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lunedì 4 novembre 2019
domenica 3 novembre 2019
sabato 2 novembre 2019
Segre, mi sono sentita come una marziana in Senato
SABATO 02 NOVEMBRE 2019 20.47.00
Segre, mi sono sentita come una marziana in Senato
ZCZC4210/SXA XPP51226_SXA_QBXB U POL S0A QBXB Segre, mi sono sentita come una marziana in Senato (ANSA) - ROMA, 02 NOV - "Mi sono sentita una marziana in Senato". Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre a "Le parole della Settimana" su Rai 3 a proposito dell'astensione del centrodestra sulla commissione per contrastare l'odio. "Devo dire - ha aggiunto - che arrivata cosi' tardi in Senato, lontana da manovre politiche, mi sembrava che una mozione contro l'odio sarebbe stata accettata da tutti. Mi sembrava che contro l'odio generalizzato dovesse essere una questione di etica, morale e di coscienza di ciascuno". (ANSA). IA 02-NOV-19 20:46 NNNN
Segre, mi sono sentita come una marziana in Senato
ZCZC4210/SXA XPP51226_SXA_QBXB U POL S0A QBXB Segre, mi sono sentita come una marziana in Senato (ANSA) - ROMA, 02 NOV - "Mi sono sentita una marziana in Senato". Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre a "Le parole della Settimana" su Rai 3 a proposito dell'astensione del centrodestra sulla commissione per contrastare l'odio. "Devo dire - ha aggiunto - che arrivata cosi' tardi in Senato, lontana da manovre politiche, mi sembrava che una mozione contro l'odio sarebbe stata accettata da tutti. Mi sembrava che contro l'odio generalizzato dovesse essere una questione di etica, morale e di coscienza di ciascuno". (ANSA). IA 02-NOV-19 20:46 NNNN
GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA =
SABATO 02 NOVEMBRE 2019 17.16.42
GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA =
ADN0654 7 EST 0 ADN EST NAZ GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA = Sturgeon, 'presto nuovo referendum, la vittoria è a portata di mano' Glasgow, 2 nov. (Adnkronos/Dpa) - Sono state almeno 20mila le persone che hanno sfilato per le strade di Glasgow per chiedere l'indipendenza della SCOZIA dal Regno Unito. Alla manifestazione ha partecipato anche Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party e first minister scozzese. E' stata la sua prima partecipazione ad un evento indipendentista negli ultimi cinque anni. "Una SCOZIA indipendente è più vicina che mai. E' veramente a portata di mano", ha affermato la Sturgeon in una dichiarazione diffusa prima della manifestazione di oggi. Ieri, la first minister scozzese ha affermato che intende chiedere entro la fine dell'anno un nuovo referendum per l'indipendenza da Londra. (segue) (Mli/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 02-NOV-19 17:16 NN
GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA (2) =
ADN0655 7 EST 0 ADN EST NAZ GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA (2) = (Adnkronos/Dpa) - Le elezioni anticipate del 12 dicembre, chieste dal premier Bors Johnson per uscire dall'impasse politica legata alla Brexit, secondo la Sturgeon sono per la SCOZIA "la possibilità di sfuggire alla Brexit e mettere il nostro futuro nelle nostre mani". La leader dell'Snp ha invitato gli elettori scozzesi a votare in massa per il partito, per rafforzare le chance di indipendenza della SCOZIA. Nel 2014, nel primo rerefendum per l'indipnendenza, il 55 per cento degli scozzesi votarono contro il distacco dal Regno Unito. Tuttavia, neò referendum del 2016 sulla Brexit, il 62 per cento degli elettori in SCOZIA si pronunciarono a favore della permanenza nell'Unione europea. (Mli/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 02-NOV-19 17:16 NNNN
GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA =
