Dopo il congelamento delle quote nel primo trimestre, i principali paesi produttori puntano a soddisfare il picco della domanda estiva. Il prezzo del Brent rimane solido nonostante i rischi di un eccesso di offerta globale.
L'alleanza dei produttori di greggio OPEC+ si appresta a cambiare nuovamente rotta. Secondo quanto trapelato da fonti interne all'organizzazione, i principali attori del gruppo sono orientati a riprendere gli aumenti della produzione a partire dal prossimo aprile. È quanto emerge da un'indagine dell'agenzia Reuters, che mette in luce come il cartello si stia preparando a fronteggiare il consueto incremento della domanda estiva, in un contesto di mercato dove i prezzi rimangono tonici anche a causa delle rinnovate tensioni diplomatiche tra Washington e Teheran. Una decisione definitiva è attesa per il prossimo primo marzo, quando gli otto membri chiave dell'alleanza si riuniranno per tracciare la strategia energetica dei mesi a venire.
LA RIUNIONE DEL PRIMO MARZO E LE QUOTE DI MERCATO
Stando alle indiscrezioni raccolte da tre diverse fonti interne all'OPEC+, l'orientamento attuale dei delegati è quello di sbloccare gradualmente l'offerta. All'incontro, previsto per l'inizio del prossimo mese, parteciperanno i rappresentanti di Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman. La ripresa delle estrazioni consentirebbe ai leader del gruppo, in particolare Riad e Abu Dhabi, di recuperare terreno sulle quote di mercato globali. Questa mossa arriva in un momento in cui altri partner, come la Russia e l'Iran, continuano a subire le restrizioni dovute alle sanzioni occidentali, mentre la produzione del Kazakistan è stata recentemente frenata da una serie di imprevisti tecnici e battute d'arresto operative.
IL PREZZO DEL BRENT E IL PESO DELLE SANZIONI
La fotografia scattata dai mercati finanziari mostra un greggio Brent che scambia intorno ai 68 dollari al barile. Sebbene vi siano speculazioni su un possibile eccesso di offerta nel corso del 2026, i valori attuali restano non lontani dal picco di 71,89 dollari toccato a gennaio, il massimo degli ultimi sei mesi. Questa solidità dei prezzi è alimentata principalmente dalle incertezze geopolitiche nel Medio Oriente. In precedenza, gli otto membri dell'OPEC+ avevano incrementato la produzione di circa 2,9 milioni di barili al giorno tra aprile e dicembre 2025 — coprendo circa il 3% della domanda mondiale — per poi decidere di congelare gli ulteriori aumenti previsti per gennaio e marzo 2026 a causa di un rallentamento stagionale dei consumi.
LE PREVISIONI SULLA DOMANDA E L'EQUILIBRIO GLOBALE
Secondo le rilevazioni ufficiali fornite dal vice primo ministro russo Alexander Novak, le prospettive per la stagione primaverile sono positive. "A partire da marzo e aprile circa, la domanda aumenterà gradualmente. Questo sarà un ulteriore fattore per garantire l'equilibrio", ha dichiarato Novak la scorsa settimana, confermando le aspettative dei delegati per un mercato più dinamico nei prossimi mesi. Le analisi dell'OPEC prevedono che, nonostante una flessione tecnica di 400.000 barili al giorno nel secondo trimestre rispetto al primo, la domanda complessiva per l'intero 2026 supererà di 600.000 barili al giorno i livelli registrati nel 2025.
IL CONFRONTO TRA OPEC E AGENZIA INTERNAZIONALE PER L'ENERGIA
Parallelamente alle valutazioni dei produttori, l'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) ha recentemente rivisto al ribasso le sue stime di crescita della domanda globale per l'anno in corso, fissandole a 850.000 barili al giorno. Nonostante questo taglio, il dato rimane superiore ai 770.000 barili al giorno di crescita osservati lo scorso anno. È opportuno ricordare che il gruppo OPEC+, che aggrega l'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e alleati guidati dalla Russia, è responsabile di circa la metà della produzione petrolifera mondiale, esercitando così un ruolo di regolatore fondamentale per la stabilità dei mercati energetici internazionali. Ad oggi, come sottolineato da due fonti vicine al dossier, i colloqui tra i membri proseguiranno serrati nelle prossime due settimane per affinare i dettagli tecnici prima della ratifica ufficiale della nuova tabella di marcia.
