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| mer 30 set, 19:10 (14 ore fa) | |||
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Difesa, Kaliningrad, la scintilla sul Baltico: Mosca avverte la NATO. VIDEOGRAFICA E DATI
Kaliningrad torna al centro della tensione tra Russia e NATO. L’exclave russa sul Mar Baltico è stata indicata da Mosca come uno dei possibili punti di rottura nei rapporti con l’Alleanza atlantica: se i Paesi NATO tentassero di isolare la regione dal resto della Russia, la risposta potrebbe essere militare e coinvolgere “tutti i mezzi” a disposizione del Cremlino, comprese le armi nucleari. L’avvertimento è arrivato il 29 settembre attraverso le ambasciate russe in Europa. La Russia ha accusato la NATO di condurre una politica “irresponsabile” e di organizzare attività militari che, secondo Mosca, simulerebbero l’isolamento di Kaliningrad.
L’Alleanza ha respinto le accuse, ribadendo di essere un’organizzazione difensiva e sostenendo che le proprie esercitazioni non rappresentano una minaccia per la Russia. Il punto centrale è proprio questo: al momento non esiste un blocco militare di Kaliningrad e la NATO non ha annunciato un’operazione per interrompere i collegamenti tra l’exclave e la Russia continentale.
La crisi nasce da uno scenario ipotetico, trasformato però da Mosca in un avvertimento pubblico molto duro.
UN TERRITORIO RUSSO SEPARATO DALLA RUSSIA
Kaliningrad è una regione russa completamente separata dal resto della Federazione.
Si affaccia sul Mar Baltico ed è circondata da due Paesi NATO: la Polonia a sud e la Lituania a nord e a est. La città principale, Kaliningrad, si chiamava Königsberg fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Era una delle principali città della Prussia orientale, territorio tedesco per secoli. Nel 1945 passò all’Unione Sovietica e, dopo la dissoluzione dell’URSS, rimase parte della Federazione Russa.
Oggi la regione conta circa un milione di abitanti. La sua posizione la rende particolare anche dal punto di vista economico e logistico: è russa dal punto di vista politico e militare, ma geograficamente si trova nel cuore dell’Europa nord-orientale, a poca distanza dai confini di Polonia, Lituania e Lettonia.
Per Mosca, Kaliningrad è una testa di ponte sul Baltico e un elemento essenziale della propria presenza militare nell’area.
Per la NATO, invece, è una piattaforma russa avanzata, situata tra due Stati membri dell’Alleanza e molto vicina a infrastrutture, porti e capitali dell’Europa settentrionale. Questa doppia natura — territorio russo, ma separato dalla Russia continentale — è alla base della sua vulnerabilità.
In caso di crisi, il problema non sarebbe soltanto difendere Kaliningrad, ma anche mantenerla collegata al resto del Paese.
IL CORRIDOIO DI SUWALKI
A sud-est dell’exclave si trova il corridoio di Suwalki, una fascia di territorio tra Polonia e Lituania che separa Kaliningrad dalla Bielorussia. Il tratto più stretto viene spesso indicato come lungo circa 65 chilometri.
Considerando l’area geografica più ampia lungo il confine polacco-lituano, alcune analisi arrivano invece a circa 100 chilometri. Non si tratta quindi di una singola strada, ma di un’area di passaggio che comprende collegamenti stradali e ferroviari. Il corridoio è importante perché costituisce il collegamento terrestre tra i Paesi baltici — Lituania, Lettonia ed Estonia — e il resto del territorio NATO.
Se questo passaggio venisse interrotto, i rinforzi destinati ai Baltici dovrebbero arrivare soprattutto via mare o via aerea, modalità più complesse e vulnerabili in uno scenario di guerra.
La sua posizione è delicata per almeno tre ragioni: a nord-ovest si trova Kaliningrad; a sud-est si trova la Bielorussia, stretta alleata della Russia; ai lati del corridoio ci sono territorio polacco e lituano, entrambi appartenenti alla NATO.
Per questo il corridoio di Suwalki è considerato uno dei punti più sensibili del fianco orientale dell’Alleanza. In uno scenario estremo, la Russia potrebbe tentare di collegare Kaliningrad alla Bielorussia o di impedire il passaggio dei rinforzi NATO. Un’operazione di questo tipo, però, colpirebbe direttamente il territorio di Polonia e Lituania e trasformerebbe immediatamente la crisi in un confronto aperto con l’intera Alleanza.
LA FORTEZZA MILITARE RUSSA
Kaliningrad ospita una parte significativa delle capacità militari russe nel Baltico. Nella regione sono presenti infrastrutture della Flotta del Baltico, sistemi missilistici Iskander, sistemi di difesa aerea S-400, radar e mezzi antinave. Gli Iskander sono sistemi mobili in grado di lanciare missili balistici e da crociera contro obiettivi a grande distanza.
