un sostanziale aggravamento delle condizioni cliniche e a una riduzione della sopravvivenza dei pazienti – spiega la professoressa Manfredini, responsabile del programma di Genomica e Trascrittomica del Centro di Medicina Rigenerativa Stefano Ferrari –."L'identificazione di nuove terapie anti-fibrotiche rimane quindi un bisogno clinico non soddisfatto, nonché una priorità per la cura della malattia. Per questo studio abbiamo studiato in topi di laboratorio con mielofibrosi un farmaco già utilizzato nella pratica clinica in pazienti affetti da melanoma e altri tipi di tumori. Lo scopo era anche accelerare il passaggio dei risultati dal banco di laboratorio al letto dei pazienti".

Osteopontina

"In un precedente studio, – aggiunge la dottoressa Lara Tavernari, collaboratrice della ricerca– avevamo scoperto che l'osteopontina, una molecola che favorisce la fibrosi, è significativamente aumentata nel plasma di pazienti affetti da mielofibrosi. I pazienti che presentano livelli maggiori di questa proteina mostrano anche un più alto grado di fibrosi del midollo osseo associato a una prognosi peggiore. Sulla base di questi dati ci siamo quindi focalizzati sull'identificazione di nuovi approcci terapeutici volti a inibire l'attività dell'osteopontina. Dopo aver valutato in cellule in coltura ottenute da pazienti l'efficacia di numerosi inibitori dell'osteopontina, abbiamo selezionato il farmaco cobimetinib e lo abbiamo somministrato a topi di laboratorio con mielofibrosi. Il farmaco ha prodotto una marcata riduzione dei livelli sia di osteopontina nel plasma, sia della fibrosi midollare".

Effetto sinergico

"Il risultato più significativo – conclude la professoressa Manfredini – è che l'associazione di cobimetinib con il ruxolitinib, la terapia mirata più utilizzata per la mielofibrosi, mostra un effetto sinergico sia sull'inibizione della fibrosi midollare che sull'ingrossamento della milza. Ciò suggerisce l'impiego di questa combinazione di farmaci nei pazienti come terapia curativa di prima linea, per inibire la progressione della malattia in una forma più grave. Dunque, il cobimetinib, un farmaco già approvato dagli enti regolatori e utilizzato in clinica contro il melanoma ed altri tumori, potrebbe essere riposizionato per la mielofibrosi, in combinazione con ruxolitinib, se la sperimentazione clinica nei pazienti affetti da mielofibrosi confermerà i dati preclinici".

 

 

Salute: Cnr,solo 4 adolescenti su 10 esenti da ansia/depressione =

AGI0587 3 CRO 0 R01 / Salute: Cnr,solo 4 adolescenti su 10 esenti da ansia/depressione = (AGI) - Roma, 20 nov. - Lo stato del benessere degli adolescenti riguarda specifici aspetti psicologici che sono largamente il riflesso dei mutamenti nell'interazione sociale in corso. Presenta un livello alto di distress (stress negativo: ansia associata a depressione) il 17,8% di studenti e studentesse, medio il 14,5% e basso il 23%. Soltanto 4 rispondenti su 10 sono dunque esenti da questi disagi psicologici: maggiormente i ragazzi (57,9% contro il 27,8% delle ragazze) e chi ha uno status economico familiare alto (49,3% contro il 31% di chi lo ha basso). Sono alcuni risultati del progetto "Mutamenti interazionali e benessere" (MiB), avviato nel 2024 dal Gruppo di ricerca Musa - Mutamenti sociali, valutazione e metodi dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps). L'autostima, che consiste nella valutazione di se stessi che scaturisce dall'interazione con gli altri, e' bassa nel 34,2% dei casi, elevata nel 13,4% e sana nel 52,4%. Ad avere una bassa autostima sono soprattutto le studentesse (47,9% contro il 23,6% degli studenti), i rispondenti con background migratorio (44,3% contro il 33,0% degli italiani) e quelli con uno status economico familiare basso (42,5% contro il 30,0% di chi lo ha alto). L'aggressivita' e' alta nel 28,4% dei casi (molto alta nel 13%), medio-alta nel 24,3%, media nel 26,9% e bassa nel 20,5%. Sono piu' aggressive le ragazze (almeno alta 34,2% contro il 23,7% dei ragazzi) e chi ha uno status culturale familiare basso (34,8% contro il 22,4% di chi lo ha alto). L'alessitimia, che consiste in un deficit nelle abilita' di elaborazione, consapevolezza e comunicazione delle emozioni (analfabetismo emotivo) e' alta nel 16,5% dei casi, media nel 66,3% e bassa nel 17,2%. E' maggiore tra le ragazze (25,5% contro il 9,7% dei ragazzi), i rispondenti con background migratorio (21,8% contro il 15,9% degli italiani) e chi ha uno status culturale familiare basso (20,7% contro il 12,8% di chi lo ha alto). L'identita' sociale, ovvero il modo in cui una persona sviluppa il senso di se' in relazione agli altri, alla societa', ai gruppi a cui appartiene e ai ruoli assunti, e' confusa nel 31,2% dei casi, media nel 45,8% e stabile, cioe', dotata di un chiaro senso si se' rispetto a relazioni, autonomia, appartenenza e realizzazione nel 23% dei casi. L'identita' sociale e' piu' confusa nelle ragazze (45,5% contro il 20,3% dei ragazzi) e tra i soggetti iperconnessi (44,7% contro il 22,9% di chi ha una bassa esposizione ai social media). (AGI)Sci/Bas 201431 NOV 25  

