Inizio pubblicazioni 22 agosto 2003 Notizie flash dall'Italia e dal mondo. DAL 2003 ININTERROTTAMENTE E OLTRE 100MILA INFORMAZIONI TOTALMENTE GRATUITE-
Translate
mercoledì 4 febbraio 2026
Colombia: Petro propone a Trump lo slogan "Facciamo di nuovo grandi le Americhe"
NOVA0028 3 EST 1 NOV Colombia: Petro propone a Trump lo slogan "Facciamo di nuovo grandi le Americhe" Bogota', 04 feb - (Agenzia_Nova) - Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha proposto all'omologo degli Stati Uniti, Donald Trump, di modificare lo slogan "Make America great again" in "Make Americas great again": "Facciamo di nuovo grandi le Americhe". Lo scrive il presidente colombiano sul suo profilo X. "Sembra che gli sia piaciuto", aggiunge Petro, pubblicando una fotografia di un cappellino Maga con la firma di Trump in cui ad America e' stata aggiunta una S. (Brs)

ARABIA SAUDITA-TURCHIA:PRESSING PER RITIRO ISRAELIANO GAZA E UNITÀ YEMEN E SUDAN
ZCZC IPN 075 EST --/T ARABIA SAUDITA-TURCHIA:PRESSING PER RITIRO ISRAELIANO GAZA E UNITÀ YEMEN E SUDAN ROMA (ITALPRESS) - Arabia Saudita e Turchia hanno rinnovato il loro impegno per il cessate il fuoco a Gaza e per la fine dell'occupazione israeliana del territorio, al termine della visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Riad, dove ha incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman. In un comunicato diffuso oggi dall'agenzia ufficiale saudita Spa, i due paesi hanno sottolineato la necessità di "stabilire un cessate il fuoco duraturo a Gaza e porre fine all'occupazione israeliana del settore". Le parti hanno espresso profonda preoccupazione per le tensioni e i rischi di escalation nella regione, confermando l'intenzione di intensificare il coordinamento per preservare la pace e la sicurezza internazionale. I leader hanno inoltre manifestato l'intenzione di rafforzare la cooperazione bilaterale e regionale, sostenendo le iniziative volte a garantire stabilità, pace e prosperità nel Medio Oriente. Entrambi i paesi hanno accolto con favore l'adesione a un "Consiglio per la pace" finalizzato a sostenere gli sforzi di pace guidati dal presidente statunitense Donald Trump a Gaza, e l'avvio delle attività della Commissione nazionale indipendente per la gestione del settore. (ITALPRESS) - (SEGUE). xn8/tvi/red 04-Feb-26 08:56
Energia, Agen: "Italia snodo per gas Usa in Ue, serve autonomia strategica"
Energia, Agen: "Italia snodo per gas Usa in Ue, serve autonomia strategica" Energia, Agen: "Italia snodo per gas Usa in Ue, serve autonomia strategica" (Energia Oltre) Roma, 04/02/2026 - "«La fornitura Usa è salita al 60% delle importazioni europee di gas naturale liquefatto sotto il presidente Trump. Era circa il 40% alla fine del 2024. E tutti e 7 i terminali americani di esportazione attivi nella Costa Est e nel Golfo d'America trasportano gas via mare in Italia. Non a caso la prima visita all'estero di Doug Burgum come presidente del Consiglio per il dominio energetico è stata in Italia. L'Italia può giocare un ruolo enorme, anche per via dell'allineamento nel modo in cui Meloni e Trump vedono l'indipendenza energetica non solo come una questione economica ma di sicurezza nazionale. E la partnership tra i due Paesi è una relazione perfetta per il flusso transatlantico di energia», dice al Corriere Jarrod Agen, direttore esecutivo del Consiglio nazionale per il dominio energetico creato alla Casa Bianca da Trump. Oggi sarà ospite dell'ambasciatore italiano Marco Peronaci a Washington per un evento sulla presidenza Usa del G20: uno dei pilastri del G20 sarà l'energia. (...) «Siamo coinvolti nel portare gas naturale americano in Ucraina, lavorando con le compagnie europee che hanno partnership con quelle americane, e con i governi europei per le infrastrutture necessarie. Molte infrastrutture esistenti per il gas vanno dalla Russia verso ovest, ma stiamo cercando di rovesciare quel flusso, di capire come avere un corridoio nord-sud, un corridoio est-ovest e quali possono essere i punti di ingresso. Ed è qui che entra in gioco l'Italia che potrebbe essere un accesso chiave per il gas naturale americano in Europa. (...) «Sì il mio team e i miei colleghi hanno lavorato con vari Paesi per costruire una coalizione che lavora insieme per assicurare che non ci sia un Paese o un avversario che possa chiudere l'intera fornitura di minerali critici, necessari per prodotti di difesa, tecnologia, gli iPhone, le auto…»", si legge su Il Corriere della Sera. (Energia Oltre - edl) (edl) 20260204T085701Z
NTW Press - No all'Ice in Italia, da Monza parte la protesta
NTW Press - No all'Ice in Italia, da Monza parte la protesta
No all'Ice in Italia, da Monza parte la protesta
Approvata in Consiglio comunale una mozione che sollecita l'esecutivo nazionale a fare luce sul ruolo dell'agenzia statunitense durante le Olimpiadi

Monza, Mercoledì 04 Febbraio 2026 09:37
No all'Ice in Italia. Il Consiglio comunale di Monza entra a gamba tesa nel dibattito nazionale sulla presenza dell'agenzia statunitense in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina, approvando una mozione che chiede al Governo un impegno chiaro, trasparente e inequivocabile sul ruolo degli apparati di sicurezza stranieri durante i Giochi.
