🎭 DAVOS, LA MERITOCRAZIA E IL GRANDE GIOCO DEI RICATTI
E poi sbaglierei a chiamare «filantropi-licantropi» i tenutari del lugubre circo di Davos.
Il World Economic Forum ora indagherà su sé stesso, dopo che è emerso che il suo CEO, Børge Brende, era in contatto diretto con Jeffrey Epstein.
Indovinate poi chi siede nel 'board' del WEF?
Isabel Maxwell, sorella di Ghislaine Maxwell.
Per capirci: le Maxwell sono figlie del magnate dei media Robert Maxwell, protagonista di uno dei più giganteschi scandali finanziari britannici del dopoguerra. Ghislaine è stata poi condannata negli Stati Uniti per traffico e sfruttamento sessuale di minori nella rete costruita insieme a Epstein.
Ma la parte più grottesca è un'altra.
Mentre emergono da anni indizi, testimonianze e ricostruzioni giornalistiche che descrivono il sistema Epstein come una vera macchina di dossieraggio e ricatto internazionale frequentata da élite politiche, finanziarie e militari occidentali, una parte significativa del circuito mediatico prova a rovesciare la frittata.
Si insinua sempre più spesso che quella rete fosse una sorta di centrale filo-satanista o para-criminale riconducibile a interessi russi. Ha stato Putin, come sempre per i giornaloni.
Curioso.
Molto curioso.
Perché nello stesso tempo rimane quasi tabù citare il preciso contesto – discusso da analisti, ex funzionari e inchieste indipendenti – dei collegamenti della rete Epstein con apparati di intelligence mediorientali e, in particolare, con ambienti riconducibili al Mossad.
Su questo punto cala sistematicamente un silenzio imbarazzato.
Un silenzio che contrasta con la disinvoltura con cui si costruiscono narrazioni alternative utili a spostare l'attenzione.
Davos, del resto, resta il palcoscenico perfetto:
dove si celebra la trasparenza globale, si predica la governance etica, e poi si scopre che le reti di potere reale funzionano con meccanismi degni del più sulfureo dei noir geopolitici.
Un mondo basato sulla pura meritocrazia, naturalmente.