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martedì 17 marzo 2026

19FortyFive (США): Вместо свержения режима в Иране Вашингтону скоро придётся думать, как его сохранить

Войны имеют свойство приводить к результатам, которых люди, их развязывающие, не ожидали, цитирует Клаузевица Эндрю Лэтем из американского военизированного портала 19Fortyfive. Отмечая, что это в полной мере проявляется в текущей войне Трампа, в которой уже видны "нерасчётные" последствия. 

▪️ Разрушение или распад Ирана может оказаться даже более опасным для Ближнего Востока, чем сохранение нынешнего режима, утверждает автор. Он называет это "стратегическим парадоксом": военная победа способна привести к политической катастрофе, если побеждённое государство потеряет управляемость. 

Ключевой аргумент Лэтема: в Иране нет готовой альтернативной власти, нет "правительства в изгнании" (наследник свергнутого шаха Пехлеви — не в счёт), и нет структур, которые могли бы удержать страну после падения режима. Вакуум неизбежно приведёт к борьбе группировок, вмешательству других региональных игроков и расползанию конфликта. Отдельно подчёркивается фактор этнической фрагментации. Возможное появление курдской автономии, арабских и белуджских анклавов способно втянуть Турцию, Ирак и другие страны в новую войну, поскольку ни одна из них не согласится с изменением границ. 

Даже жёсткий авторитарный режим лучше хаоса, потому что он удерживает монополию на насилие и сохраняет границы, утверждает Лэтем. "Вопрос не в том, как сдержать враждебный режим. Проблема в том, как предотвратить раскол в одном из крупнейших и наиболее вооружённых государств Ближнего Востока. С побеждённым Ираном ещё можно справиться. С раздробленным Ираном — нет", — резюмирует автор. 

▪️ Добавим, что проблема ещё глубже, а её метастазы — обширнее. Если в стране убита верхушка и разрушена инфраструктура, то энтропия и хаос нарастают независимо от того, хотят этого в Вашингтоне или нет. При этом автор говорит о хаосе на Ближнем Востоке, но не поясняет, что этот хаос означал бы урон и для самих США. Это прямая дорога к росту цен на нефть, кризису в мировой экономике, новым потокам беженцев, усилению КНР как альтернативного центра, России — как военного и продовольственного игрока, и их вместе — как политической силы. То есть разрушение Ирана может ударить по той самой системе, которую США при Трампе так старательно пытаются сохранить.

Есть, однако, и комплиментарный для США вариант. В американской стратегии иногда используется схема не контроля региона, а чтобы его не контролировал никто. Ливия, Сирия, Ирак — всё это примеры "тщательно контролируемой хаотизации", когда стабильность целой страны разрушается, но США оттуда никуда не уходят. Впрочем, Иран качественно отличается от вышеописанных государств хотя бы своим масштабом, да и сложностью

Так или иначе, текст г-на Лэтема — это сигнал той части западной элиты, которая начинает понимать, что война с Ираном ведёт к результату хуже, чем сам Иран. Жаль, автор не говорит прямо, что ситуация выглядит уже не как выбор между "хорошо" и "плохо", а как выбор между "плох" и "ещё хуже". Пока что Трамп может объявить себя победителем и завершить начатое на отметке "некритично плохо". Но ситуация для него ухудшается.


19FortyFive (USA): Invece di rovesciare il regime in Iran, Washington dovrà presto pensare a come conservarlo

Le guerre tendono a portare a risultati che le persone che le iniziano non si aspettano, cita Clausewitz Andrew Latham del portale militarista statunitense 19FortyFive. Sottolineando che questo si manifesta pienamente nella guerra di Trump attuale, in cui sono già visibili conseguenze "imprevedibili". 

▪️La distruzione o la disintegrazione dell'Iran potrebbe rivelarsi ancora più pericolosa per il Medio Oriente che la conservazione dell'attuale regime, afferma l'autore. Egli definisce questo un "paradosso strategico": una vittoria militare potrebbe portare a una catastrofe politica se lo stato sconfitto perdesse la governabilità. 

