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mercoledì 8 ottobre 2025

Elefanti macellati nell'Italia preistorica, trovate prove a Roma

 

Elefanti macellati nell'Italia preistorica, trovate prove a Roma

(EMBARGO ORE 20) Si ottenevano carne e utensili di osso

   (ANSA) - MILANO, 08 OTT - (EMBARGO ALLE ORE 20,00) Nella Roma

della preistoria si mangiavano gli elefanti: questi animali

venivano macellati per ottenere carne e utensili di osso oltre

400.000 anni fa, durante i periodi di clima mite del Pleistocene

medio. Le prove di questa pratica sono state scoperte in uno

scavo a Casal Lumbroso, nella zona ovest della Capitale, come

riporta lo studio pubblicato su Plos One dai ricercatori di

Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Museo delle

Civiltà, l'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del

Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag) e la

Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di

Roma.    A oggi sono meno di venti i siti noti a livello globale che

documentano lo sfruttamento di carcasse di elefante da parte dei

nostri antenati. Casal Lumbroso si distingue per la ricchezza

dei reperti e per l'approccio metodologico adottato nello

studio, che ha permesso di ricostruire in dettaglio la catena di

eventi che ha portato alla deposizione dei fossili.    Durante gli scavi è stata rinvenuta una carcassa incompleta

di un antico elefante dalle zanne dritte (Palaeoloxodon) insieme

a più di 500 utensili in pietra. Diversi resti ossei presentano

fratture avvenute poco dopo la morte dell'animale, ciascuna

associata a segni di impatto riconducibili all'uso di una forza

contundente. L'assenza apparente di segni di taglio sulle ossa è

compatibile con l'uso di piccoli strumenti per macellare i

tessuti molli. La maggior parte degli strumenti in pietra

rinvenuti nel sito misura meno di 30 millimetri, forse a causa

della scarsa disponibilità di pietre di grandi dimensioni.

Alcune ossa di elefante sono state fisicamente modificate per

essere utilizzate come strumenti più grandi.    Lo studio è stato condotto da archeologi, paleontologi,

geologi e specialisti di diverse discipline, che hanno unito

competenze e approcci integrati con analisi geologiche e

stratigrafiche del deposito, analisi geochimiche sui sedimenti

vulcanici (che hanno permesso di datare il sito a circa 400.000

anni fa) e analisi isotopiche su un dente dell'elefante (che

riconducono la crescita dell'animale a una foresta con clima

caldo-umido). Tra i resti sono stati identificati anche

rinoceronti, bovini, cervidi, daini, caprioli e lupi,

testimonianze di un ricco ecosistema oggi scomparso. (ANSA).

08/10/2025 

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