Translate

domenica 8 febbraio 2026

>>>ANSA/ Lo scandalo Epstein-Mandelson investe Starmer, salta il suo braccio destro

>>>ANSA/ Lo scandalo Epstein-Mandelson investe Starmer, salta il suo braccio destro McSweeney si prende la colpa della nomina e si dimette. Ma il premier ora trema (di Alessandro Logroscino) (ANSA) - LONDRA, 08 FEB - Lo tsunami transatlantico scatenato dallo scandalo legato al nome di Jeffrey Epstein si abbatte nel cuore di Downing Street. A essere travolto (per ora) è Morgan McSweeney, 48 anni, braccio destro e stratega del premier laburista britannico Keir Starmer, che da oggi perde così il suo ultimo scudo e resta solo: bersaglio ormai anche di una rivolta interna rispetto ai cui esiti in discussione non pare esserci più il 'se', ma il 'quando'. Il controverso quanto potente McSweeney, già guru della campagna elettorale di Starmer nel 2024 e spregiudicato tessitore di trame di potere dietro le quinte, si è dimesso dall'incarico di capo dello staff del primo ministro dopo aver fatto a lungo da parafulmine a sir Keir. Ha gettato la spugna assumendo su di sé la responsabilità di aver "consigliato" al premier la nomina politica ad ambasciatore negli Usa di Donald Trump del 72enne Peter Mandelson: ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair ed ex ministro riciclato un anno fa dal cimitero degli elefanti della Camera dei Lord per un cruciale ruolo diplomatico, salvo dover essere silurato pochi mesi più tardi in seguito alle rivelazioni ulteriori sui suoi ben noti rapporti passati con Epstein e sul giro d'informazioni governative riservate condivise col defunto finanziere pedofilo americano. "Dopo un'attenta riflessione, ho deciso di dimettermi. La decisione di nominare Peter Mandelson è stata sbagliata. Ha danneggiato il nostro partito, il nostro Paese e la fiducia nella politica", ha scritto McSweeney nella lettera-autodafé inviata al capo del governo. Lettera a cui Starmer ha risposto pubblicamente accettando le dimissioni, non senza dirsi "onorato" del cammino fatto insieme. La sua speranza, evidentemente, è che il sacrificio del fedelissimo consigliere-ombra possa bastare a salvarlo; o, quanto meno, a dargli qualche mese di respiro. Una scommessa ai limiti dell'impossibile, nel giudizio quasi unanime di media e voci politiche del Regno. Le opposizioni considerano il premier già spacciato, per bocca della conservatrice Kemi Badenoch o del trumpiano Nigel Farage. Ma a far traballare Starmer e la sua leadership moderata, ad appena un anno mezzo dall'arrivo a Number 10, è soprattutto la fronda nella maggioranza. "I consiglieri consigliano, ma i primi ministri decidono", ha commentato il veterano John McDonnell, deputato superstite della sinistra interna, escludendo che il pur odiato McSweeney possa diventare l'unico capro espiatorio degli Epstein Files. A soffiare sul fuoco della rivolta in casa laburista non sono del resto solo gli ultra-progressisti, mentre altre rivelazioni imbarazzanti rischiano di emergere dalle indagini di polizia aperte sul chiacchieratissimo ex lord, dalle verifiche interne al Foreign Office e dalla promessa pubblicazione dei documenti di Downing Street sulla sua designazione a Washington. Una designazione da cui prende ora le distanze persino David Lammy, ministro degli Esteri di Starmer al momento dei fatti e attuale vicepremier, premurandosi di far sapere a scoppio ritardato d'averla "sconsigliata" all'epoca. Intanto, secondo le indiscrezioni, si muovono già diversi potenziali sfidanti alla leadership laburista di sir Keir: dalla risorgente ex vicepremier Angela Rayner, esponente della cosiddetta 'soft left' interna messa fuori gioco mesi fa dalla vicenda (minore) d'una sospetta elusione fiscale sull'acquisto di una casa; a figure più 'destrorse' come il neo-blairiano Wes Streeting, titolare della Sanità (gradito ai giornali d'establishment, ma forse troppo vicino a Mandelson agli albori della propria carriera politica). Sulla sorte del primo ministro pesa d'altronde l'ombra delle amministrative di maggio, sullo sfondo di un temuto tracollo di consensi segnato dai flop e dalle continue inversioni a u imputate al suo gabinetto. Se non quella del singolo voto del 26 febbraio: data dell'elezione suppletiva per un seggio di deputato rimasto vacante nel nord dell'Inghilterra, dove il Labour rischia di perdere un collegio storicamente blindato. Magari a beneficio di Reform Uk, il partito anti-immigrazione di Farage issatosi da mesi in testa ai sondaggi nazionali. (ANSA). 

Nessun commento:

Posta un commento