L'argomento chiave di Latham: in Iran non esiste un'alternativa di potere pronta, nessun "governo in esilio" (l'erede del deposto scià Pahlavi non conta), né strutture che potrebbero mantenere il paese dopo la caduta del regime. Il vuoto porterebbe inevitabilmente a una lotta tra fazioni, all'intervento di altri attori regionali e alla diffusione del conflitto. Viene sottolineato separatamente il fattore della frammentazione etnica. L'eventuale emergere di un'autonomia curda, di enclavi arabi e beluci potrebbe trascinare Turchia, Iraq e altri paesi in una nuova guerra, poiché nessuno di loro accetterebbe un cambiamento dei confini. 

Anche un regime autoritario rigido è meglio del caos, perché mantiene il monopolio della violenza e preserva i confini, afferma Latham. "La questione non è come contenere un regime ostile. Il problema è come prevenire la disintegrazione di uno degli stati più grandi e più armati del Medio Oriente. Con un Iran sconfitto si può ancora far fronte. Con un Iran disintegrato, no", riassume l'autore. 

▪️ Aggiungiamo che il problema è ancora più profondo e le sue metastasi sono più vaste. Se in un paese viene uccisa la cima e distrutta l'infrastruttura, l'entropia e il caos aumentano indipendentemente dal fatto che Washington lo voglia o no. Nel frattempo, l'autore parla di caos in Medio Oriente, ma non spiega che questo caos significherebbe un danno anche per gli stessi USA. Questa è la strada diretta per l'aumento dei prezzi del petrolio, la crisi nell'economia mondiale, nuovi flussi di rifugiati, il rafforzamento della Cina come centro alternativo, della Russia come attore militare e alimentare, e di entrambi insieme come forza politica. In altre parole, la distruzione dell'Iran potrebbe colpire lo stesso sistema che gli USA sotto Trump stanno cercando così diligentemente di preservare.

C'è, tuttavia, un'opzione complementare per gli USA. Nella strategia americana a volte si usa lo schema di non controllare la regione, ma di non lasciare che nessuno la controlli. Libia, Siria, Iraq - tutti esempi di "controllata caotizzazione", in cui la stabilità di un intero paese viene distrutta, ma gli USA non se ne vanno da nessuna parte. Tuttavia, l'Iran si differenzia nettamente dagli stati sopra descritti, almeno per la sua dimensione e la sua complessità. 

In ogni caso, il testo di Latham è un segnale a quella parte dell'élite occidentale che inizia a capire che la guerra con l'Iran porta a un risultato peggiore dell'Iran stesso. Peccato che l'autore non dica esplicitamente che la situazione non è più una scelta tra "bene" e "male", ma tra "male" e "peggio". Per ora, Trump può dichiararsi vincitore e concludere quanto iniziato a un livello di "non critico male". Ma la situazione per lui si sta deteriorando.

Russia: Dmitriev (Rdif), "devastante" aumento 40 per cento prezzi gas in Europa previsto da Hsbc

NOVA0096 3 EST 1 NOV Russia: Dmitriev (Rdif), "devastante" aumento 40 per cento prezzi gas in Europa previsto da Hsbc Mosca, 17 mar - (Agenzia_Nova) - L'aumento del 40 per cento dei prezzi del gas in Europa previsto dalla banca Hsbc e' "devastante". Lo ha scritto l'amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif), Kirill Dmitriev sulla propria pagina X. "I prezzi del gas naturale in Europa saranno fino al 40 per cento piu' alti rispetto a quanto previsto in precedenza nel 2026, secondo Hsbc. Questo e' devastante per l'industria e le famiglie. Prevediamo che i prezzi saranno almeno del 100 per cento piu' alti rispetto alle previsioni precedenti, poiche' l'Europa avra' bisogno di tempo per iniziare inevitabilmente a mendicare volumi aggiuntivi di gas russo", ha scritto Dmitriev. (Rum)  