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L'alleanza dei produttori di greggio OPEC+ si appresta a cambiare nuovamente rotta. Secondo quanto trapelato da fonti interne all'organizzazione, i principali attori del gruppo sono orientati a riprendere gli aumenti della produzione a partire dal prossimo aprile. È quanto emerge da un'indagine dell'agenzia Reuters, che mette in luce come il cartello si stia preparando a fronteggiare il consueto incremento della domanda estiva, in un contesto di mercato dove i prezzi rimangono tonici anche a causa delle rinnovate tensioni diplomatiche tra Washington e Teheran. Una decisione definitiva è attesa per il prossimo primo marzo, quando gli otto membri chiave dell'alleanza si riuniranno per tracciare la strategia energetica dei mesi a venire.
LA RIUNIONE DEL PRIMO MARZO E LE QUOTE DI MERCATO
Stando alle indiscrezioni raccolte da tre diverse fonti interne all'OPEC+, l'orientamento attuale dei delegati è quello di sbloccare gradualmente l'offerta. All'incontro, previsto per l'inizio del prossimo mese, parteciperanno i rappresentanti di Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman. La ripresa delle estrazioni consentirebbe ai leader del gruppo, in particolare Riad e Abu Dhabi, di recuperare terreno sulle quote di mercato globali. Questa mossa arriva in un momento in cui altri partner, come la Russia e l'Iran, continuano a subire le restrizioni dovute alle sanzioni occidentali, mentre la produzione del Kazakistan è stata recentemente frenata da una serie di imprevisti tecnici e battute d'arresto operative.
IL PREZZO DEL BRENT E IL PESO DELLE SANZIONI
La fotografia scattata dai mercati finanziari mostra un greggio Brent che scambia intorno ai 68 dollari al barile. Sebbene vi siano speculazioni su un possibile eccesso di offerta nel corso del 2026, i valori attuali restano non lontani dal picco di 71,89 dollari toccato a gennaio, il massimo degli ultimi sei mesi. Questa solidità dei prezzi è alimentata principalmente dalle incertezze geopolitiche nel Medio Oriente. In precedenza, gli otto membri dell'OPEC+ avevano incrementato la produzione di circa 2,9 milioni di barili al giorno tra aprile e dicembre 2025 — coprendo circa il 3% della domanda mondiale — per poi decidere di congelare gli ulteriori aumenti previsti per gennaio e marzo 2026 a causa di un rallentamento stagionale dei consumi.
LE PREVISIONI SULLA DOMANDA E L'EQUILIBRIO GLOBALE
Secondo le rilevazioni ufficiali fornite dal vice primo ministro russo Alexander Novak, le prospettive per la stagione primaverile sono positive. "A partire da marzo e aprile circa, la domanda aumenterà gradualmente. Questo sarà un ulteriore fattore per garantire l'equilibrio", ha dichiarato Novak la scorsa settimana, confermando le aspettative dei delegati per un mercato più dinamico nei prossimi mesi. Le analisi dell'OPEC prevedono che, nonostante una flessione tecnica di 400.000 barili al giorno nel secondo trimestre rispetto al primo, la domanda complessiva per l'intero 2026 supererà di 600.000 barili al giorno i livelli registrati nel 2025.
IL CONFRONTO TRA OPEC E AGENZIA INTERNAZIONALE PER L'ENERGIA
Parallelamente alle valutazioni dei produttori, l'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) ha recentemente rivisto al ribasso le sue stime di crescita della domanda globale per l'anno in corso, fissandole a 850.000 barili al giorno. Nonostante questo taglio, il dato rimane superiore ai 770.000 barili al giorno di crescita osservati lo scorso anno. È opportuno ricordare che il gruppo OPEC+, che aggrega l'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e alleati guidati dalla Russia, è responsabile di circa la metà della produzione petrolifera mondiale, esercitando così un ruolo di regolatore fondamentale per la stabilità dei mercati energetici internazionali. Ad oggi, come sottolineato da due fonti vicine al dossier, i colloqui tra i membri proseguiranno serrati nelle prossime due settimane per affinare i dettagli tecnici prima della ratifica ufficiale della nuova tabella di marcia.
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