Storia

Il 20 NOVEMBRE 1945 nel Palazzo di Giustizia di Norimberga, uno dei pochi non distrutti dai bombardamenti iniziava il lungo PROCESSO DI NORIMBERGA, si concluse il 1 ottobre 1946.
Un processo FORTEMENTE VOLUTO DALL'URSS l'unica ad aver lottato contro il nazismo, quella che lo aveva sconfitto pagandone un prezzo altissimo in vite umane , oltre 27 milioni...ed aveva ogni genere di prove.
I paesi suoi alleati acconsentirono ma non con molto entusiasmo..🤔

Fu invece accettato con soddisfazione dagli stessi tedeschi, disillusi e onestamente pentiti di aver appoggiato il nazismo 

Lo scopo di questo processo non fu solo, STABILIRE GIUSTIZIA PER LE VITTIME E CONDANNARE  I CRIMINALI NAZISTI AUTORI DI TALI CRIMINI MA ANCHE LA CONDANNA TOTALE DELL'IDEOLOGIA FASCIO- NAZISTA, CREARE UN ANTIDOTO CONTRO OGNI SORTA DI NEGAZIONISMO FUTURO E SCONGIURARE IL RITORNO DEL NAZISMO IN QUALSIASI FORMA.
I principali protagonisti, Hitler, Mussolini, Himmler,il  braccio destro di Hitler Joseph Goebbels, ed altri, come sappiamo erano già morti, ma molti capi nazisti e non solo, anche medici e collaboratori erano vivi e furono messi alla sbarra.
La difesa provò ad obiettare invocando l'insussistenza di tale processo, appellandosi  al principio del Diritto Romano:
" NULLUM CRIMEN, NULLA POENA SINE PRAEVIA LEGE POENALI" cioè l'impossibilità di considerare reati comportamenti che, al momento in cui sono avvenuti erano leciti in quanto non vietati dalla legge.
Ma tale obiezione fu categoricamente respinta in quanto ESISTEVANO GIÀ  LEGGI INTERNAZIONALI SUI CRIMINI DI GUERRA e, proprio in seguito a quel processo, se ne formularono altre sui diritti umani e i crimini contro l'umanità.

185 furono gli imputati...e avrebbero dovuto essere molti di più, solo 24 le condanne a morte 20 all'ergastolo, il resto ad una lunga reclusione quasi tutte in contumacia perché nel frattempo molti erano fuggiti in stati che avevano offerto loro protezione, sappiamo bene quali  .💩

Il 6 ottobre 1946 a Berlino ci fu l'esecuzione per impiccagione dei condannati a morte, solo di 10 però, gli altri erano scappati o avevano provveduto a suicidarsi.

Chiaramente fu l' Urss a fornire le prove più valide delle atrocità di massa commesse, non solo tonnellate di carte, contenenti documenti e registri ma anche moltissime immagini e riprese cinematografiche realizzate dagli stessi nazisti, che i russi avevano trovato e sequestrato.
Tale riprese furono proiettate in aula, la visione delle quali procurarono molti malori tra i componenti la corte che furono causa di vari rinvii.