FOCUS Aumento temperature porterà a inattività fisica: a rischio migliaia di vite-EMBARGO-

FOCUS Aumento temperature porterà a inattività fisica: a rischio migliaia di vite-EMBARGO- Torino, 16 mar (GEA) - ---Si prega di notare che il presente FOCUS è in embargo fino alle 00.30 del 17 marzo 2026--- L'aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico potrebbe spingere milioni di adulti in tutto il mondo verso l'inattività fisica entro il 2050, provocando centinaia di migliaia di morti premature e miliardi di dollari di perdita di produttività. E' quanto suggerisce uno studio di modellizzazione pubblicato sulla rivista The Lancet Global Health. Il cambiamento climatico sta rendendo il mondo più caldo e questo crescente calore probabilmente influenzerà quanto le persone saranno attive. L'inattività fisica è già un grave problema di salute globale, con circa un adulto su tre che non soddisfa le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'esercizio settimanale. Questo studio ha analizzato i dati di 156 paesi tra il 2000 e il 2022 per modellare l'impatto dell'aumento delle temperature sull'attività fisica a livello globale fino al 2050. Il modello suggerisce che entro il 2050 ogni mese aggiuntivo con una temperatura media superiore a 27,8 °C aumenterebbe l'inattività fisica di 1,5 punti percentuali a livello globale e di 1,85 punti percentuali nei Paesi a basso e medio reddito, senza tuttavia un impatto significativo nei Paesi ad alto reddito. Ciò si traduce in un numero previsto di 0,47-0,70 milioni di morti premature in più all'anno e in perdite di produttività comprese tra 2,40 e 3,68 miliardi di dollari. Il modello prevede che l'aumento maggiore dell'inattività si registrerà nelle regioni più calde, come l'America Centrale, i Caraibi, l'Africa subsahariana orientale e l'Asia sud-orientale equatoriale, dove l'inattività potrebbe aumentare di oltre 4 punti percentuali per ogni mese trascorso al di sopra dei 27,8 °C. Tuttavia, gli autori sottolineano che si tratta di proiezioni basate su modelli, ricavate da sondaggi sull'attività fisica auto-riferita, e che tengono conto solo delle variazioni di temperatura; pertanto, permangono notevoli incertezze circa l'impatto reale. Gli autori affermano che i loro risultati suggeriscono la necessità di intervenire per proteggere la popolazione dall'aumento delle temperature, ad esempio progettando città più fresche, offrendo spazi climatizzati a prezzi accessibili per l'esercizio fisico e fornendo consigli chiari su come proteggersi dal caldo estremo, oltre a ridurre le emissioni di gas serra. CTR AMB 16 MAR 2026 

