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martedì 17 marzo 2026

22-23 marzo 2026 Io voto NO fallo anche TU

 




@ottobre.rosso2

22-23 marzo 2026 Io voto NO fallo anche TU

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- Referendum: flash mob a Roma e Milano per difendere diritto fuorisede al voto

Referendum: flash mob a Roma e Milano per difendere diritto fuorisede al voto La mobilitazione venerdì 20, 'approvare proposta legge di iniziativa popolare' (ANSA) - ROMA, 17 MAR - Due flash mob venerdì 20 marzo a Roma e Milano, con tanto di finto seggio elettorale, per difendere il diritto fondamentale al voto dei fuorisede. A organizzare la mobilitazione simbolica a pochi giorni dalla chiamata alle urne, The Good Lobby, Will Media e la Rete Voto Fuorisede che chiedono al Parlamento di approvare la proposta di legge di iniziativa popolare a tutela del voto dei fuorisede. "La mancata previsione del voto a distanza per il prossimo referendum sulla giustizia rischia di escludere dall'esercizio del diritto fondamentale al voto ancora una volta milioni di cittadine e cittadini" affermano in una nota i promotori, ricordando che "ad oggi, l'Italia è l'unico Paese europeo, oltre alle più piccole Cipro e Malta, a non disporre dell'importante strumento elettorale democratico del voto a distanza per le migliaia di cittadini che vivono lontani dalla propria città di residenza". "Auspichiamo che questa sia l'ultima volta in cui ci troviamo a chiedere che la nostra proposta di legge sul voto fuorisede diventi definitiva per dare una risposta finale a tutti gli italiani che non vengono messi nelle condizioni di poter esercitare il proprio voto, simbolo della democrazia. È preoccupante sapere che milioni di voti sono oggi a rischio dispersione in un momento in cui la partecipazione elettorale è ai suoi minimi storici", sostiene Yari Russo, campaigner di The Good Lobby e rappresentante della Rete Voto Fuori Sede. (ANSA)

- Referendum, la EU Disability Card diventa documento valido ai seggi

Referendum, la EU Disability Card diventa documento valido ai seggi Per semplificare le procedure del voto assistito. Circolare del Viminale ai prefetti (ANSA) - ROMA, 17 MAR - La Carta europea della disabilità diventa documento valido per accedere al voto assistito nei seggi elettorali. A chiarirlo una circolare del Ministero dell'Interno che contiene indicazioni operative per "semplificare e uniformare" le procedure durante le operazioni di voto delle persone con disabilità. La circolare è stata inviata ai prefetti a pochi giorni dal referendum in programma domenica e lunedì. Oltre ai tradizionali documenti potrà essere, dunque, presentata la carta europea della disabilità (la cosiddetta Eu Disability Card). "Per le diverse consultazioni elettorali e referendarie, il presidente di seggio - si spiega nella circolare - potrà considerare quale documentazione idonea a supporto della richiesta di voto assistito la Carta Europea della Disabilità quando rechi l'indicazione di necessità di accompagnatore (lettera A)". Di conseguenza "l'annotazione a verbale" potrà essere "Voto assistito con EU Disability Card-A, evitando di riportare ulteriori dettagli sanitari, in linea con il principio di minimizzazione dei dati personali e rispetto della privacy". (ANSA). 

FIOM PARTECIPA ALLA MISSIONE UMANITARIA 'EUROPEAN CONVOY FOR CUBA'

DIR1103 3 POL 0 RR1 N/POL / DIR /TXT FIOM PARTECIPA ALLA MISSIONE UMANITARIA 'EUROPEAN CONVOY FOR CUBA' (DIRE) Roma, 17 mar. - "Questa mattina nel corso dell'Assemblea generale del Comitato Centrale della Fiom è intervenuto Jorge Luis Cepero Aguilar, ambasciatore cubano in Italia, proprio nel giorno in cui parte la missione umanitaria "Let Cuba Breathe"- 'European Convoy for Cuba', promossa da AICEC. Cuba sta attraversando una delle crisi socio-economiche più acute della sua storia recente. Da decenni la popolazione cubana subisce gli effetti di un vergognoso quanto illegittimo embargo degli Stati Uniti, a cui si è aggiunto recentemente l'inasprimento delle sanzioni statunitensi, che stanno impedendo l'accesso di cibo, carburante e medicinali. Questa situazione sta portato il Paese ad un'emergenza sociale senza precedenti e si tratta di una palese violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti. La Fiom sostiene e partecipa alla Flotilla, in partenza oggi e diretta all'Havana, per rompere l'assedio degli USA e portare aiuti umanitari a Cuba. Un sostegno concreto a Cuba e un attestato di vicinanza e solidarietà al popolo cubano che da anni si batte con grande dignità per difendere le proprie conquiste sociali e contrastare le politiche imperiali degli Stati Uniti. Mai come adesso occorre ripristinare il diritto internazionale, impedire lo svuotamento degli organismi internazionali a partire dall'Onu, e permettere a tutti i popoli di autodeterminarsi rigettando nuovi e vecchi colonialismi". Lo dichiara in una nota la Fiom-Cgil nazionale. (Vid/ Dire) 13:02 17-03-26  

