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domenica 18 gennaio 2026

 

Incendio di addobbi sul soffitto, sospesa licenza a discoteca di Crema

 

Lula, 'con la cattura di Maduro minacciata la stabilità globale'

 

A Milano chiusa una discoteca a Rogoredo per violazioni alla sicurezza

 

ANSA/ Sigilli al Piper, carenza di sicurezza dopo la strage di Crans-Montana

 

Sindaco Minneapolis, 'governo vuole invaderci, non ci lasceremo intimidire'

 

In qualsiasi dei suoi aspetti la Russia è sempre stata, è e sempre sarà "una INFINITA BELLEZZA" ❤️💯⭐

 


Due senatori Usa, 'presenteremo misura per fermare Trump in Groenlandia'

Due senatori Usa, 'presenteremo misura per fermare Trump in Groenlandia'
Un democratico e un repubblicano insieme per contenere il presidente
   (ANSA) - NEW YORK, 18 GEN - Il senatore democratico Tim Kaine
e quello repubblicano Rand Paul intendono presentare una
risoluzione sui poteri di guerra per bloccare Donald Trump
dall'invadere la Groenlandia. Kaine e Paul hanno dichiarato di
volerne introdurre anche un'altra per impedirgli di imporre dazi
ai partner europei che si oppongono ai piani del presidente di
acquistare l'isola nell'Artico.      L'iniziative si rivelerà probabilmente simbolica vista la
maggioranza repubblicana sia al Senato che alla Camera. Kaine e
Paul nelle ultime settimane hanno presentato iniziative analoghe
per il Venezuela che non sono passate anche se per meno di una
manciata di voti. (ANSA).
18/01/2026 17:48

NTW Press - Quando gli Stati Uniti compravano territori: come funzionavano davvero gli “acquisti” del passato (e perché oggi è p

NTW Press - Quando gli Stati Uniti compravano territori: come funzionavano davvero gli "acquisti" del passato (e perché oggi è più difficile)

Quando gli Stati Uniti compravano territori: come funzionavano davvero gli "acquisti" del passato (e perché oggi è più difficile)

I precedenti con Francia, Russia e la stessa Danimarca e le regole che sono cambiate dopo la Seconda guerra mondiale



Domenica 18 Gennaio 2026 10:24

Quando Donald Trump richiama gli acquisti territoriali del passato per giustificare il suo interesse per la Groenlandia, fa riferimento a una pratica che nel XIX secolo era relativamente comune, ma che appartiene a un mondo politico e giuridico molto diverso da quello attuale. Capire come avvennero quelle operazioni aiuta a capire perché oggi sono quasi impossibili.

L'Acquisto della Louisiana: l'affare che cambiò l'America

Nel 1803 gli Stati Uniti erano una giovane repubblica, ancora fragile e circondata da potenze coloniali europee. La Francia di Napoleone Bonaparte, alle prese con guerre in Europa e rivolte nelle colonie, aveva bisogno urgente di denaro per finanziare le sue campagne belliche.

La Louisiana – un territorio immenso che si estendeva dal Mississippi alle Montagne Rocciose – era difficile da difendere e amministrare. Così Parigi decise di venderla a Washington per 15 milioni di dollari.

Non ci furono referendum, né consultazioni delle popolazioni locali. L'accordo fu una transazione tra governi, motivata da interessi strategici reciproci. Per gli Stati Uniti significò raddoppiare il proprio territorio e diventare una potenza continentale.

All'epoca, l'idea che gli abitanti dovessero avere voce in capitolo non faceva parte della politica internazionale.

L'Alaska: la "follia" che diventò oro

Nel 1867 fu la Russia zarista a vendere un territorio agli Stati Uniti. San Pietroburgo temeva di perdere l'Alaska in un eventuale conflitto con la Gran Bretagna e preferì monetizzare un'area considerata remota e poco utile.

Il prezzo fu di 7,2 milioni di dollari. In America l'accordo venne deriso come "la follia di Seward", dal nome del segretario di Stato che lo aveva negoziato. Solo decenni dopo, con la scoperta di oro, petrolio e gas, l'acquisto si rivelò uno dei più redditizi della storia.

Anche qui, nessun coinvolgimento delle popolazioni indigene. Il territorio era visto come oggetto strategico, non come comunità da consultare.

La Danimarca e le Isole Vergini: il precedente più vicino alla Groenlandia

Il caso che Trump cita più spesso è quello del 1917, quando la Danimarca vendette agli Stati Uniti le Indie Occidentali Danesi, oggi Isole Vergini Americane.

