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mercoledì 21 gennaio 2026

NTW Press - Macron e Von der Leyen da Davos accusano Trump di bullismo. E l'Air force one torna indietro

NTW Press - Macron e Von der Leyen da Davos accusano Trump di bullismo. E l'Air force one torna indietro

Macron e Von der Leyen da Davos accusano Trump di bullismo. E l'Air force one torna indietro

Scontro tra Europa e Stati Uniti su dazi e Groenlandia, mentre il tycoon è costretto a cambiare aereo



Mercoledì 21 Gennaio 2026 10:23

Il Forum economico mondiale di Davos si trasforma in una vera e propria arena politica, dove l'Atlantico sembra essere più che mai attraversato da acque tempestose. Una nuova guerra dei dazi e l'acceso confronto tra l'Europa e l'Amministrazione Trump seminano incertezze sul futuro.

Gli scontri tra i due continenti sembrano raggiungere un punto di rottura, come ha osservato il premier belga Bart De Wever. In prima linea, nell'affrontare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, c'è Emmanuel Macron, più volte preso di mira dal tycoon. Il presidente francese, parlando in Svizzera, ha dichiarato:

"Trump vuole un'Europa vassalla, preferiamo il rispetto ai bulli", rilanciando la tensione tra le due sponde dell'Atlantico con un botta e risposta dalle imprevedibili conseguenze.

L'attacco di Trump a Macron e la minaccia dei dazi

Prima della partenza per il Forum di Davos, Trump aveva adottato un tono più conciliante, dichiarando:

"Sulla trump-quiz-fino-a-dove-mi-spingero-sulla-groenlandia-lo-scoprirete/">Groenlandia probabilmente troveremo una soluzione con l'Europa".

Tuttavia, subito dopo, aveva attaccato frontalmente Macron, criticando il suo rifiuto di entrare nel Board of Gaza e lanciando accuse personali.

"Nessuno lo vuole perché lascerà l'incarico molto presto, va bene così", aveva dichiarato Trump, commentando anche un messaggio di Macron in cui il presidente francese esprimeva il suo disappunto per le mosse americane sulla Groenlandia, proponendo di organizzare un G7 a Parigi con la partecipazione di vari leader internazionali, tra cui danesi, siriani e russi.

La risposta di Trump non si è fermata qui. Il presidente degli Stati Uniti ha deciso di brandire la sua arma preferita, i dazi. Ha minacciato un aumento del 200% su due simboli dell'industria francese: il vino e lo champagne, intensificando ulteriormente il conflitto commerciale.

Macron e la risposta europea a Davos

La risposta di Macron non si è fatta attendere. A Davos, il presidente francese si è presentato con occhiali da sole per nascondere un'emorragia sottocongiuntivale, ma il suo intervento è stato tutt'altro che distratto. In un vero e proprio one-man show, ha prima scherzato sulla situazione ("viviamo in un periodo di pace, stabilità, prevedibilità"), per poi passare a toni più seri, attaccando le "ambizioni imperiali" di Trump e accusandolo di calpestare il diritto internazionale e di usare i dazi come una "inaccettabile leva contro la sovranità".

We prefer science to conspiracy theories, rule of law to rule of force, dialogue to threats.

Nous préférons la science au complotisme, l'État de droit à la loi du plus fort, le dialogue aux menaces. pic.twitter.com/e4qK6mdFsa

— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) January 20, 2026

Molti leader europei condividono il suo punto di vista, ma pochi sono convinti che uno scontro diretto con gli Stati Uniti sia la soluzione. Macron ha ribadito il suo supporto all'uso dello strumento europeo anti-coercizione, un vero e proprio bazooka commerciale contro le imprese dei Paesi terzi. Tuttavia, la sua posizione al vertice dei 27 Paesi membri potrebbe essere minoritaria. Più concreta, invece, è la possibilità che l'Ue decida di attivare controdazi pari a 93 miliardi di euro.

