>>>ANSA/ Teheran cerca vendetta, i figli di Trump e Netanyahu nel mirino
(di Serena Di Ronza)
(ANSA) - NEW YORK, 26 AGO - L'Iran ostenta sicurezza di
fronte all'offensiva economica lanciata da Donald Trump per
piegare il regime e promette vendetta contro i nemici. E nel
mirino sono finiti anche i figli del presidente americano e del
premier israeliano Benjamin Netanyahu. Sulla scia del video realizzato nelle scorse settimane per
Melania, i media iraniani hanno rilanciato un filmato dal titolo
'Dove uccidere Barron Trump', indicando i posti newyorkesi più
frequentati dal più giovane degli eredi del presidente
statunitense, inclusa la Trump Tower sulla Quinta Strada. Verso
la fine del video, poi, il narratore fa una promessa: chi agirà
contro il ventenne Barron potrebbe ricevere anche una ricompensa
di 10 milioni di dollari. Quasi una risposta alle taglie messe
dal Dipartimento di Stato sulla testa dei vertici iraniani, a
partire dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, passando per
tutti i principali responsabili dei pasdaran. Il trentacinquenne Yair Netanyahu, invece, è stato oggetto di
un presunto complotto mentre risiedeva negli Usa, Il piano era
di ucciderlo in Florida, e per questo è stato fatto rientrare in
tutta fretta in Israele. Secondo quanto riportato dal media Usa
conservatore Newsmax, l'intelligence riteneva che agenti
iraniani fossero "sul campo" nell'area di Miami per sorvegliare
gli spostamenti di Yair e questo avrebbe fatto scattare
l'allarme. Una minaccia presa molto sul serio, tanto che il
figlio del premier israeliano è stato fatto immediatamente
rientrare in patria senza nemmeno avere la possibilità di poter
prendere e portare con sé i suoi averi ed effetti personali. Le minacce contro Barron Trump e Yair Netanyahu dimostrano
come la ripresa di un negoziato sia lontana. "Ho detto a Trump
che dubito sun accordo con quei selvaggi', ha rivelato il
premier israeliano. "Gli Usa non otterranno nulla", ha
assicurato dal canto suo il presidente iraniano Masoud
Pezeshkian. Teheran conta di far leva sullo stretto di Hormuz
per portare avanti la sua opposizione a Washington e mettere in
difficoltà Trump in vista delle midterm. "Se non accettano le
nostre condizioni" il cruciale passaggio "non riaprirà", ha
tuonato il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein
Mohebi, annunciando che è stato raggiunto un accordo con l'Oman
sulla condivisione dei ricavi derivanti dai pedaggi di transito
nello Stretto. La versione americana però è ben diversa. Hormuz è "operativo
e perfettamente funzionante" e "abbiamo eliminato le mine", ha
ribadito Trump, notando comunque che "ogni tanto viene lanciato
un drone o un razzo o qualcosa del genere". Nonostante questo "è
uno stretto perfettamente operativo", ha assicurato parlando di
"grandi quantità di petrolio" che riescono a transitare.
Dicendosi convinto che la guida suprema Mojtaba Khamenei sia
ancora viva, Trump in un'intervista ad Al Jazeera ha riferito di
non avere alcuna fretta a riavviare le trattative con Teheran
visto che gli Stati Uniti stanno "vincendo" e l'economia
iraniana "sta cadendo a pezzi". La pressione economica è ora l'elemento portante della
strategia che Washington vuole portare avanti contro l'Iran,
almeno fino alle elezioni di metà mandato. Il segretario di
Stato Usa, Marco Rubio, ha spiegato agli alleati che per "il
momento" non è previsto che gli Stati Uniti lancino nuovi
attacchi. Washington - ha detto - vuole concentrare la sua
l'attenzione su altre forme di pressione ed evitare per ora
un'azione militare. Quello che succederà dopo novembre è tutto
da vedere e dipenderà dall'esito delle elezioni. Se i
repubblicani dovessero mantenere il controllo del Congresso, non
è escluso che Trump possa tornare ad assaporare l'idea di un
attacco. Se invece i conservatori dovessero perdere anche solo
la Camera, qualsiasi tipo di intervento militare sarebbe
probabilmente bloccato per un presidente, a quel punto, 'lame
duck', anatra zoppa. (ANSA).
26/08/2026 20:07
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