9CO1776579 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (1) (9Colonne)
Roma, 11 mar - L'evoluzione della proiezione militare americana, dalla fine
della Seconda Guerra Mondiale al secondo mandato di Donald Trump (2025-2026),
racconta la storia di un potere esecutivo che ha progressivamente slegato l'uso
della forza dal consenso del Congresso, trasformandolo in uno strumento di
gestione del consenso interno, di comunicazione politica e, non ultimo, di
controllo dei mercati globali. Il punto di origine di questa traiettoria è
Harry Truman. Nel 1950, decidendo di intervenire in Corea senza una
dichiarazione formale di guerra, Truman non compì solo una scelta strategica,
ma un atto di forza politica interna. In un'America dominata dal maccartismo e
dal timore ossessivo di apparire "deboli con i rossi", il Presidente
stabilì il precedente del potere unilaterale: la guerra diventava una
prerogativa dell'Esecutivo, necessaria per proteggere la propria legittimità
democratica contro le accuse di cedimento ideologico. Fu l'inizio dell'era in
cui il Comandante in Capo agisce come arbitro globale, rispondendo più ai
segnali della politica domestica che alle procedure parlamentari. (segue)
110853 MAR 26
9CO1776580 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (2) (9Colonne)
Roma, 11 mar - Ci riferiamo ovviamente a quella che viene ricordata dai libri
di scuola come la Dottrina Truman, esplicitata da un discorso del 1947 in cui,
sebbene il termine "unilaterale" non fosse presente nel testo, segnò
la fine del tradizionale isolazionismo americano e l'assunzione di un ruolo di
leader globale. Il successore di Roosevelt dichiarò che: "Deve essere politica
degli Stati Uniti sostenere i popoli liberi che resistono ai tentativi di
asservimento da parte di minoranze armate o di pressioni esterne". Questo
principio ha trasformato l'inquilino della Casa Bianca da semplice
amministratore della difesa nazionale ad arbitro della libertà mondiale,
legittimando l'intervento americano in conflitti lontani (come inizialmente in
Grecia e Turchia) per contenere l'espansione del comunismo. La messa alla prova
di tale dottrina, come accennato, avvenne il 27 giugno 1950, allorché Truman
ordinò l'intervento militare in Corea senza attendere una dichiarazione formale
di guerra da parte del Congresso, definendo l'operazione una "azione di
polizia" sotto l'egida delle Nazioni Unite. (segue) 110904 MAR 26
9CO1776581 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (3) (9Colonne)
Roma, 11 mar - Negli anni Sessanta, il legame tra politica interna e attività
bellica divenne viscerale e drammatico. Lyndon B. Johnson e Richard Nixon
furono letteralmente consumati dal Vietnam. In questo periodo, l'azione
militare non era solo geopolitica, ma il fulcro di uno scontro generazionale,
razziale e sociale senza precedenti. Johnson vedeva nel conflitto un ostacolo
alla sua "Great Society", temendo che un ritiro lo avrebbe esposto
alle critiche della destra. Nixon, d'altro canto, utilizzò i bombardamenti
massicci in Cambogia e Laos come segnali diretti alla "maggioranza
silenziosa" americana: l'obiettivo era dimostrare che l'America poteva
uscire dal conflitto senza l'onta della sconfitta, calmando le piazze mentre si
colpiva duramente dall'alto per forzare una pace onorevole. (segue) 110914 MAR
26
9CO1776582 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (4) (9Colonne)
Roma, 11 mar - Dopo la pausa riflessiva della Dottrina Reagan — fatta di
interventi lampo in piccoli stati come Grenada e di guerre per procura contro
l'influenza sovietica — l'era di George W. Bush segnò il ritorno prepotente
delle invasioni di massa. Sotto l'onda d'urto dell'11 settembre, Bush godette
di un consenso domestico quasi assoluto, che gli permise di lanciare la "Guerra
al Terrore" in Iraq e Afghanistan. Fu l'ultima stagione delle grandi
occupazioni territoriali, un modello di "nation-building"" che
si rivelò insostenibile sia economicamente che politicamente, portando a una
profonda disillusione nell'elettorato. (segue) 110924 MAR 26
9CO1776583 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (5) (9Colonne)
Roma, 11 mar - Fu Barack Obama a intuire per primo che l'opinione pubblica,
stremata dalla crisi finanziaria del 2008 e dai tragici costi umani dei
conflitti, non avrebbe più tollerato il sacrificio dei soldati in missioni di
