I PINI DELL'OBLIO IN FIAMME DI GERUSALEMME FANNO RIEMERGERE UN CRIMINE VERDE
israele
pensava di nascondere la Nakba sotto i pini: ora stanno bruciando. Ciò
che si consuma oggi è l'illusione di una foresta nata senza violenza. Il
vento caldo di una primavera ardente riaccende la memoria sepolta sotto
i parchi. Gli alberi erano silenziosi, ma la terra parlava.
Di Mohamed El Mokhtar Sidi Haiba - 1 maggio 2025
Le
foreste che circondano Gerusalemme oggi stanno bruciando. Il vento
porta con sé l'odore del pino carbonizzato e con esso si alza, nell'aria
di una primavera già soffocante, l'acre profumo di una verità repressa.
Questi incendi, che diremo naturali o accidentali, risvegliano tuttavia
una memoria sepolta, carbonizzata sotto le ceneri della Storia.
Perché
queste foreste non sono antiche. Non nascono dalla terra, ma le vengono
imposte. Sono il frutto di un Progetto Politico, di un atto di
recupero: quello di un mondo distrutto. Sotto i pini ardenti giacciono
le rovine di centinaia di villaggi palestinesi rasi al suolo nel 1948,
il giorno dopo l'espulsione di oltre 750.000 uomini, donne e bambini.
Questa Colonizzazione non solo svuotò il territorio dei suoi abitanti;
provò a riconfigurarne il volto.
Al momento della sua
proclamazione, l'entità israeliana si appropriò di oltre 250.000 acri di
terra, dichiarati "abbandonati" dalle stesse persone che ne avevano
espulso i proprietari. Poco dopo, quella cifra salì a 600.000 acri, in
gran parte trasferiti al Fondo Nazionale Ebraico, non per restituire la
terra, ma per riprogettarla, ripiantarla e rinominarla.
Fondato
nel 1901, il Fondo Nazionale Ebraico, sebbene registrato come ente di
beneficenza in diversi Paesi occidentali, era il braccio territoriale
del Progetto Sionista. Attraverso le famose scatole blu distribuite
nelle sinagoghe e nelle case della diaspora, raccolse le donazioni
necessarie per acquistare un terreno, recintarlo e reinventarlo. Queste
scatole, divenute quasi oggetti liturgici, vengono ancora evocate con
emozione nei discorsi dei personaggi politici americani: Kamala Harris,
durante la sua campagna elettorale, le ha ricordate con orgoglio davanti
al pubblico affascinato del Comitato per gli Affari Pubblici
Americano-Israeliano AIPAC, come se il ricordo di una collezione
giustificasse la cancellazione di un popolo.
Prima della Nakba,
meno del 4% della Palestina storica era stato acquisito legalmente. Fu
quindi attraverso massicce espropriazioni che il Fondo Nazionale Ebraico
diventò ricco. Il verde è diventato un'arma. Il detto recitava:
"Riportare in Vita il Deserto". Ma la terra non era vuota; era stata
svuotata. La riforestazione ha mimetizzato le rovine, cancellato le
tracce, trasformato le macerie in parchi. Il suo simbolo è il Parco
dell'Indipendenza Americana, costruito su sette villaggi cancellati
dalla mappa. L'albero scelto, il pino europeo, tradiva l'intenzione: non
radicarsi in Palestina, ma europeizzarla. Sostituisci l'antico Levante
con una cartolina del Nord.
Questo paesaggio artificiale, questo
inverdimento di facciata (greenwashing) attardato, era un'operazione di
estetica politica, un camuffamento da parte dei viventi. Piantare alberi
per attutire le voci. Per offrire "polmoni verdi" a una terra a cui era
stato strappato il cuore. Dietro le campagne di donazioni, le
pubblicità con volti noti, Sinatra, Taylor, Harris, nascondevano
un'espropriazione paziente, metodica, ostinata.
Oggi l'incendio
riporta in superficie ciò che gli alberi pensavano di nascondere. I pini
bruciano male, ma bruciano. E ciò che viene consumato non è solo un
paesaggio, ma la maschera di una storia. Una storia di sostituzioni, di
silenzi imposti, di memoria deturpata.
Dietro ogni parco, ogni foresta, ogni sentiero tracciato tra queste colline fumanti, c'è un'assenza. Una promessa non mantenuta. Un'ingiustizia continua. Le fiamme che avvolgono Gerusalemme ci ricordano, forse loro malgrado, che un popolo non può essere sradicato impunemente. E che la terra, prima o poi, finisce per parlare.
Traduzione: La Zona Grigia
Fonte
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