LAB0061 7 LAV 0 LAB LAV NAZ SICUREZZA: USMIA, 'SISTEMA NORMATIVO NON HA REGOLE D'INGAGGIO CHIARE PER LE FORZE DELL'ORDINE' = Roma, 8 lug. (Labitalia) - "Dal caso di Ramy Elgaml all'omicidio del Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie: due episodi tragici - diversi per dinamica -, uniti da un comune denominatore. Da un lato, chi sfida lo Stato violando le leggi; dall'altro, un'uniforme macchiata dal sangue di Carlo, uno dei tanti eroi in divisa che, fino all'ultimo giorno di una lunga e brillante carriera, ha affrontato pericoli e grandi responsabilità, con il peso del giudizio legato all'incognita di pochi istanti di forte tensione e imminente pericolo. Circostanze concitate che obbligano l'operatore ad agire nell'adempimento del dovere senza possibilità di pensare e finanche percepire la sensazione della paura. Questa è la realtà fattuale che, ahimè, si ripete sempre più frequentemente''. Lo afferma Carmine Caforio, Segretario Generale Usmia Carabinieri. "Novembre 2024, Milano - Il 19enne Ramy Elgaml, passeggero di un potente scooter, muore in un incidente a seguito di un inseguimento per sottrarsi a un controllo di polizia. Mesi dopo, la Procura chiude le indagini: sotto accusa non solo il giovane alla guida del mezzo, privo di patente e risultato positivo agli stupefacenti, ma anche il militare alla guida della gazzella. Per entrambi, l'ipotesi di reato è omicidio stradale. A pesare sul Carabiniere, secondo l'A.G. requirente, la durata dell'inseguimento, la distanza ravvicinata e una manovra ritenuta non proporzionata. Giugno 2025, Francavilla Fontana (BR) - Il Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie, a pochi giorni dalla pensione, perde la vita nel tentativo di fermare due criminali armati in fuga. Una reazione coraggiosa che si traduce in sacrificio estremo. Il ''comune denominatore'' -rileva Caforio- è l'inseguimento di soggetti che tentano di sottrarsi ad un controllo di polizia, per motivi in quel momento incogniti e doverosamente da accertare. La perdita di una vita umana - da ambo le parti - rappresenta sempre una tragedia, un dolore, una sconfitta. Ma c'è una differenza sostanziale che qualcuno - privo di competenze, a differenza della Magistratura verso la quale rinnoviamo la massima fiducia - finge ancora di ignorare: c'è chi la vita l'ha persa per adempiere al proprio dovere e chi invece violando le leggi. Un solco invalicabile che non deve lasciare spazio ad equivoci!". Nel primo caso, "il militare rischia un processo per aver ''osato troppo''. Nel secondo, Carlo paga con la vita il prezzo per aver tentato di impedire un crimine e, forse, per aver "osato poco". Sì, probabilmente Carlo - esperto professionista nell'uso delle armi, più volte encomiato, anche per un conflitto a fuoco in occasione di un sequestro di persona a scopo di rapina il 29 ottobre 1994 in Palazzolo Acreide (SR) - ha esitato qualche istante prima di premere il grilletto, per timore di essere processato. Un dubbio destinato a rimanere senza risposta", dichiara Caforio, e ribadisce: ''Il confine tra coraggio, dovere e legittimità si assottiglia sotto una lente d'ingrandimento che si avvale di un sistema normativo poco garantista e privo di regole d'ingaggio chiare verso le Forze dell'Ordine, puntualmente sottoposte anche al massacro mediatico''. (segue) (Red-Lab/Labitalia) ISSN 2499 - 3166 08-LUG-25 10:59
LAB0062 7 LAV 0 LAB LAV NAZ SICUREZZA: USMIA, 'SISTEMA NORMATIVO NON HA REGOLE D'INGAGGIO CHIARE PER LE FORZE DELL'ORDINE' (2) = (Labitalia) - ''La paura di restare invischiati in procedimenti infondati è sempre più diffusa, mortificando lo spirito d'iniziativa, la tenacia e l'ardimento, un tempo simboli del vero servitore dello Stato, oggi invece visti come una ''devianza'' da sviscerare in ogni dettaglio. Uomini e donne in uniforme si aspettano che lo Stato, per cui rischiano la vita ogni giorno, sia pronto a difenderli e non a processarli. La certezza della pena è diventata un ''miraggio'' - prosegue Caforio -, mentre chi delinque sembra godere di un sistema che tutela più i suoi diritti che quelli delle vittime e di chi è chiamato a difenderle". "Un clima frustrante, caratterizzato da incertezze, stipendi inadeguati e accuse molto spesso infondate, in cui si chiede alle Forze dell'Ordine di servire con onore e dedizione, senza però riconoscere loro la necessaria serenità". Caforio conclude: "No allo scudo penale! Sì invece a una forma di tutela legale immediata e totalmente a carico dello Stato, ma anche a una riforma normativa che preveda un'inchiesta - rapida - fondata su regole d'ingaggio scritte in modo chiaro e soprattutto aderenti all'azione di un operatore di polizia esposto a un pericolo concreto e imminente, per la sua e l'altrui incolumità. Solo in tal modo si potranno contrastare efficacemente i nuovi fenomeni criminali, rimuovendo quelle pericolose ambiguità che spesso collocano in una cornice di rilevanza penale - seppur di natura colposa - atti coraggiosi compiuti in condizioni irripetibili, poi etichettati come eccessi". Nel 2022, Usmia "diffuse - provocatoriamente - un vademecum per descrivere la paralisi operativa verso cui si rischia di scivolare. Tra le raccomandazioni: non inseguire, ma rileva la targa del mezzo in fuga, non reagire e indietreggia a fronte di una minaccia, non usare l'arma anche in condizioni legittime. Un documento che - nel suo stile volutamente esasperato - evidenziava la distorsione di un sistema che, invece di proteggere chi difende, spesso lo sacrifica", conclude Caforio. (Red-Lab/Labitalia) ISSN 2499 - 3166 08-LUG-25 10:59
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