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martedì 3 febbraio 2026

La libertà e le sicurezza per Giorgia Meloni e la stampa di regime. (a cura di Enrico Corti)

 



da Enrico Corti

Posta in arrivo

Corti - Pirola

16:21 (1 ora fa)

La libertà e le sicurezza per Giorgia Meloni e la stampa di regime.

Prendendo atto dall’analisi socio-economica dell’aggravamento delle problematiche socio-economiche di merito e delle realtà, una coscienza traguardata a far chiarezza denunciando il processo di assopimento in corso e organizzando iniziative che rompino la strategia in corso gestita dalla destra con la copertura del moderatismo;  quella di criminalizzare strumentalmente il diritto-dovere a manifestare speculando a piè sospinto su ogni minima problematica che strutturalmente le manifestazioni portano in sé; appunto in quanto contestatrici della conservazione del sistema fondato sull’ineguaglianza e l’emarginazione.

         Come da copione, anche sul caso Askatasuna di Torino la stampa replica il manifesto del “contro manifestare”. I titoli dei quotidiani all’indomani della manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna parlano una sola lingua: un lessico ossessivo e compatto; (Il Messaggero) «Attacco allo Stato»; «(la Repubblica); La guerriglia di Torino» CORSERA «Ferocia Askatasuna»; (il Giornale);  «Cercano il morto»; (Il Tempo); (Libero)«Ora basta, arrestateli tutti».

         Gli altri giornali stampano; «guerriglia urbana», «tentato omicidio», «città sotto assedio», «blitz premeditato», «agente massacrato», «martellate a un poliziotto».

         Sta di fatto che i media riducono un corteo con 50 mila manifestanti in gran parte pacifici ad una palestra di scontri: la cronaca dominante impone un pensiero univoco: “la violenza “rossa” contro lo Stato; i manifestanti sono ridotti “a minaccia criminale“; l’ordine pubblico da vittima assoluta diventa “la violenza attribuita agli “antagonisti”; e satura lo spazio mediatico; “cariche, manganellate, lacrimogeni e idranti scompaiono o vengono derubricati a legittima “reazione” delle forze dell’ordine“;  La stampa e le politica si è ben guardati dal diffondere le immagini che mostrano l’altra faccia di quanto accaduto al corteo dello scorso 31 gennaio.

Il bilancio ufficiale parla di 103 agenti feriti, di cui circa una trentina ricoverati e poi dimessi domenica; delle decine di manifestanti contusi, nella cronaca istituzionale   resta poca traccia; così le immagini delle. TV e dei giornali producono un vuoto informativo per chi guarda e legge; la violenza appare così a senso unico.  

Video e fotografie diffuse da reporter indipendenti e collettivi che documentano scontri durissimi e feriti da entrambe le parti, con attivisti spinti e percossi durante le fasi di deflusso e le cariche improvvise, i pestaggi a inermi a terra scompaiono nella narrazione dominante. I media hanno amplificato il pestaggio di un Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio». Lo afferma la premier; agente isolato del Reparto Mobile; Giorgia Meloni ha raccolto al balzo quanto da lei seminato dichiarando; la Magistratura deve intervenire perchè questo è un tentato omicidio contro gli agenti e lo Stato.»; sfornando l’ennesimo (Decreto neofascista (per la sicurezza?)

Enrico Corti

2 febbraio 2026

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