Fu decisione della corte LA DIVULGAZIONE PUBBLICA DELLE PROVE DEI CRIMINI NAZISTI, a monito.
Molti sono gli scrittori che li riportano compresi gli atti del processo ma si deve a PETER WEISS, scrittore e drammaturgo tedesco la pubblicazione nella sua "DIE ERMITTLUNG" dell'intera istruttoria con tutti i momenti delle udienze, il dibattito processuale e molta della documentazione.

E PER IL FASCISMO E I SUOI ORRIPILANTI CRIMINI❓
I partigiani avevano ucciso Mussolini, evidentemente ciò bastò per non occuparsene a  Norimberga.

Nel TRATTATO DI PARIGI ( 10 febbraio 1947) l'Italia fu considerata come NAZIONE SCONFITTA( il tentativo di passare all'altro fronte negli ultimi due anni come sappiamo non andò a buon fine) fu quindi costretta ad accettare tutti i 90 ARTICOLI del patto che la riguardavano, e che:
📌 la OBBLIGAVANO A RISPONDERE DEI SUOI CRIMINI IN JUGOSLAVIA, ALBANIA, GRECIA, LIBIA, ETIOPIA, URSS, FRANCIA ECC ECC..
📌a PAGARE PEGNO con una serie di risarcimenti monetari, restituzione beni sottratti e rinunce territoriali, la cancellazione della nazionalità italiana per le persone di etnia italiana in quei territori..
Inoltre 
📌le intimavano  REGOLARI PROCESSI E PUNIZIONI PER GLI AUTORI DI TALI CRIMINI E TUTTI I GERARCHI FASCISTI❗

L'ITALIA NON OTTEMPERÒ MAI A NESSUNO DI QUESTI OBBLIGHI😡
😡NESSUN RISARCIMENTO, 
😡NESSUN PROCESSO,
😡NESSUN CRIMINALE PROCESSATO E CONDANNATO...
😡TUTTO VERGOGNOSAMENTE OCCULTATO...

ITALIA VERGOGNOSA, VIGLIACCA, FASCISTA FINO AL MIDOLLO...😡💩😡💩

❗️ ⚡️La Duma di Stato russa ha adottato una risoluzione con una proposta di misure di ritorsione contro l'UE in caso di sequestro di beni russi

⚡️I beni di non residenti provenienti da stati non amichevoli possono essere utilizzati come fonte di risarcimento dei danni.

Più sicurezza sui bus di Roma, arriva body-cam per i controllori

 

Tumore prostata, radioterapia efficace ma la riceve 20% pazienti

 

Il futuro dell’Occidente nel nuovo ordine mondiale

 





 


 


mercoledì 19 novembre 2025

LAVORO. LICENZIATO PERCHÉ HA PAURA VOLARE, OPERAIO FA APPELLO

DIR1092 3 LAV 0 RR1 R/INT /TXT LAVORO. LICENZIATO PERCHÉ HA PAURA VOLARE, OPERAIO FA APPELLO IL GIUDICE NELLA PRIMA SENTENZA HA DATO RAGIONE ALL'AZIENDA (DIRE) Bologna, 19 nov. - Non si arrende il lavoratore bolognese licenziato per aver rifiutato di partire in trasferta negli Stati Uniti con i colleghi a causa della paura di volare. Il Tribunale di Bologna ha dato ragione all'azienda, confermando il licenziamento e sostenendo che l'aviofobia non era stata adeguatamente documentata. Una sentenza "ingiusta", secondo la Fiom-Cgil di Bologna che assisterà il metalmeccanico nel ricorso. "Il lavoratore, assunto come cablatore dal 2002 e da sempre esentato da trasferte aeree per una aerofobia certificata, si è visto richiedere improvvisamente, nel febbraio 2024, di fare le pratiche per ottenere il passaporto, evidentemente in vista di una trasferta non specificata", riferisce il sindacato. "Subiva quindi una contestazione disciplinare e poi una sanzione di sospensione. Al primo confronto con la società con la dovuta assistenza sindacale su una questione che incideva direttamente sulla sua salute, il lavoratore si diceva disponibile a provvedere a dotarsi di passaporto. Il giorno dopo veniva poi licenziato", è la ricostruzione della Fiom. "Il Tribunale di Bologna, con una motivazione che riteniamo gravemente ingiusta, ha qualificato la condotta del lavoratore come 'grave insubordinazione' e ha ritenuto sussistente la recidiva. Abbiamo pertanto presentato per il tramite dei nostri legali immediato appello contro questa decisione, convinti che in secondo grado emergerà con chiarezza l'infondatezza del licenziamento", fa sapere la Fiom. (Vor/ Dire) 12:08 19-11-25  

