da Enrico Corti
| 12:00 (1 ora fa) |
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LA LIBERTA’ DI STAMPA E IL DNA
L’Avvocata Cathy La Torre ci informa che il suo assistito Sigfrido Ranucci ha complessivamente subito 176 querele tipo SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation); più esplicitamente azioni legali usate per zittire i critici verso il potere che comanda ma non per cercare giustizia.
Questi professionisti si comportano come i delinquenti che prima tirano il sasso, poi nascondono la mano dentro la macchia grigia del populismo funzionale alla conservazione del sistema “liberal mercato“ dei padroni.
Tra i querelanti SLAPP c’è anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni; vari suoi vari Ministri; altre personalità varie; e financo un soggetto collettivo quale il partito Forza Italia che; (in stile “politicamente corretto), al momento hanno inviato solidarietà ipocrita a Sigfrido Ranucci; ed alcuni di questi hanno temerariamente e pubblicamente richiesto con gran cassa il ritiro delle querele a Ranucci.
Poi nella realtà, ancora cinque giorni dopo dell’attentato nessuna di queste querele è stata ritirata; anzi, con la regia degli ignoranti diversamente funzionali, in perfetto malcostume nazionalistico sulla scena è riapparsa la recita di una diabolica commedia.
Passato il primo momento di dovuta solidarietà a Sigfrido Ranucci, approfittando della moderna ventata liberal-progressista alla moda, i corvi dalla pregiudizialità ideologica anti-sinistra hanno iniziato a sbattere le ali, pre-avvertendoci di non cadere nella trappola della “riflessione speculative alimentata da ipoteche teorie politiche“.
L’avviso è stato sostanziato da un certo Riccardo Cascioli, cattolico conservatore capo redattore dell’Avvenire, già noto per la sua costante penna polemica anti-ambientalista; questi ci ha immediatamente e prematuramente informati con chiarezza “che gli sviluppi investigativi sull’attentato a Ranucci dimostrano che la realtà è molto diversa da quanto ipotizzato da alcuni politicanti, e che l’attentato è quasi sicuramene opera della mafia narco-trafficante albanese.
Di questa ipotetica pista albanese attualmente ne fa cenno anche Francesca Fagnani de “La Stampa“; collegando l’attentato Ranucci ad un omicidio accaduto nel 2020 per opera di un certo Altin Sinomati (membro della mafia albanese); commesso a Torvaianica vedi caso frazione di Pomezia al pari di Campo Ascolano; incidentalmente luogo residenziale di Sigfrido Ranucci.
A chi sospetta che l’attacco alla libertà di stampa è un presagio contro la democrazia, anche a nome del camerata Donald Giorgia Meloni risponde che chi critica lo stato della democrazia in occidente è un nemico perché getta fango sulla patria Italia; ovvero, deve stare sempre zitto.
Ergo; migliore conferma non poteva darci del suo DNA neo-fascista.
Per un nuovo 25 Aprile.
Enrico Corti
23 ottobre 2025
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