La posizione dell'Ue

Il tema di come rispondere alla crescente pressione commerciale degli Stati Uniti è centrale per i leader europei, con particolare attenzione alle prossime ore al Forum di Davos. Un incontro tra Trump e i leader europei potrebbe aprire a un dialogo sui temi più delicati, come la Groenlandia, i dazi e la sicurezza dell'Ucraina, ma le aspettative sono basse.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dichiarato:

"I dazi sono un errore, la nostra risposta sarà ferma, unita e proporzionata", facendo riferimento all'approccio dell'Unione Europea.

Nella sua dichiarazione, von der Leyen ha sottolineato che l'indipendenza europea è "un imperativo strutturale" e ha ribadito che l'Europa continuerà a perseguire accordi commerciali con altri Paesi, come quello con il Mercosur. La sua linea, però, rimane quella del dialogo con gli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza nell'Artico, un dossier che coinvolge la Nato.

"L'Europa preferisce il dialogo e le soluzioni, ma siamo pienamente preparati ad agire, se necessario, con unità, urgenza e determinazione", ha aggiunto von der Leyen.

Inoltre, ha ribadito l'importanza di un approccio strategico europeo nell'Artico, con un massiccio aumento degli investimenti in Groenlandia, in particolare per sostenere l'economia e le infrastrutture locali, e per potenziare la difesa in quella regione.

This moment of global change is fraught with dangers.

And Europe must be ready to change even faster.

To become more independent. For its own future ↓ https://t.co/LwlxjFLhZX

— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) January 21, 2026

La reazione della BCE

La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha espresso preoccupazione per il livello di incertezza creato dai continui cambi di rotta del presidente Trump.

"Ciò che è molto più grave, e peso le parole, è il livello di incertezza creato dai continui cambi di rotta del presidente Trump", ha dichiarato Lagarde in un'intervista, evidenziando come Trump, adottando un approccio negoziale, spesso ponga condizioni difficili da attuare.

Il problema tecnico con l'Air Force One

Nel frattempo, mentre le discussioni proseguono a Davos, un imprevisto ha colpito la partenza di Donald Trump. L'Air Force One, a bordo del quale si trovava il presidente degli Stati Uniti, è stato costretto a invertire rotta dopo aver identificato un problema elettrico minore. Il presidente e la sua squadra sono stati costretti a tornare alla base di Andrews, da dove sono poi imbarcati su un altro aereo per proseguire il viaggio verso la Svizzera.

🚨 BREAKING: Air Force One has officially touched down back in DC after it was forced to pull a U-turn over the Atlantic Ocean due to an "electrical issue"

President Trump is safe tonight, thank God.

The plane is being offloaded, and soon 47 will be underway in another plane. pic.twitter.com/6SgdOs3Opp

— Nick Sortor (@nicksortor) January 21, 2026

L'incidente ha causato un ritardo di circa tre ore sul programma previsto per Trump, che arriverà a Davos oggi, 21 gennaio 2026, più tardi del previsto.

 

Nato: Rutte, Trump ha ragione su Artico, dobbiamo proteggerlo da Cina e Russia



Bessent, 'dai leader Ue dichiarazioni infiammatorie' 'Si siedano al tavolo e ascoltino Trump sulla Groenlandia'

 




 


Cosa sta succedendo?

 