La motivazione era soprattutto militare: Washington temeva che, durante la Prima guerra mondiale, la Germania potesse usare quelle isole come base navale nei Caraibi. Copenaghen, potenza minore e sotto pressione, accettò la vendita per 25 milioni di dollari in oro.

Questo è il precedente più simile alla Groenlandia perché coinvolge gli stessi Paesi e una logica di sicurezza. Ma anche in questo caso il contesto era radicalmente diverso:

la decolonizzazione non era ancora iniziata

l'autodeterminazione non era un principio giuridico vincolante

le grandi potenze decidevano i confini.

Oggi valgono regole completamente diverse

Dopo la Seconda guerra mondiale, il mondo ha cambiato approccio. La Carta delle Nazioni Unite ha fissato principi oggi considerati intoccabili:

autodeterminazione dei popoli

inviolabilità dei confini

divieto di acquisizione territoriale tramite pressioni economiche o militari.

In altre parole, un territorio non può essere "venduto" senza il consenso della popolazione che lo abita. Ed è qui che il piano di Trump si inceppa: sia la Danimarca sia il governo groenlandese hanno chiarito che la Groenlandia non è in vendita.

Perché la Groenlandia è diventata improvvisamente centrale

La Groenlandia non è solo ghiaccio. È:

un punto chiave per il controllo dell'Artico

una piattaforma strategica tra Nord America, Europa e Russia

un'area ricca di risorse minerarie e terre rare

una base fondamentale per i sistemi di difesa antimissile.

Con il riscaldamento globale e l'apertura di nuove rotte artiche, l'isola è diventata uno dei nuovi fronti della competizione globale. Ed è qui che entrano in gioco anche Cina e Russia, citate più volte da Trump come potenziali rivali.

PER APPROFONDIRE: Perché gli Usa vogliono la Groenlandia e cosa cambierebbe se diventasse americana

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Perché l'uso dei dazi cambia tutto

La novità più controversa non è solo l'idea di comprare la Groenlandia, ma il metodo: usare i dazi commerciali come strumento di pressione geopolitica. Secondo molti osservatori europei, questa strategia rischia di:

indebolire le relazioni transatlantiche

creare un precedente pericoloso

trasformare una disputa diplomatica in una guerra commerciale.

È per questo che Bruxelles parla di rischio di "spirale discendente".

Un test per l'ordine internazionale

La vicenda Groenlandia va oltre Trump e oltre l'Artico. Tocca un nodo centrale: le regole che tengono insieme l'ordine internazionale. Se la pressione economica bastasse a cambiare i confini, verrebbe messo in discussione un principio che l'Europa considera fondamentale dopo il Novecento.

Ed è anche per questo che, oggi, la Groenlandia è diventata molto più di un'isola: è un banco di prova per i rapporti tra Stati Uniti, Unione europea e le grandi potenze globali.

 

- L'Iran accoglie con favore il ritiro delle forze Usa da base irachena

L'Iran accoglie con favore il ritiro delle forze Usa da base irachena Ministro Esteri Teheran in conferenza stampa con collega iracheno (ANSA) - TEHERAN, 18 GEN - "L'Iran accoglie con favore il ritiro delle forze statunitensi dalla base aerea di al-Asad nell'Iraq occidentale", ha dichiarato il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo iracheno Fuad Hussein a Teheran oggi. "Il ritiro degli Stati Uniti è un segno del rafforzamento dell'indipendenza, della stabilità e della sovranità politica dell'Iraq", ha aggiunto Araghchi, citato dall'ISNA. Il diplomatico iracheno, da parte sua, ha dichiarato: "Ho appreso dell'attuale situazione interna all'Iran dal Signor Ministro. Baghdad ritiene che la stabilità di ogni Paese garantisca la sicurezza degli altri vicini e della regione. Sottolineiamo la necessità di non ingerenza negli affari interni dei Paesi". (ANSA). 

