๐’๐๐ก๐๐๐ก๐ญ๐๐ “๐ข๐๐-๐๐ฅ๐๐” ๐ฃ๐จ๐ก๐๐ง๐ ๐๐๐ ๐ฃ๐ข๐ง๐๐ฅ๐ “๐ข๐ก-๐๐ฅ๐๐”. ๐ฃ๐๐ฆ๐ข๐๐๐ก๐ ๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐ข๐ฆ๐๐ข [PRIMA PARTE]
Il vergognoso trauma inflitto alle bambine della famiglia Travallion dall’ottuso gelo burocratico che le ha allontanate dalla loro vita familiare lo sto osservando con particolare immedesimazione e dunque con dolore. Infatti, da bambino ho vissuto in campagna in una situazione che ha notevoli affinitร con quella che era la loro vita fino a pochi giorni fa, lontana da tutte le presunte comoditร della modernitร eppure autenticamente felice ed equilibrata. Immagino con orrore l’intervento di una presenza estranea e tetragona che avesse profanato quella mia adorata routine della fanciullezza.
Fino all’etร di sette anni avevo vissuto in un paese del centro Sardegna, in una casa che poteva giovarsi dello stesso kit di comoditร di qualsiasi casa proletaria urbana italiana, dal frigo alla TV all’acqua corrente. I miei decidono proprio allora di iniziare una nuova vita in un comune della costa orientale, in un appezzamento comprato vent’anni prima dai miei nonni paterni, dove avevano edificato una casetta in cui vivevano tranquillamente “off grid” (anche perchรฉ nei paraggi non c’era nessuna “grid”, nessuna rete). Chissร che pericoli avrebbero visto gli assistenti sociali per un bimbo proiettato di colpo in un nuovo inizio che gli negava l’onda lunga del “progresso” e tutte le abitudini fin lรฌ acquisite. Per parte mia, mi sentivo nelle mani salde di una famiglia.
Ho il privilegio di ricordare quasi ogni dettaglio della mia infanzia collocata nei lontani anni Settanta del secolo scorso, con memorie che non hanno mai perso la loro emozionante freschezza.
Sento ancora l’odore del fieno, il rumore del vento fra gli alberi, i passi energici del nonno che mi insegna i segreti dell’orto, i sapori chiassosi degli ortaggi, il rito del recupero serale delle galline ruspanti che compongono nelle loro uova una tavolozza di sapori incomparabili con qualsiasi uovo acquistato nei supermercati. Ho la gioia della noia, mentre vigilo il lento pascolo delle mucche e prendo l’abitudine di leggere da cima a fondo i quotidiani che mi raccontando le gesta poco eroiche di certi adulti che si sentono padroni del mondo.
Ho tuttora presente nelle gambe la sensazione dei lunghi e polverosi tratti di strada a piedi per raggiungere le case dei bambini “vicini” nelle poche e disperse abitazioni edificate qui e lรฌ in quella vasta campagna. Mi vedo ancora in auto con mio padre, mentre lo accompagno, come faccio ogni pochi giorni, fino a una fonte che spunta ai piedi di una ripida collina, in mezzo alla macchia, fra querce, olivastri, cisto e tappeti di inula viscosa, per fare scorta di acqua potabile.
Dovremo aspettare ancora molti anni prima che in quella campagna giungano le tubature dell’acqua corrente e le reti elettriche. Nel frattempo, alla sera, l’illuminazione รจ data da una pluralitร di fonti molto Amish: lampade a gas, ma piรน spesso, banali steariche. Cosa meno Amish, per la cena di Natale del 1976 i miei si divertono a collegare una lampadina a una dinamo alimentata dal trattore, che mi incuriosisce ma non mi invoglia a fare di piรน di quanto non faccia giร alla luce delle candele: ad esempio leggere. I miei genitori non hanno potuto studiare, ma non perdono occasione per portare a casa nuovi libri e io li leggo, anche sotto le luci tremolanti delle fiammelle del candelabro.