La mozione contro l'Ice
La mozione è stata approvata lunedì 2 febbraio 2026, con 20 voti favorevoli, 8 contrari e 1 astenuto (Paolo Piffer). È stata Giulia Bonetti, per il Partito Democratico, a portare in aula il documento. La consigliera ha spiegato di parlare «a nome di cittadini preoccupati» e ha chiesto che il sindaco Paolo Pilotto si faccia portavoce con l'esecutivo per ottenere chiarimenti puntuali sul coinvolgimento dell'Ice e, più in generale, dell'intelligence statunitense nelle attività di sicurezza legate all'evento olimpico. Secondo Bonetti è «grave che finora il Governo non abbia fornito una posizione chiara e coerente sulla questione».
Nel testo della mozione, a sostegno delle preoccupazioni espresse, si richiama anche quanto accaduto negli Stati Uniti: «Ci sono state sei vittime dall'inizio dell'anno, Ice non ne ha uccise solo due a Minneapolis», ha detto Bonetti. In particolare il dispositivo della mozione approvata impegna il sindaco e la Giunta: a ottenere una comunicazione ufficiale completa, univoca e trasparente circa il coinvolgimento dell'Ice nelle attività di sicurezza dei Giochi; a chiedere chiarimenti su ruolo, competenze, limiti operativi, catena di comando, profili di responsabilità e meccanismi di coordinamento degli eventuali agenti presenti in Italia; a rappresentare la ferma contrarietà del Comune di Monza al coinvolgimento di corpi armati stranieri non deputati alla sicurezza pubblica e non specificamente addestrati alla gestione di eventi sportivi di massa; a sollecitare il Governo affinché eviti soluzioni che possano mettere a rischio l'incolumità delle persone, compromettere la sovranità decisionale italiana in materia di sicurezza o arrecare danno all'immagine internazionale del Paese; a ribadire che la sicurezza dei Giochi debba essere garantita prioritariamente dalle forze dell'ordine italiane attraverso forme di cooperazione internazionale chiaramente definite; e infine a trasmettere la mozione alla Presidente del Consiglio, al Ministro dell'Interno e ai Presidenti delle Camere.
Le diverse posizioni politiche
Massimiliano Longo, capogruppo di Forza Italia, ha bocciato l'opportunità del dibattito. A suo giudizio è poco sensato discutere di questi temi quando Monza ha problemi ben più concreti, soprattutto sul fronte della sicurezza, che dovrebbero essere al centro dell'azione del Consiglio comunale.
Andrea Arbizzoni (FdI) ha invece argomentato: «La questione già superata». Il capogruppo dei meloniani ha ricordato che qualche settimana fa, quando sui giornali circolavano notizie sulla possibile presenza di personale Ice, il tema poteva avere senso; oggi, però, nel giro di 48 ore si è chiarito che non si tratta di «persone brutte, cattive o pericolose, bensì di tre consulenti operativi all'interno dell'ambasciata o del consolato americano, impegnati in attività di intelligence e collegamento con le forze di polizia italiane», ha detto Arbizzoni.
Posizione simile quella dell'ex sindaco Dario Allevi: «Se fossimo chiamati a votare una mozione che esprima ferma condanna dei fatti di cronaca avvenuti a Minneapolis avrebbe avuto di certo l'unanimità dei consensi, ma qui parliamo di un'altra mozione». Secondo Allevi, «le cose sono sbagliate nei tempi, superate nei fatti»: i cinque punti sollevati sarebbero già stati chiariti. Ha precisato che si tratta di agenti dell'intelligence dell'Ice operativi in una sala operativa allestita al Consolato degli Stati Uniti a Milano come funzionari di collegamento, per tenere i rapporti con le forze di polizia italiane. Da qui la sua conclusione: la polemica e la mozione sono «strumentali».
L'astensione di Piffer
Paolo Piffer ha premesso che i video sulle operazioni dell'Ice negli Stati Uniti lo hanno «spaventato» e che contesta ogni abuso di potere o uso improprio della forza. Tuttavia ha spostato il focus sul metodo: continuano ad arrivare in aula mozioni che, a suo dire, non rientrano nelle competenze di un consiglio comunale.
Pur disponibile al confronto su temi sovracomunali, ha criticato il fatto che si parli sempre meno di Monza e dei suoi problemi reali. Piffer ha poi attaccato l'Amministrazione su questioni locali — consumo di suolo, edilizia scolastica fatiscente, difficoltà nel garantire case alle famiglie in difficoltà — sostenendo che l'attacco a Trump e all'Ice servirebbe solo a «preservare un briciolo di credibilità politica».
Il Pd e il sindaco
Se la maggioranza ha votato compatta la mozione, a difendere la posizione ci ha pensato anche il sindaco Paolo Pilotto.
«C'è stato un bel confronto ed è tipico dei nostri Consigli lasciare spazio ai consiglieri e non mi scandalizza se ogni tanto usciamo dalla gestione quotidiana». Sul merito il primo cittadino è stato netto: «Non ci sono dubbi che chi per quella sigla si muove per le strade stia mostrando incompetenza e impreparazione. Molti sono formati per due mesi o per due settimane, per questo c'è allerta e una richiesta di attenzione ragionevole». Ha precisato che la mozione «non è contro il Governo», ma chiede semplicemente maggiore attenzione e chiarezza.
