Elefanti macellati nell'Italia preistorica, trovate prove a Roma
(EMBARGO ORE 20) Si ottenevano carne e utensili di osso
(ANSA) - MILANO, 08 OTT - (EMBARGO ALLE ORE 20,00) Nella Roma
della preistoria si mangiavano gli elefanti: questi animali
venivano macellati per ottenere carne e utensili di osso oltre
400.000 anni fa, durante i periodi di clima mite del Pleistocene
medio. Le prove di questa pratica sono state scoperte in uno
scavo a Casal Lumbroso, nella zona ovest della Capitale, come
riporta lo studio pubblicato su Plos One dai ricercatori di
Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Museo delle
Civiltà, l'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del
Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag) e la
Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di
Roma. A oggi sono meno di venti i siti noti a livello globale che
documentano lo sfruttamento di carcasse di elefante da parte dei
nostri antenati. Casal Lumbroso si distingue per la ricchezza
dei reperti e per l'approccio metodologico adottato nello
studio, che ha permesso di ricostruire in dettaglio la catena di
eventi che ha portato alla deposizione dei fossili. Durante gli scavi è stata rinvenuta una carcassa incompleta
di un antico elefante dalle zanne dritte (Palaeoloxodon) insieme
a più di 500 utensili in pietra. Diversi resti ossei presentano
fratture avvenute poco dopo la morte dell'animale, ciascuna
associata a segni di impatto riconducibili all'uso di una forza
contundente. L'assenza apparente di segni di taglio sulle ossa è
compatibile con l'uso di piccoli strumenti per macellare i
tessuti molli. La maggior parte degli strumenti in pietra
rinvenuti nel sito misura meno di 30 millimetri, forse a causa
della scarsa disponibilità di pietre di grandi dimensioni.
Alcune ossa di elefante sono state fisicamente modificate per
essere utilizzate come strumenti più grandi. Lo studio è stato condotto da archeologi, paleontologi,
geologi e specialisti di diverse discipline, che hanno unito
competenze e approcci integrati con analisi geologiche e
stratigrafiche del deposito, analisi geochimiche sui sedimenti
vulcanici (che hanno permesso di datare il sito a circa 400.000
anni fa) e analisi isotopiche su un dente dell'elefante (che
riconducono la crescita dell'animale a una foresta con clima
caldo-umido). Tra i resti sono stati identificati anche
rinoceronti, bovini, cervidi, daini, caprioli e lupi,
testimonianze di un ricco ecosistema oggi scomparso. (ANSA).
08/10/2025
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