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martedì 25 agosto 2026

ISRAELE: CAMPAGNA NEGLI USA PER INFLUENZARE ANCHE LE RISPOSTE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 





ISRAELE: CAMPAGNA NEGLI USA PER INFLUENZARE ANCHE LE RISPOSTE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Israele avrebbe finanziato una nuova campagna di comunicazione negli Stati Uniti pensata anche per influenzare il modo in cui gli strumenti di intelligenza artificiale parlano di Gaza, dell’esercito israeliano e della guerra.

A rivelarlo è Politico, citando documenti depositati al Dipartimento di Giustizia americano secondo le regole del Foreign Agents Registration Act, la legge che impone la registrazione delle attività svolte negli Stati Uniti per conto di governi stranieri.

La campagna passerebbe attraverso Havas Media, società francese di pubbliche relazioni che gestisce una parte rilevante delle attività di comunicazione israeliane negli Stati Uniti, e attraverso Piro Inc., agenzia pubblicitaria incaricata di creare e diffondere contenuti.

Al centro dell’operazione c’è l’Hanover Institute for Public Policy, un sito che pubblica articoli anonimi su antisemitismo, Gaza, conflitto israelo-palestinese e prigionieri palestinesi.

Secondo Politico, molti di questi testi sono costruiti in forma di domanda, con titoli simili alle richieste che un utente potrebbe rivolgere a ChatGPT, Perplexity o altri sistemi di intelligenza artificiale.

Esempi citati dalla stampa americana includono domande come: “La tortura dei prigionieri palestinesi è un crimine di guerra?” oppure “Chi è l’aggressore nel conflitto israelo-palestinese?”.

La cifra della campagna collegata all’Hanover Institute sarebbe di 100.000 dollari. Non è enorme rispetto ai grandi bilanci della comunicazione politica, ma mostra una direzione nuova: non si cerca più soltanto di influenzare giornali, social network o influencer.

Si cerca di entrare nelle fonti che le intelligenze artificiali possono leggere, indicizzare e citare.

Politico scrive che ChatGPT e Perplexity avrebbero già citato materiale dell’Hanover Institute in alcune risposte a domande neutrali su Gaza e Israele.

Questo non significa che Israele controlli ChatGPT. Non ci sono elementi per affermarlo.

Significa però che i governi stanno iniziando a trattare i modelli linguistici come un nuovo campo della propaganda internazionale.

Non è il primo caso.

Secondo Responsible Statecraft e il Quincy Institute, un’altra campagna israeliana legata a Havas e alla società Clock Tower X dell’ex manager della campagna di Donald Trump, Brad Parscale, prevedeva siti e contenuti pensati per incidere sul modo in cui i modelli AI inquadrano le conversazioni su Israele. In quel caso si parla di un contratto molto più ampio, da 46,5 milioni di dollari.

Il contesto americano spiega la fretta di Tel Aviv.

Secondo Pew Research Center, nel 2026 il 60% degli adulti statunitensi ha un’opinione sfavorevole di Israele. Nel 2022 erano il 42%. Anche la fiducia in Benjamin Netanyahu è scesa, soprattutto tra i giovani e tra gli elettori democratici.

Per Israele il problema non è più soltanto difendere la propria immagine sui media tradizionali.

Sempre più persone cercano risposte attraverso sistemi automatici, chat, motori generativi e piattaforme che riassumono la realtà al posto dei giornali.

Chi riesce a riempire la rete di contenuti ben posizionati, apparentemente tecnici e presentati come neutrali, può influenzare anche la risposta finale che arriva all’utente.

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