Referendum: Comitati Roma e Lazio per il No, domani chiusura campagna in piazza del Popolo

NOVA0051 3 POL 1 NOV CRO Referendum: Comitati Roma e Lazio per il No, domani chiusura campagna in piazza del Popolo Roma, 17 mar - (Agenzia_Nova) - Domani dalle ore 17 alle 20, piazza del Popolo a Roma "ospitera' la chiusura della campagna referendaria promossa dal Comitato 'Societa' civile per il No nel referendum costituzionale', insieme agli altri comitati per il No e alle forze politiche che si sono schierate contro la legge Meloni-Nordio". E' quanto si legge in una nota. "Sara' un appuntamento importante - prosegue la nota -, che segue settimane in cui si sono svolte centinaia di iniziative, assemblee e volantinaggi a Roma e nel Lazio, come nel resto del Paese, per ribadire un convinto No alla controriforma costituzionale sulla giustizia. Per favorire la partecipazione sono stati organizzati 50 pullman. Sul palco si alterneranno esponenti dei comitati promotori, delle forze politiche, delle istituzioni, del mondo associativo e della cultura. Sara' presente il sindaco di Roma e presidente di Ali, Roberto Gualtieri. Oltre a Giovanni Bachelet, presidente del 'Comitato Societa' Civile per il No' interverranno Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Maurizio Acerbo. Per gli altri comitati, prenderanno parola Enrico Grosso, Franco Moretti e Giuseppe Salme'. Interverranno, inoltre, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, Rosy Bindi e i rappresentanti delle principali associazioni che hanno dato vita al Comitato 'Societa' civile per No nel referendum costituzionale: Gianfranco Pagliarulo, Anpi; Emiliano Manfredonia, Acli; Walter Massa, Arci; Francesca Rispoli, Libera. Per Udu e Rete degli studenti medi parlera' Angela Verdecchia", conclude la nota. (Com)  

Inps: Braga (Pd), non si usi la previdenza come un bancomat

 

@fabriziofa3 #Guerra #Italy #News #live #Viral ♬ audio originale - Breaking news live
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@dataroom_milenagabanelli Con un certificato medico falso ha evitato la leva obbligatoria durante la guerra in Vietnam, eppure Donald Trump arriva a sostenere che i militari italiani, tedeschi inglesi e francesi siano dei codardi, che spendiamo poco per la difesa comune e che quando siamo andati in soccorso degli Stati Uniti siamo rimasti nelle retrovie. A considerare i fatti, dalla Bosnia, alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, i Paesi europei per 30 anni sono stati alleati fedeli, mentre Trump nel momento del bisogno sull’Ucraina se ne lava le mani. E ci vorrebbe invece invece suo fianco in Iran, una guerra che ha deciso da solo con Israele e che ci sta esponendo al rischio terrorismo e ad una crisi energetica. LINK IN BIO ALL’INCHIESTA DATAROOM #Trump #EpicFury #Guerra #Europa #Afghanistan ♬ audio originale - Dataroom di Milena Gabanelli

Inps, dal 2027 un mese in più per la pensione, ecco gli esclusi Circolare chiarisce norme su aumento età e contributi

 

@scenari.globali Berlusconi e la verità sull’Ucraina #berlusconi #ucraina ♬ original sound - Scenari Globali
19FortyFive (США): Вместо свержения режима в Иране Вашингтону скоро придётся думать, как его сохранить

Войны имеют свойство приводить к результатам, которых люди, их развязывающие, не ожидали, цитирует Клаузевица Эндрю Лэтем из американского военизированного портала 19Fortyfive. Отмечая, что это в полной мере проявляется в текущей войне Трампа, в которой уже видны "нерасчётные" последствия. 