Prima di lui anche Sarah Brizzolara aveva ribadito: «I Giochi dovrebbero incarnare valori di pace, universalità e rispetto reciproco. Tuttavia Milano-Cortina nasce sotto una cattiva stella, soprattutto per l'impatto ambientale su territori fragili e per investimenti ingenti in un momento di difficoltà economica».
No all'Ice in Italia, da Monza parte la protesta
Approvata in Consiglio comunale una mozione che sollecita l'esecutivo nazionale a fare luce sul ruolo dell'agenzia statunitense durante le Olimpiadi

Monza, Mercoledì 04 Febbraio 2026 09:37
No all'Ice in Italia. Il Consiglio comunale di Monza entra a gamba tesa nel dibattito nazionale sulla presenza dell'agenzia statunitense in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina, approvando una mozione che chiede al Governo un impegno chiaro, trasparente e inequivocabile sul ruolo degli apparati di sicurezza stranieri durante i Giochi.
La mozione contro l'Ice
La mozione è stata approvata lunedì 2 febbraio 2026, con 20 voti favorevoli, 8 contrari e 1 astenuto (Paolo Piffer). È stata Giulia Bonetti, per il Partito Democratico, a portare in aula il documento. La consigliera ha spiegato di parlare «a nome di cittadini preoccupati» e ha chiesto che il sindaco Paolo Pilotto si faccia portavoce con l'esecutivo per ottenere chiarimenti puntuali sul coinvolgimento dell'Ice e, più in generale, dell'intelligence statunitense nelle attività di sicurezza legate all'evento olimpico. Secondo Bonetti è «grave che finora il Governo non abbia fornito una posizione chiara e coerente sulla questione».
Nel testo della mozione, a sostegno delle preoccupazioni espresse, si richiama anche quanto accaduto negli Stati Uniti: «Ci sono state sei vittime dall'inizio dell'anno, Ice non ne ha uccise solo due a Minneapolis», ha detto Bonetti. In particolare il dispositivo della mozione approvata impegna il sindaco e la Giunta: a ottenere una comunicazione ufficiale completa, univoca e trasparente circa il coinvolgimento dell'Ice nelle attività di sicurezza dei Giochi; a chiedere chiarimenti su ruolo, competenze, limiti operativi, catena di comando, profili di responsabilità e meccanismi di coordinamento degli eventuali agenti presenti in Italia; a rappresentare la ferma contrarietà del Comune di Monza al coinvolgimento di corpi armati stranieri non deputati alla sicurezza pubblica e non specificamente addestrati alla gestione di eventi sportivi di massa; a sollecitare il Governo affinché eviti soluzioni che possano mettere a rischio l'incolumità delle persone, compromettere la sovranità decisionale italiana in materia di sicurezza o arrecare danno all'immagine internazionale del Paese; a ribadire che la sicurezza dei Giochi debba essere garantita prioritariamente dalle forze dell'ordine italiane attraverso forme di cooperazione internazionale chiaramente definite; e infine a trasmettere la mozione alla Presidente del Consiglio, al Ministro dell'Interno e ai Presidenti delle Camere.
Le diverse posizioni politiche
Massimiliano Longo, capogruppo di Forza Italia, ha bocciato l'opportunità del dibattito. A suo giudizio è poco sensato discutere di questi temi quando Monza ha problemi ben più concreti, soprattutto sul fronte della sicurezza, che dovrebbero essere al centro dell'azione del Consiglio comunale.
Andrea Arbizzoni (FdI) ha invece argomentato: «La questione già superata». Il capogruppo dei meloniani ha ricordato che qualche settimana fa, quando sui giornali circolavano notizie sulla possibile presenza di personale Ice, il tema poteva avere senso; oggi, però, nel giro di 48 ore si è chiarito che non si tratta di «persone brutte, cattive o pericolose, bensì di tre consulenti operativi all'interno dell'ambasciata o del consolato americano, impegnati in attività di intelligence e collegamento con le forze di polizia italiane», ha detto Arbizzoni.
Posizione simile quella dell'ex sindaco Dario Allevi: «Se fossimo chiamati a votare una mozione che esprima ferma condanna dei fatti di cronaca avvenuti a Minneapolis avrebbe avuto di certo l'unanimità dei consensi, ma qui parliamo di un'altra mozione». Secondo Allevi, «le cose sono sbagliate nei tempi, superate nei fatti»: i cinque punti sollevati sarebbero già stati chiariti. Ha precisato che si tratta di agenti dell'intelligence dell'Ice operativi in una sala operativa allestita al Consolato degli Stati Uniti a Milano come funzionari di collegamento, per tenere i rapporti con le forze di polizia italiane. Da qui la sua conclusione: la polemica e la mozione sono «strumentali».
L'astensione di Piffer
Paolo Piffer ha premesso che i video sulle operazioni dell'Ice negli Stati Uniti lo hanno «spaventato» e che contesta ogni abuso di potere o uso improprio della forza. Tuttavia ha spostato il focus sul metodo: continuano ad arrivare in aula mozioni che, a suo dire, non rientrano nelle competenze di un consiglio comunale.
Pur disponibile al confronto su temi sovracomunali, ha criticato il fatto che si parli sempre meno di Monza e dei suoi problemi reali. Piffer ha poi attaccato l'Amministrazione su questioni locali — consumo di suolo, edilizia scolastica fatiscente, difficoltà nel garantire case alle famiglie in difficoltà — sostenendo che l'attacco a Trump e all'Ice servirebbe solo a «preservare un briciolo di credibilità politica».
Il Pd e il sindaco
Se la maggioranza ha votato compatta la mozione, a difendere la posizione ci ha pensato anche il sindaco Paolo Pilotto.
