1924-05-30 ULTIMO DISCORSO DI GIACOMO MATTEOTTI
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1924-05-30 ULTIMO DISCORSO DI GIACOMO MATTEOTTI
Nell'anniversario dell'ultimo discorso Matteotti alla camera sulle irregolarità delle elezioni riproponiamo il test integrale.
“MINATE L’INTIMA ESSENZA DELLA NAZIONE”
Celebriamo
il 2 giugno pubblicando la versione integrale dell’ultimo discorso di
Giacomo Matteotti al Parlamento il 30 maggio 1924. Il 13 giugno Filippo
Turati dava in Parlamento la notizia della sua scomparsa. Il corpo sarà
ritrovato due mesi dopo, il 16 agosto.
Presidente: Ha chiesto di parlare l’onorevole Matteotti. Ne ha facoltà.
Matteotti:
Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di
convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a
questa assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle
elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida;
nessuno, né della Camera, né delle tribune della Stampa. (Vive
interruzioni alla destra e al centro).
Lupi: E’ passato il tempo in cui si parlava per le tribune!
Matteotti:
Certo la pubblicità è per voi una istituzione dello stupidissimo secolo
XIX. (Vivi rumori; interruzioni alla destra e al centro).
Comunque,
dicevo, in questo momento non esiste da parte dell’Assemblea una
conoscenza esatta dell’oggetto sul quale si delibera. Soltanto per quei
pochissimi nomi che abbiamo potuto afferrare alla lettura, possiamo
immaginare che essi rappresentino una parte della maggioranza. Ora
contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice
eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale
nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti
voti... (lnterruzioni).
Voci dal centro: Ed anche più!
Matteotti:
...cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è
dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è
necessario (rumori, proteste) per conquistare, anche secondo la vostra
legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe
darsi che i nomi letti dal Presidente siano di quei capitalisti che
resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si
applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché
nessuno ha udito i nomi e non è stata premessa nessuna affermazione
generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono e quindi
contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della
maggioranza. (Rumori vivissimi).
Vorrei pregare
almeno i colleghi sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi
per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti, proteste,
interruzioni alla destra e al centro).
Maraviglia: In contestazione non c’è nessuno, diversamente si asterrebbe!
Matteotti: Noi contestiamo...
Maraviglia: Allora contestate voi!
Matteotti: Certo sarebbe maraviglia se contestasse lei!
L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni.
In
primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal Governo,
ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli
oratori fascisti in tutti i comizi, che le elezioni non avevano che un
valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto
al responso elettorale, ma che in ogni caso - come ha dichiarato
replicatamente - avrebbe mantenuto il potere con la forza, anche se...
(Vivaci interruzioni a destra e al centro; movimenti dell’onorevole
Presidente del Consiglio)
Voci a destra: Sì, sì! Noi abbiamo fatto la guerra! (Applausi alla destra e al centro).
Matteotti:
Codesti vostri applausi sono la conferma precisa della fondatezza del
mio ragionamento. Per vostra stessa conferma dunque nessun elettore
italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà... (Rumori,
proteste e interruzioni a destra). Nessun elettore si è trovato libero
di fronte a questo quesito...
Maraviglia: Hanno votato otto milioni di italiani!
Matteotti:
...se cioè egli approvava o non approvava la politica o per meglio dire
il regime del Governo fascista. Nessuno si è trovato libero, perché
ciascun cittadino sapeva “a priori” che se anche avesse osato affermare a
maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo
che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso. (Rumori e
interruzioni a destra).
Una voce a destra: E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?
Farinacci: Potevate fare la rivoluzione!
Maraviglia: Sarebbero stati due milioni di eroi!
Matteotti:
A rinforzare tale proposito del Governo, esiste una milizia armata...
(Applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di «Viva la Milizia»).
Voci a destra: Vi scotta la milizia!
Matteotti: ...esiste una milizia armata... (Interruzioni a destra, rumori prolungati).
