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domenica 30 agosto 2026

🔥 NIGER, SI SPARA A NIAMEY. E QUANDO L’AFRICA ALZA LA TESTA, QUALCUNO CERCA SEMPRE DI RIABBASSARGLIELA

 






🔥 NIGER, SI SPARA A NIAMEY. E QUANDO L’AFRICA ALZA LA TESTA, QUALCUNO CERCA SEMPRE DI RIABBASSARGLIELA

C’è qualcosa che unisce Niger e Burkina Faso e non è soltanto il Sahel.

È una parola che in Europa pronunciamo continuamente, purché siano gli altri a non prenderla troppo sul serio:

sovranità.

A Niamey si è tornati a sparare. Esplosioni, combattimenti attorno all’aeroporto e alla Base 101, militari insorti e la giunta che parla di tentativo di golpe.

E allora fermiamoci un momento.

Perché il Niger non è soltanto uno dei tanti Paesi africani che i nostri telegiornali scoprono quando compaiono uomini in uniforme davanti a un palazzo presidenziale.

Il Niger è uranio.

Per decenni una parte importante dell’uranio utilizzato dalla Francia è arrivata proprio da lì. La francese Orano, controllata dallo Stato francese, possedeva il 63,4% della principale società mineraria Somaïr.

Poi nel 2023 è cambiato tutto.

Il Niger ha cacciato le truppe francesi. Ha rotto politicamente con Parigi. Ha tolto a Orano il permesso per Imouraren. E nel 2025 ha fatto qualcosa di ancora più indigesto:

ha nazionalizzato Somaïr.

E adesso guardate qualche centinaio di chilometri più a sud-ovest.

🇧🇫 BURKINA FASO.

Anche lì un giovane ufficiale, Ibrahim Traoré, ha costruito la propria legittimazione sulla rottura con la vecchia tutela francese, sull’espulsione delle truppe di Parigi, sulla rivendicazione delle risorse nazionali e su un linguaggio che sembrava ormai proibito nel vocabolario africano:

«Quello che abbiamo sotto i piedi deve servire prima di tutto a noi.»

Burkina Faso, Mali e Niger hanno poi fatto qualcosa di ancora più grave agli occhi di chi considerava il Sahel una specie di cortile geopolitico permanente:

si sono messi insieme.

Hanno creato l’Alleanza degli Stati del Sahel, hanno abbandonato l’ECOWAS e hanno cominciato a costruire un asse politico alternativo, avvicinandosi contemporaneamente alla Russia.

Ed ecco il paradosso.

Per decenni ci hanno spiegato che l’Africa doveva diventare indipendente.

Poi alcuni africani hanno cominciato a prendere sul serio la parola indipendenza.

E improvvisamente sono diventati tutti problematici.

Traoré è un problema.

Tiani è un problema.

Il Mali è un problema.

L’Alleanza del Sahel è un problema.

La nazionalizzazione delle risorse è un problema.

Mandare via le truppe straniere è un problema.

Cambiare partner internazionali è un problema.

Curiosa questa sovranità: bellissima finché rimane scritta nei discorsi delle conferenze internazionali. Molto meno quando qualcuno comincia ad esercitarla.

E allora arriviamo a Niamey.

C’è la Francia dietro il tentato golpe?

Non lo sappiamo. E oggi non esiste una prova pubblica che permetta di affermarlo.

Quindi non lo affermiamo.

Ma una cosa possiamo affermarla eccome.

Quando qualcuno prova a rovesciare il governo di un Paese che possiede centinaia di migliaia di tonnellate di risorse uranifere, che ha appena estromesso la Francia dal proprio sistema militare, che ha sottratto alla francese Orano il controllo della principale miniera e che sta costruendo insieme a Burkina Faso e Mali un nuovo blocco geopolitico africano…

fare finta che tutto questo sia soltanto una faccenda di colonnelli africani sarebbe da ingenui.

Noi non sappiamo ancora chi muove i fili.

Ma sappiamo benissimo quali fili esistono.

E sappiamo soprattutto cosa sta succedendo nel Sahel.

Un pezzo d’Africa sta dicendo:

le basi sono nostre.
le miniere sono nostre.
l’oro è nostro.
l’uranio è nostro.
e il futuro vogliamo provare a deciderlo noi.

Sarà questo il vero peccato originale?

Perché da queste parti, quando sentiamo improvvisamente puzza di baguette, prima di accusare qualcuno conviene cercare le prove.

🥖 Ma un’occhiata alla miniera, nel frattempo, non guasta mai.

Don Chisciotte

#Niger #BurkinaFaso #Sahel #Africa #Uranio #Francia #Sovranità #Geopolitica #Niamey #Traoré #Tiani #AES

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