«C'è stato un bel confronto ed è tipico dei nostri Consigli lasciare spazio ai consiglieri e non mi scandalizza se ogni tanto usciamo dalla gestione quotidiana». Sul merito il primo cittadino è stato netto: «Non ci sono dubbi che chi per quella sigla si muove per le strade stia mostrando incompetenza e impreparazione. Molti sono formati per due mesi o per due settimane, per questo c'è allerta e una richiesta di attenzione ragionevole». Ha precisato che la mozione «non è contro il Governo», ma chiede semplicemente maggiore attenzione e chiarezza.
Prima di lui anche Sarah Brizzolara aveva ribadito: «I Giochi dovrebbero incarnare valori di pace, universalità e rispetto reciproco. Tuttavia Milano-Cortina nasce sotto una cattiva stella, soprattutto per l'impatto ambientale su territori fragili e per investimenti ingenti in un momento di difficoltà economica».
SICUREZZA. BOCCIA (PD): GOVERNO PIEGA PARLAMENTO ALLA PROPRIA PROPAGANDA
DIR0486 3 POL 0 RR1 N/POL / DIR /TXT SICUREZZA. BOCCIA (PD): GOVERNO PIEGA PARLAMENTO ALLA PROPRIA PROPAGANDA (DIRE) Roma, 4 feb. - "Le violenze avvenute a Torino sono state gravi, inaccettabili, intollerabili. Le abbiamo condannate subito, senza ambiguità, senza distinguo. Chi aggredisce le forze dell'ordine colpisce lo Stato e va isolato e punito secondo la legge. Su questo non c'è e non ci sarà mai alcuna ambiguità da parte nostra. Ma proprio perché prendiamo sul serio la sicurezza e il lavoro delle donne e degli uomini in divisa, non possiamo accettare ciò che è accaduto ieri alla Camera e oggi in Senato. La maggioranza ha scelto di piegare le regole con la forza dei numeri, trasformando il Parlamento in una dependance dell'esecutivo. È la conferma di un disegno che questa destra persegue dall'inizio della legislatura: ridurre il ruolo del Parlamento, concentrare il potere nel Governo, usare le istituzioni come strumenti di parte. Il passaggio da una semplice informativa, come avvenuto alla Camera, a comunicazioni con voto al Senato non è un dettaglio procedurale. È una forzatura politica e istituzionale, compiuta per trascinare il Parlamento su un terreno scivoloso e trasformare una vicenda grave in propaganda. Questa non è unità nazionale. La verità è che l'appello della Presidente del Consiglio alla collaborazione istituzionale era finto. Era finto perché il Governo ha già un decreto-legge pronto. Era finto perché al Parlamento non si chiede di discutere, ma di ratificare. Era finto perché non si cercava una sintesi, ma una copertura politica a una strategia sulla sicurezza che ha già fallito da tre anni e mezzo. Meloni ci ha chiesto di condividere una strategia fallimentare, di farci corresponsabili di una linea che ha prodotto più propaganda che sicurezza reale. E oggi questa operazione è apparsa con tutta evidenza. Si vota su Torino in modo strumentale, mentre si nega il voto su Niscemi, si impedisce un pronunciamento sulle alluvioni, si salvano Musumeci e Schifani dalle loro responsabilità politiche. Due pesi e due misure. Si vota quando serve a coprire i fallimenti della destra. Si fugge dal voto quando emergono le responsabilità della destra. E tutto questo si inserisce in un disegno più ampio che non possiamo fingere di non vedere: rafforzare l'esecutivo indebolendo il Parlamento, delegittimare la magistratura, costruire un clima di sospetto permanente verso il dissenso. Questo è il modello Trump applicato all'Italia: l'emergenza come metodo, il nemico interno come narrazione, la paura come collante politico. Noi diciamo con chiarezza che non ci stiamo. La sicurezza non si costruisce fuori dallo Stato di diritto. Si costruisce dentro lo Stato di diritto, rispettando la costituzione, l'equilibrio tra i poteri, il ruolo del Parlamento. Siamo di fronte ad un governo che usa due pesi due misure, che chiede unità istituzionale ma usa il Parlamento per la propria propaganda". Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia intervenuto stamattina nell'aula del Senato. (Vid/ Dire) 09:59 04-02-26
- M5s, governo legittima squadracce di Trump, sovranisti d'accatto
M5s, governo legittima squadracce di Trump, sovranisti d'accatto (ANSA) - ROMA, 04 FEB - "La presenza dell'Ice non è all'altezza di una città come Milano che è medaglia d'oro della Resistenza, accogliendo Ice in Italia voi legittimate un modello di gestione dell'ordine pubblico fondato sulla brutale violenza". "Voi legittimate il modello di Trump e le sue squadracce agli occhi del mondo. Fino a che punto arriva il vostro servilismo verso Trump?". Lo ha detto il deputato del M5s Alfonso Colucci nell'Aula della Camera dopo l'informativa di Matteo Piantedosi sull'Ice. "Questo si chiama sovranismo d'accatto", ha incalzato. "Signor ministro lei ancora una volta ha deluso il Parlamento, ancora una volta delude gli italiani", ha aggiunto. (ANSA).