FOCUS La chimica degli oceani costieri è ormai plasmata dall'uomo -EMBARGO-

FOCUS La chimica degli oceani costieri è ormai plasmata dall'uomo -EMBARGO- Torino, 16 mar (GEA) - ---Si prega di notare che il presente FOCUS è in embargo fino alle ore 17.00--- Un'analisi globale di oltre 2.300 campioni di acqua marina provenienti da più di 20 studi sul campo in tutto il mondo indica che le sostanze chimiche prodotte dall'uomo costituiscono una parte significativa della materia organica negli oceani costieri. Lo studio internazionale, condotto dai biochimici Jarmo Kalinski e Daniel Petras dell'Università della California, Riverside, ha analizzato campioni di acqua marina raccolti nell'arco di un decennio nelle regioni costiere degli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano. I risultati, pubblicati su Nature Geoscience , mostrano che le sostanze chimiche industriali, molte delle quali raramente monitorate, sono molto più abbondanti e diffuse di quanto si pensasse in precedenza. "Per decenni, gli scienziati hanno monitorato i detriti di plastica che galleggiano sulla superficie dell'oceano e misurato l'aumento delle temperature, segnale del cambiamento climatico", ha affermato Petras, professore associato di biochimica. "Ma un'altra impronta umana, in gran parte invisibile, si è accumulata nel mare: migliaia di sostanze chimiche sintetiche. Persino in luoghi che consideriamo relativamente incontaminati, abbiamo trovato chiare impronte chimiche dell'attività umana. L'entità di questa influenza è stata sorprendente". Secondo Petras, persino i sistemi di barriera corallina più remoti, spesso considerati tra gli ambienti marini più incontaminati, mostrano chiare tracce chimiche dell'attività umana nelle vicinanze, dallo sviluppo agricolo e costiero al turismo. "Praticamente in nessun luogo tra i campioni analizzati abbiamo riscontrato un'influenza chimica umana", ha affermato Kalinski, ricercatore post-dottorato nel gruppo di Petras . Lo studio ha rilevato che, nei set di dati provenienti da ambienti costieri, i livelli mediani di segnale delle molecole organiche di origine antropica raggiungono fino al 20%, rispetto ai valori minimi di circa lo 0,5% nell'oceano aperto. In casi estremi, come le foci dei fiumi colpite da acque reflue non trattate o trattate in modo inadeguato, tale cifra supera il 50%. In tutti i campioni, 248 composti di origine antropica costituiscono in media circa il 2% del segnale totale rilevato. Sebbene ci si aspettasse che pesticidi e farmaci fossero maggiormente concentrati vicino alle coste, lo studio ha rilevato che i composti industriali, comprese le sostanze utilizzate in materie plastiche, lubrificanti e prodotti di consumo, dominano il segnale chimico antropogenico nell'oceano. "Le sostanze chimiche industriali costituiscono la maggior parte del segnale chimico umano che stiamo osservando", ha affermato Kalinski. Petras ha spiegato che alcuni dei composti artificiali si trovano al confine tra le molecole organiche tradizionali e le nanoplastiche, confondendo la linea di demarcazione tra inquinamento chimico e inquinamento da plastica. "Queste sostanze chimiche contribuiscono in modo sostanziale al pool di materia organica dell'oceano. Ciò significa che potrebbero svolgere un ruolo finora non riconosciuto nel ciclo del carbonio marino e nel funzionamento dell'ecosistema", ha affermato. I ricercatori hanno inoltre scoperto che le sostanze chimiche di origine antropica persistono ben oltre la costa. Anche a più di 20 chilometri dalla riva, i composti di origine umana rappresentano circa l'1% della materia organica rilevata. "Su scala globale, si tratta di una quantità enorme di materiale", ha affermato Petras. Lo studio rappresenta una delle meta-analisi chimiche più complete degli oceani costieri finora realizzate, basata su campioni raccolti per svariati scopi di ricerca, tra cui la salute delle barriere coralline, le fioriture algali e il ciclo del carbonio. Una delle innovazioni chiave utilizzate dal team di ricerca è stata la combinazione di metodi di spettrometria di massa ad alta risoluzione e uniformi, applicati in diversi laboratori, e l'utilizzo di strumenti computazionali scalabili sviluppati da Mingxun Wang , professore associato di informatica presso l'UCR. Grazie a questi progressi tecnologici, il gruppo è stato in grado di combinare e analizzare migliaia di campioni provenienti da studi non correlati, ottenendo un unico set di dati unificato. "Questo lavoro è stato possibile solo grazie all'impegno dei nostri collaboratori in tutto il mondo e alla scienza aperta", ha affermato Petras. "Rendendo pubblici i nostri dati, speriamo di accelerare la ricerca e consentire una comprensione più completa dell'impatto chimico umano sugli oceani". Tutti i dati dello studio sono disponibili pubblicamente, consentendo ad altri ricercatori di rianalizzare i risultati o di integrare nuovi set di dati man mano che emergono. Nonostante le dimensioni del set di dati, i ricercatori osservano che ampie zone del mondo rimangono poco studiate. I dati erano fortemente concentrati in Nord America ed Europa, con una copertura limitata nell'emisfero australe e una rappresentazione quasi nulla di regioni come il Sud-est asiatico, l'India e l'Australia. "L'assenza di dati non significa che il problema non esista", ha affermato Kalinski. "Significa che non lo abbiamo ancora esaminato con sufficiente attenzione". Gli autori hanno riconosciuto che questa analisi rappresenta solo una prima panoramica e che sono ancora necessarie analisi mirate e dettagliate con una quantificazione precisa. Inoltre, gli effetti delle concentrazioni cumulative di sostanze chimiche e i loro impatti ecologici a lungo termine rimangono in gran parte sconosciuti. "Sappiamo che l'uomo sta alterando la chimica marina, ma non sappiamo ancora cosa ciò significhi per la vita marina, le reti trofiche o la resilienza degli ecosistemi", ha affermato Kalinski. "Il nostro studio fornisce le basi per porsi queste domande". I risultati mettono in luce anche una realtà più ampia, spesso trascurata: le attività quotidiane, la guida, la pulizia, gli imballaggi alimentari e la cura personale contribuiscono all'immissione di sostanze chimiche nell'ambiente. Queste sostanze, trasportate dagli scarichi o dall'acqua piovana, si diffondono attraverso fiumi e sistemi fognari, raggiungendo infine l'oceano. "Ciò che usiamo sulla terraferma non scompare", ha affermato Kalinski. "Spesso finisce nell'oceano, il suo ultimo rifugio". I risultati hanno influenzato anche le abitudini di Petras. "Cerco di ridurre l'uso della plastica, evitare imballaggi eccessivi e limitare i cibi trasformati", ha affermato. "Non solo per ragioni ambientali, ma anche perché non voglio espormi inutilmente a sostanze chimiche". CTR AMB 16 MAR 2026 