- Pesca italiana rischia di perdere oltre 4 miliardi con il taglio fondi Ue

Pesca italiana rischia di perdere oltre 4 miliardi con il taglio fondi Ue Nella programmazione 2028-2034. Fedagripesca, a rischio innovazione e fermo (ANSA) - ROMA, 18 GEN - Meno risorse per l'innovazione ma anche per il fermo pesca, strumento essenziale per la tutela degli stock ittici ma anche per garantire il reddito a migliaia di imprese e addetti. Sono queste le misure chiave che rischiano di essere tagliate del 63% nei fondi europei destinati a pesca e acquacoltura: le le risorse scenderebbero da 6,1 miliardi di euro dell'attuale Quadro finanziario, a poco più di 2 miliardi. A tradurre in concreto l'eventuale scure della programmazione Ue per il periodo 2028-2034, è Confcooperative Fedagripesca. "Sarebbe un colpo durissimo in una fase in cui alle imprese si chiede di sostenere la transizione ecologica e garantire la sicurezza alimentare", denuncia Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca e aggiunge, "non possiamo ridurre nessuna di queste misure". Il fermo pesca, in base ad un calendario stabilito da decreti ministeriali e regionali, divide l'Italia costiera in 4 macroaree (Adriatico, Tirreno, ecc.), con periodi di stop che vanno da luglio a novembre. Prevede un'indennità giornaliera di 30 euro ai pescatori, con circa 20 milioni di euro stanziati per i fermi obbligatori (669mila giorni solo nel Tirreno) e oltre 5 milioni per quelli facoltativi (altre 180mila). Ma a rischio sono anche gli investimenti in innovazione strategici per la transizione ambientale e digitale del settore. Secondo Fedagripesca, negli ultimi anni oltre il 40% delle imprese cooperative della pesca ha avviato interventi di ammodernamento legati a efficienza energetica, sicurezza a bordo, selettività degli attrezzi e digitalizzazione, con un forte utilizzo delle risorse europee. Fondamentali restano anche gli aiuti alle Op, organizzazioni dei produttori, a cui si deve oltre il 60% del pescato cooperativo nazionale, decisive per la programmazione dell'offerta, la tracciabilità e la stabilizzazione dei prezzi. "Il 2026 deve essere l'anno dell'equilibrio tra sostenibilità ambientale e tenuta economica e sociale del settore - - conclude Tiozzo - se l'Europa punta su competitività e resilienza, non può escludere la pesca dagli strumenti straordinari e dai meccanismi di flessibilità previsti per l'agricoltura". (ANSA). 
Il Piper, il tempio romano della beat generation nato 60 anni fa
Ci sono passati tutti, da Moravia a Schifano, palestra per cantanti e band
   (v. "++ Sigilli a storico locale a Roma..." delle 09.48"
   (ANSA) - ROMA, 18 GEN - Dalla sua apertura, il 17 febbraio
1965, il Piper di Via Tagliamento a Roma - lo storico locale al
quale sono stati messi i sigilli per mancanza dei requisiti di
sicurezza, durante i controlli sulla movida scattati dopo la
strage di Crans-Montana - è stato il contraltare italiano di
quello che altri club sono stati per la Swingin' London o per
New York, San  Francisco e Los Angeles: un luogo di incontro
dove i nuovi  giovani, "i capelloni" della generazione ye-ye,
potevano finalmente trovare un luogo dove ascoltare dal vivo i
gruppi beat, dove i fan si dividevano tra l Equipe 84 e i Rokes,
i più famosi, insieme a Mal dei Primitives, di quella numerosa
colonia di emigrati inglesi che non ce l'avevano fatta a casa e
avevano trovato fortuna in Italia. Al Piper andavano tutti: da
Moravia a Schifano ai ragazzi qualunque, per le ragazze la
minigonna era d'obbligo, c'era chi andava dal sarto per farsi i
pantaloni a zampa e svasati e chi le cose trendy le comprava a
Carnaby Streets. Poi c'erano i Collettoni e le Collettine, i
ballerini di Rita Pavone di cui facevano parte Renato Zero e
Loredana Bertè, in sala dominavano Mita Medici e Patty Pravo, la
"ragazza del Piper" per eccellenza. In tanti hanno vissuto in
questo locale il loro romanzo di formazione.
E poi i concerti mitici, come quelli dei Pink Floyd e dei Procol
Harum, dei primi gruppi del Progressive italiano. Ma la 'Piper
Generation', nata nel pieno boom italiano, non è fatta solo di
fermenti musicali, è intrisa anche di aria nuova e voglia di
libertà negli anni in cui si comincia a parlare di divorzio,
aborto ed educazione sessuale nelle scuole, mentre l'Italia è
ancora indietro, e bacchettona, così come la realtà del costume
italiano. Nasce anche la 'pipermoda', una moda beat che porta ad
aprire il primo emporio d'abiti giovanili, tutti dal Regno
Unito, in piazza Euclide. (ANSA).
18/01/2026 12:53

Groenlandia: Macron chiederà attivazione strumento anticoercitivo Ue in caso dazi

Groenlandia: Macron chiederà attivazione strumento anticoercitivo Ue in caso dazi Milano, 18 gen. (LaPresse) - In risposta alle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di imporre nuovi dazi ai Paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia, il presidente della Francia Emmanuel Macron chiederà "l'attivazione dello strumento anticoercitivo dell'Ue". Lo riporta Le Figaro. EST NG01 ipz 181203 GEN 26