ADN0654 7 EST 0 ADN EST NAZ GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA = Sturgeon, 'presto nuovo referendum, la vittoria è a portata di mano' Glasgow, 2 nov. (Adnkronos/Dpa) - Sono state almeno 20mila le persone che hanno sfilato per le strade di Glasgow per chiedere l'indipendenza della SCOZIA dal Regno Unito. Alla manifestazione ha partecipato anche Nicola Sturgeon, leader dello Scottish National Party e first minister scozzese. E' stata la sua prima partecipazione ad un evento indipendentista negli ultimi cinque anni. "Una SCOZIA indipendente è più vicina che mai. E' veramente a portata di mano", ha affermato la Sturgeon in una dichiarazione diffusa prima della manifestazione di oggi. Ieri, la first minister scozzese ha affermato che intende chiedere entro la fine dell'anno un nuovo referendum per l'indipendenza da Londra. (segue) (Mli/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 02-NOV-19 17:16 NN
NNSABATO 02 NOVEMBRE 2019 17.16.42
GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA (2) =
ADN0655 7 EST 0 ADN EST NAZ GB: GLASGOW, IN MIGLIAIA A MARCIA PER INDIPENDENZA SCOZIA (2) = (Adnkronos/Dpa) - Le elezioni anticipate del 12 dicembre, chieste dal premier Bors Johnson per uscire dall'impasse politica legata alla Brexit, secondo la Sturgeon sono per la SCOZIA "la possibilità di sfuggire alla Brexit e mettere il nostro futuro nelle nostre mani". La leader dell'Snp ha invitato gli elettori scozzesi a votare in massa per il partito, per rafforzare le chance di indipendenza della SCOZIA. Nel 2014, nel primo rerefendum per l'indipnendenza, il 55 per cento degli scozzesi votarono contro il distacco dal Regno Unito. Tuttavia, neò referendum del 2016 sulla Brexit, il 62 per cento degli elettori in SCOZIA si pronunciarono a favore della permanenza nell'Unione europea. (Mli/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 02-NOV-19 17:16 NNNN
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano
SABATO 02 NOVEMBRE 2019 12.00.47
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano Corbyn: Labour contrario, non necessario un altro referendum Roma, 2 nov. (askanews) - Una Scozia indipendente è "a portata di mano": lo ha dichiarati la leader del Partito Nazionale scozzese (Snp), Nicola Sturgeon. "Un Scozia indipendente è più vicina che mai, è veramente a portata di mano: ciò che è necessario adesso è un'altra chiara vittoria per l'Snp perché diventi ancora più vicina - quindi votate Snp il 12 dicembre per garantire alla Scozia il diritto di decidere", ha dichiarato la First minister scozzese durante un comizio. (Segue) Mgi 20191102T120044Z
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano Corbyn: Labour contrario, non necessario un altro referendum Roma, 2 nov. (askanews) - Una Scozia indipendente è "a portata di mano": lo ha dichiarati la leader del Partito Nazionale scozzese (Snp), Nicola Sturgeon. "Un Scozia indipendente è più vicina che mai, è veramente a portata di mano: ciò che è necessario adesso è un'altra chiara vittoria per l'Snp perché diventi ancora più vicina - quindi votate Snp il 12 dicembre per garantire alla Scozia il diritto di decidere", ha dichiarato la First minister scozzese durante un comizio. (Segue) Mgi 20191102T120044Z
SABATO 02 NOVEMBRE 2019 12.01.00
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano -2-
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano -2- Roma, 2 nov. (askanews) - Come ricorda il quotidiano britannico The Guardian durante il congresso dell'Snp, tenutosi il mese scorso, Sturgeon aveva dichiarato di voler indire un secondo referendum di indipendenza nel 2010 e di voler richiedere a Westminster il trasferimento dei necessari poteri in materia entro la fine dell'anno, richiesta già bocciata dal premier Boris Johnson. Sturgeon ha confermato di voler presentare la richiesta subito dopo le elezioni indipendentemente da quale partito conquisti Downing Street, lasciando intendere che il leader laburista Jeremy Corbyn sarebbe disponibile ad accontentarla; questi ha però subito smentito ricordando che il Labour "non sostiene l'indipendenza della Scozia e non pensa che un'altra consultazione sia auspicabile o necessaria". Mgi 20191102T120051Z