Voci: Basta! Basta!
Presidente: Onorevole Matteotti, si attenga all’argomento.
Matteotti:
Onorevole Presidente, forse ella non m’intende: ma io parlo di
elezioni. Esiste una milizia armata... (interruzioni a destra) la quale
ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato
Capo del Governo bene indicato e nominato nel capo del fascismo, e non, a
differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. (Interruzioni e rumori a
destra).
Voci a destra: E le guardie rosse?
Matteotti:
Vi è una milizia armata composta di cittadini di un solo partito, la
quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con
la forza, anche se ad esso il consenso mancasse (commenti). In aggiunta e
in particolare... (interruzioni) mentre per la legge elettorale la
milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in
funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia, specialmente rurale,
abbiano constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in
gran numero... (lnterruzioni, rumori).
Farinacci: Erano i balilla!
Matteotti:
E’ vero, onorevole Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i
balilla! (Approvazioni all’estrema destra, rumori a destra e al centro).
Voce al centro: Hanno votato i disertori per voi!
Gonzales: Spirito denaturato e rettificato!
Matteotti:
Dicevo dunque che, mentre abbiamo visti numerosi di questi militi in
ogni città e più ancora nelle campagne (interruzioni), gli elenchi degli
obbligati all’astensione depositati presso i Comuni, erano ridicolmente
ridotti a tre o quattro persone per ogni città, per dare l’illusione
dell’osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso
pensiero espresso dal Presidente del Consiglio che affidava ai militi
fascisti la custodia delle cabine. (Rumori).
A
parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con
la forza contro il consenso e del fatto di una milizia a disposizione di
un partito che impedisce all’inizio e fondamentalmente la libera
espressione della sovranità popolare ed elettorale e che invalida in
blocco l’ultima elezione in Italia, c’è poi una serie di fatti che
successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni
elettorali. (Interruzioni, commenti).
Voci a destra: Perché avete paura! Perché scappate!
Matteotti:
Forse al Messico si usano fare le elezioni non con le schede, ma col
coraggio di fronte alle rivoltelle. (Vivi rumori, interruzioni,
approvazioni all’estrema sinistra).
E chiedo scusa al Messico se non è vero. (Rumori prolungati).
I
fatti cui accenno si possono riassumere secondo i diversi momenti delle
elezioni. La legge elettorale chiede... (Interruzioni, rumori).
Dicevo che il primo momento elettorale è quello per il quale ogni partito presenta. con 300 o 500… (Interruzioni, rumori).
Greco: E’ ora di finirla! Voi svalorizzate il Parlamento!
Matteotti : E allora sciogliete il Parlamento!
Greco: Voi non rispettate la maggioranza e non avete diritto di essere rispettati.
Matteotti: Ciascun partito doveva, secondo la legge elettorale, presentare la propria lista di candidati... (Vivi rumori).
Maraviglia: Ma parli sulla proposta dell’onorevole Presutti.
Matteotti: Richiami dunque lei all’ordine il Presidente!
La
presentazione delle liste -dicevo- deve avvenire in ogni circoscrizione
mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle 300 alle 500
firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in 6 circoscrizioni su 15 le
operazioni notarili, che si compiono privatamente nello studio di un
notaio, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate
“provocazioni”, sono state impedite con violenza. (Rumori vivissimi).
Bastianini: Questo lo dice lei!
Voci dalla destra: Non è vero! Non è vero!
Matteotti:
Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava
raccogliendo le 300 firme e la sua casa è stata circondata… (Rumori).
Maraviglia: Non è vero. Lo inventa lei in questo momento.
Farinacci: Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto!
Matteotti: Fareste il vostro mestiere!
Lussu: E’ la verità! E’ la verità!
Matteotti: A Melfi... (rumori vivissimi, interruzioni).
A
Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza.
(Rumori) In Puglia fu bastonato perfino un notaio. (Rumori vivissimi).
