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giovedì 21 maggio 2026

FLOTILLA, FOA: QUEL VIDEO COME GUANTANAMO, BEN-GVIR FANATICO

 


9CO1801440 4 POL ITA R01 R. STAMPA / FLOTILLA, FOA: QUEL VIDEO COME GUANTANAMO, BEN-GVIR FANATICO (9Colonne) Roma, 21 mag - "Sembrava Guantanamo", lo afferma la scrittrice e storica Anna Foa in una intervista a Quotidiano Nazionale commentando il video sugli attivisti della Flotilla fermati dalle forze israeliane sottolineando che si tratta di "immagini di una gravità inaudita che potranno costituire un pericolo per gli ebrei nel mondo". L'autrice spiega che "quando tutti hanno iniziato a chiamarmi ero in treno e non avevo visto il video. Me lo hanno descritto e già solo a parole mi è sembrato un gesto di una gravità inaudita. Poi, arrivata a casa, l'ho visto e non volevo crederci: mi si sono drizzati i capelli". Foa argomenta che "è un gesto politico e studiato per dirci qualcosa di molto chiaro. Ben-Gvir ha voluto dire al mondo: noi possiamo fare quello che vogliamo, arrestare tutti in mezzo ad acque internazionali, incarcerare, trasformare la dignità umana in polvere". Rispetto alle ripercussioni, la storica nota che "un'azione del genere rischia di rendere Israele uno Stato canaglia agli occhi del mondo. Sono scene che ricordano Guantanamo, o la soldatessa di Abu Ghraib che portava al guinzaglio il detenuto. Cose inaudite", "il ministro è un fanatico dell'isolazionismo, crede che Israele debba stare da solo e vede chiunque faccia un'azione o si permetta di criticare come un nemico da eliminare. Così ha fatto con gli attivisti della Flotilla in quel video: li ha simbolicamente eliminati. La sua è una cultura dell'annientamento". In merito ai riflessi sulla diaspora, dichiara: "La reazione del mondo di fronte a una cosa del genere può colorare di antisemitismo l'antisionismo e può coinvolgere la diaspora. Ecco perché l'azione di Ben-Gvir, oltre che deplorevole, è anche molto pericolosa per gli israeliani nel mondo". Infine, sulle prospettive future, la scrittrice conclude auspicando che "ci sia una ripresa della strategia della pace di Trump, di riconoscimento della Palestina, di pressione economica su Israele e di boicottaggio economico da parte del mondo. Il boicottaggio, come strumento politico, è non violento, non sparge sangue e funziona se agisce in larga scala. Con il Sudafrica ha funzionato". (redm) 210937 MAG 26  

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