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano -2-
Gb, Sturgeon: indipendenza della Scozia è a portata di mano -2- Roma, 2 nov. (askanews) - Come ricorda il quotidiano britannico The Guardian durante il congresso dell'Snp, tenutosi il mese scorso, Sturgeon aveva dichiarato di voler indire un secondo referendum di indipendenza nel 2010 e di voler richiedere a Westminster il trasferimento dei necessari poteri in materia entro la fine dell'anno, richiesta già bocciata dal premier Boris Johnson. Sturgeon ha confermato di voler presentare la richiesta subito dopo le elezioni indipendentemente da quale partito conquisti Downing Street, lasciando intendere che il leader laburista Jeremy Corbyn sarebbe disponibile ad accontentarla; questi ha però subito smentito ricordando che il Labour "non sostiene l'indipendenza della Scozia e non pensa che un'altra consultazione sia auspicabile o necessaria". Mgi 20191102T120051Z
Brexit: in migliaia manifestano in Scozia per l'indipendenza =
SABATO 02 NOVEMBRE 2019 17.58.37
Brexit: in migliaia manifestano in Scozia per l'indipendenza =
(AGI/AFP) - Glasgow, 2 nov. - Migliaia di persone si sono radunate a Glasgow per chiedere l'indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna, guidati dalla premier, Nicola Sturgeon, che vede l'obiettivo "alla portata". La leader del Partito nazionale scozzese (Snp) ha tenuto l'intervento principale all'evento di George Square, a poche settimane dalle incombenti elezioni generali del prossimo dicembre. "Non fate errori, le elezioni generali che affronteremo il 12 dicembre sono le piu' importanti per la Scozia in tutta la nostra vita", ha affermato davanti ai manifestanti. Sturgeon dovrebbe, gia' prima di Natale, chiedere formalmente al premier britannico, Boris Johnson, l'attuazione della Sezione 30 che darebbe al governo della Scozia il permesso di organizzare un referendum. Nel referendum del 2014, il 55% dei votanti si era espresso contro l'indipendenza della Scozia ma i nazionalisti sostengono che il referendum britannico del 2016 a favore della Brexit rende necessario un altro referendum sull'indipendenza, perche' la Scozia ha votato per il 62% per rimanere nell'Unione europea. (AGI) Bra 021758 NOV 19 NNNN
Brexit: in migliaia manifestano in Scozia per l'indipendenza =
(AGI/AFP) - Glasgow, 2 nov. - Migliaia di persone si sono radunate a Glasgow per chiedere l'indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna, guidati dalla premier, Nicola Sturgeon, che vede l'obiettivo "alla portata". La leader del Partito nazionale scozzese (Snp) ha tenuto l'intervento principale all'evento di George Square, a poche settimane dalle incombenti elezioni generali del prossimo dicembre. "Non fate errori, le elezioni generali che affronteremo il 12 dicembre sono le piu' importanti per la Scozia in tutta la nostra vita", ha affermato davanti ai manifestanti. Sturgeon dovrebbe, gia' prima di Natale, chiedere formalmente al premier britannico, Boris Johnson, l'attuazione della Sezione 30 che darebbe al governo della Scozia il permesso di organizzare un referendum. Nel referendum del 2014, il 55% dei votanti si era espresso contro l'indipendenza della Scozia ma i nazionalisti sostengono che il referendum britannico del 2016 a favore della Brexit rende necessario un altro referendum sull'indipendenza, perche' la Scozia ha votato per il 62% per rimanere nell'Unione europea. (AGI) Bra 021758 NOV 19 NNNN
ANSA/ America a un anno dal voto, lo spettro dell'impeachment