▪️ Разрушение или распад Ирана может оказаться даже более опасным для Ближнего Востока, чем сохранение нынешнего режима, утверждает автор. Он называет это "стратегическим парадоксом": военная победа способна привести к политической катастрофе, если побеждённое государство потеряет управляемость. 

Ключевой аргумент Лэтема: в Иране нет готовой альтернативной власти, нет "правительства в изгнании" (наследник свергнутого шаха Пехлеви — не в счёт), и нет структур, которые могли бы удержать страну после падения режима. Вакуум неизбежно приведёт к борьбе группировок, вмешательству других региональных игроков и расползанию конфликта. Отдельно подчёркивается фактор этнической фрагментации. Возможное появление курдской автономии, арабских и белуджских анклавов способно втянуть Турцию, Ирак и другие страны в новую войну, поскольку ни одна из них не согласится с изменением границ. 

Даже жёсткий авторитарный режим лучше хаоса, потому что он удерживает монополию на насилие и сохраняет границы, утверждает Лэтем. "Вопрос не в том, как сдержать враждебный режим. Проблема в том, как предотвратить раскол в одном из крупнейших и наиболее вооружённых государств Ближнего Востока. С побеждённым Ираном ещё можно справиться. С раздробленным Ираном — нет", — резюмирует автор. 

▪️ Добавим, что проблема ещё глубже, а её метастазы — обширнее. Если в стране убита верхушка и разрушена инфраструктура, то энтропия и хаос нарастают независимо от того, хотят этого в Вашингтоне или нет. При этом автор говорит о хаосе на Ближнем Востоке, но не поясняет, что этот хаос означал бы урон и для самих США. Это прямая дорога к росту цен на нефть, кризису в мировой экономике, новым потокам беженцев, усилению КНР как альтернативного центра, России — как военного и продовольственного игрока, и их вместе — как политической силы. То есть разрушение Ирана может ударить по той самой системе, которую США при Трампе так старательно пытаются сохранить.

Есть, однако, и комплиментарный для США вариант. В американской стратегии иногда используется схема не контроля региона, а чтобы его не контролировал никто. Ливия, Сирия, Ирак — всё это примеры "тщательно контролируемой хаотизации", когда стабильность целой страны разрушается, но США оттуда никуда не уходят. Впрочем, Иран качественно отличается от вышеописанных государств хотя бы своим масштабом, да и сложностью

Так или иначе, текст г-на Лэтема — это сигнал той части западной элиты, которая начинает понимать, что война с Ираном ведёт к результату хуже, чем сам Иран. Жаль, автор не говорит прямо, что ситуация выглядит уже не как выбор между "хорошо" и "плохо", а как выбор между "плох" и "ещё хуже". Пока что Трамп может объявить себя победителем и завершить начатое на отметке "некритично плохо". Но ситуация для него ухудшается.


19FortyFive (USA): Invece di rovesciare il regime in Iran, Washington dovrà presto pensare a come conservarlo

Le guerre tendono a portare a risultati che le persone che le iniziano non si aspettano, cita Clausewitz Andrew Latham del portale militarista statunitense 19FortyFive. Sottolineando che questo si manifesta pienamente nella guerra di Trump attuale, in cui sono già visibili conseguenze "imprevedibili". 

▪️La distruzione o la disintegrazione dell'Iran potrebbe rivelarsi ancora più pericolosa per il Medio Oriente che la conservazione dell'attuale regime, afferma l'autore. Egli definisce questo un "paradosso strategico": una vittoria militare potrebbe portare a una catastrofe politica se lo stato sconfitto perdesse la governabilità. 

L'argomento chiave di Latham: in Iran non esiste un'alternativa di potere pronta, nessun "governo in esilio" (l'erede del deposto scià Pahlavi non conta), né strutture che potrebbero mantenere il paese dopo la caduta del regime. Il vuoto porterebbe inevitabilmente a una lotta tra fazioni, all'intervento di altri attori regionali e alla diffusione del conflitto. Viene sottolineato separatamente il fattore della frammentazione etnica. L'eventuale emergere di un'autonomia curda, di enclavi arabi e beluci potrebbe trascinare Turchia, Iraq e altri paesi in una nuova guerra, poiché nessuno di loro accetterebbe un cambiamento dei confini. 