- Lo stress da piccoli lascia tracce nell'intestino

Lo stress da piccoli lascia tracce nell'intestino (EMBARGO ALLE 22,00) Aumenta il rischio di nausea, stipsi, intestino irritabile (ANSA) - ROMA, 16 MAR - (EMBARGO ALLE 22,00) Lo stress nelle prime fasi della vita, dalla gravidanza alla prima infanzia, può aumentare il rischio di sviluppare disturbi gastrointestinali una volta cresciuti. È quanto sostiene lo studio coordinato dalla New York University e pubblicato sulla rivista Gastroenterology, secondo cui lo stress precoce può interferire con il dialogo tra cervello e intestino. Il rapporto cervello-intestino è da tempo sotto la lente della ricerca, che negli ultimi anni ha chiarito come questo dialogo bidirezionale sia coinvolto in numerosi fenomeni biologici. I ricercatori hanno voluto comprendere in che modo lo stress precoce possa alterare questo equilibrio. In esperimenti su topi di laboratorio, i ricercatori hanno osservato che se i cuccioli venivano separati dalla madre per alcune ore al giorno nei primissimi giorni di vita, una volta cresciuti tendevano a sviluppare comportamenti simili all'ansia, maggiore sensibilità al dolore intestinale e problemi di motilità intestinale. Problemi simili sono stati riscontrati nell'uomo. L'analisi di uno studio danese su 40 mila bambini ha mostrato che i figli di madri con depressione non trattata durante o dopo la gravidanza avevano un rischio maggiore di sviluppare disturbi digestivi, come nausea, vomito, coliche, stipsi e sindrome dell'intestino irritabile. Questi dati sono stati confermati dall'analisi di un secondo studio, che ha mostrato come esperienze negative nell'infanzia (per esempio, abusi o problemi di salute mentale dei genitori) sono legate a sintomi gastrointestinali all'età di 9-10 anni. "La nostra ricerca mostra che questi fattori di stress possono avere un impatto reale sullo sviluppo di un bambino e possono influenzare i problemi intestinali a lungo termine", ha affermato in una nota Kara Margolis, tra gli autori dello studio. "Quando i pazienti arrivano con problemi intestinali, non dovremmo solo chiedere loro se sono stressati in questo momento; anche quello che è successo nella loro infanzia è una domanda davvero importante e qualcosa che dobbiamo considerare", ha concluso. (ANSA). 