NTW Press - Trump teme le elezioni di midterm e vuole nazionalizzare il voto (cambiando la Costituzione americana)
NTW Press - Trump teme le elezioni di midterm e vuole nazionalizzare il voto (cambiando la Costituzione americana)
Trump teme le elezioni di midterm e vuole nazionalizzare il voto (cambiando la Costituzione americana)
Dopo le recenti sconfitte (Texas su tutte) il presidente teme di perdere una o entrambe le Camere del Congresso e punta a cambiare le regole

Mercoledì 04 Febbraio 2026 10:52
Lo spettro delle elezioni di midterm di novembre torna a scuotere Washington. Con un indice di gradimento sotto il 40% e una serie di vittorie democratiche inattese anche in territori tradizionalmente repubblicani, Donald Trump ha rilanciato una proposta destinata a far discutere: "nazionalizzare il voto" negli Stati Uniti.
L'idea, espressa durante una lunga intervista al podcaster conservatore Dan Bongino, rappresenta una rottura netta con l'assetto costituzionale americano, fondato su un sistema elettorale fortemente decentrato e gestito in larga parte da Stati e autorità locali.
Perché Trump spinge sulla "nazionalizzazione del voto"
Il contesto politico è centrale per comprendere la proposta. I sondaggi nazionali indicano un consenso presidenziale in calo, mentre i democratici hanno ottenuto risultati significativi in diverse competizioni locali e suppletive. Tra i casi più citati c'è la vittoria del democratico Taylor Rehmet in Texas, in un distretto che Trump aveva vinto con ampio margine nel 2024 — segnale di possibile erosione del consenso repubblicano.
In questo scenario, il presidente teme di perdere una o entrambe le Camere del Congresso. Un esito che renderebbe l'amministrazione politicamente più debole (la cosiddetta lame duck) e aumenterebbe il rischio di nuove iniziative di impeachment o di blocco dell'agenda legislativa.
Da qui la spinta a intervenire sulle regole del processo elettorale.
Le dichiarazioni a Dan Bongino e il ritorno delle accuse sui brogli 2020
Nel colloquio con Dan Bongino, ex dirigente federale e voce influente dell'area conservatrice, Trump ha ribadito — senza che vi siano state conferme giudiziarie — la tesi delle elezioni 2020 "rubate". Ha quindi invitato i repubblicani a "prendere il controllo" del processo di voto.
La frase più discussa riguarda la proposta di centralizzare il sistema elettorale "almeno in quindici Stati". Un'affermazione che ha sollevato critiche trasversali tra costituzionalisti ed esperti di diritto elettorale, perché non esiste un meccanismo legale semplice per federalizzare unilateralmente il voto in singoli Stati.
La strategia federale: Dipartimento di Giustizia e database elettorale nazionale
La proposta di nazionalizzazione non è isolata. Si inserisce in una strategia più ampia dell'amministrazione per rafforzare il controllo federale su alcuni aspetti del processo elettorale.
Tra le iniziative più rilevanti:
richieste del Dipartimento di Giustizia a diversi Stati — tra cui il Minnesota — per ottenere accesso completo alle liste elettorali
tentativo di costruire un archivio elettorale nazionale
verifiche centralizzate su registrazioni e cittadinanza degli elettori.
I critici parlano di espansione senza precedenti della supervisione federale sul voto; i sostenitori la definiscono una misura di sicurezza elettorale.
Ordini esecutivi sul voto e stop dei tribunali
A marzo il presidente ha firmato un ordine esecutivo con misure restrittive su:
obbligo di prova documentale della cittadinanza
limiti più rigidi al voto per corrispondenza
scadenza delle schede postali entro la chiusura dei seggi.
Gran parte delle disposizioni è stata bloccata dai tribunali federali, che hanno rilevato profili di incostituzionalità e conflitto con le competenze statali.
Immigrazione, sicurezza e narrazione dei brogli
Trump continua a sostenere che il sistema elettorale sia vulnerabile a frodi e al voto di immigrati irregolari — una tesi che verifiche indipendenti e contenziosi giudiziari pluriennali non hanno confermato su larga scala.
Nel dibattito pubblico è emersa anche l'ipotesi — non confermata — di un possibile dispiegamento di agenti ICE in prossimità dei seggi. Secondo diverse organizzazioni civiche, una simile misura potrebbe avere un effetto dissuasivo sull'affluenza delle minoranze.
Gerrymandering e pressioni sui collegi elettorali
Parallelamente, il presidente ha incoraggiato Stati a guida repubblicana — in particolare il Texas — a ridisegnare anticipatamente i collegi del Congresso (gerrymandering) per favorire il GOP.
La risposta di alcuni Stati democratici è stata speculare, con una escalation di ridisegno politico delle mappe elettorali che aumenta la polarizzazione del sistema.
Georgia, indagini e precedenti istituzionali sensibili
Nel tentativo di dimostrare presunti brogli 2020, Trump ha promosso iniziative investigative in Georgia, lo stesso Stato dove era stato incriminato per pressioni sul conteggio dei voti.
Il coinvolgimento diretto di figure dell'intelligence e contatti operativi con agenti federali hanno sollevato polemiche su violazioni di protocolli istituzionali e confini tra potere politico e apparati investigativi.
Il tema del "quarto mandato" e le preoccupazioni democratiche
A completare il quadro, il presidente ha più volte evocato — in modo provocatorio — l'ipotesi di un ulteriore mandato oltre i limiti costituzionali. Ha inoltre dichiarato di rimpiangere di non aver mobilitato la Guardia Nazionale per sequestrare macchine per il voto nel 2020.
Dichiarazioni che alimentano il dibattito tra studiosi di diritto costituzionale e osservatori democratici sulla tenuta delle norme e delle consuetudini istituzionali.