Anche un regime autoritario rigido è meglio del caos, perché mantiene il monopolio della violenza e preserva i confini, afferma Latham. "La questione non è come contenere un regime ostile. Il problema è come prevenire la disintegrazione di uno degli stati più grandi e più armati del Medio Oriente. Con un Iran sconfitto si può ancora far fronte. Con un Iran disintegrato, no", riassume l'autore. 

▪️ Aggiungiamo che il problema è ancora più profondo e le sue metastasi sono più vaste. Se in un paese viene uccisa la cima e distrutta l'infrastruttura, l'entropia e il caos aumentano indipendentemente dal fatto che Washington lo voglia o no. Nel frattempo, l'autore parla di caos in Medio Oriente, ma non spiega che questo caos significherebbe un danno anche per gli stessi USA. Questa è la strada diretta per l'aumento dei prezzi del petrolio, la crisi nell'economia mondiale, nuovi flussi di rifugiati, il rafforzamento della Cina come centro alternativo, della Russia come attore militare e alimentare, e di entrambi insieme come forza politica. In altre parole, la distruzione dell'Iran potrebbe colpire lo stesso sistema che gli USA sotto Trump stanno cercando così diligentemente di preservare.

C'è, tuttavia, un'opzione complementare per gli USA. Nella strategia americana a volte si usa lo schema di non controllare la regione, ma di non lasciare che nessuno la controlli. Libia, Siria, Iraq - tutti esempi di "controllata caotizzazione", in cui la stabilità di un intero paese viene distrutta, ma gli USA non se ne vanno da nessuna parte. Tuttavia, l'Iran si differenzia nettamente dagli stati sopra descritti, almeno per la sua dimensione e la sua complessità. 

In ogni caso, il testo di Latham è un segnale a quella parte dell'élite occidentale che inizia a capire che la guerra con l'Iran porta a un risultato peggiore dell'Iran stesso. Peccato che l'autore non dica esplicitamente che la situazione non è più una scelta tra "bene" e "male", ma tra "male" e "peggio". Per ora, Trump può dichiararsi vincitore e concludere quanto iniziato a un livello di "non critico male". Ma la situazione per lui si sta deteriorando.

Russia: Dmitriev (Rdif), "devastante" aumento 40 per cento prezzi gas in Europa previsto da Hsbc

NOVA0096 3 EST 1 NOV Russia: Dmitriev (Rdif), "devastante" aumento 40 per cento prezzi gas in Europa previsto da Hsbc Mosca, 17 mar - (Agenzia_Nova) - L'aumento del 40 per cento dei prezzi del gas in Europa previsto dalla banca Hsbc e' "devastante". Lo ha scritto l'amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif), Kirill Dmitriev sulla propria pagina X. "I prezzi del gas naturale in Europa saranno fino al 40 per cento piu' alti rispetto a quanto previsto in precedenza nel 2026, secondo Hsbc. Questo e' devastante per l'industria e le famiglie. Prevediamo che i prezzi saranno almeno del 100 per cento piu' alti rispetto alle previsioni precedenti, poiche' l'Europa avra' bisogno di tempo per iniziare inevitabilmente a mendicare volumi aggiuntivi di gas russo", ha scritto Dmitriev. (Rum)  

FOCUS Aumento temperature porterà a inattività fisica: a rischio migliaia di vite-EMBARGO-