SABATO 02 NOVEMBRE 2019 18.18.24
>>>ANSA/ America a un anno dal voto, lo spettro dell'impeachment
ZCZC3573/SXB ONY50091_SXB_QBXB R EST S0B QBXB >>>ANSA/ America a un anno dal voto, lo spettro dell'impeachment Incerto il destino di Trump, ma ai dem manca ancora un leader (di Ugo Caltagirone) (ANSA) - WASHINGTON, 2 NOV - "Uncharted waters", acque inesplorate. L'espressione piu' volte usata e abusata durante la grande crisi finanziaria ed economica degli anni 2000 riecheggia di nuovo in vista delle presidenziali statunitensi del 3 novembre 2020. Perche', ad un anno esatto dal voto, in America regna la piu' assoluta incertezza sul destino di Donald Trump, travolto dall'Ucrainagate. Ma anche su chi tra i candidati democratici prendera' lo scettro che, con esiti diversi, nel 2008 fu di Brack Obama e nel 2016 di Hillary Clinton. Con l'ex vicepresidente Joe Biden in evidente difficolta' e la paladina progressista Elizabeth Warren troppo schierata a sinistra e invisa a Wall Street. La campagna elettorale che si appresta a entrare nel vivo con la stagione delle primarie si preannuncia dunque una delle piu' drammatiche e imprevedibili della storia recente degli Usa, intrecciandosi inevitabilmente con un processo a cui il presidente in carica difficilmente riuscira' a sfuggire. Ora come ora e' infatti difficile pensare che la Camera del Congresso, a maggioranza democratica, alla fine delle indagini non voti gli articoli per la messa in stato di accusa di Trump, rinviandolo al giudizio dell'aula del Senato. Ed e' qui che, fin da ora, si gioca la partita del tycoon: se riuscira' a tenere unito il fronte repubblicano la vicenda dell'impeachment potrebbe diventare per lui il definitivo trampolino di lancio per la rielezione e un boomerang per le aspirazioni democratiche di riconquistare la Casa Bianca. Ma se quel fronte si sfaldera' davanti a prove sempre piu' schiaccianti, allora le chance del tycoon di arrivare alle urne si ridurrebbero al lumicino. Non e' un caso se in casa repubblicana c'e' gia' chi sta lavorando a un piano B. Non se ne parla, ma non si puo' rischiare di restare senza un candidato forte se dovesse cadere Trump. Cosi' dal vicepresidente Mike Pence al senatore Mitt Romney, sono molti i nomi che circolano, compreso quello della ex ambasciatrice all'Onu Nikki Haley. Il destino di Trump e' pero' legato anche ad altri fattori, a partire dall'andamento dell'economia e dei mercati. La sua posizione sara' piu' forte se la locomotiva Usa continuera' a correre cosi' come corre Wall Street, a dispetto delle nubi che si stanno addensando sull'economia globale e che che lasciano intravedere una possibile nuova recessione. I democratici lo sanno bene ma - uniti nella battaglia sui valori da difendere dall'onda del trumpismo - appaiono profondamente divisi sulla strategia da seguire su economia, welfare, tasse. Divisi tra chi cerca di tenere viva l'eredita' di Obama e di tenere unito il Paese e chi vuole una rottura col passato e un cambio di passo deciso. E lo scontro tra le due anime del partito democratico rischia di fare il gioco degli avversari. "Non siamo qui per compiacere qualcuno e io non faccio campagna con l'obiettivo di non urtare la sensibilita' di nessuno", ha ribadito nelle ultime ore una sempre piu' aggressiva Elizabeth Warren, calandosi oramai in quel ruolo di frontrunner che sembra aver definitivamente scippato al moderato Biden, sempre piu' in difficolta' non solo di immagine ma anche di soldi per la campagna. Cosi', con la fine della 'Betomania' che ha portato all'addio di Beto O'Rourke e con l'inconsistenza finora mostrata da candidati come Kamala Harris, il ruolo di anti-Warren e' sempre di piu' di Pete Buttigieg, il sindaco di South Bend partito come il vero outsider del gruppo e sempre