terra prolungate. Obama "normalizzò" così la guerra tecnologica,
rendendo il drone lo strumento politico perfetto: colpire ovunque senza coinvolgere
direttamente la classe media americana e senza i funerali di stato che avevano
segnato l'era Bush. Questa linea è stata proseguita, seppur con estrema
riluttanza comunicativa, da Joe Biden, che con il caotico ritiro
dall'Afghanistan ha cercato di rispondere a una nazione che chiedeva di dare
priorità assoluta ai problemi domestici, riducendo l'impronta militare a soli
494 attacchi totali nei suoi quattro anni di mandato. (segue) 110935 MAR 26
9CO1776584 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (6) (9Colonne)
Roma, 11 mar - In questa lunga traiettoria, il secondo mandato di Donald Trump
(2025-2026) rappresenta l'approdo finale e più sofisticato, dando vita a quello
che gli analisti definiscono il "Paradosso di Trump". Nonostante la
sua costante autorappresentazione come "presidente di pace" e
oppositore delle "guerre infinite", Trump ha segnato un record
storico nell'uso della forza aerea. Tra il 20 gennaio 2025 e l'inizio del 2026,
gli Stati Uniti hanno condotto 573 attacchi aerei e droni unilaterali,
superando in soli dodici mesi il totale dell'intera presidenza quadriennale di
Biden. Se si includono le operazioni di coalizione, il numero sale a 658
attacchi in almeno 9 nazioni, tra cui Iran, Venezuela, Yemen, Somalia, Siria e
Iraq. La strategia di Trump si discosta radicalmente dai predecessori per l'uso
di "attacchi chirurgici" ad altissimo impatto politico e mediatico.
Ne sono esempi emblematici i raid contro i siti nucleari iraniani nel giugno
2025 o l'operazione in Venezuela del 2026 che ha portato alla cattura di
Nicolás Maduro. In questo schema, la guerra non è più un fango in cui restare
impantanati, ma un evento tecnologico fulmineo che mira anche a stabilizzare
variabili economiche cruciali. (segue) 110945 MAR 26
9CO1776585 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (7) (9Colonne)
Roma, 11 mar - L'impatto di questo rinnovato attivismo militare ha avuto
riflessi immediati sulla stabilità dei prezzi dell'energia. L'uso della forza
contro l'Iran e il Venezuela non è stato solo un atto punitivo, ma una manovra
per ricalibrare i flussi globali di petrolio, rassicurando i mercati sulla
capacità americana di rimuovere i colli di bottiglia energetici. Tuttavia,
questo "unilateralismo tecnologico" ha inasprito i rapporti con i
partner europei. Mentre gli USA colpiscono in totale autonomia, l'Europa si
ritrova a gestire le onde d'urto geopolitiche — dai flussi migratori alla
sicurezza regionale — senza essere stata consultata, aggravando la percezione
di un'alleanza atlantica ridotta a puro servizio logistico per le decisioni di
Washington. (segue) 110955 MAR 26
9CO1776586 4 EST ITA R01 L'ANALISI / IRAN, DA TRUMAN A
TRUMP: GLI USA DALL'ERA DELLE INVASIONI ALLA GUERRA A DISTANZA (8) (9Colonne)
Roma, 11 mar - Trump ha compreso che l'elettorato contemporaneo non tollera più
la "guerra tradizionale" fatta di occupazioni, ma è ferocemente
attaccato al concetto di primato globale. La sua è una "pace attraverso la
forza estrema", dove l'azione bellica diventa un dispositivo di
comunicazione per rassicurare il fronte interno. Come ha osservato efficacemente
lo storico e politologo Robert Kagan su The Atlantic: "L'aspetto più
straordinario di questa amministrazione è che, nonostante si parli
continuamente di 'America First', Trump manifesta un'ambizione globale
apparentemente illimitata. Egli gode nel manovrare il potere americano, anche
mentre lo consuma, aspettandosi che il mondo si pieghi alla semplice minaccia
della forza". Oggi, l'attività militare statunitense non è più un
sacrificio collettivo della nazione, ma una prova di forza "pulita" e
digitale. Trump chiude il cerchio iniziato da Truman: se il primo dovette
forzare la Costituzione per inviare truppe di leva nel gelo coreano, l'ultimo
utilizza i server e i droni per rassicurare un pubblico che vuole sentirsi la
prima potenza mondiale senza doverne mai pagare il prezzo umano. La forza
militare è diventata, in definitiva, lo spettacolo più efficace per una nazione
che vuole dominare il mondo restando comodamente seduta davanti a uno schermo.
(deg) 111006 MAR 26
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