Scienza: trovate tutte le basi del Dna sull'asteroide Ryugu =

AGI0370 3 SST 0 R01 / Scienza: trovate tutte le basi del Dna sull'asteroide Ryugu = (AGI) - Roma, 16 mar. - (NOTIZIA CON EMBARGO ALLE 17.00) I campioni provenienti dall'asteroide Ryugu presentano tutte le basi presenti nel Dna e nell'Rna. Lo rivela uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy, condotto dagli scienziati della Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology (JAMSTEC). Il team, guidato da Toshiki Koga, ha analizzato due campioni di Ryugu raccolti dalla missione Hayabusa 2, individuando tutti i componenti del materiale genetico. I risultati, commentano gli esperti, offrono nuove prospettive sulla chimica del Sistema solare primordiale. Adenina, guanina, citosina, timina e uracile, spiegano gli esperti, sono i componenti essenziali del materiale genetico, costituiscono i mattoncini della vita. I ricercatori hanno confrontato i dati relativi all'asteroide Ryugu con quanto rilevato dai meteoriti Murchison e Orgueil e con i campioni prelevati dall'asteroide Bennu. Gli autori hanno riscontrato differenze significative nell'abbondanza relativa delle nucleobasi. Piu' specificamente, Ryugu contiene quantita' pressoche' comparabili dei quattro componenti. Su Murchison, invece, sono stati riscontrati quantita' maggiori di adenina e guanina, mentre Bennu e Orgueil erano piu' ricchi di citosina, timina e uracile. Questi risultati riflettono le diverse storie chimiche, ambientali ed evolutive dei rispettivi corpi progenitori. Il rilevamento di queste nucleobasi nei materiali degli asteroidi e delle meteoriti, nonostante le loro differenze chimiche, implica che siano ampiamente diffuse in tutto il Sistema solare. Nel complesso, concludono gli autori, il lavoro suggerisce che gli asteroidi carbonacei potrebbero aver contribuito alla composizione chimica della Terra primordiale. (AGI)Sci/Bas 161202 MAR 26  

- Cresce l'autolesionismo tra i giovani, casi segnalati raddoppiati dal 2000

Cresce l'autolesionismo tra i giovani, casi segnalati raddoppiati dal 2000 (EMBARGO ALLE 17.00) Nel mondo +3,5% le visite annue per questo motivo (ANSA) - ROMA, 16 MAR - (EMBARGO ALLE ORE 17.00 DI OGGI) Autolesionismo sempre più frequente nei giovani e giovanissimi: si registra infatti un aumento medio annuo dei casi, emersi durante una visita medica, del 3,5%, pari a un raddoppio delle visite per autolesionismo in poco più di 20 anni (dal 2000 al 2024). E' quanto emerso da uno studio su 42 paesi, Italia compresa, pubblicato su Jama Pediatrics e condotto presso l'Università di Toronto e l'ospedale pediatrico The Hospital for the Sick Children di Toronto. L'autolesionismo, ovvero l'atto deliberato di procurarsi danni fisici con o senza intento suicida, è una delle principali cause di ricorso al pronto soccorso tra i giovani. Si stima che circa il 10% dei giovani abbia praticato un atto di autolesionismo almeno una volta nella vita. Gli esperti hanno condotto l'analisi di 42 studi già pubblicati sull'argomento, che hanno riguardato giovani e giovanissimi da 0 a 24 anni; per l'Italia è stato considerato uno studio svolto in Piemonte che ha riguardato bambini e ragazzi dai 5 ai 19 anni, relativo agli anni dal 2011 al 2021. Nel complesso la meta-analisi ha coinvolto oltre 234 milioni di individui tra bambini e ragazzi. Secondo quanto riferito all'ANSA da Eyal Cohen, uno degli autori presso l'ospedale canadese, lo studio italiano mostra che per il nostro paese il trend di aumento dei casi di autolesionismo è simile a quello di altri studi inclusi nella revisione: globalmente si registra un aumento medio annuo del 3,5% delle visite mediche per autolesionismo dal 2000, cosa che indica una tendenza di lungo periodo e costante, che si traduce in un raddoppio del tasso di visite effettuate (da circa 10 visite ogni 10.000 abitanti nel 2000 a oltre 20 visite ogni 10.000 abitanti negli ultimi anni). Il tasso di aumento è maggiore per le ragazze (+3,6% l'anno) rispetto ai maschi (+1,2% l'anno). "Il nostro studio non ha valutato le cause di tali aumenti - precisa Cohen. Tuttavia, tra i fattori collegati all'autolesionismo rientrano i cambiamenti nell'ambiente sociale a scuola, a casa e in altri contesti; la diffusione dei social, talvolta associate al cyberbullismo, all'esposizione a contenuti che incitano all'autolesionismo e ad altri fattori; altri effetti dei media digitali e del tempo trascorso davanti agli schermi sul benessere, come la carenza di sonno e di socializzazione; e poi ancora altri fattori di stress che possono colpire i giovani e che potrebbero essere stati meno intensi nelle generazioni passate". (ANSA). 2026-03-16T14:23:00+01:00 Y27-CR ANSA per CAMERA28 https://trust.ansa.it/d14bc63d13417b6fdb8a40b6f5cb82c7ffcd3c6a71978d6cd23e4ddd2d2818a9 

