AGI0382 3 SST 0 R01 / Tumori: nuovo approccio per combattere meglio malattie sangue = (AGI) - Roma, 13 mar. - (NOTIZIA CON EMBARGO ALLE 19.00) Sviluppare una nuova strategia per ingegnerizzare le cellule immunitarie e contrastare le malattie in modo piu' efficace e duraturo. A questo obiettivo e' orientato uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati dell'Albert Einstein College of Medicine. Il team, guidato da Harris Goldstein e Erin Cole, ha ideato un nuovo metodo per produrre cellule CAR-T piu' longeve e resistenti, che potrebbero rivoluzionare i trattamenti contro il cancro e l'HIV. "Migliorando il modo in cui generiamo cellule CAR-T - assicura Goldstein - questo approccio agisce come un 'farmaco vivente', il che permette di prolungare la funzionalita' del trattamento e ridurre il rischio di ricaduta". Per potenziare le risposte immunitarie specifiche, le cellule CAR-T vengono prodotte rimuovendo le cellule T immunitarie di un paziente e inserendo geni che le riprogrammano, in modo da riconoscere ed eliminare selettivamente le cellule tumorali o le cellule infette da virus. Queste unita' biologiche ingegnerizzate vengono quindi reinfuse nei pazienti, dove individuano e rimuovono le cellule bersaglio. Tuttavia, l'efficacia di questa terapia risulta significativamente ridotta con il passare del tempo. In circa la meta' dei pazienti oncologici trattati, con la diminuzione dell'attivita' delle cellule CAR-T, il tumore si ripresenta. Lo stesso problema e' stato riscontrato nelle terapie antiretrovirali contro l'HIV. Per superare questa difficolta', gli scienziati hanno sviluppato un approccio alternativo per la produzione di cellule CAR-T utilizzando uno scaffold proteico appositamente ingegnerizzato chiamato HCW9206. Questa struttura collega tre citochine naturali note per promuovere la sopravvivenza delle cellule T e la memoria immunitaria. I test hanno rivelato che le cellule CAR-T prodotte dall'impalcatura multi-citochinica hanno mantenuto forti capacita' di combattere le malattie anche a distanza di diverse settimane dall'infusione. "Questo approccio - commenta Goldstein - potrebbe aiutarci a ridurre i tassi di recidiva dei tumori del sangue e migliorare la remissione a lungo termine per i pazienti oncologici. Per l'HIV - conclude - le cellule immunitarie con questo tipo di resistenza potrebbero un giorno contribuire a mantenere il controllo virale dopo l'interruzione della terapia antiretrovirale". (AGI)Sci/Bas 131302 MAR 26
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