AGI0077 3 EST 0 R01 / == IL PUNTO = Iran: corsa a trovare intesa. Teheran, no a tregua = (AGI) - Roma, 6 apr. - Sono ore frenetiche per una possibile intesa che fermi, anche se temporaneamente, la guerra in Iran. Il Pakistan, al lavoro da giorni con Egitto e Turchia, ha preparato un piano i due fasi che prevede un cessate il fuoco di 45 giorni durante il quale trattare un accordo di pace vero e proprio. I nodi principali, dalla riapertura dello stretto di Hormuz alla destinazione dell'uranio arricchito, dovrebbero essere contemplati nell'intesa finale. La proposta e' stata inviata alle parti ma gia' Teheran ha chiarito sia pubblicamente sia riservatamente a Islamabad che non accettera' una tregua temporanea perche', ha spiegato, darebbe solo respiro al nemico. Nel giorno, poi, in cui annuncia la morte del capo dell'intelligence dei Pasdaran, il generale Seyed Majid Khadami, in cui gli alleati colpiscono di nuovo un'universita', la Sharif. E in cui si conferma un bilancio pesantissimo dei bombardamenti: 34 morti tra cui sei bambini. Il capo dell'esercito pakistano, il maresciallo Asim Munir, e' rimasto in contatto "per tutta la notte" con il vicepresidente americano JD Vance, l'inviato speciale Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, ha riferito una fonte alla Reuters. Teheran avrebbe chiarito che non accetta una sospensione temporanea del conflitto e neppure di essere messa sotto pressione per prendere una decisione. E comunque non riaprira' lo Stretto di Hormuz. "Un cessate il fuoco temporaneo con il mantenimento dell'ombra della guerra non ha posto nella dottrina dell'Iran", aveva chiarito gia' in mattinata l'agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, dopo le prime anticipazioni di Axios sul piano. Un'intesa darebbe solo modo al presidente Donald Trump di fare marcia indietro per la terza volta sui suoi ultimatum - il prossimo scade domani - ma "l'Iran ha ripetutamente affermato che non accettera' tregue provvisorie che mantengano la minaccia di guerra". E la ragione e' evidente: "Permetterebbe solo al nemico di ricostituirsi". Ma che Teheran abbia preso sul serio la minaccia di Trump di radere al suolo le sue infrastrutture strategiche lo dimostra il pressing diplomatico in corso e le dichiarzioni pubbliche. Araghchi ha sentito oggi il ministro francese Jean-Noel Barrot e ha denunciato i "crimini di guerra" che Trump ha promeso di compiere. E al telefono si sono parlati i ministri russo Serghei Lavrov e cinese Wang Yi, entrambi con lo stesso messaggio: la guerra si deve fermare subito e lasciare posto al dialogo. In caso contrario, Teheran e' pronta alle rappresaglie. "L'Iran rispondera' in modo deciso, immediato e con un attacco di rappresaglia a qualsiasi aggressione o minaccia imminente", ha assicurato il viceministro degli Esteri Hazem Gharibadi. E i Pasdaran hanno gia' messo le mani avanti su Hormuz: "Lo stretto non tornera' mai piu' al suo stato precedente, soprattutto per l'America e Israele", hanno avvertito, "stiamo completando un piano" che stabilisce "il nuovo ordine del Golfo Persico". (AGI)Sab 061032 APR 26
Nessun commento:
Posta un commento