Aldi-Mai:
Ma questo nei ricorsi non c’è! In nessuno dei ricorsi! Ho visto io gli
atti delle Puglie e in nessuno dei ricorsi è accennato il fatto di cui
parla l’onorevole Matteotti.
Farinacci: Vi faremo cambiare sistema! E dire che sono quelli che vogliono la normalizzazione!
Matteotti:
A Genova (rumori vivissimi) i fogli con le firme già raccolte, furono
portati via dal tavolo su cui erano stati firmati!
Voci: Perché erano falsi!
Matteotti: Se erano falsi dovevate denunciarli ai magistrati!
Farinacci: Perché non avete fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?
Matteotti: Ci sono.
Una voce dal banco delle Commissioni: No, non ci sono, li inventa lei.
Presidente:
La Giunta delle elezioni dovrebbe dare esempio di compostezza! I
componenti della Giunta delle elezioni parleranno dopo. Onorevole
Matteotti, continui.
Matteotti: Io espongo fatti
che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate
falsi. Non c’è offesa, non c’è ingiuria per nessuno in ciò che dico:
c’è una descrizione di fatti.
Teruzzi: Che non esistono!
Matteotti:
Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si
protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati
presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una
situazione e un regime di violenza non solo determinano i fatti stessi,
ma impediscono spesse volte la denuncia e il reclamo formale.
Voi
sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare
sopra ogni giornale o in un documento che un fatto era avvenuto sono
state immediatamente percosse e messe quindi nell’impossibilità di
confermare il fatto stesso. Già nelle elezioni del 1921, quando ottenni
da questa Camera l’annullamento per violenze di una prima elezione
fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta
delle elezioni furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate
le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni
illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo
privato perché avevano attestato il vero o firmato i documenti!
In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi. (Rumori, interruzioni).
Voce a destra: Lo provi.
Matteotti: La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto.
Ed
è per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a
portare in questa Camera l’eco di quelle proteste che altrimenti nel
Paese non possono avere alcuna altra voce ed espressione. (Applausi
all’estrema sinistra).
In sei circoscrizioni,
abbiamo detto, le formalità notarili furono impedite con la violenza e
per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e, come si potè, con
nuove firme in altre Provincie. A Reggio Calabria, per esempio, abbiamo
dovuto provvedere con nuove firme, per supplire quelle che in
Basilicata erano state impedite.
Una voce dal banco della Giunta: Dove furono impedite?
Matteotti: A Melfi, a Iglesias, in Puglia. Devo ripetere? (lnterruzioni, rumori).
Presupposto
essenziale di ogni elezione è che i candidati, cioè coloro che
domandano al suffragio elettorale il voto possano esporre in
contraddittorio con il programma del Governo, in pubblici comizi o anche
in privati locali, le loro opinioni. In Italia nella massima parte dei
luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile.
Una voce: Non è vero! Parli l’onorevole Mazzoni. (Rumori).
Matteotti:
Su ottomila Comuni italiani e su mille candidati delle minoranze la
possibilità è stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto
là dove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni
particolari o di luogo o di persona (Interruzioni, rumori).
Volete i fatti?
La Camera ricorderà l’incidente occorso al collega Gonzales.
Terruzzi:
Noi ci ricordiamo del 1919, quando buttavate gli ufficiali nel
Naviglio. Io, per un anno, sono andato a casa con la pena di morte sulla
testa!
Matteotti: Onorevoli colleghi: se voi
volete contrapporci altre elezioni, ebbene io domando la testimonianza
di un uomo che siede al banco del Governo, se nessuno possa dichiarare
che ci sia stato un solo avversario che non abbia potuto parlare in
contraddittorio con me nel 1919.
Voci: Non è vero! Non e vero!
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Michele Bianchi! Proprio lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi!
Matteotti:
Lei dice il falso! (Interruzioni, rumori). Il fatto è semplicemente
questo: che l’onorevoIe Michele Bianchi con altri, teneva un comizio a
Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero, sono arrivato io
e ho domandato la parola in contraddittorio. Essi rifiutarono e se ne
andarono, e io rimasi a parlare. (Rumori, interruzioni).