Cosa è realistico e cosa no sulla "nazionalizzazione del voto"
Dal punto di vista tecnico-giuridico:
Realistico:
aumento dei controlli federali mirati
leggi nazionali su requisiti di registrazione
standard minimi comuni.
Molto difficile o irrealistico:
gestione federale diretta delle elezioni statali
centralizzazione completa del processo di voto
esautorazione delle autorità locali senza riforma costituzionale.
Come funziona il sistema elettorale americano, cosa sono le midterm e cosa cambierebbe con la proposta di Trump
Per comprendere la portata della proposta di "nazionalizzare il voto", è utile spiegare in modo chiaro come funziona il sistema elettorale degli Stati Uniti, cosa sono le elezioni di midterm e quali effetti concreti avrebbe una centralizzazione federale del processo.
Come funziona il sistema elettorale negli Stati Uniti
Il sistema elettorale americano è federale e decentrato. Non esiste un'unica autorità nazionale che organizza le elezioni: la gestione pratica del voto è affidata ai singoli Stati.
In concreto:
ogni Stato stabilisce regole su registrazione degli elettori, modalità di voto e procedure di scrutinio
le elezioni sono amministrate da funzionari statali, di contea e municipali
le liste elettorali sono gestite a livello locale
le modalità di voto (anticipato, per corrispondenza, di persona) variano da Stato a Stato
il Congresso può fissare alcuni standard federali, ma non controlla direttamente l'organizzazione dei seggi
Questo modello nasce per ridurre il rischio di concentrazione del potere e aumentare la resilienza del sistema: migliaia di autorità diverse gestiscono il voto, rendendo più difficile una manipolazione centralizzata.
Cosa sono le elezioni di midterm
Le elezioni di midterm si tengono ogni quattro anni a metà del mandato presidenziale. Sono un passaggio politico cruciale perché ridisegnano gli equilibri del Congresso.
Alle midterm si vota per:
tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti
circa un terzo dei 100 senatori
molti governatori e parlamenti statali
cariche locali e referendum.
Storicamente, il partito del presidente in carica tende a perdere seggi alle midterm. Per questo vengono spesso considerate un referendum politico sull'operato della Casa Bianca.
Se l'opposizione conquista una o entrambe le Camere può:
bloccare o rallentare le leggi presidenziali
aprire commissioni d'inchiesta
avviare procedure di impeachment alla Camera
condizionare nomine e bilanci federali.
Cosa cambierebbe con la "nazionalizzazione del voto" proposta da Trump
La proposta di Trump di "nazionalizzare il voto" implicherebbe un cambiamento radicale dell'attuale architettura elettorale. Anche se i dettagli operativi non sono stati definiti, una vera centralizzazione comporterebbe:
Possibili cambiamenti strutturali
maggiore controllo federale sulle liste elettorali
standard nazionali obbligatori per registrazione e identificazione
regole uniformi su voto per corrispondenza e voto anticipato
supervisione centrale su procedure di conteggio
database elettorale nazionale.
Gli ostacoli legali
Un simile cambiamento incontrerebbe forti barriere:
competenze costituzionalmente attribuite agli Stati
precedenti della Corte Suprema a favore del decentramento
necessità probabile di riforme legislative profonde
alto rischio di contenzioso giudiziario immediato.
L'impatto politico
Dal punto di vista politico, i sostenitori vedono la centralizzazione come uno strumento di sicurezza e uniformità. I critici la considerano invece un rischio per:
l'autonomia degli Stati
la separazione dei poteri
la fiducia nel processo elettorale
la neutralità amministrativa del voto.
Perché il tema è centrale nel dibattito democratico USA
Il confronto sulla gestione del voto non è solo tecnico ma costituzionale: tocca l'equilibrio tra potere federale e statale, tra sicurezza e accessibilità, tra standard nazionali e pluralismo locale.
Per questo la proposta di nazionalizzare il sistema elettorale — al di là della sua fattibilità — è diventata uno dei nodi più sensibili del dibattito politico americano in vista delle elezioni di midterm.

Trump teme le elezioni di midterm e vuole nazionalizzare il voto (cambiando la Costituzione americana)
Dopo le recenti sconfitte (Texas su tutte) il presidente teme di perdere una o entrambe le Camere del Congresso e punta a cambiare le regole

Mercoledì 04 Febbraio 2026 10:52
Lo spettro delle elezioni di midterm di novembre torna a scuotere Washington. Con un indice di gradimento sotto il 40% e una serie di vittorie democratiche inattese anche in territori tradizionalmente repubblicani, Donald Trump ha rilanciato una proposta destinata a far discutere: "nazionalizzare il voto" negli Stati Uniti.
L'idea, espressa durante una lunga intervista al podcaster conservatore Dan Bongino, rappresenta una rottura netta con l'assetto costituzionale americano, fondato su un sistema elettorale fortemente decentrato e gestito in larga parte da Stati e autorità locali.
Perché Trump spinge sulla "nazionalizzazione del voto"
Il contesto politico è centrale per comprendere la proposta. I sondaggi nazionali indicano un consenso presidenziale in calo, mentre i democratici hanno ottenuto risultati significativi in diverse competizioni locali e suppletive. Tra i casi più citati c'è la vittoria del democratico Taylor Rehmet in Texas, in un distretto che Trump aveva vinto con ampio margine nel 2024 — segnale di possibile erosione del consenso repubblicano.
In questo scenario, il presidente teme di perdere una o entrambe le Camere del Congresso. Un esito che renderebbe l'amministrazione politicamente più debole (la cosiddetta lame duck) e aumenterebbe il rischio di nuove iniziative di impeachment o di blocco dell'agenda legislativa.