La loro caratteristica principale è la mobilità: possono essere spostati rapidamente e utilizzati da diverse aree della regione, rendendo più difficile individuarli e neutralizzarli. Gli S-400 hanno invece una funzione prevalentemente difensiva. Sono progettati per proteggere il territorio da aerei, droni e alcuni tipi di missili. Insieme ai radar e agli altri sistemi di sorveglianza, contribuiscono a creare una bolla di difesa aerea sopra Kaliningrad e parte del Mar Baltico.
La Flotta del Baltico aggiunge una dimensione marittima alla presenza russa. Le sue unità possono svolgere attività di pattugliamento, difesa costiera, guerra elettronica e lancio di missili. Le capacità effettive dipendono però dal numero di mezzi disponibili, dal loro stato operativo e dalla capacità di operare in un’area sempre più monitorata dalla NATO.
Sulle mappe militari, i sistemi basati a Kaliningrad vengono spesso rappresentati con cerchi di gittata che comprendono diverse capitali dell’Europa settentrionale e orientale. Questi cerchi devono essere letti come una rappresentazione teorica delle distanze: indicano quali aree possono rientrare nella portata dichiarata o stimata di un sistema, ma non dimostrano l’esistenza di un piano operativo per colpire quegli obiettivi.
LA RISPOSTA DELLA NATO
La NATO ha respinto la lettura russa secondo cui le proprie esercitazioni avrebbero lo scopo di isolare Kaliningrad. L’Alleanza sostiene che le attività militari nella regione siano legate alla deterrenza e alla difesa dei Paesi membri, in particolare di Polonia e Stati baltici. Dal punto di vista NATO, il rafforzamento del fianco orientale è una risposta alla presenza militare russa e alla guerra in Ucraina.
Dal punto di vista russo, invece, lo spostamento di truppe, aerei e sistemi di sorveglianza verso il Baltico viene interpretato come una forma di accerchiamento. È questa percezione reciproca a rendere difficile la gestione della crisi.
La stessa esercitazione può essere descritta da una parte come una misura difensiva e dall’altra come una prova generale per un’azione offensiva. La NATO ha inoltre respinto le minacce russe, considerate pericolose e sproporzionate.
In una dichiarazione riportata dai media internazionali, l’Alleanza ha sottolineato che le proprie attività non rappresentano un rischio per la Russia e ha accusato Mosca di aumentare il pericolo di un confronto diretto
UNA CRISI FATTA DI SEGNALI
Kaliningrad non è oggi sottoposta a un blocco militare. I collegamenti con la Russia non sono stati interrotti e non è stata annunciata alcuna operazione NATO per isolare l’exclave.
Il pericolo nasce però dalla somma di diversi fattori: la posizione geografica, la presenza di armi a lungo raggio, la vicinanza del corridoio di Suwalki e la crescente attività militare nel Baltico. In questo contesto, anche un incidente aereo, un errore di identificazione o una manovra militare interpretata come provocatoria potrebbe avere conseguenze significative.
Il rischio non deriva soltanto dalla volontà di una delle parti di iniziare un conflitto, ma anche dalla possibilità che una risposta difensiva venga percepita come offensiva. La minaccia nucleare, per quanto legata a uno scenario ipotetico, alza ulteriormente il livello dello scontro verbale.
Mosca ha precisato di non voler cercare un confronto con la NATO e di non avere intenzione di attaccare i Paesi europei. Allo stesso tempo, però, ha dichiarato che qualsiasi tentativo di bloccare o colpire Kaliningrad avrebbe conseguenze molto gravi
KALININGRAD È IMPORTANTE NON SOLTANTO PER LE ARMI CHE OSPITA, MA ANCHE PER IL SUO VALORE POLITICO
La regione permette alla Russia di mostrare la propria capacità di proiettare forza nel Baltico e, allo stesso tempo, obbliga la NATO a mantenere alta l’attenzione sul fianco nord-orientale. Il corridoio di Suwalki rappresenta il punto più evidente di questa competizione.
Da una parte c’è la necessità NATO di mantenere aperto il collegamento con i Paesi baltici. Dall’altra c’è la volontà russa di evitare che Kaliningrad venga trasformata in un’enclave isolata e facilmente vulnerabile.