piu' popolare tra la gente e in alto nei sondaggi. Ma con la mancanza di un vero leader anche in casa democratica aleggia un piano B. Tutto probabilmente dipendera' da come andranno i primi appuntamenti delle primarie in Iowa e New Hampshire, a febbraio. Se Biden crolla e Warren dovesse decollare, potrebbero essere pronti a scendere in campo personaggi come il tre volte sindaco di New York Michael Bloomberg o il numero uno di Disney Bob Iger. Ma attenzione, alla finestra ci sarebbe anche lei, Hillary Clinton, in cerca di rivincita. (ANSA). CU 02-NOV-19 18:17 NNNN
>>>ANSA/ America a un anno dal voto, lo spettro dell'impeachment
ZCZC3573/SXB ONY50091_SXB_QBXB R EST S0B QBXB >>>ANSA/ America a un anno dal voto, lo spettro dell'impeachment Incerto il destino di Trump, ma ai dem manca ancora un leader (di Ugo Caltagirone) (ANSA) - WASHINGTON, 2 NOV - "Uncharted waters", acque inesplorate. L'espressione piu' volte usata e abusata durante la grande crisi finanziaria ed economica degli anni 2000 riecheggia di nuovo in vista delle presidenziali statunitensi del 3 novembre 2020. Perche', ad un anno esatto dal voto, in America regna la piu' assoluta incertezza sul destino di Donald Trump, travolto dall'Ucrainagate. Ma anche su chi tra i candidati democratici prendera' lo scettro che, con esiti diversi, nel 2008 fu di Brack Obama e nel 2016 di Hillary Clinton. Con l'ex vicepresidente Joe Biden in evidente difficolta' e la paladina progressista Elizabeth Warren troppo schierata a sinistra e invisa a Wall Street. La campagna elettorale che si appresta a entrare nel vivo con la stagione delle primarie si preannuncia dunque una delle piu' drammatiche e imprevedibili della storia recente degli Usa, intrecciandosi inevitabilmente con un processo a cui il presidente in carica difficilmente riuscira' a sfuggire. Ora come ora e' infatti difficile pensare che la Camera del Congresso, a maggioranza democratica, alla fine delle indagini non voti gli articoli per la messa in stato di accusa di Trump, rinviandolo al giudizio dell'aula del Senato. Ed e' qui che, fin da ora, si gioca la partita del tycoon: se riuscira' a tenere unito il fronte repubblicano la vicenda dell'impeachment potrebbe diventare per lui il definitivo trampolino di lancio per la rielezione e un boomerang per le aspirazioni democratiche di riconquistare la Casa Bianca. Ma se quel fronte si sfaldera' davanti a prove sempre piu' schiaccianti, allora le chance del tycoon di arrivare alle urne si ridurrebbero al lumicino. Non e' un caso se in casa repubblicana c'e' gia' chi sta lavorando a un piano B. Non se ne parla, ma non si puo' rischiare di restare senza un candidato forte se dovesse cadere Trump. Cosi' dal vicepresidente Mike Pence al senatore Mitt Romney, sono molti i nomi che circolano, compreso quello della ex ambasciatrice all'Onu Nikki Haley. Il destino di Trump e' pero' legato anche ad altri fattori, a partire dall'andamento dell'economia e dei mercati. La sua posizione sara' piu' forte se la locomotiva Usa continuera' a correre cosi' come corre Wall Street, a dispetto delle nubi che si stanno addensando sull'economia globale e che che lasciano intravedere una possibile nuova recessione. I democratici lo sanno bene ma - uniti nella battaglia sui valori da difendere dall'onda del trumpismo - appaiono profondamente divisi sulla strategia da seguire su economia, welfare, tasse. Divisi tra chi cerca di tenere viva l'eredita' di Obama e di tenere unito il Paese e chi vuole una rottura col passato e un cambio di passo deciso. E lo scontro tra le due anime del partito democratico rischia di fare il gioco degli avversari. "Non siamo qui per compiacere qualcuno e io non faccio campagna con l'obiettivo di non urtare la sensibilita' di nessuno", ha ribadito nelle ultime ore una