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mercoledì 15 aprile 2026

Appello congiunto di 20 Paesi per fermare la violenza in Libano Madrid e partner europei e alleati chiedono una de-escalation e negoziati Israele-Libano (ANSA) - MADRID, 15 APR - Venti Paesi, tra cui Spagna, Francia, Regno Unito e Australia, hanno lanciato un appello congiunto per porre fine alla violenza in Libano e includere il Paese negli sforzi regionali di distensione, sollecitando "tutte le parti" a lavorare per "una soluzione politica duratura". In una nota diffusa dal ministero degli Esteri spagnolo, i firmatari avvertono che il protrarsi del conflitto "mette in pericolo la distensione regionale" e chiedono un'immediata riduzione delle tensioni, anche sfruttando l'opportunità del cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran. I venti Paesi accolgono con favore l'iniziativa del presidente libanese Aoun per negoziati diretti con Israele, così come la disponibilità israeliana al dialogo mediato dagli Usa: colloqui che "possono aprire la strada a una sicurezza duratura" per la regione. Il comunicato condanna "nei termini più energici" sia gli attacchi di Hezbollah contro Israele sia i raid istraeliani dell'8 aprile in Libano, che avrebbero causato oltre 350 morti e più di mille feriti, sottolineando che "i civili e le infrastrutture civili devono essere protetti" secondo il diritto internazionale. Energica anche la condanna degli attacchi contro la missione Onu Unifil, ribadendo la necessità di garantire la sicurezza dei Caschi blu. I Paesi firmatari - Australia, Belgio, Croazia, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Svezia, Regno Unito e Irlanda - esprimono "piena solidarietà al popolo libanese e si dichiarano pronti a fornire aiuti d'emergenza a oltre un milione di sfollati. Riaffermano infine il sostegno alla sovranità e integrità territoriale del Libano e l'importanza di applicare integralmente la risoluzione Onu 1701, lodando la decisione di Beirut di vietare le attività militari di Hezbollah e rafforzare il monopolio statale delle armi. (ANSA).

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