๐๐ ๐ฅ๐๐๐๐๐ฆ๐ ๐ข ๐๐ข๐ก ๐ฅ๐จ๐ฆ๐ฆ๐๐ ๐ ๐๐๐ก๐ ๐๐ฅ๐ ๐ฉ๐๐๐ง๐๐ง๐ข. ๐ข๐ฅ๐ ๐'๐๐จ๐ฅ๐ข๐ฃ๐ ๐ฃ๐๐๐ ๐๐ ๐๐ข๐ก๐ง๐ข [PARTE 1]
Davvero impressionante vedere Emmanuel Macron al raduno dei filantropi-licantropi di Davos. E non per gli occhiali da boss dietro i quali ha dato del bullo a Donald Trump, ma per il suo affettuoso benvenuto alla Cina, perchรฉ – dice – «abbiamo bisogno di piรน investimenti cinesi diretti in Europa in alcuni settori chiave». ร lo stesso Macron che non in un'epoca lontana, ma appena il 7 dicembre scorso agitava lo spettro dei dazi contro la Cina, colpevole – a suo dire – di un surplus commerciale eccessivo. Ora, nel momento della massima crisi europea, come se fosse un passante qualsiasi, strilla: investimenti cinesi cercansi.
C'รจ un'amnesia costruita che in questo scoppiettante inizio del 2026 attraversa il dibattito europeo. Gli stessi apparati politici e mediatici che per anni hanno trasformato il realismo in eresia scoprono improvvisamente il valore del dialogo, del compromesso, dell'interesse nazionale. Fingono di non ricordare. Se c'erano, dormivano. Fingono soprattutto che le scelte compiute non abbiano prodotto devastazioni materiali. Ma questa storia non comincia oggi. Comincia quando dire questa veritร era, di fatto, vietato.
Nel settembre 2018 mi trovavo a Pechino e poi a Chengdu, invitato dall'Accademia diplomatica cinese insieme a politici, imprenditori e ricercatori europei. Non era turismo politico. Era un'immersione piena in un processo materiale giร in corso: urbanizzazione accelerata, infrastrutture continentali, filiere industriali, investimenti tecnologici, pianificazione su una scala che l'Europa aveva smesso da tempo persino di concepire.
Mi era giร tutto chiaro. La Cina non era un'ideologia. Si presentava come un fatto concretissimo e macroscopico, epocale: infrastrutture, industria, pianificazione, connessioni continentali. La 'Belt and Road Initiative', la nuova Via della Seta, non era da percepire come una sfida simbolica all'Occidente, bensรฌ come la risposta concreta a una crisi che l'Europa non voleva vedere: la fine della propria centralitร automatica. In quel contesto la domanda era elementare: perchรฉ la Penisola italiana, la Sardegna e la Sicilia, per posizione geografica e vocazione produttiva, avrebbero dovuto restare alla finestra mentre altri paesi europei facevano affari colossali con Cina e Russia? Perchรฉ Genova, Trieste, il Mediterraneo avrebbero dovuto essere marginali?
Nel 2019 quella domanda divenne improvvisamente scandalosa. Quando l'Italia firmรฒ il Memorandum con Pechino, i vertici UE, nonchรฉ Francia e Germania – che con la Cina commerciavano ben piรน di noi – inscenarono una reazione isterica. Non era in gioco la sicurezza europea, ma la disciplina. La Repubblica italiana non doveva muoversi. Punto. Lo dissi anche in Parlamento il 19 marzo 2019: quel Memorandum non era un atto ideologico, ma uno strumento prudente e reversibile. Ricordavo a tutti una cosa semplice: «Rimuovere questa realtร significa far finta che non siano esistiti gli ultimi quarant'anni e che non esistano i prossimi quaranta. La Cina รจ un soggetto globale che non ammette rimozioni, nรฉ psicologiche, nรฉ politiche, nรฉ economiche». Quelle parole furono accolte da un muro di ostilitร . […]
[FINE PARTE 1]
[Segue…]
[… segue]
๐๐ ๐ฅ๐๐๐๐๐ฆ๐ ๐ข ๐๐ข๐ก ๐ฅ๐จ๐ฆ๐ฆ๐๐ ๐ ๐๐๐ก๐ ๐๐ฅ๐ ๐ฉ๐๐๐ง๐๐ง๐ข. ๐ข๐ฅ๐ ๐'๐๐จ๐ฅ๐ข๐ฃ๐ ๐ฃ๐๐๐ ๐๐ ๐๐ข๐ก๐ง๐ข [PARTE 2]
Poi arrivรฒ il vero capolavoro della stupiditร strategica europea: il disaccoppiamento. Sotto pressione statunitense, l'Unione ha rotto con la Russia sul piano energetico e ha raffreddato i rapporti con la Cina, non per costruire un'autonomia, ma per obbedire. Il risultato รจ sotto gli occhi di tutti: energia piรน cara e instabile, deindustrializzazione, perdita di competitivitร , ritardo tecnologico. Un suicidio economico compiuto proprio mentre lo spazio eurasiatico sarebbe stato l'unico ammortizzatore possibile della crisi dell'Occidente che queste classi dirigenti non hanno saputo – o voluto – vedere.
In questo quadro si colloca l'abiura italiana del 2023. Il governo di Giorgia Meloni ha lasciato la Via della Seta in nome di una fedeltร atlantica a senso unico, rinunciando a una leva di sviluppo senza ottenere nulla in cambio. Chi giร nel 2022 avvertiva che il conto energetico sarebbe esploso e che sarebbe arrivata la deindustrializzazione veniva deriso. Oggi gli stessi commentatori scoprono l'ovvio con anni di ritardo e fanno finta che nessuno avesse avvisato.
Nel 2026 la finzione scricchiola. La russofobia e l'incipiente sinofobia appaiono per ciรฒ che sono state: costruzioni cognitive funzionali al vassallaggio. L'amministrazione Trump ha tolto di mezzo le ipocrisie. Groenlandia e Canada sono entrati apertamente nel menu strategico di Washington. Ottawa ha reagito come reagiscono i paesi seri: accordi con la Cina. Realismo elementare.
L'Europa, invece, barcolla. Da un lato tenta goffamente di rincorrere un treno giร partito, come dimostrano le aperture tardive di Macron verso Pechino. Dall'altro coltiva la fantasia velleitaria degli Stati Uniti d'Europa, ma senza energia, senza materie prime, senza tecnologia. Un castello burocratico costruito sul vuoto, mentre Kaja Kallas continua a essere Alto Rappresentante di sรฉ stessa.
Il realismo non era sbagliato.
Era stato censurato.
E oggi il prezzo di quel divieto lo pagano intere societร europee, mentre i responsabili fingono di non riconoscersi allo specchio.
[FINE]
Fonte Pino Cabras
Nessun commento:
Posta un commento