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Non è così!
Matteotti: Porterò i giornali vostri che lo attestano.
Finzi,
Sottosegretario di Stato per l’Interno: Lo domandi all’onorevole Merlin
che è il più vicino a lei! L’onorevole Merlin cristianamente deporrà.
Matteotti:
L’on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me e nessuno fu
impedito o stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non dovevate voi
essere i rinnovatori del costume italiano, non dovevate voi essere
coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle elezioni?
(Rumori a destra).
Teruzzi: E’ ora di finirla con queste falsità.
Matteotti:
L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova con
una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales.
Orbene prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero
la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno
la bocca. (Rumori, interruzioni, apostrofi).
Una voce: Non è vero, non fu impedito niente. (Rumori).
Matteotti:
Allora rettifico! Se l’onorevole Gonzales dovette passare otto giorni a
letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. (Rumori,
interruzioni). L’onorevole Gonzales, che è uno studioso di San
Francesco, si è forse autoflagellato! (Si ride, interruzioni).
A Napoli doveva parlare… (Rumori vivissimi, scambio di apostrofi fra alcuni deputati che siedono all’estrema sinistra).
Presidente:
Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano posto e non
turbino la discussione! Onorevole Matteotti, prosegua, sia breve e
concluda.
Matteotti: l’Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per improvvisazione e che mi limito…
Voci: Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti!
Gonzales: I fatti non sono improvvisati! (Rumori).
Matteotti:
Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni fatti. Ma se
per tale forma di esposizione domando il compatimento dell’Assemblea...
(rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e senza ingiurie
possano sollevare urla e rumori.
Dicevo dunque che
ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il
loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e
accennavo al fatto dell’on. Gonzales, accennavo al fatto deIl’on.
Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo
dell’opposizione costituzionale, l’onorevole Amendola, e che fu
impedita… (0h! Oh!, rumori).
Voci a destra: Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete d’accordo tutti!
Matteotti: Vuol dire, dunque, che il termine sovversivo ha molta elasticità!
Greco: Chiedo di parlare sulle affermazioni dell’onorevole Matteotti.
Matteotti:
L’onorevole Amendola fu impedito di tenere la sua conferenza per la
mobilitazione, documentata, da parte di comandanti, di Corpi armati, i
quali intervennero nella città....
Presutti: Dica bande armate, non Corpi armati!
Matteotti: Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera conferenza. (Rumori).
Del
resto noi ci siamo trovati in queste condizioni: su 100 dei nostri
candidati circa 60 non potevano circolare liberamente nella loro
circoscrizione!
Voci di destra: Per paura! Per paura! (Rumori, commenti).
Farinacci: Vi abbiamo invitati telegraficamente!
Matteotti:
Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un
saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è
al Governo e dispone di tutte le Forze armate! (Rumori).
Che
non fosse paura poi lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio
noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti e nessuno
dei nostri: perchè altrimenti voi sapete come è vostro costume dire che «
qualcuno di noi ha provocato» e come «in seguito a provocazioni» i
fascisti «dovettero» legittimamente ritorcere l’offesa picchiando su
tutta la linea! (Interruzioni).
Voci di destra: L’avete studiata bene!
Pedrazzi: Come siete pratici di queste cose voi!
Presidente: Onorevole Pedrazzi!
Matteotti: Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di circolare nelle loro circoscrizioni!
Voce a destra: Avevano paura!
Turati
Filippo: Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c’erano i briganti,
avevano paura! (Vivi rumori a destra, approvazioni a sinistra).
Una voce: Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed è stato rispettato!
Turati Filippo: Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (Applausi a sinistra, rumori a destra).
Presidente: Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti!
Matteotti:
Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare,
ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo!
(Approvazioni all’estrema sinistra, rumori prolungati)
Presidente: Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole Rossi...
Matteotti: Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare!
Io non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti! Ho diritto di essere rispettato! (Rumori prolungati, conversazioni).