sempre piu' aggressiva Elizabeth Warren, calandosi oramai in quel ruolo di frontrunner che sembra aver definitivamente scippato al moderato Biden, sempre piu' in difficolta' non solo di immagine ma anche di soldi per la campagna. Cosi', con la fine della 'Betomania' che ha portato all'addio di Beto O'Rourke e con l'inconsistenza finora mostrata da candidati come Kamala Harris, il ruolo di anti-Warren e' sempre di piu' di Pete Buttigieg, il sindaco di South Bend partito come il vero outsider del gruppo e sempre piu' popolare tra la gente e in alto nei sondaggi. Ma con la mancanza di un vero leader anche in casa democratica aleggia un piano B. Tutto probabilmente dipendera' da come andranno i primi appuntamenti delle primarie in Iowa e New Hampshire, a febbraio. Se Biden crolla e Warren dovesse decollare, potrebbero essere pronti a scendere in campo personaggi come il tre volte sindaco di New York Michael Bloomberg o il numero uno di Disney Bob Iger. Ma attenzione, alla finestra ci sarebbe anche lei, Hillary Clinton, in cerca di rivincita. (ANSA). CU 02-NOV-19 18:17 NNNN
ANSA-FOCUS/ Hollywood, cercasi disperatamente star per il 2020
SABATO 02 NOVEMBRE 2019 18.23.02
>ANSA-FOCUS/ Hollywood, cercasi disperatamente star per il 2020
ZCZC3612/SXB ONY50152_SXB_QBXB R EST S0B QBXB >ANSA-FOCUS/ Hollywood, cercasi disperatamente star per il 2020 De Niro guida fronte anti-Trump ma nessuno dei dem scalda cuori (di Alessandra Baldini) (ANSA) - NEW YORK, 2 NOV - A un anno dalle presidenziali Usa Robert De Niro guida il fronte di Hollywood in vista del voto del 3 novembre del 2020: "Trump e' un gangster: non vedo l'ora che vada in galera", ha detto qualche giorno fa l'attore che l'anno scorso mando' il presidente a quel paese anche se il suo "F##k him" fu prontamente bloccato dalla censura della diretta dei Tony. "Chiunque piuttosto che Trump", sembra essere la parola d'ordine. La mecca del cinema e' tuttora solidamente democratica anche se, a tre mesi dai caucus dell'Iowa che daranno il via alla stagione delle primarie, produttori e divi sono tuttora alla ricerca di un leader su cui puntare, che scaldi i cuori come accadde con Barack Obama nel 2008 e nel 2012 e in parte con Hillary Clinton nel 2016. L'incertezza di Hollywood riflette quella del paese davanti a una rosa di candidati democratici incapaci di generare reale entusiasmo. "E' troppo presto per decidere", si e' schermito il regista di 'Star Wars: l'Ascesa di Skywalker', J.J. Abrams, che ha organizzato un fundraising per la senatrice della California Kamala Harris. La Harris gioca in casa: gode il sostegno del Ceo di Lionsgate Jon Feltheimer, di Rita Wilson e Emma Roberts, mentre Jennifer Garner e l'ex marito Ben Affleck hanno diviso il loro appoggio tra lei e Cory Booker. Ma in generale, divi e produttori non sono piu' vicini a decidere di quanto non fossero a luglio, quando l'ex boss di Dreamworks Jeffrey Katzenberg dono' il massimo individuale di 2.800 dollari a ciascuno dei 15 candidati allora in corsa. A questo punto nel 2008 Hollywood era ancora divisa tra Hillary Clinton e Barack Obama, ma un pezzo da novanta come Oprah Winfrey era scesa in campo a favore del futuro presidente. Stavolta Oprah tace e, anzi, avrebbe chiesto al Ceo di Disney Bob Iger di buttarsi personalmente nella gara. Bernie Sanders, se si esclude Cardi B., a Hollywood non spopola. Joe Biden, entrato in corsa in aprile, annovera tra i fan Alyssa Milano, sponsor di un evento raccogli fondi da 500 dollari a testa il 14 novembre: l'attrice, che popolarizzo' l'hashtag #MeToo difende l'ex vice-presidente accusato da due donne di esser stato impropriamente affettuoso nei loro confronti. Elizabeth Warren, che snobba Hollywood (si rifiuta di fare fundraising a casa dei divi), ha ugualmente in squadra Scarlett Johansson, John Legend e Chrissy Teigen. Ma attenzione a Pete Buttigieg: "Dopo Harvard avrebbe potuto andare ovunque e ha scelto di tornare a South Bend. Mi ricorda un Kennedy o un Obama", ha detto Ellen Pompeo di 'Grey Anatomy'. Tra i fan di 'Mayor Pete' ci sono Gwyneth Paltrow, Bradley Whitford, Michael J. Fox, Kevin Bacon, Rob Reiner e Sharon Stone. In ottobre, quando il sindaco e' tornato a Los Angeles, a stendergli il tappeto rosso c'erano Leonardo DiCaprio, Paris Hilton, Glenn Close e Ashton Kutcher, Katy Perry e Orlando Bloom. (ANSA). BN 02-NOV-19 18:22 NNNN
