
Libano, proteste contro il governo per l’accordo “umiliante” con Israele, mentre proseguono gli scambi di attacchi tra USA e Iran
La
sede del governo libanese a Beirut è stata accerchiata da una folla di
persone dopo la firma di un accordo con Israele ritenuto “umiliante”
secondo il quale il Libano si impegna a disarmare completamente
Hezbollah e ogni altro gruppo armato non ufficiale sul proprio
territorio, in cambio di un ritiro graduale ritiro delle IDF dai
territori occupati nel sud del Paese. I manifestanti sostengono che
Israele, da parte sua, non firma nulla di vincolante contestando la vaga
promessa israeliana di lasciare il Paese una volta avvenuto il disarmo
completo secondo le modalità prestabilite.
Hezbollah ha già
dichiarato che non si atterrà a questi accordi, non essendone parte
contraente. "Israele non ha altra scelta che ritirare completamente le
sue truppe dal Libano e cessare le incursioni su terra, mare e spazio
aereo", ha affermato il leader di Hezbollah Naim Qassem.
Il
ritiro delle truppe israeliane dal Libano era una delle condizioni poste
dall'Iran nell'accordo con gli Stati Uniti. Tuttavia, è chiaro che
Teheran vorrebbe mantenere Hezbollah come forza armata dominante nel
Libano meridionale e, più in generale, in tutto il paese.
E
tensioni proseguono anche nello Stretto di Hormuz, dove la marina
iraniana afferma di aver colpito posizioni militari statunitensi nella
regione “in risposta all'aggressione e alla violazione del trattato da
parte dell'America”.
Due giorni fa una nave nello Stretto di
Hormuz è stata attaccata una nave battente bandiera di Singapore. Trump
ha accusato l’Iran di aver violato gli accordi sul cessate il fuoco,
mentre le autorità di Teheran sostengono che l’equipaggio della nave
colpita era stato diffidato dal proseguire la navigazione senza
autorizzazione, come ai sensi dell'Articolo 5 del Memorandum di
Islamabad, il quale dispone che il controllo del passaggio attraverso lo
Stretto di Hormuz spetta alla Repubblica Islamica dell'Iran.
E
questo incidente sarebbe stato un pretesto utilizzato dagli statunitensi
per lanciare un attacco aereo sulle coste della Repubblica Islamica
dell'Iran. La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, a
sua volta, in risposta afferma di aver colpito le basi dell’esercito
americano presenti nella regione.
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