>ANSA-BOX/ Il metodo Cinturrino e le ombre sul commissariato Tanti testimoni da sentire e indagini su tutta l'attività dell'agente (di Francesca Brunati e Igor Greganti) (ANSA) - MILANO, 25 FEB - Non è escluso che l'omicidio di Abderrahim Mansouri possa essere la punta dell'iceberg di una vicenda che si protrae da tempo attorno a un metodo "allarmante" di combattere lo spaccio "non in linea con le regole che connotano l'attività delle forze dell'ordine" e caratterizzato da "un'attitudine a deviare" dal percorso segnato dalla legge e dalla divisa indossata. Un metodo su cui la Polizia di Stato e la Procura di Milano hanno acceso un faro per chiarire se sia da addebitare a una sola persona o se ci sia una piccola squadra. E' quanto in parte viene a galla dalle pieghe del provvedimento con cui il gip di Milano Domenico Santoro ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere, ritenendo sia la sola adeguata per Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di Polizia ora a San Vittore per aver ucciso "deliberatamente" il giovane pusher. Per il giudice, "solo il corso delle indagini consentirà di evidenziare se possano essere ravvisabili circostanze aggravanti" le quali, qualora riconosciute, comporterebbero una condanna molto pesante, fino all'ergastolo. Innanzitutto "non appare da trascurare, quale tema che costituirà oggetto dei dovuti approfondimenti" investigativi, quello dei rapporti tra l'agente e la vittima. In più, non può "rimanere sullo sfondo il contenuto" dei racconti sui "metodi di intervento" di Cinturrino: presunte richieste di soldi e droga, violenze, botte ed estorsioni. "Ulteriore profilo, questo, che ben può spiegare ragioni di contrasto fra l'indagato" e il 28enne morto. E proprio per far luce su questo spaccato inquietante, e offerto solo adesso dagli agenti del commissariato di via Mecenate, le indagini del pm Giovanni Tarzia e del procuratore Marcello Viola e delegate alla Squadra Mobile stanno arando, a vari livelli, ogni centimetro del terreno a disposizione. Oltre agli accertamenti tecnico-scientifici che vanno dai tabulati alle analisi genetiche, si stanno cercando e convocando moltissimi testi. Persone recuperate anche nel mondo dei "cavallini" di piccolo cabotaggio (tra questi anche il pusher in carrozzella che sarebbe stato preso a martellate) e tra gli abitanti della zona che va dal Corvetto a Rogoredo. Si scava nel passato di Cinturrino, passando in rassegna una per una le operazioni da lui effettuate, alla luce non solo dei racconti raccolti nei giorni scorsi, ma anche di una sentenza con cui il Tribunale ha trasmesso gli atti ai pubblici ministeri, adombrando un verbale d'arresto falsificato. Insomma, le indagini vanno avanti a tutto campo per appurare se i modi poco limpidi che, si sospetta, sarebbero stati adottati per 'ripulire' quel luogo di disperazione che è il boschetto di Rogoredo, siano stati messi in atto o meno da una singola "mela marcia" o se abbia trovato una sponda nei colleghi. Perché hanno detto che "tutti sapevano" ma, fino a qualche giorno fa, nessuno ha denunciato. (ANSA).
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