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sabato 29 agosto 2026

La "fede" diventa arroganza suprematista

 








La "fede" diventa arroganza suprematista

"Tutte le nazioni potenti del mondo devono inginocchiarsi davanti a noi, lo faranno USA, Russia, Cina. Tutti si inginocchieranno, finché ci sosterranno guadagneranno tempo"

Yom Tov Glaser, rabbino sionista, ha il diritto di pronunciare queste parole. Ma il diritto alla parola non rende moralmente innocua ogni parola pronunciata.

Affermare che "USA, Russia, Cina e le altre potenze mondiali dovranno “inginocchiarsi” davanti a Israele non è una semplice professione di fede, è una rappresentazione del potere come diritto alla sottomissione altrui.

Sul piano etico, è un linguaggio inquietante: trasforma gli altri popoli da interlocutori in sudditi e la superiorità in una virtù.
Sul piano morale, è ancora più grave quando una simile pretesa viene rivestita di una giustificazione religiosa.
Perché la fede può dare senso alla propria esistenza; non può trasformarsi in patente di superiorità sugli altri esseri umani.

E quando alla promessa di dominio si accompagna l'avvertimento che chi oggi sostiene Israele pagherà caro, la retorica smette di essere soltanto arrogante e assume il tono della minaccia.

Criticare queste parole non significa attaccare un popolo o una religione: significa rifiutare l'idea, universale e pericolosa, che qualcuno possa arrogarsi il diritto di vedere dall'alto il resto dell'umanità in ginocchio.


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