NTW Press - In Germania si può decidere di morire anche in coppia: il suicidio assistito depenalizzato già 5 anni fa, le differe

NTW Press - In Germania si può decidere di morire anche in coppia: il suicidio assistito depenalizzato già 5 anni fa, le differenze con l'Italia

In Germania si può decidere di morire anche in coppia: il suicidio assistito depenalizzato già 5 anni fa, le differenze con l'Italia

Il caso Kessler riporta l'attenzione sul vuoto legislativo nostrano. Solo 16 persone hanno ottenuto il via libera legale nel nostro Paese



Mercoledì 19 Novembre 2025 13:09

La recente morte delle gemelle Kessler ha riportato l'attenzione sul delicato tema del fine vita, un argomento che continua a suscitare dibattiti, riflessioni e polemiche.

Le due artiste, celebri anche in Italia, hanno scelto di porre fine alla propria vita in Germania, Paese natale ma anche membro dell'Unione Europea che consente, a determinate condizioni, il suicidio assistito.

La loro decisione ha simbolicamente aperto un dibattito sull'autodeterminazione e sulla possibilità di morire legalmente "insieme" per persone legate da un forte vincolo affettivo.

Gemelle Kessler

La legalizzazione del suicidio assistito in Germania

Il suicidio assistito in Germania è stato depenalizzato nel 2020 grazie a una sentenza storica della Corte Costituzionale federale (Bundesverfassungsgericht). La Corte dichiarò incostituzionale una norma che vietava l'agevolazione del suicidio, affermando che ogni individuo deve avere "margine sufficiente affinché un individuo possa esercitare il proprio diritto a una morte autodeterminata" e scegliere di "porre fine alla propria vita secondo i propri termini".

Secondo la Corte, nessuno può essere obbligato a favorire un suicidio assistito, e la legislazione futura sul tema resta di competenza del Parlamento federale, che finora non ha approvato norme specifiche. La pratica, dunque, è regolata principalmente dalla giurisprudenza e dalle linee guida delle associazioni che assistono le persone in cerca di un suicidio assistito.

Il caso Kessler: un suicidio assistito in coppia

Alice ed Ellen Kessler rappresentano un esempio emblematico della possibilità, in Germania, di morire insieme pur rispettando la legge. Secondo la portavoce della Deutsche Gesellschaft für Humanes Sterben (DGHS), l'associazione più antica e importante del Paese che si occupa di suicidio assistito, la scelta delle due sorelle era maturata da anni.

Gemelle Kessler

La procedura ha seguito tutti i passaggi richiesti dalla legge: prima una valutazione legale per accertare la maturità della decisione, poi l'incontro con un medico per confermare la volontà libera e responsabile, senza patologie psichiatriche che potessero comprometterla.

Il giorno del suicidio, pur essendo il medico a preparare l'infusione letale, sono state le gemelle a girare personalmente la valvola e ad auto-somministrarsi il mix di farmaci. Prima della somministrazione definitiva, hanno effettuato una prova tecnica con soluzione salina, come da prassi, per garantire la sicurezza. L'infusione ha portato alla morte tramite arresto cardiaco e documentata secondo quanto previsto per proteggere la libera scelta del paziente e tutelare chi assiste.

Secondo i dati della DGHS, nel 2024 in Germania ci sono stati circa 1.000‑1.200 i suicidi assistiti.

Come funziona

Non tutti possono accedervi: chi richiede il suicidio assistito deve essere maggiorenne, capace di intendere e di volere, e agire responsabilmente e di propria spontanea volontà. Il medico o l'associazione assistente non possono eseguire direttamente l'atto, pena la configurazione di eutanasia attiva, vietata in Germania. Le associazioni come la DGHS offrono supporto legale e medico, accompagnando le persone nel percorso, ma l'atto finale resta di esclusiva responsabilità del paziente.