Da qui la spinta a intervenire sulle regole del processo elettorale.
Le dichiarazioni a Dan Bongino e il ritorno delle accuse sui brogli 2020
Nel colloquio con Dan Bongino, ex dirigente federale e voce influente dell'area conservatrice, Trump ha ribadito — senza che vi siano state conferme giudiziarie — la tesi delle elezioni 2020 "rubate". Ha quindi invitato i repubblicani a "prendere il controllo" del processo di voto.
La frase più discussa riguarda la proposta di centralizzare il sistema elettorale "almeno in quindici Stati". Un'affermazione che ha sollevato critiche trasversali tra costituzionalisti ed esperti di diritto elettorale, perché non esiste un meccanismo legale semplice per federalizzare unilateralmente il voto in singoli Stati.
La strategia federale: Dipartimento di Giustizia e database elettorale nazionale
La proposta di nazionalizzazione non è isolata. Si inserisce in una strategia più ampia dell'amministrazione per rafforzare il controllo federale su alcuni aspetti del processo elettorale.
Tra le iniziative più rilevanti:
richieste del Dipartimento di Giustizia a diversi Stati — tra cui il Minnesota — per ottenere accesso completo alle liste elettorali
tentativo di costruire un archivio elettorale nazionale
verifiche centralizzate su registrazioni e cittadinanza degli elettori.
I critici parlano di espansione senza precedenti della supervisione federale sul voto; i sostenitori la definiscono una misura di sicurezza elettorale.
Ordini esecutivi sul voto e stop dei tribunali
A marzo il presidente ha firmato un ordine esecutivo con misure restrittive su:
obbligo di prova documentale della cittadinanza
limiti più rigidi al voto per corrispondenza
scadenza delle schede postali entro la chiusura dei seggi.
Gran parte delle disposizioni è stata bloccata dai tribunali federali, che hanno rilevato profili di incostituzionalità e conflitto con le competenze statali.
Immigrazione, sicurezza e narrazione dei brogli
Trump continua a sostenere che il sistema elettorale sia vulnerabile a frodi e al voto di immigrati irregolari — una tesi che verifiche indipendenti e contenziosi giudiziari pluriennali non hanno confermato su larga scala.
Nel dibattito pubblico è emersa anche l'ipotesi — non confermata — di un possibile dispiegamento di agenti ICE in prossimità dei seggi. Secondo diverse organizzazioni civiche, una simile misura potrebbe avere un effetto dissuasivo sull'affluenza delle minoranze.
Gerrymandering e pressioni sui collegi elettorali
Parallelamente, il presidente ha incoraggiato Stati a guida repubblicana — in particolare il Texas — a ridisegnare anticipatamente i collegi del Congresso (gerrymandering) per favorire il GOP.
La risposta di alcuni Stati democratici è stata speculare, con una escalation di ridisegno politico delle mappe elettorali che aumenta la polarizzazione del sistema.
Georgia, indagini e precedenti istituzionali sensibili
Nel tentativo di dimostrare presunti brogli 2020, Trump ha promosso iniziative investigative in Georgia, lo stesso Stato dove era stato incriminato per pressioni sul conteggio dei voti.
Il coinvolgimento diretto di figure dell'intelligence e contatti operativi con agenti federali hanno sollevato polemiche su violazioni di protocolli istituzionali e confini tra potere politico e apparati investigativi.
Il tema del "quarto mandato" e le preoccupazioni democratiche
A completare il quadro, il presidente ha più volte evocato — in modo provocatorio — l'ipotesi di un ulteriore mandato oltre i limiti costituzionali. Ha inoltre dichiarato di rimpiangere di non aver mobilitato la Guardia Nazionale per sequestrare macchine per il voto nel 2020.
Dichiarazioni che alimentano il dibattito tra studiosi di diritto costituzionale e osservatori democratici sulla tenuta delle norme e delle consuetudini istituzionali.
Cosa è realistico e cosa no sulla "nazionalizzazione del voto"
Dal punto di vista tecnico-giuridico:
Realistico:
aumento dei controlli federali mirati
leggi nazionali su requisiti di registrazione
standard minimi comuni.
Molto difficile o irrealistico:
gestione federale diretta delle elezioni statali
centralizzazione completa del processo di voto
esautorazione delle autorità locali senza riforma costituzionale.
Come funziona il sistema elettorale americano, cosa sono le midterm e cosa cambierebbe con la proposta di Trump
Per comprendere la portata della proposta di "nazionalizzare il voto", è utile spiegare in modo chiaro come funziona il sistema elettorale degli Stati Uniti, cosa sono le elezioni di midterm e quali effetti concreti avrebbe una centralizzazione federale del processo.
Come funziona il sistema elettorale negli Stati Uniti
Il sistema elettorale americano è federale e decentrato. Non esiste un'unica autorità nazionale che organizza le elezioni: la gestione pratica del voto è affidata ai singoli Stati.
In concreto:
ogni Stato stabilisce regole su registrazione degli elettori, modalità di voto e procedure di scrutinio
le elezioni sono amministrate da funzionari statali, di contea e municipali
le liste elettorali sono gestite a livello locale
le modalità di voto (anticipato, per corrispondenza, di persona) variano da Stato a Stato
il Congresso può fissare alcuni standard federali, ma non controlla direttamente l'organizzazione dei seggi
Questo modello nasce per ridurre il rischio di concentrazione del potere e aumentare la resilienza del sistema: migliaia di autorità diverse gestiscono il voto, rendendo più difficile una manipolazione centralizzata.
