Diego Garcia, Diego Garcia... Avrete certamente sentito questo nome
ultimamente. Si tratta della base militare anglo-statunitense
nell'Oceano Indiano che ci dicono sia stata attaccata dall'Iran. Ma
scommetto che pochi conoscono la grottisca storia dietro la creazione di
questa base, che include la deportazione forzosa dell'intera
popolazione delle isole e l'uccisione in camere a gas improvvisate dei
cani degli abitanti da parte dei nostri epici paladini della libertà e
della democrazia, Regno Unito e Stati Uniti. Partiamo dall'inizio.
Negli
anni 60 gli Stati Uniti firmarono un accordo col Regno Unito. Avrebbero
perdonato un loro debito in cambio dell'utilizzo di un'isola disabitata
nell'Oceano Indiano. Unico problema, il Regno Unito non disponeva di
isole disabitate. Ma certo non intendeva farsi problemi a renderle tali.
Scorporarono
così le isole Chagos composte di circa 7 atolli e 60 isolotti sparsi
dal più grande arcipelago delle Mauritius, allora una colonia britannica
senza sovranità. Quando i leader mauriziani si opposero, il Regno Unito
comunicò loro che se non avessero rinunciato alle Chagos avrebbero
potuto scordarsi l'indipendenza.
Dopo questi preparativi per
svendere un arcipelago ingiustamente colonizzato e a 9.000 chilometri da
Londra, per costruirci la base militare di un paese lontano 16.000
chilometri, il Regno Unito promise allo zio Sam che sull'isola non
rimarranno popolazioni indigene al di fuori dei gabbiani. E iniziò a
fare ciò per cui sono storicamente noti, cioè deportare, privatizzare e
uccidere.
Tra il 1965 e il 1973 rimossero poco alla volta la
popolazione delle Chagos, prima limitando le importazioni per creare
scarsità di cibo e risorse, poi costringendoli man mano a salire su navi
cargo con poco e niente dei loro beni e smollandoli negli arcipelaghi
vicini a vivere in povertà assoluta come rifugiati. Molte famiglie
avevano cani da compagnia e da lavoro che furono costrette a lasciare
sulle isole.
Prima ancora che le deportazioni fossero complete,
britannici e americani iniziarono ad avvelenarli. Per eliminarli su
larga scala radunarono poi i cani abbandonati e quelli di famiglie
ancora presenti sulle isole, utilizzando carne come esca e
rinchiudendoli in capannoni che riempirono poi di fumi di scarico dai
loro veicoli militari per asfissiarli. Quando alcuni cani rincorsero le
loro famiglie fino alle spiagge, gli spararono.
Infine demolirono
le case degli abitanti per presentare agli Stati Uniti isole
disabitate. Molti degli abitanti deportati 50 anni fa sono ancora in
vita e chiedono tutt'oggi di poter tornare a casa. Recentemente una
trattativa in corso tra Regno Unito e Mauritius presagisce che forse ad
alcuni di loro verrà concesso di rimettere piede su alcune isole minori
delle Chagos, ma su Diego Garcia, il cuore della vecchia comunità
chagossiana, no.
Purtroppo l'impero statunitense necessita di
controllare basi e territori in tutto il globo per mantenere il suo
dominio militare e il controllo delle risorse dei popoli del pianeta.
Quindi, fino al giorno in cui questa colossale macchina da guerra
collasserà, i ciagossiani dovranno restare in esilio.

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