Negli ultimi anni, ci sono stati diversi tentativi di regolamentare la materia attraverso leggi federali, ma nessuno di questi ha avuto successo. Ciò lascia un quadro in parte "flessibile", ma comunque vincolato da linee guida precise che garantiscono la sicurezza e la responsabilità del procedimento.

La situazione in Italia

In Italia, l'accesso al suicidio assistito è molto più limitato. La sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019 sul caso Dj Fabo ha stabilito che il reato di aiuto al suicidio non si applica se il paziente è malato, possiede capacità di autodeterminazione e soffre di patologie irreversibili con sofferenze intollerabili. Inoltre, deve essere dipendente da trattamenti di sostegno vitale e la procedura viene verificata dal Servizio Sanitario Nazionale, con l'intervento del comitato etico territoriale.

Solo pochi pazienti hanno effettivamente ottenuto il via libera. Negli ultimi 12 mesi, 16.035 persone hanno chiesto informazioni sul fine vita, con un aumento del 14% rispetto all'anno precedente. Tra queste, 1.707 hanno richiesto informazioni specifiche su eutanasia e suicidio assistito, mentre 580 persone hanno ricevuto indicazioni su procedure italiane o svizzere per la morte volontaria assistita.

Fino ad oggi, solo 16 persone hanno ottenuto il via libera legale in Italia. Di queste, 12 hanno potuto accedere effettivamente alla procedura: alcune con assistenza diretta dell'Associazione Luca Coscioni, altre tramite il Servizio Sanitario Nazionale, con tempi di attesa che in alcuni casi si sono prolungati fino a tre anni. Altri pazienti hanno scelto di non procedere o non hanno potuto accedere per limiti burocratici, a volte dovendo rivolgersi a strutture estere per realizzare il loro diritto.

Le difficoltà principali in Italia riguardano la necessità di essere dipendenti da trattamenti di sostegno vitale e il percorso complesso che richiede valutazioni regionali, comitati etici e tempi lunghi, elementi che spesso ritardano o impediscono l'accesso alla procedura, anche a pazienti terminali. Come evidenziato da Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, ciò genera discriminazioni e disagi per chi vuole esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione.

La palude nell'attesa di una legge e la frammentazione regionale

Nel 2021 una proposta di legge sul fine vita ricevette il primo via libera dall'Aula della Camera, mai poi non ebbe seguito in Senato.

Ora si aspetta che la maggioranza ne presenti una nuova, come deciso in una riunione qualche mese fa a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, ma le posizioni tra i partiti sul fine vita continuano ad essere ancora distanti.

Parallelamente le regioni hanno cercato di supplire ad un vuoto normativo. Sia la Toscana che la Sardegna hanno approvato delle leggi regionali sul suicidio medicalmente assistito. La Toscana è stata la prima regione a farlo, approvando una legge nel febbraio 2025, e la Sardegna è stata la seconda, approvando la sua legge nel settembre 2025.

Entrambe le leggi sono state approvate in assenza di una legge nazionale organica e stabiliscono tempi e procedure per l'accesso al suicidio medicalmente assistito, come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale. 

A tentare di ottenere una legge regionale sul tema era stato anche il Veneto, grande sostegno era arrivato proprio dal Governatore leghista Luca Zaia, ma per un solo voto l'impresa è sfumata. 

Campagna Pro Life contro Zaia, favorevole alla legge sul suicidio assistito

Suicidio assistito nel mondo

Oltre alla Germania, altri Paesi europei hanno regolamentato in maniera diversa il suicidio assistito.

Mappa leggi nazionali suicidio assistito (Associazione Luca Coscioni)

La Svizzera è stata la prima a legittimarlo già dal 1942, pur senza prevedere l'eutanasia attiva. Austria, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo hanno approvato leggi che permettono la morte volontaria assistita, talvolta anche per minorenni, come in Belgio dal 2014. Più di recente, Spagna e Portogallo hanno introdotto leggi specifiche, rispettivamente nel 2021 e nel 2023.

La differenza principale tra eutanasia e suicidio assistito risiede in chi compie l'atto finale: nell'eutanasia è il medico a somministrare il farmaco letale, nel suicidio assistito è il paziente stesso.