NTW Press - Netanyahu all'Onu nega il genocidio e l'aula si svuota. Fuori proteste, arrestata anche Susan Sarandon
Posta in arrivo
| 10:57 (16 minuti fa) | |||
| ||||
NTW Press - Netanyahu all'Onu nega il genocidio e l'aula si svuota. Fuori proteste, arrestata anche Susan Sarandon
Netanyahu all'Onu nega il genocidio e l'aula si svuota. Fuori proteste, arrestata anche Susan Sarandon
Discorso contestato al Palazzo di Vetro tra abbandoni di massa dei diplomatici, repliche internazionali e manifestazioni di piazza a New York

Venerdì 25 Settembre 2026 08:56
Nel corso della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, giovedì 24 settembre 2026, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato un discorso difensivo al podio dell’Onu, mentre decine di delegazioni internazionali e diplomatici hanno abbandonato l’aula in segno di protesta.
Il leader politico ha respinto le accuse di violazioni dei diritti umani (“Genocidio a Gaza più grande bugia del secolo“) e ha rivolto pesanti attacchi ai governi di Parigi e Londra per aver accusato lo Stato ebraico di condotte colonialiste. Reagendo al boicottaggio, l’esponente di governo si è rivolto alla platea definendo “codardi morali“ gli alti funzionari usciti dall’aula ed evidenziando che l’azione militare del proprio Paese costituisce uno scudo anche per la sicurezza internazionale, in particolare contro il programma nucleare condotto dai vertici dell’Iran.
La contestazione in aula e le reazioni diplomatiche
Le affermazioni di Benjamin Netanyahu hanno scatenato immediate repliche da parte di rappresentanti istituzionali e diplomatici esteri. Il vice ambasciatore del Qatar negli Stati Uniti, Hamad al-Muftah, ha sottolineato come l’intervento di fronte a un’aula semivuota evidenziasse il ridotto sostegno internazionale alle posizioni israeliane, respingendo le accuse di sostegno al terrorismo e ricordando il ruolo di mediazione svolto dal proprio Paese.
Dalla Turchia, il direttore della comunicazione Burhanettin Duran ha definito infondati gli attacchi sferrati contro il presidente Recep Tayyip Erdogan.
Contestualmente, il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha espresso profonda preoccupazione per l’espansione dei nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, ribadendo che una stabilità duratura non può essere imposta con la forza delle armi ma solo mediante il rispetto del diritto internazionale.
Scontri politici e posizioni della leadership palestinese
In ambito locale, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha replicato con fermezza alle accuse di antisemitismo rivoltegli dal vertice israeliano, ricordando l’esistenza di un mandato di arresto pendente emesso dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra.
Nel frattempo, il presidente della leadership palestinese Mahmoud Abbas ha inviato un messaggio registrato denunciando il mancato rilascio dei visti d’ingresso da parte delle autorità americane alla delegazione ufficiale per il secondo anno consecutivo. L’ottantenne rappresentante politico palestinese ha sollecitato l’attuazione delle fasi del piano di pace proposto da Donald Trump, rinnovando il fermo rifiuto verso qualsiasi ipotesi di sfollamento della popolazione e condannando contestualmente l’antisemitismo, il razzismo e ogni forma di violenza contro le popolazioni civili.
Proteste di piazza a Manhattan ed epilogo della visita

All’esterno della sede delle Nazioni Unite, le strade della metropoli sono state teatro di intense dimostrazioni organizzate dal movimento Jewish Voices for Peace e da varie associazioni per i diritti umani. Gli agenti della polizia di New York sono intervenuti per sgomberare i blocchi stradali lungo le arterie cittadine, effettuando circa trenta fermi; tra le persone condotte in centrale figurano l’attrice settantanovenne Susan Sarandon, la collega Cynthia Nixon e il candidato politico Brad Lander.
Visualizza questo post su Instagram
Un post condiviso da Tg1 Rai (@tg1_rai_official)
Subito dopo la conclusione del proprio intervento e i brevi colloqui bilaterali registrati con i rappresentanti di Paraguay, Panama e Bolivia, Benjamin Netanyahu ha disposto l’immediato rientro in patria per stringenti ragioni di sicurezza, annullando ulteriori appuntamenti in agenda.
Netanyahu all'Onu nega il genocidio e l'aula si svuota. Fuori proteste, arrestata anche Susan Sarandon
Discorso contestato al Palazzo di Vetro tra abbandoni di massa dei diplomatici, repliche internazionali e manifestazioni di piazza a New York