>ANSA-FOCUS/ Hollywood, cercasi disperatamente star per il 2020
ZCZC3612/SXB ONY50152_SXB_QBXB R EST S0B QBXB >ANSA-FOCUS/ Hollywood, cercasi disperatamente star per il 2020 De Niro guida fronte anti-Trump ma nessuno dei dem scalda cuori (di Alessandra Baldini) (ANSA) - NEW YORK, 2 NOV - A un anno dalle presidenziali Usa Robert De Niro guida il fronte di Hollywood in vista del voto del 3 novembre del 2020: "Trump e' un gangster: non vedo l'ora che vada in galera", ha detto qualche giorno fa l'attore che l'anno scorso mando' il presidente a quel paese anche se il suo "F##k him" fu prontamente bloccato dalla censura della diretta dei Tony. "Chiunque piuttosto che Trump", sembra essere la parola d'ordine. La mecca del cinema e' tuttora solidamente democratica anche se, a tre mesi dai caucus dell'Iowa che daranno il via alla stagione delle primarie, produttori e divi sono tuttora alla ricerca di un leader su cui puntare, che scaldi i cuori come accadde con Barack Obama nel 2008 e nel 2012 e in parte con Hillary Clinton nel 2016. L'incertezza di Hollywood riflette quella del paese davanti a una rosa di candidati democratici incapaci di generare reale entusiasmo. "E' troppo presto per decidere", si e' schermito il regista di 'Star Wars: l'Ascesa di Skywalker', J.J. Abrams, che ha organizzato un fundraising per la senatrice della California Kamala Harris. La Harris gioca in casa: gode il sostegno del Ceo di Lionsgate Jon Feltheimer, di Rita Wilson e Emma Roberts, mentre Jennifer Garner e l'ex marito Ben Affleck hanno diviso il loro appoggio tra lei e Cory Booker. Ma in generale, divi e produttori non sono piu' vicini a decidere di quanto non fossero a luglio, quando l'ex boss di Dreamworks Jeffrey Katzenberg dono' il massimo individuale di 2.800 dollari a ciascuno dei 15 candidati allora in corsa. A questo punto nel 2008 Hollywood era ancora divisa tra Hillary Clinton e Barack Obama, ma un pezzo da novanta come Oprah Winfrey era scesa in campo a favore del futuro presidente. Stavolta Oprah tace e, anzi, avrebbe chiesto al Ceo di Disney Bob Iger di buttarsi personalmente nella gara. Bernie Sanders, se si esclude Cardi B., a Hollywood non spopola. Joe Biden, entrato in corsa in aprile, annovera tra i fan Alyssa Milano, sponsor di un evento raccogli fondi da 500 dollari a testa il 14 novembre: l'attrice, che popolarizzo' l'hashtag #MeToo difende l'ex vice-presidente accusato da due donne di esser stato impropriamente affettuoso nei loro confronti. Elizabeth Warren, che snobba Hollywood (si rifiuta di fare fundraising a casa dei divi), ha ugualmente in squadra Scarlett Johansson, John Legend e Chrissy Teigen. Ma attenzione a Pete Buttigieg: "Dopo Harvard avrebbe potuto andare ovunque e ha scelto di tornare a South Bend. Mi ricorda un Kennedy o un Obama", ha detto Ellen Pompeo di 'Grey Anatomy'. Tra i fan di 'Mayor Pete' ci sono Gwyneth Paltrow, Bradley Whitford, Michael J. Fox, Kevin Bacon, Rob Reiner e Sharon Stone. In ottobre, quando il sindaco e' tornato a Los Angeles, a stendergli il tappeto rosso c'erano Leonardo DiCaprio, Paris Hilton, Glenn Close e Ashton Kutcher, Katy Perry e Orlando Bloom. (ANSA). BN 02-NOV-19 18:22 NNNN
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