Per ora lo scontro resta sul piano della deterrenza, delle esercitazioni e delle dichiarazioni diplomatiche. Ma la regione rimane uno dei luoghi in cui la distanza tra una dimostrazione di forza e una vera escalation è particolarmente ridotta.
https://youtu.be/7cjexMRjq2g? is=MUqwqVnlrYXPVuyg
Kaliningrad, in altre parole, non è soltanto un territorio russo sul Baltico. È un punto di pressione geografico, militare e politico, dove ogni movimento viene osservato e ogni messaggio rischia di essere interpretato come una minaccia.
www.ageei.eu
www.nato.int
www.difesa.it
Fonte: Nato
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Kaliningrad torna al centro della tensione tra Russia e NATO. L’exclave russa sul Mar Baltico è stata indicata da Mosca come uno dei possibili punti di rottura nei rapporti con l’Alleanza atlantica: se i Paesi NATO tentassero di isolare la regione dal resto della Russia, la risposta potrebbe essere militare e coinvolgere “tutti i mezzi” a disposizione del Cremlino, comprese le armi nucleari. L’avvertimento è arrivato il 29 settembre attraverso le ambasciate russe in Europa. La Russia ha accusato la NATO di condurre una politica “irresponsabile” e di organizzare attività militari che, secondo Mosca, simulerebbero l’isolamento di Kaliningrad.
L’Alleanza ha respinto le accuse, ribadendo di essere un’organizzazione difensiva e sostenendo che le proprie esercitazioni non rappresentano una minaccia per la Russia. Il punto centrale è proprio questo: al momento non esiste un blocco militare di Kaliningrad e la NATO non ha annunciato un’operazione per interrompere i collegamenti tra l’exclave e la Russia continentale.
La crisi nasce da uno scenario ipotetico, trasformato però da Mosca in un avvertimento pubblico molto duro.
UN TERRITORIO RUSSO SEPARATO DALLA RUSSIA
Kaliningrad è una regione russa completamente separata dal resto della Federazione.
Si affaccia sul Mar Baltico ed è circondata da due Paesi NATO: la Polonia a sud e la Lituania a nord e a est. La città principale, Kaliningrad, si chiamava Königsberg fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Era una delle principali città della Prussia orientale, territorio tedesco per secoli. Nel 1945 passò all’Unione Sovietica e, dopo la dissoluzione dell’URSS, rimase parte della Federazione Russa.
Oggi la regione conta circa un milione di abitanti. La sua posizione la rende particolare anche dal punto di vista economico e logistico: è russa dal punto di vista politico e militare, ma geograficamente si trova nel cuore dell’Europa nord-orientale, a poca distanza dai confini di Polonia, Lituania e Lettonia.
Per Mosca, Kaliningrad è una testa di ponte sul Baltico e un elemento essenziale della propria presenza militare nell’area.
Per la NATO, invece, è una piattaforma russa avanzata, situata tra due Stati membri dell’Alleanza e molto vicina a infrastrutture, porti e capitali dell’Europa settentrionale. Questa doppia natura — territorio russo, ma separato dalla Russia continentale — è alla base della sua vulnerabilità.
In caso di crisi, il problema non sarebbe soltanto difendere Kaliningrad, ma anche mantenerla collegata al resto del Paese.
IL CORRIDOIO DI SUWALKI
A sud-est dell’exclave si trova il corridoio di Suwalki, una fascia di territorio tra Polonia e Lituania che separa Kaliningrad dalla Bielorussia. Il tratto più stretto viene spesso indicato come lungo circa 65 chilometri.
Considerando l’area geografica più ampia lungo il confine polacco-lituano, alcune analisi arrivano invece a circa 100 chilometri. Non si tratta quindi di una singola strada, ma di un’area di passaggio che comprende collegamenti stradali e ferroviari. Il corridoio è importante perché costituisce il collegamento terrestre tra i Paesi baltici — Lituania, Lettonia ed Estonia — e il resto del territorio NATO.
Se questo passaggio venisse interrotto, i rinforzi destinati ai Baltici dovrebbero arrivare soprattutto via mare o via aerea, modalità più complesse e vulnerabili in uno scenario di guerra.
La sua posizione è delicata per almeno tre ragioni: a nord-ovest si trova Kaliningrad; a sud-est si trova la Bielorussia, stretta alleata della Russia; ai lati del corridoio ci sono territorio polacco e lituano, entrambi appartenenti alla NATO.
Per questo il corridoio di Suwalki è considerato uno dei punti più sensibili del fianco orientale dell’Alleanza. In uno scenario estremo, la Russia potrebbe tentare di collegare Kaliningrad alla Bielorussia o di impedire il passaggio dei rinforzi NATO. Un’operazione di questo tipo, però, colpirebbe direttamente il territorio di Polonia e Lituania e trasformerebbe immediatamente la crisi in un confronto aperto con l’intera Alleanza.
LA FORTEZZA MILITARE RUSSA
Kaliningrad ospita una parte significativa delle capacità militari russe nel Baltico. Nella regione sono presenti infrastrutture della Flotta del Baltico, sistemi missilistici Iskander, sistemi di difesa aerea S-400, radar e mezzi antinave. Gli Iskander sono sistemi mobili in grado di lanciare missili balistici e da crociera contro obiettivi a grande distanza.