Cosa sono le elezioni di midterm
Le elezioni di midterm si tengono ogni quattro anni a metà del mandato presidenziale. Sono un passaggio politico cruciale perché ridisegnano gli equilibri del Congresso.
Alle midterm si vota per:
tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti
circa un terzo dei 100 senatori
molti governatori e parlamenti statali
cariche locali e referendum.
Storicamente, il partito del presidente in carica tende a perdere seggi alle midterm. Per questo vengono spesso considerate un referendum politico sull'operato della Casa Bianca.
Se l'opposizione conquista una o entrambe le Camere può:
bloccare o rallentare le leggi presidenziali
aprire commissioni d'inchiesta
avviare procedure di impeachment alla Camera
condizionare nomine e bilanci federali.
Cosa cambierebbe con la "nazionalizzazione del voto" proposta da Trump
La proposta di Trump di "nazionalizzare il voto" implicherebbe un cambiamento radicale dell'attuale architettura elettorale. Anche se i dettagli operativi non sono stati definiti, una vera centralizzazione comporterebbe:
Possibili cambiamenti strutturali
maggiore controllo federale sulle liste elettorali
standard nazionali obbligatori per registrazione e identificazione
regole uniformi su voto per corrispondenza e voto anticipato
supervisione centrale su procedure di conteggio
database elettorale nazionale.
Gli ostacoli legali
Un simile cambiamento incontrerebbe forti barriere:
competenze costituzionalmente attribuite agli Stati
precedenti della Corte Suprema a favore del decentramento
necessità probabile di riforme legislative profonde
alto rischio di contenzioso giudiziario immediato.
L'impatto politico
Dal punto di vista politico, i sostenitori vedono la centralizzazione come uno strumento di sicurezza e uniformità. I critici la considerano invece un rischio per:
l'autonomia degli Stati
la separazione dei poteri
la fiducia nel processo elettorale
la neutralità amministrativa del voto.
Perché il tema è centrale nel dibattito democratico USA
Il confronto sulla gestione del voto non è solo tecnico ma costituzionale: tocca l'equilibrio tra potere federale e statale, tra sicurezza e accessibilità, tra standard nazionali e pluralismo locale.
Per questo la proposta di nazionalizzare il sistema elettorale — al di là della sua fattibilità — è diventata uno dei nodi più sensibili del dibattito politico americano in vista delle elezioni di midterm.
Usa: Iv, Ice? Con Trump orgoglio sovranista Meloni sotto i piedi =
AGI0283 3 POL 0 R01 / Usa: Iv, Ice? Con Trump orgoglio sovranista Meloni sotto i piedi = (AGI) - Roma, 4 feb. - "L'unica ipotesi possibile per spiegare le parole di Piantedosi e' che il ministro sia stato congelato nel giorno dell'insediamento di Donald Trump e scongelato oggi in occasione di questa informativa: come puo' non essersi reso conto che nell'ultimo anno l'Ice si e' snaturato rispetto al passato?". Lo ha detto Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, dopo l'informativa del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sull'Ice. "Parliamo di una forza dell'ordine che ha ucciso a freddo due cittadini americani perche' riprendevano delle immagini, che usa i bambini di 5 anni come esche e ha minacciato anche una troupe della Rai. Perche' Piantedosi non ha speso una sola parola per tutto questo? Anche Giorgia Meloni prima e' stata reticente, poi ha parlato a sproposito: a parte Trump, nessuno ha mai messo in discussione la Nato. Noi mettiamo in discussione solo il fatto che l'Ice, organismo che utilizza un modello profondamente diverso da quello delle nostre forze, venga in Italia. Noi difendiamo quel modello. La verita' e' che da quando Trump e' presidente l'orgoglio sovranista il governo l'ha messo sotto i piedi. C'e' una differenza tra essere alleati ed essere dei vassalli che non hanno nemmeno il coraggio per dire agli Usa 'noi quelli non li vogliamo'", ha concluso. (AGI)Ser 041139 FEB 26
Ucraina: Cremlino, no sviluppi su eventuale contatto Putin-Macron
Ucraina: Cremlino, no sviluppi su eventuale contatto Putin-Macron Roma, 4 feb. (LaPresse) - In merito ad un eventuale contatto telefonico fra il presidente russo Vladimir Putin e quello francese, Emmanuel Macron, "non ci sono ancora sviluppi sostanziali". Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. EST NG01 acp 041116 FEB 26
Ucraina: Cremlino, manteniamo apertura alla risoluzione pacifica del conflitto
NOVA0188 3 EST 1 NOV Ucraina: Cremlino, manteniamo apertura alla risoluzione pacifica del conflitto Mosca, 04 feb - (Agenzia_Nova) - La Russia mantiene la propria apertura alla risoluzione pacifica del conflitto Russia-Ucraina. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, durante una conferenza stampa. "La Russia continua l'operazione militare speciale. Le porte per una risoluzione pacifica sono aperte. La Russia mantiene la propria apertura", ha detto Peskov ai giornalisti. (Rum)
Russia-Francia: Cremlino, manteniamo alcuni contatti a livello di lavoro
NOVA0194 3 EST 1 NOV Russia-Francia: Cremlino, manteniamo alcuni contatti a livello di lavoro Mosca, 04 feb - (Agenzia_Nova) - La Russia e la Francia mantengono alcuni contatti a livello di lavoro. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, durante una conferenza stampa. "Effettivamente, a livello di lavoro ci sono alcuni contatti. Ma al momento non possiamo annunciare nulla di particolare in questo senso", ha detto Peskov ai giornalisti. (Rum)
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

