Albanese, 'Flotilla e Gaza: basta l'indignazione selettiva' 'Attacco alla Flotilla è assaggio di ciò che i prigionieri palestinesi affrontano' (ANSA) - ROMA, 23 MAG - "Trovo che ciò che è accaduto alla Palestina abbia aperto un varco facendoci vedere una delle tragedie più profonde del nostro tempo: l'incapacità di riconoscerci davvero come parte della stessa famiglia umana, dopo decenni in cui ci eravamo collettivamente ripromessi di farlo". Lo afferma, in un'intervista a Il Fatto Quotidiano, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. "Se c'è qualcosa che questa vicenda può e deve insegnarci - aggiunge -, è che l'indignazione non può essere selettiva. La vita ha lo stesso valore indipendentemente dalla lingua, dalla religione, dal genere, dal passaporto". "L'ennesimo attacco contro la Flotilla - prosegue Albanese - è un assaggio di ciò che i prigionieri palestinesi affrontano ogni giorno, nel silenzio degli Stati e dei media principali. E conferma la brutalità dello Stato israeliano, sostenuta dall'impunità di cui gode. Se le condanne ci sono, non seguono azioni tangibili, come la cooperazione con la giustizia internazionale e la fine della complicità economica e militare". "Israele - afferma ancora - sta portando alle estreme conseguenze una logica che i governi europei hanno già contribuito a normalizzare: controllo securitario delle frontiere, sorveglianza permanente, criminalizzazione della solidarietà e impunità per la violenza esercitata contro civili e attivisti. Sembrano non esistere red lines. Lo scopo degli attivisti era entrare nelle acque di Gaza e queste non sono sotto sovranità israeliana: restano sotto occupazione illegale. Israele non ha quindi alcun diritto di intercettare e sequestrare persone in acque internazionali. La violenza israeliana - afferma ancora la relatrice Onu - non dipende da una singola figura politica: è strutturale, radicata nel sistema di occupazione e d'apartheid". A proposito, ora che ha vinto contro gli Stati Uniti può tornare alla sua vita e avere di nuovo un conto in banca? "È un primo respiro di sollievo. Ora si facciano avanti le banche che volevano aprirmi un conto, ma non potevano! Il mio caso, però, non è ancora definito nel merito: quella ottenuta è una sospensione preliminare e non una soluzione definitiva. La battaglia per la giustizia è ancora lunga" conclude Albanese. (ANSA).
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