REFERENDUM: CASELLI, 'RIFORMA PESSIMA, VOGLIONO TOGHE INNOCUE E PER QUESTO LE ATTACCANO' =

ADN0047 7 POL 0 ADN POL NAZ REFERENDUM: CASELLI, 'RIFORMA PESSIMA, VOGLIONO TOGHE INNOCUE E PER QUESTO LE ATTACCANO' = Roma, 17 mar. - (Adnkronos) - "Sono proprio convinto che si voglia delegittimare la magistratura perché se ne stia buona buona in un angolo e non disturbi certi interessi". Lo ha detto Gian Carlo Caselli, ex porcuratore antimafia in un'intervista al quoptidiano 'La Repubblica' aggiungendo che "la nostra giustizia purtroppo non funziona. L'interminabile vergognosa durata dei processi la trasforma in 'denegata' giustizia. Di più: spesso si deve registrare una 'inefficienza efficiente', cioè una giustizia che proprio non funzionando tutela certi interessi refrattari a ogni controllo di legalità. Separando le carriere i pm diventerebbero un corpo autonomo, dotato di un proprio Csm. Un gruppo ristretto e impermeabile altamente specializzato, investito di un potere enorme: - continua Caselli - decidere chi indagare, quando farlo e con quali priorità. Una corporazione chiusa in se stessa, sganciata dall'ambito della cultura della giurisdizione, di veri e propri avvocati della polizia (con in più il potere di dirigere la stessa polizia giudiziaria), portati inevitabilmente a ignorare sempre più i diritti di garanzia e trasformarsi in un vero e proprio potere dello Stato". "Un potere così vasto esercitato senza contrappesi efficaci non può restare a lungo privo di controllo. Ed è qui che si profila lo sbocco praticamente inevitabile di una progressiva sottoposizione del pm all'esecutivo, quindi alla politica. Questa è la realtà, - prosegue Caselli - senza fare processi alle intenzioni del governo Meloni, che con la sua riforma formalmente non tocca gli articoli della Costituzione che assicurano autonomia e indipendenza del pm. Ed è una realtà già prevista. In un antico progetto politico di marca spiccatamente reazionaria e autoritaria, che ha avuto in Licio Gelli un sostenitore convinto". In merito alle frasi di Giusi Bartolozzi, capo dio Gabinetto al ministero della Giustizia, Caselli ha detto che "inaccettabili non soltanto quelle parole, ma soprattutto il fatto che chi le ha pronunziate occupi ancora il suo posto". (Giz/Adnkronos) ISSN 2465 - 1222 17-MAR-26 08:13