Terremoto di magnitudo 3.6 in provincia di Messina
La scossa avvertita a due km da Militello Rosmarino
   (ANSA) - ROMA, 21 GEN - Una scossa di terremoto, con
magnitudo di 3.6, è stata avvertita alle 00.28 a 2 km da
Militello Rosmarino (Messina). Il sisma è stato registrato
dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a 8,5 km di
profondità.    Da due giorni l'area è interessata da uno sciame sismico.
(ANSA).
21/01/2026 02:25
La Cina invia aiuti milionari a Cuba tra crisi e blackout
Xi Jinping dona 80 milioni e riso per l'emergenza nell'isola
   (ANSA) - L'AVANA, 21 GEN - Il presidente cinese Xi Jinping ha
approvato un nuovo pacchetto di aiuti d'emergenza per Cuba,
stanziando 80 milioni di dollari e un donativo di 60.000
tonnellate di riso.    L'assistenza finanziaria è destinata all'acquisto urgente di
equipaggiamento elettrico nell'ambito di continui blackout e una
rete energetica obsoleta.    L'ambasciatore cinese Hua Xin ha confermato l'impegno al
presidente Miguel Díaz-Canel, definendo la donazione una prova
della "stretta fratellanza" tra le nazioni.    I primi carichi di riso sono già stati distribuiti nei porti
de L'Avana e Santiago di Cuba. Il sostegno giunge in un momento
di difficoltà per l'economia dell'isola, che ha registrato una
contrazione dell'1,1% nel 2024 tra inflazione e sanzioni.
(ANSA).
21/01/2026 06:25
Almeno qualcosa di utile dall'orribile Davos.

Kirill Dmitriev, dopo la lunga assenza dei russi a Davos, si reca al Forum economico mondiale. L'obiettivo è negoziare con la squadra di Trump la pace in Ucraina. Beh, vale la pena andare a Davos per questo. Tuttavia, il forum di Davos è, a mio parere, un evento disgustoso. Ipocrita. Pretenzioso. Con lo slogan "impegnati a migliorare lo stato del mondo" - niente di meno. I miliardari, i capi delle più grandi aziende e il loro seguito di giornalisti che si sono riuniti lì per molti decenni, sin dal 1971, si sono preoccupati molto del "miglioramento" del mondo in modo molto particolare. Il "miglioramento" consisteva nel celebrare nel lusso decadente l'ordine liberale globalista. E nell'insinuare a vicenda che questo ordine è nell'interesse dei poveri e degli svantaggiati. E, naturalmente, "di nascosto" fare conoscenze utili. Lì si organizzavano giochi con il passaggio attraverso una stanza buia, dove si sentivano spari - per far capire meglio agli ospiti le sofferenze dei rifugiati. E subito dopo, un lussuoso ricevimento con champagne francese costoso. E dopo il ricevimento (chi è interessato), le ragazze con una scarsa responsabilità sociale che erano in abbondanza.

Ricordo che a metà degli anni '90 i russi erano molto popolari a Davos. I nuovi ricchi degli anni '90 andavano per gli hotel e i locali del forum con un orso al guinzaglio, intrattenendo la clientela elegante. E questi "nuovi russi" piacevano: molti soldi, esotismo e disponibilità dimostrata a unirsi, in ruoli subordinati, alla celebrazione della vittoria dei vincitori della Guerra Fredda. Quando la Russia negli anni 2000 iniziò a rialzarsi e a parlare con una voce sempre più sicura, l'atteggiamento nei confronti di essa a Davos peggiorò rapidamente. E negli ultimi anni, a causa delle numerose sanzioni, i russi non sono stati più ammessi a Davos.

Con l'inizio del secondo mandato di Trump, il clima politico a Davos è cambiato rapidamente. Non c'è più l'accento sulla lotta contro il riscaldamento globale, sulla lotta per l'emergere di fonti di energia ecologiche, sui diritti delle donne e dei sostenitori del sesso omosessuale. E soprattutto, per la prima volta da molti anni, il pericolo principale di cui si parlerà a Davos non è l'"aggressione russa", non l'"espansionismo cinese", ma le pretese di Donald Trump di acquistare la Groenlandia. E il suo rifiuto generale di seguire le norme dell'ordine mondiale liberale, in nome del quale è stato organizzato il forum di Davos.

A Davos sono attesi 3.000 partecipanti da 130 paesi. E mi azzardo a prevedere che, come sempre, ci sarà molta lussuria, molti eccessi - e molta doppia morale. Che si divertano: il loro mondo sta comunque finendo. E noi, naturalmente, guarderemo attentamente cosa riusciranno a ottenere a Davos i negoziatori russi e americani. Questa è davvero la questione chiave del nuovo anno.