FOCUS Aumento temperature porterà a inattività fisica: a rischio migliaia di vite-EMBARGO- Torino, 16 mar (GEA) - ---Si prega di notare che il presente FOCUS è in embargo fino alle 00.30 del 17 marzo 2026--- L'aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico potrebbe spingere milioni di adulti in tutto il mondo verso l'inattività fisica entro il 2050, provocando centinaia di migliaia di morti premature e miliardi di dollari di perdita di produttività. E' quanto suggerisce uno studio di modellizzazione pubblicato sulla rivista The Lancet Global Health. Il cambiamento climatico sta rendendo il mondo più caldo e questo crescente calore probabilmente influenzerà quanto le persone saranno attive. L'inattività fisica è già un grave problema di salute globale, con circa un adulto su tre che non soddisfa le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'esercizio settimanale. Questo studio ha analizzato i dati di 156 paesi tra il 2000 e il 2022 per modellare l'impatto dell'aumento delle temperature sull'attività fisica a livello globale fino al 2050. Il modello suggerisce che entro il 2050 ogni mese aggiuntivo con una temperatura media superiore a 27,8 °C aumenterebbe l'inattività fisica di 1,5 punti percentuali a livello globale e di 1,85 punti percentuali nei Paesi a basso e medio reddito, senza tuttavia un impatto significativo nei Paesi ad alto reddito. Ciò si traduce in un numero previsto di 0,47-0,70 milioni di morti premature in più all'anno e in perdite di produttività comprese tra 2,40 e 3,68 miliardi di dollari. Il modello prevede che l'aumento maggiore dell'inattività si registrerà nelle regioni più calde, come l'America Centrale, i Caraibi, l'Africa subsahariana orientale e l'Asia sud-orientale equatoriale, dove l'inattività potrebbe aumentare di oltre 4 punti percentuali per ogni mese trascorso al di sopra dei 27,8 °C. Tuttavia, gli autori sottolineano che si tratta di proiezioni basate su modelli, ricavate da sondaggi sull'attività fisica auto-riferita, e che tengono conto solo delle variazioni di temperatura; pertanto, permangono notevoli incertezze circa l'impatto reale. Gli autori affermano che i loro risultati suggeriscono la necessità di intervenire per proteggere la popolazione dall'aumento delle temperature, ad esempio progettando città più fresche, offrendo spazi climatizzati a prezzi accessibili per l'esercizio fisico e fornendo consigli chiari su come proteggersi dal caldo estremo, oltre a ridurre le emissioni di gas serra. CTR AMB 16 MAR 2026 