[…]
[FINE PRIMA PARTE]
[SEGUE…]
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๐’๐๐ก๐๐๐ก๐ญ๐๐ “๐ข๐๐-๐๐ฅ๐๐” ๐ฃ๐จ๐ก๐๐ง๐ ๐๐๐ ๐ฃ๐ข๐ง๐๐ฅ๐ “๐ข๐ก-๐๐ฅ๐๐”. ๐ฃ๐๐ฆ๐ข๐๐๐ก๐ ๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐ข๐ฆ๐๐ข [SECONDA PARTE]
In attesa della costruzione della nuova casa a cento metri di distanza, alloggiamo per qualche tempo nella casa dei nonni, fra risalite di umiditร sui muri che sarebbero sicuramente fonte di orrore per l’universo asettico della magistrata che ha deciso di strappare le bambine dalla loro dignitosissima casa rurale.
I bambini dei dintorni, anch’essi tutti “off grid”, abitano lรฌ da piรน tempo di me e perciรฒ sono tutti piรน abili nel distinguere ogni specie botanica, nell’arrampicarsi con agilitร , nel maneggiare coltelli, ma mi insegnano a nuotare, a costruire baracche e rifugi per animali e mille altre scuse per trascorrere all’aria aperta un mare di ore. Quell’impronta esistenziale mi รจ rimasta anche nella vita adulta, nonostante le mille tentazioni tentacolari dei dispositivi informatici e gli obblighi che mi riconfinano dentro pseudo-connessioni che mi disconnettono dalla natura. Appena posso, sto all’aperto a lungo e finalmente respiro come voglio. Perciรฒ conosco bene il respiro di quelle tre bambine presso le quali la Legge si รจ presentata con il volto piรน lontano dalla Giustizia.
Nulla che non sia giร stato profetizzato a suo tempo da Pier Paolo Pasolini. Egli aveva capito prima di tutti che la scomparsa della civiltร contadina non era un mero fatto folklorico, e non temeva di assimilarla a un genocidio culturale: cioรจ la distruzione di un mondo autentico, sostituito da un’umanitร standardizzata, prodotta in serie dal consumismo. Le sue “lucciole scomparse” erano il presagio di un nuovo Potere che non avrebbe mai piรน tollerato nulla che sfuggisse all’omologazione.
Cinquant’anni dopo, quel Potere ha il volto della magistratura e dei servizi sociali che hanno strappato le bambine Travallion dalla loro vita: lo stesso sguardo sospettoso e coloniale verso ciรฒ che non sia urbanizzato, compatibile con freddi protocolli, sterilizzato. Hanno scambiato per pericolo ciรฒ che era - nel modo piรน evidente e semplice - pura autenticitร . Hanno trattato una casa rurale come la scena di un delitto. A nulla valeva vedere che avevano pannelli fotovoltaici (neanche le mie vecchie candele, per dire). Hanno punito una diversitร che non sapevano interpretare, perchรฉ nel frattempo questi funzionari si manifestano come la perfetta espressione di un ceto semi-colto capace di ogni ferocia, con un vocabolario democratico ma un immaginario autoritario: esaltano tipicamente la “tutela”, la “sicurezza”, la “protezione”, ma sono pronti a giustificare i peggiori abusi in nome di queste parole. Proprio per questo, per loro, il percorso formativo da scuola parentale seguito da quella famiglia รจ come l’aglio per i vampiri. La sentenza che ha scaraventato traumaticamente le bambine in una casa protetta sconosciuta gestita con rigidi cavilli, dichiara che «la deprivazione del confronto fra pari in etร da scuola elementare puรฒ avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino, che si manifestano sia in ambito scolastico che non scolastico». Quanta cura, per lo sviluppo dell’infanzia!
ร la solita cieca violenza dell’omologazione: incapace di capire la vita nella sua sorprendente inventiva, perรฒ molto capace di devastarla senza alcun rimorso, senza alcun principio di prudenza. Allo stesso tempo del tutto incapace di qualsiasi riflessione e qualsiasi intervento sull’immane disastro cognitivo dell’iperconnessione agli schermi con cui si sta consumando il vero “abbandono di minore” per milioni di giovanissime vittime (le chiamo cosรฌ e ritengo di non esagerare). Lรฌ tutto normale, mentre per delle bambine cresciute sane e nell’amore si chiamano i gendarmi.
Il paradosso รจ questo: gli iniziatori di questa bella famiglia sono stranieri che hanno scelto l’Italia pensando di ritrovarla nella sua accogliente tradizione popolare. Volevano in qualche modo essere italiani, ma sono stati traditi dall’Italia odierna, che proprio non tollera un’Italia che non c’รจ piรน.
[FINE]
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