La loro caratteristica principale è la mobilità: possono essere spostati rapidamente e utilizzati da diverse aree della regione, rendendo più difficile individuarli e neutralizzarli. Gli S-400 hanno invece una funzione prevalentemente difensiva. Sono progettati per proteggere il territorio da aerei, droni e alcuni tipi di missili. Insieme ai radar e agli altri sistemi di sorveglianza, contribuiscono a creare una bolla di difesa aerea sopra Kaliningrad e parte del Mar Baltico.
La Flotta del Baltico aggiunge una dimensione marittima alla presenza russa. Le sue unità possono svolgere attività di pattugliamento, difesa costiera, guerra elettronica e lancio di missili. Le capacità effettive dipendono però dal numero di mezzi disponibili, dal loro stato operativo e dalla capacità di operare in un’area sempre più monitorata dalla NATO.
Sulle mappe militari, i sistemi basati a Kaliningrad vengono spesso rappresentati con cerchi di gittata che comprendono diverse capitali dell’Europa settentrionale e orientale. Questi cerchi devono essere letti come una rappresentazione teorica delle distanze: indicano quali aree possono rientrare nella portata dichiarata o stimata di un sistema, ma non dimostrano l’esistenza di un piano operativo per colpire quegli obiettivi.
LA RISPOSTA DELLA NATO
La NATO ha respinto la lettura russa secondo cui le proprie esercitazioni avrebbero lo scopo di isolare Kaliningrad. L’Alleanza sostiene che le attività militari nella regione siano legate alla deterrenza e alla difesa dei Paesi membri, in particolare di Polonia e Stati baltici. Dal punto di vista NATO, il rafforzamento del fianco orientale è una risposta alla presenza militare russa e alla guerra in Ucraina.
Dal punto di vista russo, invece, lo spostamento di truppe, aerei e sistemi di sorveglianza verso il Baltico viene interpretato come una forma di accerchiamento. È questa percezione reciproca a rendere difficile la gestione della crisi.
La stessa esercitazione può essere descritta da una parte come una misura difensiva e dall’altra come una prova generale per un’azione offensiva. La NATO ha inoltre respinto le minacce russe, considerate pericolose e sproporzionate.
In una dichiarazione riportata dai media internazionali, l’Alleanza ha sottolineato che le proprie attività non rappresentano un rischio per la Russia e ha accusato Mosca di aumentare il pericolo di un confronto diretto
UNA CRISI FATTA DI SEGNALI
Kaliningrad non è oggi sottoposta a un blocco militare. I collegamenti con la Russia non sono stati interrotti e non è stata annunciata alcuna operazione NATO per isolare l’exclave.
Il pericolo nasce però dalla somma di diversi fattori: la posizione geografica, la presenza di armi a lungo raggio, la vicinanza del corridoio di Suwalki e la crescente attività militare nel Baltico. In questo contesto, anche un incidente aereo, un errore di identificazione o una manovra militare interpretata come provocatoria potrebbe avere conseguenze significative.
Il rischio non deriva soltanto dalla volontà di una delle parti di iniziare un conflitto, ma anche dalla possibilità che una risposta difensiva venga percepita come offensiva. La minaccia nucleare, per quanto legata a uno scenario ipotetico, alza ulteriormente il livello dello scontro verbale.
Mosca ha precisato di non voler cercare un confronto con la NATO e di non avere intenzione di attaccare i Paesi europei. Allo stesso tempo, però, ha dichiarato che qualsiasi tentativo di bloccare o colpire Kaliningrad avrebbe conseguenze molto gravi
KALININGRAD È IMPORTANTE NON SOLTANTO PER LE ARMI CHE OSPITA, MA ANCHE PER IL SUO VALORE POLITICO
La regione permette alla Russia di mostrare la propria capacità di proiettare forza nel Baltico e, allo stesso tempo, obbliga la NATO a mantenere alta l’attenzione sul fianco nord-orientale. Il corridoio di Suwalki rappresenta il punto più evidente di questa competizione.
Da una parte c’è la necessità NATO di mantenere aperto il collegamento con i Paesi baltici. Dall’altra c’è la volontà russa di evitare che Kaliningrad venga trasformata in un’enclave isolata e facilmente vulnerabile.
Per ora lo scontro resta sul piano della deterrenza, delle esercitazioni e delle dichiarazioni diplomatiche. Ma la regione rimane uno dei luoghi in cui la distanza tra una dimostrazione di forza e una vera escalation è particolarmente ridotta.
https://youtu.be/7cjexMRjq2g?
Kaliningrad, in altre parole, non è soltanto un territorio russo sul Baltico. È un punto di pressione geografico, militare e politico, dove ogni movimento viene osservato e ogni messaggio rischia di essere interpretato come una minaccia.
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www.nato.int
www.difesa.it
Fonte: Nato
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