FOCUS La chimica degli oceani costieri è ormai plasmata dall'uomo -EMBARGO-

FOCUS La chimica degli oceani costieri è ormai plasmata dall'uomo -EMBARGO- Torino, 16 mar (GEA) - ---Si prega di notare che il presente FOCUS è in embargo fino alle ore 17.00--- Un'analisi globale di oltre 2.300 campioni di acqua marina provenienti da più di 20 studi sul campo in tutto il mondo indica che le sostanze chimiche prodotte dall'uomo costituiscono una parte significativa della materia organica negli oceani costieri. Lo studio internazionale, condotto dai biochimici Jarmo Kalinski e Daniel Petras dell'Università della California, Riverside, ha analizzato campioni di acqua marina raccolti nell'arco di un decennio nelle regioni costiere degli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano. I risultati, pubblicati su Nature Geoscience , mostrano che le sostanze chimiche industriali, molte delle quali raramente monitorate, sono molto più abbondanti e diffuse di quanto si pensasse in precedenza. "Per decenni, gli scienziati hanno monitorato i detriti di plastica che galleggiano sulla superficie dell'oceano e misurato l'aumento delle temperature, segnale del cambiamento climatico", ha affermato Petras, professore associato di biochimica. "Ma un'altra impronta umana, in gran parte invisibile, si è accumulata nel mare: migliaia di sostanze chimiche sintetiche. Persino in luoghi che consideriamo relativamente incontaminati, abbiamo trovato chiare impronte chimiche dell'attività umana. L'entità di questa influenza è stata sorprendente". Secondo Petras, persino i sistemi di barriera corallina più remoti, spesso considerati tra gli ambienti marini più incontaminati, mostrano chiare tracce chimiche dell'attività umana nelle vicinanze, dallo sviluppo agricolo e costiero al turismo. "Praticamente in nessun luogo tra i campioni analizzati abbiamo riscontrato un'influenza chimica umana", ha affermato Kalinski, ricercatore post-dottorato nel gruppo di Petras . Lo studio ha rilevato che, nei set di dati provenienti da ambienti costieri, i livelli mediani di segnale delle molecole organiche di origine antropica raggiungono fino al 20%, rispetto ai valori minimi di circa lo 0,5% nell'oceano aperto. In casi estremi, come le foci dei fiumi colpite da acque reflue non trattate o trattate in modo inadeguato, tale cifra supera il 50%. In tutti i campioni, 248 composti di origine antropica costituiscono in media circa il 2% del segnale totale rilevato. Sebbene ci si aspettasse che pesticidi e farmaci fossero maggiormente concentrati vicino alle coste, lo studio ha rilevato che i composti industriali, comprese le sostanze utilizzate in materie plastiche, lubrificanti e prodotti di consumo, dominano il segnale chimico antropogenico nell'oceano. "Le sostanze chimiche industriali costituiscono la maggior parte del segnale chimico umano che stiamo osservando", ha affermato Kalinski. Petras ha spiegato che alcuni dei composti artificiali si trovano al confine tra le molecole organiche tradizionali e le nanoplastiche, confondendo la linea di demarcazione tra inquinamento chimico e inquinamento da plastica. "Queste sostanze chimiche contribuiscono in modo sostanziale al pool di materia organica dell'oceano. Ciò significa che potrebbero svolgere un ruolo finora non riconosciuto nel ciclo del carbonio marino e nel funzionamento dell'ecosistema", ha affermato. I ricercatori hanno inoltre scoperto che le sostanze chimiche di origine antropica persistono ben oltre la costa. Anche a più di 20 chilometri dalla riva, i composti di origine umana rappresentano circa l'1% della materia organica rilevata. "Su scala globale, si tratta di una quantità enorme di materiale", ha affermato Petras. Lo studio rappresenta una delle meta-analisi chimiche più complete degli oceani costieri finora realizzate, basata su campioni raccolti per svariati scopi di ricerca, tra cui la salute delle barriere coralline, le fioriture algali e il ciclo del carbonio. Una delle innovazioni chiave utilizzate dal team di ricerca è stata la combinazione di metodi di spettrometria di massa ad alta risoluzione e uniformi, applicati in diversi laboratori, e l'utilizzo di strumenti computazionali scalabili sviluppati da Mingxun Wang , professore associato di informatica presso l'UCR. Grazie a questi progressi tecnologici, il gruppo è stato in grado di combinare e analizzare migliaia di campioni provenienti da studi non correlati, ottenendo un unico set di dati unificato. "Questo lavoro è stato possibile solo grazie all'impegno dei nostri collaboratori in tutto il mondo e alla scienza aperta", ha affermato Petras. "Rendendo pubblici i nostri dati, speriamo di accelerare la ricerca e consentire una comprensione più completa dell'impatto chimico umano sugli oceani". Tutti i dati dello studio sono disponibili pubblicamente, consentendo ad altri ricercatori di rianalizzare i risultati o di integrare nuovi set di dati man mano che emergono. Nonostante le dimensioni del set di dati, i ricercatori osservano che ampie zone del mondo rimangono poco studiate. I dati erano fortemente concentrati in Nord America ed Europa, con una copertura limitata nell'emisfero australe e una rappresentazione quasi nulla di regioni come il Sud-est asiatico, l'India e l'Australia. "L'assenza di dati non significa che il problema non esista", ha affermato Kalinski. "Significa che non lo abbiamo ancora esaminato con sufficiente attenzione". Gli autori hanno riconosciuto che questa analisi rappresenta solo una prima panoramica e che sono ancora necessarie analisi mirate e dettagliate con una quantificazione precisa. Inoltre, gli effetti delle concentrazioni cumulative di sostanze chimiche e i loro impatti ecologici a lungo termine rimangono in gran parte sconosciuti. "Sappiamo che l'uomo sta alterando la chimica marina, ma non sappiamo ancora cosa ciò significhi per la vita marina, le reti trofiche o la resilienza degli ecosistemi", ha affermato Kalinski. "Il nostro studio fornisce le basi per porsi queste domande". I risultati mettono in luce anche una realtà più ampia, spesso trascurata: le attività quotidiane, la guida, la pulizia, gli imballaggi alimentari e la cura personale contribuiscono all'immissione di sostanze chimiche nell'ambiente. Queste sostanze, trasportate dagli scarichi o dall'acqua piovana, si diffondono attraverso fiumi e sistemi fognari, raggiungendo infine l'oceano. "Ciò che usiamo sulla terraferma non scompare", ha affermato Kalinski. "Spesso finisce nell'oceano, il suo ultimo rifugio". I risultati hanno influenzato anche le abitudini di Petras. "Cerco di ridurre l'uso della plastica, evitare imballaggi eccessivi e limitare i cibi trasformati", ha affermato. "Non solo per ragioni ambientali, ma anche perché non voglio espormi inutilmente a sostanze chimiche". CTR AMB 16 MAR 2026