Casertano, Presidente della Giunta delle elezioni: Chiedo di parlare.
Presidente:
Ha facoltà di parlare l’onorevole Presidente della Giunta delle
elezioni. C’è una proposta di rinvio degli atti della Giunta...
Matteotti: Onorevole Presidente!
Presidente: Onorevole Matteotti, se ella vuol parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente.
Matteotti: Io chiedo di parlare non prudentemente né imprudentemente, ma parlamentarmente.
Presidente: Parli, parli.
Matteotti: I candidati non avevano libertà di circolazione... (Rumori, interruzioni).
Presidente: Facciano silenzio! Lascino parlare!
Voci: Lasciatelo parlare!
Matteotti:
Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure
risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno,
che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non
accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura
voleva dire non aver più lavoro l’indomani o dover abbandonare il
proprio Paese ed emigrare all’estero. (Commenti).
Una voce: Erano disoccupati!
Matteotti: No, lavoravano tutti e solo non lavorano quando voi li boicottate.
Voci da destra: E quando li boicottavate voi?
Farinacci: Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco!
Matteotti: Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio Gruppo un saluto... (rumori).
Voci: E Berta? Berta!
Matteotti:
...conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito.
Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura;
nonostante prevedesse quale sarebbe stato per essere il destino suo
all’indomani. (Rumori).
Ma i candidati -voi avete
ragione di urlarmi onorevoli colleghi- i candidati devono sopportare la
sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta
che oggi imperversa. Io accenno soltanto, non per domandare nulla, ma
perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono
svolte le elezioni. (Approvazioni all’estrema sinistra).
Un’altra
delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione
era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di
ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che nella massima parte
dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di
autorità, i seggi -anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli
comunali imposti dal Governo e dal partito dominante- risultarono
composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante.
Quindi
l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le
minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al
seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti nel 90 per cento e, credo,
in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era
fascista e il rappresentante della lista di minoranza non potè
presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in
qualche rara Provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a
chiunque avesse osato di controllare dentro il seggio la maniera, come
si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati.
Per
constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che
la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni e
controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte
fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a
mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire
se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta
legalità.
Noi possiamo riconoscere che in alcuni
luoghi, in alcune poche città, e in qualche Provincia, il giorno delle
elezioni, vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata
della libertà nello spazio e nel tempo -e l’on. Farinacci, che è molto
aperto, me lo potrebbe ammettere- fu data ad uno scopo evidente:
dimostrare nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei
luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza
con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una
certa libertà c`è stata.
Ma, strana coincidenza,
proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella
relativa libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di
suffragi, da superare la maggioranza -con questa conseguenza però, che
la violenza che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le
elezioni.
E noi ricordiamo quello che è avvenuto
specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi,
dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto della
lista fascista,. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di
locali, bastonatura alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni
di danni… (Vivissimi rumori al centro e a destra).
Una voce a destra: Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!
Matteotti:
Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo
voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né
ai fascisti, come voi vi vantate.
Si sono avuti,
dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto
personaggio che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando
la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava?
La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora
diversi costumi.
Nella valle del Po, in Toscana e
in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal Presidente
del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e
nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito
socialista o dal Partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo
del Partito fascista, con la «regola del tre». Ciò fu dichiarato e
apertamente insegnato, persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i
fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri
o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni) variamente alternati, in
maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna
sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti
personalmente nel loro voto.
In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente.
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!
Matteotti:
Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga
implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato.
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Lo provi!
Matteotti: In queste regioni tutti gli elettori…
Ciarlantini: Lei ha un trattato; perché non lo pubblica?
Matteotti:
Lo pubblicherò quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono
indipendenti e sicure (vivissimi rumori al centro e a destra); perchè
come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono
sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di
pubblicare le nostre cose. (Rumori).
