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giovedì 12 marzo 2026

Covid: vitamina D non riduce gravita' ma rischio long Covid =

AGI0018 3 undefined 0 RSA / Covid: vitamina D non riduce gravita' ma rischio long Covid = (AGI) - Roma, 12 mar. - (EMBARGO 12 MARZO 2026 ORE 16.00) - L'assunzione di vitamina D ad alte dosi non riduce la gravita' dell'infezione da Covid-19 ne' il rischio di ricovero, ma potrebbe contribuire a diminuire la probabilita' di sviluppare sintomi persistenti di long Covid. E' quanto emerge dal trial clinico randomizzato VIVID guidato da JoAnn Manson del Department of Medicine di Mass General Brigham e pubblicato sulla rivista The Journal of Nutrition. Lo studio, uno dei piu' ampi e rigorosi condotti sull'argomento, ha valutato gli effetti della supplementazione con vitamina D3 in pazienti recentemente diagnosticati con Covid-19 e nei loro contatti familiari. Il trial ha coinvolto 1.747 adulti con infezione confermata e 277 conviventi, arruolati negli Stati Uniti e in Mongolia. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a ricevere vitamina D3 o placebo per quattro settimane. Il regime prevedeva una dose iniziale elevata di 9.600 unita' internazionali al giorno per due giorni, seguita da 3.200 unita' al giorno. L'intervento e' stato avviato in media tre giorni dopo la diagnosi di Covid-19. L'analisi dei dati non ha mostrato differenze significative tra il gruppo che assumeva vitamina D e quello trattato con placebo per quanto riguarda la gravita' dei sintomi, il numero di ricoveri o l'utilizzo di servizi sanitari come visite mediche o accessi al pronto soccorso. Anche la probabilita' che i contatti domestici contraessero l'infezione non e' risultata ridotta dalla supplementazione. "C'e' stato grande interesse sul possibile ruolo della vitamina D nel Covid-19 e questo e' uno dei trial randomizzati piu' ampi e rigorosi sull'argomento", ha spiegato Manson. "Non abbiamo osservato una riduzione della gravita' della malattia o dei ricoveri, ma abbiamo individuato un segnale promettente relativo al long Covid che merita ulteriori studi". Un'analisi condotta sui partecipanti che hanno seguito correttamente il protocollo terapeutico ha infatti mostrato una possibile differenza nella comparsa di sintomi persistenti dopo l'infezione. A otto settimane dalla diagnosi, il 21 per cento dei partecipanti che assumevano vitamina D ha riferito almeno un sintomo persistente, rispetto al 25 per cento di quelli che avevano assunto placebo. La differenza e' risultata di significativita' statistica borderline, ma secondo i ricercatori suggerisce un possibile effetto protettivo da approfondire in studi piu' ampi. Il long Covid comprende una serie di sintomi che possono persistere per settimane o mesi dopo l'infezione acuta, tra cui affaticamento, difficolta' respiratorie, disturbi cognitivi e problemi di concentrazione. Queste manifestazioni continuano a influenzare la qualita' della vita di molte persone anche dopo la fase acuta della malattia. (AGI)Red/Pgi (Segue) 121248 MAR 26  

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