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martedì 25 agosto 2026

Sindacato Coina, 'infermieri costretti a fare gli Oss per carenza di personale'

 



 Sindacato Coina, 'infermieri costretti a fare gli Oss per carenza di personale'

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Max Ghibli

16:45 (1 ora fa)
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Sindacato Coina, 'infermieri costretti a fare gli Oss per carenza di personale' Quasi il 95% degli addetti svolge almeno un tipo di attività non infermieristica (ANSA) - ROMA, 25 AGO - Il 94,5% degli infermieri svolge almeno un tipo di attività non infermieristica, soprattutto di carattere amministrativo e ausiliario. Inoltre, fino al 32,6% dell'attività lavorativa di questi professionisti sanitari viene assorbito da mansioni amministrative, logistiche, ausiliarie e comunque estranee o non proprie del patrimonio professionale dell'infermiere. Sono alcuni dei dati rilanciati da Coina, il sindacato delle professioni sanitarie, che denuncia un vero e proprio demansionamento strutturale degli infermieri, alla luce della recente sentenza del tribunale di Reggio Calabria, che ha riconosciuto il demansionamento di un'infermiera dell'Asp costretta per anni, a causa della carenza di personale di supporto, a svolgere quotidianamente attività proprie degli Oss (operatori socio-sanitari). Una pronuncia che per il Coina non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai sempre più definito e riporta al centro un problema strutturale del Servizio sanitario nazionale: l'utilizzo improprio degli infermieri per compensare carenze di OSS, ausiliari, amministrativi e altre figure di supporto. "Non possiamo chiamare emergenza ciò che accade ogni giorno per mesi o per anni - afferma Marco Ceccarelli, segretario nazionale del Coina -. Se mancano gli Oss e l'azienda decide sistematicamente che saranno gli infermieri a sostituirli, il problema non è più la disponibilità del singolo professionista: è un modello organizzativo sbagliato, che impoverisce la professione infermieristica e sottrae tempo all'assistenza qualificata". Con una carenza strutturale di infermieri e circa 80mila professionisti potenzialmente in uscita per pensionamento nel periodo 2026-2035, per Ceccarelli "ogni ora di lavoro qualificato sprecata rappresenta un danno organizzativo" e "non possiamo lamentare che gli infermieri siano pochi e contemporaneamente impiegarli come tappabuchi universali delle carenze del sistema". (ANSA).

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