Venerdì 25 Settembre 2026 08:56
Nel corso della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, giovedì 24 settembre 2026, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato un discorso difensivo al podio dell’Onu, mentre decine di delegazioni internazionali e diplomatici hanno abbandonato l’aula in segno di protesta.
Il leader politico ha respinto le accuse di violazioni dei diritti umani (“Genocidio a Gaza più grande bugia del secolo“) e ha rivolto pesanti attacchi ai governi di Parigi e Londra per aver accusato lo Stato ebraico di condotte colonialiste. Reagendo al boicottaggio, l’esponente di governo si è rivolto alla platea definendo “codardi morali“ gli alti funzionari usciti dall’aula ed evidenziando che l’azione militare del proprio Paese costituisce uno scudo anche per la sicurezza internazionale, in particolare contro il programma nucleare condotto dai vertici dell’Iran.
La contestazione in aula e le reazioni diplomatiche
Le affermazioni di Benjamin Netanyahu hanno scatenato immediate repliche da parte di rappresentanti istituzionali e diplomatici esteri. Il vice ambasciatore del Qatar negli Stati Uniti, Hamad al-Muftah, ha sottolineato come l’intervento di fronte a un’aula semivuota evidenziasse il ridotto sostegno internazionale alle posizioni israeliane, respingendo le accuse di sostegno al terrorismo e ricordando il ruolo di mediazione svolto dal proprio Paese.
Dalla Turchia, il direttore della comunicazione Burhanettin Duran ha definito infondati gli attacchi sferrati contro il presidente Recep Tayyip Erdogan.
Contestualmente, il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha espresso profonda preoccupazione per l’espansione dei nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, ribadendo che una stabilità duratura non può essere imposta con la forza delle armi ma solo mediante il rispetto del diritto internazionale.
Scontri politici e posizioni della leadership palestinese
In ambito locale, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha replicato con fermezza alle accuse di antisemitismo rivoltegli dal vertice israeliano, ricordando l’esistenza di un mandato di arresto pendente emesso dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra.
Nel frattempo, il presidente della leadership palestinese Mahmoud Abbas ha inviato un messaggio registrato denunciando il mancato rilascio dei visti d’ingresso da parte delle autorità americane alla delegazione ufficiale per il secondo anno consecutivo. L’ottantenne rappresentante politico palestinese ha sollecitato l’attuazione delle fasi del piano di pace proposto da Donald Trump, rinnovando il fermo rifiuto verso qualsiasi ipotesi di sfollamento della popolazione e condannando contestualmente l’antisemitismo, il razzismo e ogni forma di violenza contro le popolazioni civili.
Proteste di piazza a Manhattan ed epilogo della visita

All’esterno della sede delle Nazioni Unite, le strade della metropoli sono state teatro di intense dimostrazioni organizzate dal movimento Jewish Voices for Peace e da varie associazioni per i diritti umani. Gli agenti della polizia di New York sono intervenuti per sgomberare i blocchi stradali lungo le arterie cittadine, effettuando circa trenta fermi; tra le persone condotte in centrale figurano l’attrice settantanovenne Susan Sarandon, la collega Cynthia Nixon e il candidato politico Brad Lander.
Visualizza questo post su Instagram
Un post condiviso da Tg1 Rai (@tg1_rai_official)
Subito dopo la conclusione del proprio intervento e i brevi colloqui bilaterali registrati con i rappresentanti di Paraguay, Panama e Bolivia, Benjamin Netanyahu ha disposto l’immediato rientro in patria per stringenti ragioni di sicurezza, annullando ulteriori appuntamenti in agenda.


Nessun commento:
Posta un commento