Articolo di Sergey Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, «L’Ucraina, l’Europa e la sicurezza globale»
(19 giugno 2026)
Era inizialmente previsto che l’articolo di Sergey Lavrov venisse pubblicato su Politico Europe, edizione europea di Politico; all’ultimo momento, la Redazione ha deciso di annullare la pubblicazione.
Alcune riflessioni sulla soluzione della crisi ucraina, l’Europa e la sicurezza globale
Nel
corso dell’incontro tenutosi a Londra il 7 giugno scorso, i leader di
Regno Unito, Francia e Germania, assieme a Vladimir Zelensky, hanno
formulato cinque condizioni da presentare alla Russia per una «pace
giusta e duratura» in Ucraina. È proprio sulla base di queste cinque
richieste che l’Europa unita propone di avviare il dialogo con Mosca.
Contesto storico
Negli
ultimi venti e più anni, l’esperienza complessiva dei negoziati con
l’Europa, in quanto parte integrante dell’«Occidente collettivo»,
testimonia una sola realtà: i negoziati con la Russia sono stati
utilizzati come tattica di dilazione e come copertura diplomatica per
l’espansione geopolitica verso Est, fino ai confini russi,
dell’Occidente e delle sue istituzioni, in primis della NATO e
dell’Unione Europea.
Negli ultimi venti e più anni, l’esperienza
complessiva dei negoziati con l’Europa, in quanto parte integrante
dell’«Occidente collettivo», testimonia una sola realtà: i negoziati con
la Russia sono stati utilizzati come tattica di dilazione e come
copertura diplomatica per l’espansione geopolitica verso Est, fino ai
confini russi, dell’Occidente e delle sue istituzioni, in primis della
NATO e dell’Unione Europea.
La Russia ha fatto tutto il possibile
per superare mediante la diplomazia la crisi della sicurezza europea.
Tuttavia, nel gennaio 2022, gli Stati Uniti e la NATO hanno respinto la
proposta russa di concludere accordi giuridicamente vincolanti su
garanzie di sicurezza reciproche. I membri europei dell’Alleanza hanno
preso parte attiva a questa decisione.
La situazione attuale
Sorge
spontanea una domanda: perché i leader europei hanno improvvisamente
cambiato atteggiamento, tornando a parlare di negoziati, e quali
obiettivi perseguono con le loro dichiarazioni? Secondo quanto affermato
da Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari
Esteri, il dialogo con la Russia sarebbe necessario per trasmettere a
Mosca le condizioni dell’Europa, compresi il pagamento di «riparazioni»
all’Ucraina, il ritiro delle truppe dalla Transnistria e dal Caucaso
meridionale, l’abrogazione della legge sugli «agenti stranieri» e
l’introduzione di limitazioni alla consistenza delle Forze Armate della
Federazione Russa. A suo giudizio, «non è possibile raggiungere una pace
giusta e duratura senza chiamare la Russia a rispondere delle proprie
azioni».
L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di raggiungere
entro il 2030 la piena prontezza operativa per un eventuale scontro con
la Russia. Fino ad allora, si punta a guadagnare tempo con ogni
possibile mezzo. Come cinicamente dichiarato nell’aprile di quest’anno
dal Capo di Stato Maggiore belga: «Grazie al sangue degli ucraini, che
ci procurano questo tempo, abbiamo ancora qualche anno».
La posizione della Russia
Per
quanto riguarda i negoziati, come ha ribadito Vladimir Putin durante il
Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, la Russia non
rifiuta il dialogo con nessuno. Tuttavia, Mosca considera l’Europa parte
direttamente interessata alla sconfitta della Russia nel conflitto,
posizione che gli stessi leader europei dichiarano apertamente. Di
conseguenza, il dialogo con l’Europa non può essere impostato come se
l’Europa fosse un osservatore neutrale e imparziale.
La Russia non può che auspicare che gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale vengano raggiunti attraverso la diplomazia.

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