9CO1771311 4 CRO ITA R01 AMIANTO, RICOSCIUTO INDENNIZZO E VITALIZIO AD ORFANI MARESCIALLO IN MISSIONE BALCANI (9Colonne) Roma, 26 feb - La Corte di Appello di Roma ha riconosciuto ai figli del maresciallo Leopoldo Di Vico i benefici previsti per le vittime del dovere. Come ricorda l'Osservatorio Nazionale Amianto, Giuseppe e Mario, finora esclusi perché non risultavano "a carico" al momento della morte del padre, ottengono così un indennizzo di 100 mila euro ciascuno, e il diritto all'assegno vitalizio per un importo di 800 euro mensili. Originario di Caserta ma residente con tutta la famiglia a Marcellina (Roma), il maresciallo Leopoldo Di Vico, ha prestato servizio nell'Esercito italiano dal 1978 al 2013 come meccanico e manutentore di mezzi corazzati, operando per anni a contatto con componenti contenenti amianto, in ambienti non adeguatamente bonificati. Il militare, che svolto attività sia in Italia sia nelle missioni nei Balcani, è morto nel 2015 dopo una lunga malattia causata dall'esposizione ad amianto e ad altre sostanze nocive durante il servizio. Nel 2018 il Ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza della malattia da causa di servizio. I figli per anni hanno atteso che fosse riconosciuto anche a loro ciò che spettava come orfani di una vittima del dovere. Nonostante questo riconoscimento, ai figli erano stati negati i benefici economici perché, al momento del decesso, avevano già iniziato a lavorare. Una condizione formale che li aveva esclusi dalle tutele previste per gli orfani delle vittime del dovere, costringendo la famiglia a una nuova battaglia giudiziaria. In precedenza il TAR aveva accertato la responsabilità dell'Amministrazione per l'insorgenza della patologia tumorale. Successivamente il Tribunale civile aveva riconosciuto il risarcimento del danno alla vedova e ai figli. Con la decisione della Corte di Appello che si fonda sul principio, ribadito dalle Sezioni Unite, secondo cui il diritto all'assegno vitalizio non può essere escluso per il solo fatto che i figli non fossero fiscalmente a carico al momento della morte si chiude ora il capitolo relativo ai diritti previdenziali degli orfani, un passaggio importante che restituisce dignità e completezza a un riconoscimento rimasto finora parziale. La sentenza richiama anche un principio fondamentale: l'Amministrazione, in qualità di datore di lavoro, ha l'obbligo di tutelare la salute del proprio personale, adottando tutte le misure necessarie per prevenire i rischi, anche in contesti operativi complessi. "Quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada - dichiara Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Essere o non essere "a carico" non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto". L'ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it. (redm) 261144 FEB 26
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