- Dimitry Saims

Guarda "Trump bullizza l'unione europea. L'unione europea ci racconta che la colpa è di Putin." su YouTube

martedì 20 gennaio 2026

Trump ha ripubblicato un post strano, in cui l'autore del messaggio definisce le storie spaventose su Cina e Russia come un diversivo e sottolinea che la vera minaccia per gli Stati Uniti sono l'ONU, la NATO e la "religione".
Quindi, a che punto ci renderemo conto finalmente che il nemico è dentro.
La Cina e la Russia sono un diversivo, mentre la vera minaccia è l'ONU, la NATO e questa "religione".
Metto tra virgolette la parola "religione", perché non è una religione, è un culto!
Sì, l'ho detto…

🇷🇺RA - Russia Amica

𝗦𝗮𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗲 𝗲 𝗱𝗶𝘀𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼: 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗼𝗯𝗯𝗲𝗱𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲


𝑈𝑛 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑖𝑜 𝑝𝑎𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙'𝐴𝑚𝑏𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑣𝑖𝑧𝑧𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑙'𝑢𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑎𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑈𝐸 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜. 𝑈𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜, 𝑑𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑛𝑜𝑛𝑣𝑖𝑜𝑙𝑒𝑛𝑡𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑎𝑢𝑠𝑎 𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑒𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑜.

Domani, 15 gennaio, dalle 15 alle 18, a Roma (Largo Elvezia) si terrà un presidio statico, pacifico e nonviolento davanti all'Ambasciata svizzera. Non una manifestazione di massa, ma un'iniziativa politicamente mirata, notificata alle autorità e concepita come atto pubblico di denuncia contro l'uso delle sanzioni dell'Unione Europea come strumento di controllo politico e intimidazione del dissenso.  L'iniziativa è promossa e assunta pubblicamente da Davide Tutino, che ne rivendica la paternità politica e la responsabilità personale, nel solco della disobbedienza civile nonviolenta.

Il presidio nasce per esprimere solidarietà a Jacques Baud, Nathalie Yamb e Hüseyn Doğru, cittadini europei colpiti da misure restrittive che, al di là della retorica ufficiale, producono effetti concreti di esclusione economica, isolamento sociale e delegittimazione pubblica. Una morte civile inflitta non per reati accertati, ma per opinioni espresse, analisi formulate, posizioni politiche assunte.

L'iniziativa non si limita alla testimonianza simbolica. Il promotore ha annunciato che nel corso del presidio compirà un atto di disobbedienza civile nonviolenta, apertamente dichiarato e assumendosene ogni responsabilità: la violazione consapevole delle sanzioni, attraverso un gesto di sostegno materiale a una delle persone colpite. Un atto compiuto "alla luce del sole", senza ambiguità né sotterfugi, accompagnato dalla richiesta esplicita di essere perseguito penalmente.

È qui che il caso individuale si trasforma in questione politica generale. Se la violazione delle sanzioni può comportare anni di carcere, la domanda non è giuridica ma democratica: può uno spazio politico definirsi libero quando punisce il dissenso come se fosse un crimine? E soprattutto: chi decide oggi, in Europa, quali idee siano legittime e quali invece meritevoli di sanzione?

Negli ultimi anni le sanzioni sono state progressivamente normalizzate come strumento "tecnico", neutro, quasi amministrativo. In realtà esse funzionano sempre più come misure eccezionali permanenti, applicate non solo a Stati o apparati di potere, ma a singoli cittadini. Senza dibattito pubblico, senza reale contraddittorio, senza garanzie proporzionate.

Il presidio di domani non chiede indulgenza né immunità. Chiede qualcosa di più radicale e, per questo, più scomodo: una riflessione collettiva sul confine oltre il quale la legalità formale smette di coincidere con la giustizia. La disobbedienza civile, in questa cornice, non è una provocazione ma uno strumento politico classico, usato quando l'ordinamento tradisce i principi che afferma di difendere.