La regola del
tre, cui prima accennavo diede modo al Partito dominante, di controllare
personalmente ciascun elettore, ed applicare il giorno seguente ai
ribelli la sanzione col boicottaggio dal lavoro e con le percosse.
(Rumori).
Voci: No! No!
Matteotti:
Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni,
perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano
subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per
tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente
locale del Sindacato fascista o del Fascio. (Vivi rumori,
interruzioni).
Suardo: L’onorevole Matteotti non
insulta me rappresentante: insulta il popolo italiano ed io per la mia
dignità esco dall’aula. (Rumori, commenti).
La mia
città in ginocchio ha inneggiato al duce Mussolini; sfido l’onorevole
Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia dignità di soldato,
abbandono questa aula. (Applausi, rumori, commenti).
Teruzzi: L’onorevole Suardo è medaglia d’oro! Si vergogni, onorevole Matteotti. (Rumori all’estrema sinistra)
Presidente: Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda!
Matteotti: Io posso documentare e far nomi.
In
altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo
che in realtà era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche
nell’Italia prefascista, ma che dall’Italia fascista ha avuto l’onore di
essere allargato a larghissime zone del Meridionale; incetta di
certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione
degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro
pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di
individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con
diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e
che giovani di 20 anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di
qualcuno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti). Si trovarono solo in
qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati che, avendo rilevato il
fatto, riuscirono ad impedirlo.
Torre Edoardo: Basta, la finisca! (Rumori, commenti).
Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori. Alcuni deputati scendono nell’emiciclo).
Presidente: Onorevoli deputati, li invito alla calma, sgombrino l’emiciclo!
Torre Edoardo: Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti, rumori)
Voci: Vada in Russia!
Presidente: Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!
Matteotti:
Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine,
ebbero dentro le cabine, in moltissimi Comuni specialmente della
campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i
voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i
cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti
di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano,
così come altri voti di lista furono cancellati o addirittura letti al
contrario.
Non voglio dilungarmi a descrivere i
molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della
volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini
ha potuto esprimere liberamente il suo voto: anzi noi abbiamo potuto
avere il nostro voto il più delle volte quasi esclusivamente da coloro
che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono
impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per
noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute
socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro
diritto liberamente.
A queste nuove forze che
manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del
nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi
all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera).
Per
tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose
sollecitazioni rinuncio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché
ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (Rumori)... per queste
ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione a
maggioranza.
Voci alla destra: Accettiamo! (Vivi applausi a destra e al centro).
Matteotti:
Riconosciamo che i ricorsi non potevano, per la stessa esistenza del
regime di violenza, essere documentati. Ma è appunto una investigazione
che solo la Giunta nella sua discrezione, nella sua coscienza potrebbe
compiere, investigando da per tutto, in ogni documento, luogo per luogo.
Noi domandiamo che sia compiuto tale esame, domandiamo che essa investighi sui metodi usati in quasi tutta l’Italia.
E’
un dovere e un diritto, senza il quale non esiste sovranità popolare.
Noi sentiamo tutto il male che all’Italia apporta il sistema della
violenza: abbiamo lungamente scontato anche noi, pur minori e
occasionali, eccessi dei nostri. Ma appunto per ciò noi domandiamo alla
maggioranza che essa ritorni all’osservanza del diritto. (Rumori,
interruzioni, apostrofi a destra).
Voi che oggi
avete in mano il potere e la forza, voi che vantate la vostra potenza,
dovreste meglio di tutti gli altri essere in grado di far osservare la
legge da parte di tutti. (lnterruzioni a destra).
Matteotti:
Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato
e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì,
veramente rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale
della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in
padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e
la rivolta.
Se invece la libertà è data, ci
possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come
ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo.
(Interruzioni a destra).
Noi deploriamo invece che
si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi
da sé e deve essere governato con la forza. Molto danno avevano fatto
le dominazioni straniere. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed
educandosi, anche con l’opera nostra.
Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra, vivi rumori; la confusione e l’impressione sono enormi).

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