Cuba: Adler, ebreo americano già sulla flotilla per Gaza ora sull'isola, assedio non in mio nome/PREVISTO Dall'inviato a L'Avana Diego Laudato L'Avana (Cuba), 20 mar. (LaPresse) - "Ci sono due problemi principali, due somiglianze che collegano la flottiglia per Gaza e il convoglio a Cuba. La prima è la tattica barbara di assedio che è stata imposta contro il popolo della Palestina e il popolo di Cuba. Nel primo caso abbiamo visto lo Stato di Israele circondare e impedire che beni di prima necessità raggiungessero il popolo palestinese: cibo, acqua, medicine, elettricità". Così David Adler, coordinatore globale del Nuestra America Convoy, parlando con LaPresse a margine della presentazione della flotilla in partenza per Cuba dal Messico, tenutasi a L'Avana. Adler ha partecipato alla Global Sumud Flotilla che è arrivata a Gaza tra settembre e ottobre scorsi, emergendo come persona di fede ebraica contro le politiche di Israele. Nel caso della Nuestra America Adler è di nuovo personalmente coinvolto, come cittadino americano che si sta opponendo al governo statunitense. "Ora stiamo vedendo, dopo essere stata normalizzata lì, come gli Stati Uniti cercano di importare questa tattica barbara e applicarla a una piccola nazione insulare pacifica come Cuba", denuncia l'attivista, "rischia seriamente di diventare una caratteristica standard di un sistema internazionale che ogni giorno è sempre meno fedele ai fondamenti del diritto internazionale". Da qui si lega una seconda somiglianza, personale, "che riguarda le particolari responsabilità che abbiamo, in un caso come ebreo americano a Gaza, e in questo caso come cittadino statunitense, di oppormi alle azioni che vengono commesse in nostro nome". Nel caso della Palestina, "è stato fatto in nome della sicurezza ebraica, del popolo ebraico. E ho cercato di alzarmi per dire: No, non in mio nome", afferma Adler, "e ancora una volta qui a Cuba è il nostro governo che dice di commettere l'assedio a causa della straordinaria e insolita minaccia che Cuba rappresenta.E ancora una volta è nostra responsabilità, nostro obbligo, alzarci e dire: Cuba non rappresenta una minaccia per noi o per nessuno. Anzi, al contrario, è un amico, un amico solidale di popoli e lotte in tutto il mondo". "Questo è ciò che credo unisca tutti qui. Non è solo l'orrore di assistere a questo crimine contro l'umanità commesso contro il popolo cubano. È anche un sentimento di speranza e responsabilità che possiamo fare qualcosa al riguardo", rimarca l'attivista, secondo cui, pur potendo lui stesso avere motivazioni personali, il messaggio è universale: "Le persone di tutto il mondo si stanno svegliando di fronte a questi orribili crimini che vengono commessi con i nostri soldi delle tasse e dicono 'Non in mio nome', 'Non in nostro nome', non in quello di un'umanità collettiva". In un certo senso, conclude Adler, il convoglio "è già un successo. Stiamo già consegnando aiuti critici a cliniche e ospedali in tutto il paese direttamente al popolo cubano. In un altro senso, la misura del nostro successo sarà se i governi del mondo risponderanno ai propri obblighi internazionali. Quindi speriamo che questo sia l'inizio, non la fine di un viaggio". EST NG01 die/scp 200936 MAR 26
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