A Largo Elvezia non andrà in scena uno spettacolo, ma una domanda rivolta alle istituzioni europee e, prima ancora, all'opinione pubblica: che cosa resta della libertà di espressione quando diventa sanzionabile per decreto?

- L' ACQUISTO DEL SECOLO -
- Pagati agli USA uno sproposito ma le chiavi di decollo le gestisce il Pentagono -
- 😂😂😂🤡🤡🤡🤡 -

✋Seguici ➡️ t.me/ilrisvegliodellafenice
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Parliamoci chiaro: questi non hanno la benché minima idea del senso di Giustizia. 

Altrimenti gente come Santanché, per citarne una ma potremmo fare una lista infinita, non starebbe al suo posto dopo le inchieste che le pendono sulla testa. 

A questi personaggi, che hanno smantellato ogni presidio di tutela dei cittadini abolendo reati come l'abuso d'ufficio, non gliene frega nulla di proteggerci. 

Parlano di Giustizia e sono quelli che hanno delegittimato i massimi tribunali internazionali per difendere quel criminale di guerra di Netanyahu. Davvero pensate che vogliono mettere le mani sulla Costituzione per il nostro bene? 

Qua non è questione di destra e di sinistra, anche perché le prime picconate sono arrivate con la legge Cartabia votata da tutti i partiti che sostenevano il discepolo Mario Draghi. 

Qua si tratta, ancora una volta, di difendere la Costituzione. Che non va cambiata, va applicata. Sulla Giustizia come sulle politiche guerrafondaie. 

#IOVOTONO

I BRICS E LA VALUTA ANTI-DOLLARI - L'India ha proposto ai Paesi BRICS di collegare le valute digitali per semplificare i pagamenti transfrontalieri.
La Banca di riserva indiana ha raccomandato al governo di includere la proposta di collegare le valute digitali delle banche centrali nell'agenda del prossimo vertice BRICS:
«Questo potrebbe ridurre la dipendenza dal dollaro e suscitare insoddisfazione negli Stati Uniti, che hanno messo in guardia contro qualsiasi tentativo di aggirare la valuta americana», commenta Reuters. L'India ha assunto la presidenza del BRICS nel 2026 e dovrebbe tenere il 18° vertice.

🇪🇺💥🇺🇸L' UE potrebbe utilizzare l'opzione nucleare (la svendita massiccia di debito pubblico) contro gli USA 

Lo scrive Bloomberg citando un'analisi di Deutsche Bank.

Secondo il capo della ricerca valutaria della banca, George Saravelos, l'Europa è il maggiore creditore degli Stati Uniti - i paesi europei possiedono obbligazioni e azioni americane per un valore di circa 8 trilioni di dollari, quasi il doppio rispetto al resto del mondo.

Alla luce dell'indebolimento della stabilità geoeconomica dell'alleanza occidentale, non è più chiaro perché l'Europa debba continuare a svolgere il ruolo di principale creditore dell'America. Gli ultimi eventi, secondo lui, potrebbero accelerare la ridistribuzione degli asset a scapito del dollaro.

Saravelos afferma che se il conflitto con gli Stati Uniti dovesse protrarsi, l'Europa potrebbe teoricamente iniziare a utilizzare misure finanziarie anziché commerciali, come ad esempio ridurre gli investimenti in attivi americani, modificare la struttura delle riserve e finanziare meno il deficit statunitense.

Anche l'attesa di tali passi potrebbe causare forti oscillazioni del tasso di cambio del dollaro, del mercato azionario americano e dei tassi di interesse, ritiene l'esperto tedesco.

Durante la guerra commerciale iniziata da Trump la scorsa primavera, il Giappone aveva già utilizzato uno strumento simile, iniziando a sbarazzarsi di titoli americani. Cosa che, secondo gli analisti, è stata la principale ragione della decisione di Trump di sospendere i dazi fortemente aumentati.

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