Israele ha assassinato l'intera troupe di al-Jazeera nella città di Gaza. Sono rimasti uccisi: Anas Al-Sharif, uno dei corrispondenti più importanti e influenti della Striscia di Gaza, il corrispondente Mohammed Quraiqa, i fotografi Ibrahim Zaher e Moamen Aliwa, e l'autista Mohammed Nawfal.
Ovviamente evito di mostrare qui le crudissime immagini del bombardamento della tenda dei giornalisti nella Striscia, tra cui i corrispondenti di Al Jazeera Anas Al-Sharif e Mohammed Qreiqea, nonché i fotografi Ibrahim Zaher e Mohammed Noufal. Come per la stragrande maggioranza dei casi riguardanti le altre centinaia di giornalisti barbaramente assassinati in questi due anni, è stata una scelta precisa e deliberata delle forze comandate da Bibi il Genocida. Si tratta della fredda determinazione terroristica di chi non vuole testimoni mentre accentua le misure volte a cancellare un intero popolo.
Provo un ribrezzo infinito per quei giornalisti italiani che in mezzo a questo livello di crimini, rivolti anche e proprio all'essenza del mestiere del cronista, scelgono di solidarizzare esplicitamente e spudoratamente con la giunta dei carnefici dei loro colleghi. Perfino in queste condizioni estreme sono favorevole alla libertà di parola di queste iene impazzite, senza liste di proscrizione. Ma proprio per questo mi sentirò libero di definire comunque il livello orrendo e incancellabile della loro pessima reputazione. I loro nomi li misureremo con la loro infamia.
Pino Cabras
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
Ovviamente evito di mostrare qui le crudissime immagini del bombardamento della tenda dei giornalisti nella Striscia, tra cui i corrispondenti di Al Jazeera Anas Al-Sharif e Mohammed Qreiqea, nonché i fotografi Ibrahim Zaher e Mohammed Noufal. Come per la stragrande maggioranza dei casi riguardanti le altre centinaia di giornalisti barbaramente assassinati in questi due anni, è stata una scelta precisa e deliberata delle forze comandate da Bibi il Genocida. Si tratta della fredda determinazione terroristica di chi non vuole testimoni mentre accentua le misure volte a cancellare un intero popolo.
Provo un ribrezzo infinito per quei giornalisti italiani che in mezzo a questo livello di crimini, rivolti anche e proprio all'essenza del mestiere del cronista, scelgono di solidarizzare esplicitamente e spudoratamente con la giunta dei carnefici dei loro colleghi. Perfino in queste condizioni estreme sono favorevole alla libertà di parola di queste iene impazzite, senza liste di proscrizione. Ma proprio per questo mi sentirò libero di definire comunque il livello orrendo e incancellabile della loro pessima reputazione. I loro nomi li misureremo con la loro infamia.
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